La ferrovia delle Dolomiti

Childerique

un VagaMondo
Il trenino delle Dolomiti, che con le sue carrozze di colore bianco e azzurro collegava Calalzo di Cadore a Dobbiaco, ha smesso di funzionare da ormai quasi 50 anni (l'ultima corsa e' stata il 17 maggio 1964), ma continua a farci sognare.
In effetti, dopo alcuni anni dalla sospensione del servizio ferroviario, gli amministratori dei comuni interessati, con una visione lungimirante, hanno dapprima eliminato i binari, abbattuto i tralicci e rimosso tutto il materiale rotabile, e poi hanno trasformato il suo tracciato attrezzandolo in uno dei piu’ bei percorsi delle Alpi, destinato in inverno ad una pista per lo sci di fondo ed in estate ad una pista ciclo-pedonale.
Qui allego un piccolo reportage di una parte della tratta veneta che collega Calalzo di Cadore ed il passo di Cimabanche, quella tra Cortina d’Ampezzo ed Ospitale, che ho percorso a piedi.

Cartina geografica della tratta veneta
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Profilo altimetrico e chilometraggio della tratta veneta
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Il percorso complessivo di A/R tra Cortina d’Ampezzo ed Ospitale e’ di 18 chilometri, 9 km. in leggera salita (ma non si vede e soprattutto "non si sente", trattandosi proprio del vecchio percorso che era stato realizzato per il trenino) per andare ad Ospitale ed altri 9 km. in leggera discesa per ritornare a Cortina (volendo, pero’, si puo’ ritornare anche con l’autobus di linea, che ad Ospitale ha una delle fermate a richiesta), con un dislivello a salire (e poi anche a scendere) di 244 metri (si passa dai 1.224 metri slm della stazione di Cortina ai 1.468 metri slm di Ospitale), ed un tempo di percorrenza a piedi che all’andata, in leggera salita, puo’ essere compreso tra 1 ora e 45 minuti (camminando veloce) e 2 ore e 30 minuti (camminando piu’ lentamente, e facendo alcune soste).
Per curiosita', lo stesso tragitto veniva percorso dal trenino delle Dolomiti in circa mezz'ora negli anni '20 con le prime locomotive a vapore, ed in circa un quarto d'ora negli anni '60 con le ultime locomotive e la linea elettrificata.
Ad Ospitale ci si puo' fermare a mangiare presso l'omonimo rifugio (si mangia bene :semagna:): considerando anche una sosta per mangiare di 30 minuti, il tempo di percorrenza complessivo della gita, ritornando a piedi, puo' essere compreso tra 3 ore e 45 minuti (camminando veloce) e 5 ore (camminando piu' lentamente, e facendo alcune soste).
Senza tener conto delle calorie assunte con il pranzo ad Ospitale, si puo' stimare che il percorso di andata e ritorno puo' consentire ad un adulto di consumare tra le 2.500 e le 3.500 calorie, a seconda dei vari parametri (tra cui, importante, l'andatura ):CICCIO.
Facendo attenzione, oltre ad alcuni caselli ed alle stazioni, lungo il percorso si trovano ancora alcune tracce della vecchia ferrovia…

Resti di un traliccio della vecchia ferrovia
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…e diversi cartelli informativi che illustrano il paesaggio, le vicende storiche del territorio, le caratteristiche della flora e della fauna, e le principali vicende della stessa vecchia ferrovia, in particolare nei momenti epici della costruzione e della prima guerra mondiale.

Cartello informativo sulla vecchia ferrovia delle Dolomiti
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Ma poco prima di arrivare nella stazione di Cortina, da dove si parte, merita fermarsi nella frazione di Pezie’, e sedersi su una delle panchina che si trovano lungo il percorso della vecchia ferrovia, per ammirare la dolcezza del paesaggio della conca cortinese ed una delle piu' belle prospettive sul Gruppo delle Tofane.

Il Gruppo delle Tofane da Pezie'
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Il primo tratto del percorso e' asfaltato, e si snoda tra le case di Cortina, che hanno la caratteristica di avere tutte un nome! Trattandosi di una parte molto frequentata dai pedoni, qui i ciclisti dovrebbero tenere una velocita’ massima di 20 km. all’ora e rimanere sempre sulla parte sinistra delimitata da una linea di demarcazione di colore giallo, come e’ segnalato sull’asfalto…

Limiti per i ciclisti nei "passaggi urbani"
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…purtroppo alcuni ciclisti non rispettano tali limitazioni, forse anche perche’ pensano che il percorso sia dedicato solo a loro :aaahhh:, e soprattutto nella direzione in discesa verso Cortina, al rientro la sera, sfrecciano a velocita' molto sostenute, mettendo a serio rischio l’incolumita’ dei pedoni, soprattutto dei bambini e degli anziani.
Il paese di Cortina finisce quando si passa davanti alla strada di ingresso dell’Istituto Codivilla Putti, il famoso ospedale, che nei primi tempi in cui funzionava la vecchia ferrovia aveva anche una sua stazione, posizionata dove oggi si trova una piccola fontana d'acqua.

Codivilla Putti
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Dopo l’Istituto Codivilla Putti il percorso entra dentro i bellissimi boschi che scendono sotto le pendici del Monte Pomagagnon: ai lati ci sono diverse panchine per potersi riposare, e molti sentieri, piccoli quanto belli, si inoltrano dentro i boschi.

I boschi sotto il Pomagagnon
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Uno dei sentieri che si inoltra nei boschi
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Arrivati al deposito del gas di Cortina, termina la parte asfaltata ed inizia la parte sterrata: le indicazioni segnaletiche ricordano le possibili destinazioni per i ciclisti, ed una sbarra orizzontale sempre abbassata conferma che e’ interdetto il transito degli autoveicoli.

Indicazioni segnaletiche
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L'inizio della parte sterrata
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Qui si raccorda anche il sentiero n. 211, che percorre tutto il versante sotto il Monte Pomagagnon, di cui ho gia’ avuto occasione di parlare in un precedente reportage: http://www.skiforum.it/forum/reportage/70013-giro-panoramico-della-conca-ampezzana.html#post1348604

Raccordo con il sentiero n. 211
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In direzione verso Fiammes
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Dopo 4 chilometri dalla partenza si arriva alla vecchia stazione di Fiammes, una localita’ dove nel recente passato era stato costruito anche l’aeroporto di Cortina, ormai non piu' utilizzato: le indicazioni delle direzioni ricordano che siamo gia’ lontani dal paese.

La vecchia stazione di Fiammes
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Indicazioni delle direzioni
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Dopo Fiammes il percorso prosegue dapprima ancora nel bosco, e poi in una zona che e' piu' brulla in quanto purtroppo e' assoggettata a frequenti frane.

Dopo Fiammes, dapprima ancora nel bosco...
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...e poi in un tratto piu' brullo...
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...dovuto alle frequenti frane
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Dopo quasi 6 chilometri dalla partenza si arriva alla vecchia galleria di Pezovico, utilizzata dalla ferrovia solo nei primi anni di esercizio, fino al 1925 (e poi sostituita con un'altra galleria, piu' lunga e quasi parallela, realizzata piu' a monte per evitare i problemi dovuti alle valanghe ed all'innevamento dell'epoca).
Questa galleria e' senz'altro la piu' caratteristica di tutta la linea, ed e' riconoscibile perche’ e' illuminata e, soprattutto, perche' al suo interno risulta evidente il passaggio che era stato scavato per fare passare i fumaioli delle prime locomotive, ancora a vapore.

Entrata della vecchia galleria di Pezovico
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Interno della vecchia galleria di Pezovico
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Quindi il percorso riprende fino ad arrivare al ponte sul Felizon, costruito nel 1919 dal Genio Militare della IV Armata dell’esercito italiano per superare l'orrido dell'omonimo torrente: una struttura unica, pesante decine di tonnellate, l'ultima in ferro che e' rimasta di tutta la vecchia ferrovia delle Dolomiti.

Dopo la galleria di Pezovico, verso il ponte sul Felizon
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Il ponte sul Felizon
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Il cartello informativo del ponte sul Felizon
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Dopo aver passato una seconda galleria, piu’ corta e non illuminata, si arriva al bivio per salire sulla montagna dove un tempo c'era il castello di Podestagno (o Bodestagno), sul quale sono sorte cosi' tante storie e leggende.

L'ingresso della galleria di Podestagno
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Il bivio per salire dove c'era il castello di Podestagno
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Tra tutte le leggende della zona mi piace ricordare quella del "Er cu de ra badesa" (trad. “il culo della badessa” :SED), cosi’ come viene chiamato l’arco di apertura che si trova nel profilo sommitale della Croda De R’Ancona, per rammentare che le terga della badessa di Sonnenburg erano rivolte verso Cortina.
Il cartello informativo invece, forse per un eccesso di pudore, imputa la genesi dell'apertura addirittura al Diavolo.

Er cu de ra badesa
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Cartello informativo sulla Croda De R'Ancona
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Alla fine, dopo 9 chilometri, si arriva alla vecchia stazione di Ospitale: qui si lascia il tracciato della vecchia ferrovia, e si sale sulla vicina strada statale denominata "Alemagna", dove si trova l'omonimo rifugio di Ospitale, un tempo adibito ad ospizio, con vicino la chiesa di San Nicola, cosi' cara agli ampezzani.

L'arrivo alla vecchia stazione di Ospitale
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La vecchia stazione di Ospitale
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Per chi volesse maggiori informazioni sulla vecchia ferrovia delle Dolomiti, consiglio di leggere un bellissimo libro con illustrazioni davvero uniche edito nel 1994, in occasione del trentennale della cessazione del servizio, dalla casa editrice bolzanina Athesia: “La Ferrovia Delle Dolomiti”, di Evaldo Gaspari.








 
bellissimo reportage di storia ferroviaria, complimenti!!!

Anche se è sempre triste vedere "rami morti" chiusi x sempre almeno questo è stato sfruttato per una bella pista ciclabile.
 
Stupendo reportage di luoghi a me cari, grazie!

Per chi volesse maggiori informazioni sulla vecchia ferrovia delle Dolomiti, consiglio di leggere un bellissimo libro con illustrazioni davvero uniche edito nel 1994, in occasione del trentennale della cessazione del servizio, dalla casa editrice bolzanina Athesia: “La Ferrovia Delle Dolomiti”, di Evaldo Gaspari.

quand'e' uscito non avevo ancora 13 anni e i miei non vollero sentire ragioni, adesso sto diventando matto da anni alla ricerca, spero che l' anno prossimo in occasione del 50' della chiusura lo ristampino...
 
Childerique ha detto:
gli amministratori dei comuni interessati, con una visione lungimirante, hanno dapprima eliminato i binari, abbattuto i tralicci e rimosso tutto il materiale rotabile, e poi hanno trasformato il suo tracciato attrezzandolo in uno dei piu’ bei percorsi delle Alpi, destinato in inverno ad una pista per lo sci di fondo ed in estate ad una pista ciclo-pedonale.
La vera lungimiranza sarebbe stata rimettere in esercizio la ferrovia, con itinerari per passeggiate e trekking collegati alle stazioni, funivie in coincidenza con i treni, piste ciclabili in affiancamento (e non in sostituzione) alla ferrovia e facendo pagare i biglietti 1 euro al km. Esattamente come fanno gli svizzeri da anni.
 
La vera lungimiranza sarebbe stata rimettere in esercizio la ferrovia, con itinerari per passeggiate e trekking collegati alle stazioni, funivie in coincidenza con i treni, piste ciclabili in affiancamento (e non in sostituzione) alla ferrovia e facendo pagare i biglietti 1 euro al km. Esattamente come fanno gli svizzeri da anni.

La ferrovia delle Dolomiti ha cessato di funzionare in quanto il servizio, dopo le olimpiadi del '56, ha iniziato ad essere in perdita, e con il passare degli anni l'importo delle perdite e' aumentato sempre di piu', come spiega bene Gaspari nel suo libro.

Credo che adesso, dal punto di vista strettamente economico, purtroppo, la ferrovia sarebbe davvero improponibile, considerato che, sempre per motivi economici, negli ultimi anni Trenitalia ha soppresso molti treni sulla tratta di Calalzo di Cadore, e di recente ha addirittura messo in discussione la stessa esistenza della tratta.

Sarebbe bello quello che dici, ma l'Italia - ahime' - non e' la Svizzera!
 
negli ultimi anni Trenitalia ha soppresso molti treni sulla tratta di Calalzo di Cadore, e di recente ha addirittura messo in discussione la stessa esistenza della tratta.

Sarebbe bello quello che dici, ma l'Italia - ahime' - non e' la Svizzera!

Una ferrovia in Italia non vuol dire per forza Trenitalia (per fortuna). Vai a vedere come sono rinate la Merano-Malles e la Trento-Mezzana da quando sono in mano alle rispettive province, e ti accorgerai come la Svizzera non sia così irraggiungibile.
 
Trento e Bolzano sono in una Regione a Statuto Speciale dove peraltro ogni provincia fa per se, bisognerebbe che Belluno avesse gli stessi soldi e soprattutto che fosse autonoma da Venezia...
 
Negli ultimi anni ho imparato a detestare treni e ferrovie con ogni atomo del mio corpo, ma questa era spettacolare...altro pianeta rispetto alla milano-piacenzaHIHIHIHIHIHIHIHIHI

Simpatica la galleria sagomata:D
 
Quando ero piccolo mi raccontavano che, quando c'era la neve, il trenino della ferrovia saliva cosi' lentamente che era possibile scendere dal treno e seguirlo a piedi... :pOL:

...evidentemente dovevano essere i primi trenini in servizio, quelli ancora con la locomotiva a vapore...
 
Negli ultimi anni ho imparato a detestare treni e ferrovie con ogni atomo del mio corpo, ma questa era spettacolare...altro pianeta rispetto alla milano-piacenzaHIHIHIHIHIHIHIHIHI

Simpatica la galleria sagomata:D


Ultimamente mi capita spesso di andare a Piacenza e prendo sempre il frecciabianca o il frecciargento alla sera e fino ad ora sono sempre stati puliti, puntuali e comodi.
 
OT
Parlavo dei treni regionali, faccio il pendolare:evil:
Comunque immagino che in giro per l'italia ci sia anche di peggio
Fine OT
 
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