Report Stelvio 7-8 agosto 2010

pat

Well-known member
Purtroppo per voi la macchina digitale è in Sicilia al seguito di moglie e figli. Cercherò. con le parole, di darvi l'idea di cosa ho trovato lassù...

Alle sette e un quarto di sera di venerdì , dopo aver preaprato lo zaino a tempo di record, parto in direzione Lovere-Aprica-Stelvio ; alle undici parcheggio la subby in 20 cm di neve fresca davanti all'hotel Folgore, il primo che mi ha dato disponibilità quando ho telefonato: la temepratura era di due gradi (Bormio 12) e la neve era presente già sotto la cantoniera, per diventare continua al di fuori della strada appena dopo il bivio per la Svizzera, che è a quota 2500 circa. Ogni curva ... un sorriso ... ogni sorriso una curva. Shignazzavo e guidavo. Godevo, solo all'idea di cosa sarebbe stato il giorno dopo.
Ore 6 , senza sveglia, le luci di una fredda alba entrano nell'unica camera che ha le imposte aperte... la mia.
Non sto nella pelle. Apro i vetri, ancora in pigiama, e inspiro avidamente quell'aria fresca e pura; inspiro e mi ispiro.
Sono il primo a far colazione, e sono uno dei primi a prender la funivia. Il cielo è terso, la neve ancora abbondantemente presente ai lati della strada e sui tavolini del Pirovano, così come l'abbiamo vista venerdì pomeriggio; il termometro alla partenza della funivia segna +2 , ma non c'è un ghiacciolo che sgoccioli, nè un rivoletto d'acqua da neve sciolto. Tutto fermo. Tutto cristallizzato. Solo i gracchi regalano qualche improvviso suono, qualche cenno di vita "naturale". L'Ortles domina la scena, con i suoi crepacci e la sua coppola di ghiaccio , prima rosata e poi via via più fulgida. E ricorda a tutti come siam piccoli al suo cospetto. I grandi alberghi ancora dormono, sono ormai vestigia di un passato glorioso che difficilmente ritornerà; lo sci estivo non è più così di moda come 10 o 20 anni fa , e una malinconica vena di decadenza pervade il passo ancora inanimato e muto, come se fosse un triste presagio di una gloria che si sfilaccia al vento ogni anno di più; questo sprazzo di maliconia viene presto gettato via dalla consapevolezza di una radiosa giornata. La giornata perfetta. Agosto. Ma sembra che il tempo si sia fermato sei mesi indietro.
 
Grande Pat!!! Che bello deve essere stato.... tanta invidia.....

Ma sei riuscito a piazzare delle belle tracce in neve fresca?

Peace
 
Le funivie portano presto in quota i pochi turisti-sciatori entusiasti e i più numerosi ragazzi delle scuole di sci che sembrano tutt'altro che allegri; forse per loro è normale, o forse per alcuni è un peso fare il consueto allenamento. Sicuramente io son più felice di tutti loro messi assieme.
Primo stop. Una rapida occhiata a destra ... lo sguardo è stato attirato, quando ero ancora dentro la vecchia funivia, dalle ringhiere della "Baita Ortler", un paio di metri sopra di noi... ricamate dal gelo di una tempesta che ha cristallizzato sul metallo le sue forme, i suoi urli e i suoi silenzi. Una crosta di ghiaccio orizzontale è ancorata ovunque, strati su strati; il ruggito della natura per ora ha fatto solo il solletico al grande albergo, ma un giorno son sicuro che si prenderà la rivincita; quella dell'uomo, a queste quote, rischia di diventare una vittoria di Pirro.
 
Purtroppo per voi la macchina digitale è in Sicilia al seguito di moglie e figli. Cercherò. con le parole, di darvi l'idea di cosa ho trovato lassù...

Alle sette e un quarto di sera di venerdì , dopo aver preaprato lo zaino a tempo di record, parto in direzione Lovere-Aprica-Stelvio ; alle undici parcheggio la subby in 20 cm di neve fresca davanti all'hotel Folgore, il primo che mi ha dato disponibilità quando ho telefonato: la temepratura era di due gradi (Bormio 12) e la neve era presente già sotto la cantoniera, per diventare continua al di fuori della strada appena dopo il bivio per la Svizzera, che è a quota 2500 circa. Ogni curva ... un sorriso ... ogni sorriso una curva. Shignazzavo e guidavo. Godevo, solo all'idea di cosa sarebbe stato il giorno dopo.
Ore 6 , senza sveglia, le luci di una fredda alba entrano nell'unica camera che ha le imposte aperte... la mia.
Non sto nella pelle. Apro i vetri, ancora in pigiama, e inspiro avidamente quell'aria fresca e pura; inspiro e mi ispiro.
Sono il primo a far colazione, e sono uno dei primi a prender la funivia. Il cielo è terso, la neve ancora abbondantemente presente ai lati della strada e sui tavolini del Pirovano, così come l'abbiamo vista venerdì pomeriggio; il termometro alla partenza della funivia segna +2 , ma non c'è un ghiacciolo che sgoccioli, nè un rivoletto d'acqua da neve sciolto. Tutto fermo. Tutto cristallizzato. Solo i gracchi regalano qualche improvviso suono, qualche cenno di vita "naturale". L'Ortles domina la scena, con i suoi crepacci e la sua coppola di ghiaccio , prima rosata e poi via via più fulgida. E ricorda a tutti come siam piccoli al suo cospetto. I grandi alberghi ancora dormono, sono ormai vestigia di un passato glorioso che difficilmente ritornerà; lo sci estivo non è più così di moda come 10 o 20 anni fa , e una malinconica vena di decadenza pervade il passo ancora inanimato e muto, come se fosse un triste presagio di una gloria che si sfilaccia al vento ogni anno di più; questo sprazzo di maliconia viene presto gettato via dalla consapevolezza di una radiosa giornata. La giornata perfetta. Agosto. Ma sembra che il tempo si sia fermato sei mesi indietro.

a Maxpanico piace questo elemento !
 

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L'arrivo al Livrio, alle 8 , è da mozzare il fiato.
Conoscete tutti l'immagine che vi sto descrivendo, perchè una webcam è generosamente puntata , per i nostri sguardi di cittadini avidi di neve, proprio sul doppio skilift verso la Geisterspitze.
La piste sono rilucenti di mille tonalità di bianco. E poi dicono che il bianco non è un colore.... Potresti contare ogni singolo fiocco caduto, perchè la neve depositata dal vento è ancora leggerissima, di quelle che se soffi vola via. Ogni fiocco, un diamante; ogni diamante, mille sfaccettature di luce, mille riflessi. Millerighe, quelle del gatto delle nevi. Qualcuno le preferisce a millefighe. Foto d'ordinanza con la macchina e col cellulare (queste ultime non riesco a scaricarle, ma se qualcuno le vuole gliele mando). Si scende la scaletta di metallo. Qualcuno mette gli sci subito, molti affrontano i pochi metri di dislivello verso le ancore a piedi. Quelli con i borsoni giganti e i pali a spalla sembrano strani animali prima della grande glaciazione... un passo.. due passi... vram ! affonda la gamba ben oltre il ginocchio... il primo cede, e si inginocchia suo malgrado di fronte alla potenza di una nevicata di agosto. Ovunque si passi, si affonda; chi non affonda scivola; quelli dietro aspettano che i primi finiscano le loro genuflessioni e sghignazzano... "tanto a me non accade" ... e invece quesi tutti devono passare sotto le forche caudine di una discesina resa infida dalla neve che, man mano che ci si avvicina al piano della pista, sfiora le cosce.
Io, prudentemente, metto gli sci subito, aspetto che se ne vadano tutti, e scendo da lì tra residui di power calpestata e sbuffi di neve tagliata dagli scarponi come se fossero piccoli motoscafi.
Primo impianto, e della pianura nessun rimpianto.
Lentamente lo skilift arranca fino a ricongiungersi al fratello piccolo, quello che parte a metà ghiacciaio.
I gatti delle nevi, fermi sulla sinistra, nascondo alla vista parte della valle del lato bolzanino, sommersa di neve (infatti alla sera, prima di partire, quelli del Folgore volevano sapere da dove arrivavo e mi avevan detto che il lato da Trafoi fino all'indomani mattina sarebbe stato chiuso al traffico per pericolo di valanghe). L'Ortles cattura gli sguardi, con la sua seraccata di dimensioni immani appena illuminata, di traverso, dal sole.
Solo lo skilift fa un po' di rumore quando il piattello passa sotto le carrucole.
Gli sci fanno il rumore dello zucchero che cade dal sacchetto di carta al contenitore portazucchero.... schhhhhhh ... i pochi atleti che sciano già in campo libero (molti pali devono essere ancora montati) sembrano volare, chi va giù dritto non si sente... anzi quasi non si vede nemmeno... chi fa il figo giocando contro la forza centrifuga con curve strette solleva nuvole di polvere che stentano a ricadere, e che comunque non ricadono da dove si son sollevate, sospinte un po più in la da una leggera e freschissima brezza.
La punta Nagler è stracarica, il dorso scivoloso del Critallo ancue, e in mezzo il BErnina si distingue nettamente tra Roseg e Palù grazie alla ben visibile Biancograt, "la scala degli dei".
 
Prima discesa.
prendo dimestichezza col pendio, anche se familiare, con la neve (sempre diversa) , e con la regolazione degli scarponi.
Non forzo, anzi mi godo il panorama nell'indecisione se guardare a destra o a sinistra.
Il sole inizia a rischiarare le ombrose vallate ridestandole dalla quiete notturna. E il verde smeraldo delle abetaie, accompagnato dal più tenue verde dei prati di fondovalle, fa da netto contrasto con il biancore di una nevicata scesa a quota decisamente bassa solo il giorno prima. Che meraviglia la natura di alta montagna. Non me ne vogliano i puristi anti-impiantisti , ma se non fosse per queste funivie, questi skilift e questa passione io certe immagini le vedrei solo alla televisione.
E invece io son lì, in mezzo.
Credo, senza presunzione, di esser l'unico in quel momento che si stupisce di tanta bellezza.
Gli altri pensano ai loro allenamenti, alla perfezione dei movimenti, facendo strani giochi di equilibrio con le braccia nell'alternanza di curve destra-sinistra; sembrano robot radiocomandati. Bravi sì ma robot. L'abitudine dà assuefazione, e io non mi abituerò mai a tale spettacolo; direi quasi che me ne nutro: gli occhi si nutrono di distese infinite, cercando di riconoscere invano nell'aria cristallina vette vicine e lontane, chissà quanto lontane ; il mio sguardo, abituato a non oltrepassare i 30 cm di distanza da un monitor di un'ufficio per 8 ore al giorno , sembra quasi ubriaco e perso di fronte a tale instancabile vastità. Il casco, portato per prudenza, attenua la sensazione del fresco accentuata dal vento contrario alla mia misera velocità, ma il naso, le guance e pochi cm di fronte scoperti me ne fanno apprezzare il vigore, come se i miei pori respirassero all'unisono con i polmoni, ancora poco abituati allo sbalzo di quota. Temo per il ginocchio destro, che ogni tanto, da febbraio , mi provoca dolori tuttosommato discreti e sopportabilissimi... prego che resista almeno un giorno... e invece resisterà stoicamente senza il minimo acciacco per due giornate di neve !
 
Qualcuno si lamenta, allo skilift, che la neve è troppo morbida... sarà accontentato l'indomani con una mattinata con neve compattissima anche a quota 3450 , dato che nel pomeriggio la temperatura andrà probabilmente a testare lo zero a quota 3600. Intanto io ne godo appieno i vantaggi, di questa neve morbida e voluttuosamente cedevole ad ogni iniziativa dei miei sci.
La ruota di rinvio dello skilift alla Gaisterspitze è uno spettacolo, avvolta com'è da ghiaccioli e incisioni di neve che si rincorrono come un carosello, sembrano i cavallini finti delle giostre dei bambini, appesi dall'alto, quasi animati. Cavallini bianchi. E' incredibile come una cosa così brutta come una ruota di metallo di uno skilift possa sembrare bella dopo una bufera di neve.
La neve è ventata, i "locals" degli impianti parlano di accumuli minimi di mezzo metro e massimi di poco superiori al metro.
E si parla di neve fresca... Ad Agosto ! Venerdì il Plateau Rosa era in mezzo alle nuvole, ma nel tardo pomeriggio, quando si è aperto, ha lasciato intuire dalla webcam che tutto quel grigiore non aveva depositato nulla. Anche per questo , all'ultimo momento, avevo scelto lo Stelvio; mi compiaccio del fatto che ciò che si è realizzato è andato ben oltre le mie più rosee, anzi bianche, aspettative.
Lascio lo skilift a sinistra e mi butto sulla pista più interessante di questo piccolo angolo di mondo: la Payer, con un breve tratto dalla pendenza abbastanza sostenuta e un secondo tratto di scorrimento; non so quante volte l'avrò fatta in queste due mattinate... è che a me dà più soddisfazione controllare un po' di ripido che molta velocità su una blu.
Velocità su una blu? Ah, ecco, per quella c'è la pista Cristallo. Larga, docile, uniforme, ti permette di fare tutto quello che vuoi... anche perchè è deserta, e resterà semideserta forse ingiustamente snobbata per tutta la mattinata e per il giorno dopo. Ha solo un difetto: che per ritornare allo skilift Payer ci sono un paio di metri di dislivello in salita, da vincere con una bella rincorsa o con una faticosa scaletta... a voi la scelta. Non tutti sanno che la pista Cristallo permette di vedere un panorama eccezionale: una volta arrivati al culmine dello skilift, sganciatevi per una volta gli sci e risalite verso il "punto di non ritorno" del crinale, a fianco della casetta di guardia dell'addetto allo skilift; guardate davanti a voi: da destra la Cima Piazzi col suo generoso e poco reclamizzato ghiacciaio si impone sopra le verdi piste di Oga... poi c'è la Valdisotto che si allontana quasi a imbuto... di fronte avrete le piste di Bormio, nell'occasione ben imbiacate da 2700 a 3000 , e appena a sinistra tutto il crinale di Santa Caterina valfurva, con lo sfondo delle famosissime 13 cime; più in fondo ancora si riconoscono le orobici cime del Pizzo del Diavolo e del Diavolino, dalle forme quasi perfettamente piramidali , ma con le posizioni tra le due montagne "invertite" rispetto a quanto si vede dalla Valseriana;se poi avete fegato.. guardate sotto ... a pochi decimentri dalle vostre punte dei piedi ci sono 2000 metri di vertiginoso dislivello : le guglie rocciose prossime a voi traboccano di panna , ma se cercate di vederne l'attacco alla parete vedrete solo un bel prato verde e casettine minuscole. A questo punto è meglio che indietreggiate, altrimenti quelle casettine minuscole diventerebbero più grosse man mano che precipitate giù.

Ora ragazzi, faccio una pausa... telefono ai miei bimbi in Sicilia, dove li raggiungerò tra 4 giorni.

Forse dopo vi racconterò altri dettagli della prima giornata, degli alberghi, dei laghi di Cancano e della seconda giornata; forse.... o forse no... mi è venuto troppo bene sto racconto a botta calda, e temo che la continuazione possa non esserne all'altezza. Vincerà skiforum o la stanchezza?
 
Ultima modifica:
non lo so chi vince, fratello.........ma il tuo racconto è meglio di qualsiasi foto.......

perchè le foto tolgono l'imaginazione, e ti riempiono gli occhi all'istante dei colori e degli odori della neve......ma è tutto immediato, e piano piano i colori si spengono in un battito di palpebre

con le parole invece pian piano senti il rumore della neve e la sua consistenza, gradualmente cominci a scivolare sul quel candido manto.....e mai finisce nel cervello il quadro finito di una splendida avventura ;)
 
Con gli occhi ancora ebbri del panorama dal Cristallo, si inizia la discesa dell'omonima pista; la pendenza è costante, dolce, ma sufficiente per prendere una discreta velocità anche facendo dei bei curvoni sulle lamine... a metà vi ritroverete spianati e con i denti digrignati nello sforzo e nella concentrazione, e con addosso gli occhi di quelli che risaglono con lo skilift ; arriverete alla fine della pista buttando fuori quel po' di fiato che vi è rimasto nei polmoni dicendo "wow!" , e voltandovi rimirerete le tracce che i vostri sci, tra i primi, hanno inciso sulla neve intonsa del primo mattino.
Sciare alle alte quote senza dar tregua alle gambe è, almeno per me, decisamente dispendioso e dopo due ore, alle 10 , iniziavo già a sentire i primi... impercettibili... sintomi di stanchezza : occhio pallato, lingua felpata e collasso cardiorespiratorio ; quando ho visto San Pietro appollaiato all'arrivo del Payer però gli ho detto di ripassare più tardi , perchè avevo ancora molto da fare.
Le piste son quasi monopolizzate da ragazzi di ogni età e di diverse nazionalità che si cimentano tra pali e ciuffetti di plastica colorati, e io cerco di stare alla larga per non intralciarli, quindi ...Payer in tutte le salse: lenta con scodinzolo, media in conduzione, veloce nelle ultime curve in pendenza, e di nuovo curvettine per rallentare prima dello skilift.
A un certo punto decido di cambiare scenario, e, all'arrivo del Payer, mi lascio sulla destra la pista centrale per assaporarmi un intonso millerighe sul pistone che mi porterà dritto a quota 3000.
Sono solo, posso fare quello che voglio su quella pista, ma la lieve pendenza iniziale mi consiglia di fare poche curve, leggere, per non perder velocità; superato il Livrio alla mia destra la pista prende la pendenza di una rossa e la battitura è ampia e perfetta. Non sembra nemmeno di sciare, ma di volare su una nube lievissima che ammortizza e stempera anche i movimenti più fluidi... effetti del millerighe su neve fresca e morbida. Mi chiedo perchè tale bellezza debba dischiudersi solo ai miei occhi e concedersi solo ai miei sci (per l'occasione, i fidi HEAD XRC 1100)...lo scoprirò di lì a pochissime curve... La pista infatti "si spegne" come quando stai guardando la scena emozionante di un bel film e di colpo la pubblicità riporta alla cruda realtà. In questo caso la cruda realtà si presenta con un bivio, e qualsiasi sia la scelta ci si immette in un vicolo cieco: o si sta "alti" affiancando in "stile fondo" delle roccette in direzione del Pirovano (quello a 3000) e da lì a destra verso la Baita Ortler e il Trincerone , o si scende ancora qualche metro accorciando un po' la distanza da fare a passo alternato o a passo sracchettato, pagando poi questa alternativa con un breve ma ripido tratto in salita, da fare inevitabilmente a piedi; a quota 3000 opto per l'ipotesi che mi sembra meno "traumatica" cioè sto alto sulla stradina più lunga; riuscirò a non togliermi gli sci fino alla scaletta del funifor, ma ci arriverò stremato sia di gambe sia di tricipiti e di spalle, col cuore a 1000 e i polmoni che richiedevano aria ricevendone sempre meno di quella che serviva; prima di sganciarmi gli sci mi appoggio , ormai in piano, alle racchette, ansimante, e ci resto per due minuti buoni senza neanche alzare la testa, incapace di qualsiasi altro movimento che non fosse quello di assaporare ogni molecola di ossigeno; penso ai tanti libri di montagna letti appassionatamente, quelli di Bonatti, di Viesturs e, ultimo, quell' "Aria sottile" di Krakauer che mi ha tenuto inchiodato per 4 giorni sulle pagine centrali... mi vergogno del paragone... io ho fatto pochi metri di dislivello (forse un paio) e qualche sracchettata e sono lì a sconquassarmi i polmoni per uno sforzo appena più che normale... Dio solo sa cosa avran passato quelle persone in mezzo alla tormenta senza ossigeno a 8500 metri ! Mi sento una sega... e mi chiedo chi me l'ha fatto fare. Valgono questo sacrificio le ultime dieci curve su millerighe soffice e in solitaria? Sì ! Tant'è vero che oggi ho rifatto la discesa a quota 3000 , con l'unica accortezza di lasciarla come ultima della giornata, ma ieri avrei giurato che non l' avrei rifatta mai più. Dopo questa "performance" di dubbio valore son risalito alle quote nobili del ghiacciaio, ma la stanchezza accumulata in quei pochi metri ha lasciato i suoi effetti sul mio acido lattico e la mia già relativamente scarsa forma fisica , e le sciate successive son state più impostate al risparmio di energia che alla massimizzazione del divertimento. A mezzogiorno, nonostante un cielo terso, una temperatura gradevolissima con zero termico intorno ai 3300 (faceva da "termometro" la neve accumulata sul filo di acciaio che faceva da tirante agli skilift: fino al tratto più pianeggiante era ormai libero dalla morsa del gelo, su quello più ripido invece la corazza di neve vi rimaneva saldamente attaccata) alzo bandiera bianca e me ne torno al Folgore per la benedetta pausa pranzo (tagliatelle alla bolognese, buone, e carne alla pizzaiola, saporita). Libero la camera, che per sera doveva ospitare un'altra persona , chiedo sopitalità all'ottimo albergo "Genzianella" (cortesia e cucina da antologia) e con la Subby me ne scendo a fondovalle: voleevo per prima cosa comprare un nuovo rullino, e poi andare o in Val Roseg o ai laghi di Cancano. Sceglierò quest'ultima meta sia perchè è raggiungibile in auto (risparmiandomi le gambe per il giorno dopo) sia perchè ne avevo visto un servizio su un mensile, credo Orobie o Meridiani, che ne decantava la bellezza. La Val Roseg inoltre mi imporrebbe di fare il Foscagno, la Forcola, il Bernina e una discreta passeggiata, e il tempo tra andata e ritorno era troppo risicato per esser di nuovo alle 19 -19:30 acena allo Stelvio; in realtà il giro al Cancano è stato abbastanza deludente , forse perchè mi aspettavo troppo, ma il fatto di arrivare in auto (con qualsiasi auto e, in seguito, scoprirò anche in pullman !) non solo alla partenza della strada sterrata del primo laghetto (nei pressi dello Chalet Villa Valania) , ma anche fino al lago di Cancano vero e proprio , con possibilità di superare la diga , e di giungere a una chiesetta con un punto di ristoro (e trovarvi lì il pullman !) mi ha reso la cosa così poco "poetica" che son sceso dalla macchina solo per far due foto al lago e me ne son tornato indietro per fare un giretto a Bormio... avevo desiderio di prendermi il buonissimo liquore alla castagna che vendono i Peloni (quelli del Braulio) nello stesso omonimo locale nel cuore della via principale, gremita fino all'inverosimile; ne uscirò con due bottiglie di quel nettare , accompagnate da una new entry tra le mie preferenze: un ottimo liquore stile Baileys fatto con panna e Achillea Moscata. Se capitate da quelle parti non perdetevi la possibilità di assaggiarlo! La cena a base di pizzoccheri al Genzianella completerà il mio tour gastronomico e la giornata. Il risveglio sarà a base di brioche alla crema appena sfornate e krapfen morbidissimi... e all'insegna di un alba rosata che metterà il primo sigillo a un'altra divertente e splendida giornata.
 
Complimenti, effettivamente nell'era del fast food fa strano trovarsi un racconto così dettagliato e zero foto...
Improponibile dallo Stelvio scendere per andare in Val Roseg:shock::shock:
L'Umbrail era chiuso?
 
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