[Non c’avevamo capito niente] - 5. Spezza il busto!

nedjem

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Quinto capitolo della miniserie sui luoghi comuni del mondo dello sci. Per una premessa generale, rimando al primo capitolo.

Spezza il busto!​

Questo argomento mi è caro perché si potrebbe dire che è da qui che è nato il mio “viaggio” con lo scopo di cercare di capire se ci fosse qualcosa che non stavo capendo del tutto di ciò che credevo di sapere.

Se ne sentono di tutti i colori, su questo busto: deve “spezzarsi”, deve “schiacciare la pallina (o il limone) con il fianco”, devi “prendere i pugni di lato”, devi “abbassare la spalla”. Tutte espressioni fuorvianti che portano a un unico risultato: gente che collassa verso il basso senza alcun motivo e senza nessuna utilità, con l’unico risultato di adottare posizione scomode e forzate.

Credo che saremo tutti d’accordo nel dire che questa azione del busto serva per portare carico sullo sci esterno dopo aver preso inclinazione all’interno della curva. Il motivo è semplice da capire, sposto una buona parte della mia massa corporea verso lo sci esterno per caricarlo maggiormente e per avere una stabilità che lo sci interno non mi consentirebbe. E fino a qui, quanto a teoria, è tutto molto semplice e lineare.

Nel momento in cui il tutto è da mettere in pratica, le persone si ritrovano (quando va bene) così

Busto spezzato.png


Il busto è “spezzato”, eppure il carico è ancora sull'interno; questo accade perché il messaggio è parziale, quasi sempre per semplicità espositiva. Purtroppo per semplificare troppo spesso si fanno più pasticci che altro.

Ecco allora che, secondo me e quelli che mi stanno intorno, è molto più efficace concentrarsi su cosa deve fare il lato interno del busto, senza stare tanto a pensare a cosa fa il lato esterno. Non penso ad accartocciarmi sul lato esterno, quanto ad alzare l’anca interna per far partire da lì il movimento di tutto il busto, che non deve per forza “piegarsi”, bensì inclinarsi.

Anche allineate.png


Non sono bravo con questi modelli, ma spero che rendano l’idea.

Nella prima immagine le anche sono pari e c’è un accartocciamento del tronco sul lato esterno alla curva.
Nella seconda immagine l’anca interna sale e il busto si sposta nella sua interezza verso l’esterno della curva, mantenendo una posizione molto più spontanea e meno forzata. Non schiaccia nessuna pallina, non ha preso pugni, non crea un cedimento. Volendo essere precisi, è ovvio che se l’anca si alza e il busto non segue il movimento ci troveremo comunque in una posizione innaturale: ma basta fare due prove a secco davanti a uno specchio per capire alla grossa quanto movimento serve per “completare” l’azione che parte dall’anca con il busto.

Non concentriamoci sulla quantità di inclinazione nelle immagini, quella dipende dalla velocità e dall’arco che si vuole eseguire; focalizziamoci solo sul punto da cui il movimento parte e sulle zone del corpo coinvolte. Ripeto, non sono bravo con i modelli e possono esserci cose che non funzionano, cerchiamo di restare sul punto.

Una sequenza di curve vede quindi le anche alzarsi e abbassarsi, in concerto con le gambe che si piegano e si allungano; pensare che le anche si alzino e si abbassino “automaticamente” in relazione agli altri movimenti è un grosso fraintendimento ed è uno degli elementi che mi ha tenuto bloccato per lungo tempo. Quando ho iniziato a concentrarmi sulle anche ho fatto decisamente uno step avanti.
Altro effetto collaterale: ho accantonato i dolorini alla schiena che mi venivano nelle precedenti stagioni. Non posso garantire che tutti i mal di schiena siano uguali, ma quello che avevo io era dovuto a un’esagerazione dei movimenti sbagliati.

Voglio fare una precisazione: ovviamente nei testi si parla di questo movimento delle anche, di solito è un paragrafetto con la foto di uno sciatore e tre righe che collegano le caviglie, le ginocchia e le anche: la didascalia di questa immagine dice che le tre linee devono essere parallele, bon, discorso finito. Però questo non viene collegato all'azione del busto, quando invece le cose sono strettamente collegate: ed è da questo collegamento che viene fuori il risultato. Per quello che vedo io, che non è ovviamente garanzia di totalità per ovvi motivi, i maestri tendono a concentrarsi su un pezzo della questione senza analizzarla nell'insieme: sento continuamente "abbassa la spalla" e non sento mai "alza l'anca". Da questo tutto lo sproloquio qui sopra.
 
Ultima modifica:
Innanzitutto BRAVO E GRAZIE ! per il gran lavoro, che comunque è di stimolo alla discussione.

Penso che lo spezzamento di busto venga meglio focalizzandosi anche sulla contrazione degli addominali (grazie @Gianpa79 che lo hai suggeito in un celebre 3D: penso che se non hai la tuta da gara pochi maestri riescano a capire cosa fai con l'addome, infatti non avevo mai sentito alcun focus sugli addominali) mentre la retroversione del bacino tende a spostare il baricentro in avanti e contrasta il "sedersi".

Era utile anche un parallelo che era stato fatto altrove, per capire l'articolazione da cui parte il movimento, con lo scendere le scale di lato (non so se copyright Jam...).
Importante - mi sembra, per quel che vale - sentire la testa "incassata" tra le spalle (a Roma si chiama: "E mo' te parto...") che forse non deve essere esasperata, però trovo che attivi dei "sensori" che fanno "sentire" il tendenziale parallelismo delle 3 linee di cui sopra.

"Alzare l'anca" ... boh ... forse c'è il rischio di esagerare, come nell'utile esercizio di toccarsi il gambetto esterno che però è un'esasperazione diretta a far "sentire" il bacino (ndr: il mio fisioterapista conferma che la maggior parte degli adulti maschi "dimentica" proprio l'articolazione del bacino, anche in senso antero-posteriore).

P.S. ma che trapezio ha quel manichino virtuale?
 
Era utile anche un parallelo che era stato fatto altrove, per capire l'articolazione da cui parte il movimento, con lo scendere le scale di lato (non so se copyright Jam...).
Valerio faceva anche l’esempio di essere in piedi di fianco a un tavolo poco più alto delle nostre chiappe e di voler alzare una chiappa per metterla su quel tavolo. Mi sembra molto calzante.
Importante - mi sembra, per quel che vale - sentire la testa "incassata" tra le spalle (a Roma si chiama: "E mo' te parto...") che forse non deve essere esasperata, però trovo che attivi dei "sensori" che fanno "sentire" il tendenziale parallelismo delle 3 linee di cui sopra.
Credo possa essere una forma di propriocezione personale, certamente valida se ti ci ritrovi, ma che non ho mai sperimentato personalmente. O meglio, uno dei miei difetti è proprio quello di alzare troppo le spalle quindi uno dei miei focus è quello di rilasciarle. Però per altri può essere utile!
"Alzare l'anca" ... boh ... forse c'è il rischio di esagerare, come nell'utile esercizio di toccarsi il gambetto esterno che però è un'esasperazione diretta a far "sentire" il bacino (ndr: il mio fisioterapista conferma che la maggior parte degli adulti maschi "dimentica" proprio l'articolazione del bacino, anche in senso antero-posteriore).
In realtà non credo si possa esagerare, quantomeno se considero la capacità articolare delle mie anche: si muovono talmente poco sulla direzione alto/basso che non riuscirò mai ad andare “oltre” rispetto all’allineamento delle ginocchia.
P.S. ma che trapezio ha quel manichino virtuale?
Credo sia una sorta di robottone, ma mi sembrava il più “antropomorfo” tra quelli a disposizione senza doversi sbattere a crearne altri 😀
 
Quinto capitolo della miniserie sui luoghi comuni del mondo dello sci. Per una premessa generale, rimando al primo capitolo.

Spezza il busto!​

Questo argomento mi è caro perché si potrebbe dire che è da qui che è nato il mio “viaggio” con lo scopo di cercare di capire se ci fosse qualcosa che non stavo capendo del tutto di ciò che credevo di sapere.

Se ne sentono di tutti i colori, su questo busto: deve “spezzarsi”, deve “schiacciare la pallina (o il limone) con il fianco”, devi “prendere i pugni di lato”, devi “abbassare la spalla”. Tutte espressioni fuorvianti che portano a un unico risultato: gente che collassa verso il basso senza alcun motivo e senza nessuna utilità, con l’unico risultato di adottare posizione scomode e forzate.

Credo che saremo tutti d’accordo nel dire che questa azione del busto serva per portare carico sullo sci esterno dopo aver preso inclinazione all’interno della curva. Il motivo è semplice da capire, sposto una buona parte della mia massa corporea verso lo sci esterno per caricarlo maggiormente e per avere una stabilità che lo sci interno non mi consentirebbe. E fino a qui, quanto a teoria, è tutto molto semplice e lineare.

Nel momento in cui il tutto è da mettere in pratica, le persone si ritrovano (quando va bene) così

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Il busto è “spezzato”, eppure il carico è ancora sull'interno; questo accade perhé il messaggio è parziale, quasi sempre per semplicità espositiva. Purtroppo per semplificare troppo spesso si fanno più pasticci che altro.

Ecco allora che, secondo me e quelli che mi stanno intorno, è molto più efficace concentrarsi su cosa deve fare il lato interno del busto, senza stare tanto a pensare a cosa fa il lato esterno. Non penso ad accartocciarmi sul lato esterno, quanto ad alzare l’anca interna per far partire da lì il movimento di tutto il busto, che non deve per forza “piegarsi”, bensì inclinarsi.

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Non sono bravo con questi modelli, ma spero che rendano l’idea.

Nella prima immagine le anche sono pari e c’è un accartocciamento del tronco sul lato esterno alla curva.
Nella seconda immagine l’anca interna sale e il busto si sposta nella sua interezza verso l’esterno della curva, mantenendo una posizione molto più spontanea e meno forzata. Non schiaccia nessuna pallina, non ha preso pugni, non crea un cedimento. Volendo essere precisi, è ovvio che se l’anca si alza il busto non segue il movimento ci troveremo comunque in una posizione innaturale: ma basta fare due prove a secco davanti a uno specchio per capire alla grossa quanto movimento serve per “completare” l’azione che parte dall’anca con il busto.

Non concentriamoci sulla quantità di inclinazione nelle immagini, quella dipende dalla velocità e dall’arco che si vuole eseguire; focalizziamoci solo sul punto da cui il movimento parte e sulle zone del corpo coinvolte. Ripeto, non sono bravo con i modelli e possono esserci cose che non funzionano, cerchiamo di restare sul punto.

Una sequenza di curve vede quindi le anche alzarsi e abbassarsi, in concerto con le gambe che si piegano e si allungano; pensare che le anche si alzino e si abbassino “automaticamente” in relazione agli altri movimenti è un grosso fraintendimento ed è uno degli elementi che mi ha tenuto bloccato per lungo tempo. Quando ho iniziato a concentrarmi sulle anche ho fatto decisamente uno step avanti.
Altro effetto collaterale: ho accantonato i dolorini alla schiena che mi venivano nelle ultime stagioni. Non posso garantire che tutti i mal di schiena siano uguali, ma quello che avevo io era dovuto a un’esagerazione dei movimenti sbagliati.

Voglio fare una precisazione: ovviamente nei testi si parla di questo movimento delle anche, di solito è un paragrafetto con la foto di uno sciatore e tre righe che collegano le caviglie, le ginocchia e le anche: la didascalia di questa immagine dice che le tre linee devono essere parallele, bon, discorso finito. Però questo non viene collegato all'azione del busto, quando invece le cose sono strettamente collegate: ed è da questo collegamento che viene fuori il risultato. Per quello che vedo io, che non è ovviamente garanzia di totalità per ovvi motivi, i maestri tendono a concentrarsi su un pezzo della questione senza analizzarla nell'insieme: sento continuamente "abbassa la spalla" e non sento mai "alza l'anca". Da questo tutto lo sproloquio qui sopra.
Dopo la massima pendenza lo sci rallenta o accelera?
 
Quinto capitolo della miniserie sui luoghi comuni del mondo dello sci. Per una premessa generale, rimando al primo capitolo.

Spezza il busto!​

Questo argomento mi è caro perché si potrebbe dire che è da qui che è nato il mio “viaggio” con lo scopo di cercare di capire se ci fosse qualcosa che non stavo capendo del tutto di ciò che credevo di sapere.

Se ne sentono di tutti i colori, su questo busto: deve “spezzarsi”, deve “schiacciare la pallina (o il limone) con il fianco”, devi “prendere i pugni di lato”, devi “abbassare la spalla”. Tutte espressioni fuorvianti che portano a un unico risultato: gente che collassa verso il basso senza alcun motivo e senza nessuna utilità, con l’unico risultato di adottare posizione scomode e forzate.

Credo che saremo tutti d’accordo nel dire che questa azione del busto serva per portare carico sullo sci esterno dopo aver preso inclinazione all’interno della curva. Il motivo è semplice da capire, sposto una buona parte della mia massa corporea verso lo sci esterno per caricarlo maggiormente e per avere una stabilità che lo sci interno non mi consentirebbe. E fino a qui, quanto a teoria, è tutto molto semplice e lineare.

Nel momento in cui il tutto è da mettere in pratica, le persone si ritrovano (quando va bene) così

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Il busto è “spezzato”, eppure il carico è ancora sull'interno; questo accade perché il messaggio è parziale, quasi sempre per semplicità espositiva. Purtroppo per semplificare troppo spesso si fanno più pasticci che altro.

Ecco allora che, secondo me e quelli che mi stanno intorno, è molto più efficace concentrarsi su cosa deve fare il lato interno del busto, senza stare tanto a pensare a cosa fa il lato esterno. Non penso ad accartocciarmi sul lato esterno, quanto ad alzare l’anca interna per far partire da lì il movimento di tutto il busto, che non deve per forza “piegarsi”, bensì inclinarsi.

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Non sono bravo con questi modelli, ma spero che rendano l’idea.

Nella prima immagine le anche sono pari e c’è un accartocciamento del tronco sul lato esterno alla curva.
Nella seconda immagine l’anca interna sale e il busto si sposta nella sua interezza verso l’esterno della curva, mantenendo una posizione molto più spontanea e meno forzata. Non schiaccia nessuna pallina, non ha preso pugni, non crea un cedimento. Volendo essere precisi, è ovvio che se l’anca si alza e il busto non segue il movimento ci troveremo comunque in una posizione innaturale: ma basta fare due prove a secco davanti a uno specchio per capire alla grossa quanto movimento serve per “completare” l’azione che parte dall’anca con il busto.

Non concentriamoci sulla quantità di inclinazione nelle immagini, quella dipende dalla velocità e dall’arco che si vuole eseguire; focalizziamoci solo sul punto da cui il movimento parte e sulle zone del corpo coinvolte. Ripeto, non sono bravo con i modelli e possono esserci cose che non funzionano, cerchiamo di restare sul punto.

Una sequenza di curve vede quindi le anche alzarsi e abbassarsi, in concerto con le gambe che si piegano e si allungano; pensare che le anche si alzino e si abbassino “automaticamente” in relazione agli altri movimenti è un grosso fraintendimento ed è uno degli elementi che mi ha tenuto bloccato per lungo tempo. Quando ho iniziato a concentrarmi sulle anche ho fatto decisamente uno step avanti.
Altro effetto collaterale: ho accantonato i dolorini alla schiena che mi venivano nelle precedenti stagioni. Non posso garantire che tutti i mal di schiena siano uguali, ma quello che avevo io era dovuto a un’esagerazione dei movimenti sbagliati.

Voglio fare una precisazione: ovviamente nei testi si parla di questo movimento delle anche, di solito è un paragrafetto con la foto di uno sciatore e tre righe che collegano le caviglie, le ginocchia e le anche: la didascalia di questa immagine dice che le tre linee devono essere parallele, bon, discorso finito. Però questo non viene collegato all'azione del busto, quando invece le cose sono strettamente collegate: ed è da questo collegamento che viene fuori il risultato. Per quello che vedo io, che non è ovviamente garanzia di totalità per ovvi motivi, i maestri tendono a concentrarsi su un pezzo della questione senza analizzarla nell'insieme: sento continuamente "abbassa la spalla" e non sento mai "alza l'anca". Da questo tutto lo sproloquio qui sopra.
"Credo che saremo tutti d’accordo nel dire che questa azione del busto serva per portare carico sullo sci esterno dopo aver preso inclinazione all’interno della curva. Il motivo è semplice da capire, sposto una buona parte della mia massa corporea verso lo sci esterno per caricarlo maggiormente e per avere una stabilità che lo sci interno non mi consentirebbe. "

🤔🤔🤔 Ma sei sicuro di quello che hai scritto?
 

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"Credo che saremo tutti d’accordo nel dire che questa azione del busto serva per portare carico sullo sci esterno dopo aver preso inclinazione all’interno della curva. Il motivo è semplice da capire, sposto una buona parte della mia massa corporea verso lo sci esterno per caricarlo maggiormente e per avere una stabilità che lo sci interno non mi consentirebbe. "

🤔🤔🤔 Ma sei sicuro di quello che hai scritto?
Se sai sfruttare le forze in gioco a tuo favore puoi rimanere in piedi anche da inclinato... Chiaro che questo è più semplice nel primo terzo di curva. Quello che credo serva in ogni caso (indipendentemente dall'approccio spalla interna alta o bassa) sia avere spalle e anche relativamente allineate. Vedo tanti che cercando di caricare l'esterno magari piegano eccessivamente la colonna vertebrale lateralmente, invece di mantenere il parallelismo tra anche e spalle attivando i glutei. Le anche vanno eventualmente "traslate" lateralmente verso l'interno della curva per creare angolazione. Attivando i glutei e cercando di mantenere in tensione l'esterno si ottiene un vincolo ben più solido piuttosto che abbassando la spalla esterna semplicemente inclinando la colonna. Poi chiaro che con un approccio dove si inclina tutto il corpo nel primo terzo, anche e spalle risultano inclinate verso l'interno della curva. Chi invece tende a spezzare subito le avrà più parallele al terreno (con il parallelismo che tendenzialmente raggiunge l'apice attorno alla massima pendenza, o subito dopo).

Qui viene spiegato quello che intendo:

Uno forte in cui si vede l'allineamento:
 
Credo che Fausto si riferisca al fatto che lo scopo di spezzare il busto non sia quello di portare carico sull'esterno in sé e per sé, ma quello di permettere una maggiore inclinazione della parte bassa e quindi degli sci MANTENENDO allo stesso tempo il carico sull'esterno.
 
Credo che Fausto si riferisca al fatto che lo scopo di spezzare il busto non sia quello di portare carico sull'esterno in sé e per sé, ma quello di permettere una maggiore inclinazione della parte bassa e quindi degli sci MANTENENDO allo stesso tempo il carico sull'esterno.
Si chiama equilibrio, quello che perderesti se non compensassi con la parte alta ( che dopo la massima pendenza sta tra l'altro muovendosi per andare dall'altra parte) per il semplice motivo che gli sci curvando dopo la massima rallentano perché vanno in salita ( dosso o cunetta virtuale).
 
Credo che Fausto si riferisca al fatto che lo scopo di spezzare il busto non sia quello di portare carico sull'esterno in sé e per sé, ma quello di permettere una maggiore inclinazione della parte bassa e quindi degli sci MANTENENDO allo stesso tempo il carico sull'esterno.
Ah quello certamente, ma infatti come ho scritto sopra, dopo il primo terzo di curva è necessario spezzare per mantenere il carico sull’esterno. O per lo meno è desiderabile. Il mio messaggio si riferisce a un’altra problematica, ovvero chi pensa di spezzare, ma in realtà sta usando la colonna vertebrale per portarsi verso l’esterno della curva senza realmente tenere l’esterno in tensione.
 
Si chiama equilibrio, quello che perderesti se non compensassi con la parte alta ( che dopo la massima pendenza sta tra l'altro muovendosi per andare dall'altra parte) per il semplice motivo che gli sci curvando dopo la massima rallentano perché vanno in salita ( dosso o cunetta virtuale).
Sì giusto, poi a fine curva spezzare diventa indispensabile per "rialzarsi" e preparare il "ribaltamento" nella curva successiva... sugli sci che rallentano salendo sulla gobba virtuale ci devo pensare un po' :)
Ah, ho visto che di recente hai fatto tua l'idea di "portare avanti" lo sci esterno. A quale fase della curva ti riferisci? Ha a che fare con il rallentamento di cui parli?
 
"Credo che saremo tutti d’accordo nel dire che questa azione del busto serva per portare carico sullo sci esterno dopo aver preso inclinazione all’interno della curva. Il motivo è semplice da capire, sposto una buona parte della mia massa corporea verso lo sci esterno per caricarlo maggiormente e per avere una stabilità che lo sci interno non mi consentirebbe. "

🤔🤔🤔 Ma sei sicuro di quello che hai scritto?
Sì, magari l'ho scritto male, ma sono sicuro di ciò che ho in mente. Dopo la fase di inclinazione (quella del frame che hai postato) ho necessità di caricare l'esterno per trovarci l'equilibrio sopra e per deformarlo. Se non mi ci porto sopra con il busto (di più o di meno a seconda di velocità e raggio desiderato) resterò aggrappato all'interno, magari starò in piedi ma farò curve con raggio tendente a infinito, per il semplice fatto che non potrò spingermi via efficacemente dalla massima pendenza.
 
Sì giusto, poi a fine curva spezzare diventa indispensabile per "rialzarsi" e preparare il "ribaltamento" nella curva successiva... sugli sci che rallentano salendo sulla gobba virtuale ci devo pensare un po' :)
Ah, ho visto che di recente hai fatto tua l'idea di "portare avanti" lo sci esterno. A quale fase della curva ti riferisci? Ha a che fare con il rallentamento di cui parli?
The virtual bump è un approccio molto efficace , aiuta a capire come gestire prima e seconda parte di curva. Sul portare avanti lo sci ci sto lavorando, inizialmente era solo un piccolo kick a fine curva , partendo dal ginocchio in giù... Un po' alla volta sta diventando un movimento che inizio da subito , coinvolgendo tutto l'emisoma che diventa esterno. Ne avevo discusso molto con Valerio , anni fa e devo dire che aveva ragione , mentre io ragionavo sul tirare indietro l'interno. Ovviamente portare avanti l'esterno serve per fare match con la grande massa , considerando il rallentamento e il cambio della pendenza quando gli sci iniziano a girare , con il peso che va leggermente nella parte posteriore del piede
 
Ma quando parlate di questo avanzamento, è un avanzamento rispetto a cosa? Come si colloca rispetto al bacino? Perché anche qui, sono finito sulle code per anni prima di capire che mancava un pezzo di spiegazione e che questo avanzamento non era davvero un avanzamento...
 
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