Ho acquistato il Mercury a fine Dicembre e ora dopo un paio di mesi posso scriverne una recensione, spero, abbastanza completa.
E' uno scarpone che, assieme al Vulcan e allo One (rispettivamente il modello superiore e inferiore), fa parte della linea sviluppata da Eric Hjorleifson. Il freerider canadese ha cercato di creare uno scarpone, il Vulcan che si adattasse al suo stile, discese big mountain precedute da lunghe risalite pellate: gli serviva quindi un prodotto leggero, ben camminabile, che però avesse prestazioni di tutto rispetto in discesa. Per lo sviluppo si è basato sul progetto del TLT 5, ma soprattutto sul suo Dynafit Titan custom un'autentica opera d'arte che si può vedere cliccando qui.
Il Mercury differisce dal Vulcan per il prezzo inferiore e per il gambaletto in Grilamid e fibra di vetro anzichè in carbonio, ciò comporta un peso leggermente superiore. Passiamo alla recensione vera e propria:
Costruzione: lo scarpone completo pesa 1600g (27,5), un dato eccellente viste le sue prestazioni in discesa. Lo scafo è in pebax, mentre il gambaletto parte in fibra di vetro e parte in Grilamid. I ganci riprendono quelli visti sul TLT 5, con un cavo d'acciaio rivestito da una guaina gommata. Inoltre, come sul TLT 5, il gancio superiore gestisce anche lo sblocco walk/ski, con una mobilità del gambetto davvero eccezionale per uno scarpone della sua categoria: 60°. Un'altra caratteristica è il linguettone di plastica molto rigida che dà supporto in discesa ma può essere facilmente rimosso per migliorare la mobilità in salita. La qualità complessiva dell'assemblaggio è più che buona, con plastiche e dettagli ben rifiniti e dall'aspetto solido. Ultima peculiarità, sono i due inserti di gomma rigida posizionati sulla suola nel punto in cui lo scarpone tocca usando attacchi tipo Marker Tour o Diamir; il loro scopo è evitare lo schiacciamento della gomma tradizionale e favorire così lo sgancio in caso di caduta.
La scarpetta, ovviamente termoformabile, è ben rifinita e la tibia si appoggia comodamente sul linguettone. Ha inoltre i passanti per i lacci, forniti nella scatola assieme ai pad adesivi da mettere come protezione contro le boccole.
In salita: per salire Dynafit consiglia di sfilare il linguettone, e non vedo perchè non dovrebbe essere altrimenti. Si apre la leva superiore che, grazie a un sistema di guide scorrevoli, permette al cavo d'acciaio un grande gioco senza dover spostare la sua posizione sulla cremagliera. Il peso è contenuto, ma il vero punto forte è la mobilità del gambetto, sembra di salire con uno scarpone da grantour. Forse ad alcuni potrà dare fastidio la leva che rimane sempre aperta per camminare, ma personalmente usando pantaloni larghi lo trovo un dettaglio trascurabile. L'ho usato bene anche con ramponi automatici, avendo l'accortezza di stringere un po' la leva centrale per avere una migliore sensibilità.
In discesa: si arriva a quello che dovrebbe essere il cavallo da battaglia del Mercury. Si inserisce il linguettone (operazione che dura non più di trenta secondi) e si serrano le leve. Le prima due trovo che siano posizione ottimamente, la chiusura è molto avvolgente e non fa rimpiangere un classico quattro leve. Solo l'ultima leva non stringe proprio benissimo, ma bisogna ricordarsi che è comunque uno scarpone con un last di 104mm, ben diverso dal Lange WC 140 che uso normalmente in pista. In discesa si ha un ottimo supporto, grazie al gambetto rigido, e anche atterrando dai salti lo scarpone fornisce un valido supporto. Ho letto di alcuni utenti che si lamentavano di uno "spanciamento" improvviso quando si caricava troppo. Ho notato un comportamento simile solo facendo curvoni veloci, sugli spigoli, su pista dura, mentre in fuoripista non mi ha mai dato problemi (stiamo comunque parlando di uno scarpone da skialp da 1600g, è ovvio che per Kitzbuhel non è il massimo).
Conclusioni: se ci si vuole divertire in discesa, e non si vuole scendere a compromessi con scarponi più leggeri, ma nemmeno appesantirsi con altri più pesanti, il Dynafit ha un rapporto peso/prestazioni incredibile. Il suo elevato supporto si abbina a un gambetto che in salita ha un range di movimento davvero soddisfacente, si può dire che il Mercury sia la versione "freeride" del TLT5. In ogni caso, le prestazioni discesistiche sono da considerare relazionate al peso e al tipo di scarpone; è ovvio che con uno scarpone come il Lange wc 140 si ha più sensibilità, rigidità etc, ma di sicuro non ci si può fare 1500m di dislivello in salita!
Pro: prestazioni in discesa; qualità costruttiva; mobilità del gambetto in posizione walk, e facilità di sgancio dello stesso; e, perchè no, l'aspetto estetico, mi piace molto, soprattutto se paragonato ai prodotti Scarpa o Black Diamond.
Contro: ce ne sono pochi, e L'isolamento termico non è da record, mi è successo di avere i piedi freddi anche in salita, ma con temperature abbondantemente sotto i -10°; il gancio superiore può intralciare in alcuni passaggi quando aperto; la gomma della suola si è leggermente rovinata nella zona sotto gli agganci anteriori per l'attacchino, ma è un problema solo estetico.
E' uno scarpone che, assieme al Vulcan e allo One (rispettivamente il modello superiore e inferiore), fa parte della linea sviluppata da Eric Hjorleifson. Il freerider canadese ha cercato di creare uno scarpone, il Vulcan che si adattasse al suo stile, discese big mountain precedute da lunghe risalite pellate: gli serviva quindi un prodotto leggero, ben camminabile, che però avesse prestazioni di tutto rispetto in discesa. Per lo sviluppo si è basato sul progetto del TLT 5, ma soprattutto sul suo Dynafit Titan custom un'autentica opera d'arte che si può vedere cliccando qui.
Il Mercury differisce dal Vulcan per il prezzo inferiore e per il gambaletto in Grilamid e fibra di vetro anzichè in carbonio, ciò comporta un peso leggermente superiore. Passiamo alla recensione vera e propria:
Costruzione: lo scarpone completo pesa 1600g (27,5), un dato eccellente viste le sue prestazioni in discesa. Lo scafo è in pebax, mentre il gambaletto parte in fibra di vetro e parte in Grilamid. I ganci riprendono quelli visti sul TLT 5, con un cavo d'acciaio rivestito da una guaina gommata. Inoltre, come sul TLT 5, il gancio superiore gestisce anche lo sblocco walk/ski, con una mobilità del gambetto davvero eccezionale per uno scarpone della sua categoria: 60°. Un'altra caratteristica è il linguettone di plastica molto rigida che dà supporto in discesa ma può essere facilmente rimosso per migliorare la mobilità in salita. La qualità complessiva dell'assemblaggio è più che buona, con plastiche e dettagli ben rifiniti e dall'aspetto solido. Ultima peculiarità, sono i due inserti di gomma rigida posizionati sulla suola nel punto in cui lo scarpone tocca usando attacchi tipo Marker Tour o Diamir; il loro scopo è evitare lo schiacciamento della gomma tradizionale e favorire così lo sgancio in caso di caduta.
La scarpetta, ovviamente termoformabile, è ben rifinita e la tibia si appoggia comodamente sul linguettone. Ha inoltre i passanti per i lacci, forniti nella scatola assieme ai pad adesivi da mettere come protezione contro le boccole.
In salita: per salire Dynafit consiglia di sfilare il linguettone, e non vedo perchè non dovrebbe essere altrimenti. Si apre la leva superiore che, grazie a un sistema di guide scorrevoli, permette al cavo d'acciaio un grande gioco senza dover spostare la sua posizione sulla cremagliera. Il peso è contenuto, ma il vero punto forte è la mobilità del gambetto, sembra di salire con uno scarpone da grantour. Forse ad alcuni potrà dare fastidio la leva che rimane sempre aperta per camminare, ma personalmente usando pantaloni larghi lo trovo un dettaglio trascurabile. L'ho usato bene anche con ramponi automatici, avendo l'accortezza di stringere un po' la leva centrale per avere una migliore sensibilità.
In discesa: si arriva a quello che dovrebbe essere il cavallo da battaglia del Mercury. Si inserisce il linguettone (operazione che dura non più di trenta secondi) e si serrano le leve. Le prima due trovo che siano posizione ottimamente, la chiusura è molto avvolgente e non fa rimpiangere un classico quattro leve. Solo l'ultima leva non stringe proprio benissimo, ma bisogna ricordarsi che è comunque uno scarpone con un last di 104mm, ben diverso dal Lange WC 140 che uso normalmente in pista. In discesa si ha un ottimo supporto, grazie al gambetto rigido, e anche atterrando dai salti lo scarpone fornisce un valido supporto. Ho letto di alcuni utenti che si lamentavano di uno "spanciamento" improvviso quando si caricava troppo. Ho notato un comportamento simile solo facendo curvoni veloci, sugli spigoli, su pista dura, mentre in fuoripista non mi ha mai dato problemi (stiamo comunque parlando di uno scarpone da skialp da 1600g, è ovvio che per Kitzbuhel non è il massimo).
Conclusioni: se ci si vuole divertire in discesa, e non si vuole scendere a compromessi con scarponi più leggeri, ma nemmeno appesantirsi con altri più pesanti, il Dynafit ha un rapporto peso/prestazioni incredibile. Il suo elevato supporto si abbina a un gambetto che in salita ha un range di movimento davvero soddisfacente, si può dire che il Mercury sia la versione "freeride" del TLT5. In ogni caso, le prestazioni discesistiche sono da considerare relazionate al peso e al tipo di scarpone; è ovvio che con uno scarpone come il Lange wc 140 si ha più sensibilità, rigidità etc, ma di sicuro non ci si può fare 1500m di dislivello in salita!
Pro: prestazioni in discesa; qualità costruttiva; mobilità del gambetto in posizione walk, e facilità di sgancio dello stesso; e, perchè no, l'aspetto estetico, mi piace molto, soprattutto se paragonato ai prodotti Scarpa o Black Diamond.
Contro: ce ne sono pochi, e L'isolamento termico non è da record, mi è successo di avere i piedi freddi anche in salita, ma con temperature abbondantemente sotto i -10°; il gancio superiore può intralciare in alcuni passaggi quando aperto; la gomma della suola si è leggermente rovinata nella zona sotto gli agganci anteriori per l'attacchino, ma è un problema solo estetico.