Buongiorno a tutti.
Una volta all'anno compaio anch'io su skiforum, eh eh.
Riporto il mio diario di bordo, che spedivo ai miei amici di Verona, della spedizione nello Hielo Continental di quest'estate, dopo che io e il Manzino ci siamo lasciati con Irebec Iacopo e Chiara a Bariloche.
Ovviamente quelle riportate sono le mie percezioni, le mie valutazioni, il modo in cui io ho vissuto l'esperienza, in relazione alle mie caratteristiche e alla mia esperienza di montagna, quindi il tutto è molto personale e soggettivo!
Dicono che sia interessante, quindi si inizia ....
23/08 - Arrivo a El Chalten
Oggi la situazione meteo è abbastanza buona, differentemente da quella del nostro arrivo a El Calafate.
Gustavo (fa parte dell'organizzazione) viene a prenderci all'ostello di El Calafate per portarci ad El Chalten. Si parte.
All'orizzonte il Fiz Roy svetta come lo Shuttle sulla rampa di lancio. E' enorme.
La rotta 40, che ci porta a El Chalten, nella parte nord è tutta sterrata. Sembra di essere nel Gran Canyon. Lungo la strada è pieno di guanachos (lama), che avevo visto anche in Penisola Valdes.
Verso la fine di tale rotta appaiono distintamente in lontananza il ghiacciaio Viedma, che termina nell'omonimo lago, nonchè il Cerro Torre, avvolto dalle nubi ed il Fiz Roy, che svetta imponente. Più che montagne sono cattedrali di granito.
Siamo vicini a El Chalten, il Fiz Roy è davanti a noi e si mostra maestoso, coperto da neve e ghiaccio. Sulla destra azzurrissima si vede la seraccata del ghiacciaio della piedras blancas. Emozionante. Sulla sin del Fiz Roy in evidenza il Glaciar Grande, che sovrasta il Glaciar del Torre, che da qui non si vede.
El Chalten è un busigattolo di paesino, dove stan sorgendo alla rinfusa nuove casettine a seguito dell'esplosione del turismo in questa zona. Nel complesso il posto è abbastanza sgendeno e in questo periodo è poco frequentato.
H 21,40. Abbiamo preparato gli zaini. Il problema è che, da accordi con l'organizzazione, avrebbero dovuto esserci 2 portatori, che avrebbero portato su cibo e attrezzatura e poi sarebbero tornati indietro, invece ce n'è solo uno, che ci accompagnerà da inizio a fine.
Lato positivo: siamo scortati per tutto il giro da 2 persone esperte, per non dire 2 tori da montagna (Diego e quella macchietta di uomo che risponde al soprannome, mutuato da un personaggio dei fumetti, di Botti).
Lato negativo: hanno affibbiato a ciascuno una decina di kg di cibo. Rabbrividiamo a pensare domani come riusciremo ad avanzare. Avremo un 25 kg di zaino, a cui si aggiungono sci e scarponi, che nel mio caso saranno altri 8-10 kg (considerato che sono dotato di attrezzatura da freeride - sci Rossignol B3, di cui uno deve il suo soprannome - il fedele - al fatto che, al II giorno di utilizzo nell'intrasass della Marmolada, si è sganciato ed è stato da me smarrito sotto la neve fresca, è stato cercato inutilmente da me e Mario per 3 ore scavando fino allo sfinimento e una settimana dopo è stato riesumato a colpi di pala - da cui il nome, ad indicare che è molto affezionato a me – il tutto nel forum http://www.skiforum.it/forum/showthread.php?t=11583 ). Insomma: nubi inquietanti dentro di noi. Se qualcosa va male i soccorsi devono per forza arrivare a piedi e ció richiede almeno 2 gg di cammino all'andata per raggiungerci e 2 al ritorno ... E niente elicotteri, sia perchè c'è mediamente troppo vento per utilizzarli, sia perchè a El Chalten non ce ne sono in dotazione e dovrebbero partire dalla città di Rio Gallegos, che è la + vicina ad esserne fornita.
Il meteo è un'altra incognita.
Mah ... Sono pensieroso. Qualcosa non mi tranquillizza.
Va beh ci dormo su e domani è un altro giorno.
24/8 - La partenza
Oggi tempo brutto. Poco vento per fortuna ma nuvole nere ovunque. Beh io
parto in assetto coniglio: la prima cosa che mi dà da temere sulla sicurezza, prendo una delle 2 guide e torno indietro. Bel pensiero tranquillizzante. Irrealizzabile ma tranquillizzante.
Va beh, in marcia.
... Dopo oltre 5 h di cammino con sci e scarponi legati allo zaino e scarpe da ginnastica ai piedi (il Branzino parte direttamente con gli scarponi ai piedi, io non mi arrischio a camminare 5 ore con i Garmont Adrenaline), su percorsi di vario genere, paesaggisticamente superlativi ma non sempre agevoli nè particolarmente sicuri (bosco, roccia, ghiaioni, sentieri su pietra a strapiombo, passaggi in zone soggette a continue frane e cadute massi, il tutto con 33-35 kg circa di zaini appresso, con sopra anche sci e scarponi, nonchè sacco a pelo legato fuori perchè nello zaino non ci stava... nb le guide avevano 40 kg di zaino ciascuno)
arriviamo sulla riva dello stupendo Lago Electrico, ghiacciato, di color azzurro intenso, con una penisoletta nera che spunta nel centro, dove piantiamo la tenda.
Devo dire che per tutto il giorno mi son sentito come Frodo del Signore degli Anelli quando scalava gli altipiani del Gorgoroth per arrivare al regno di Mordor. Continuavo a guardarmi i piedi per verificare che non fossero diventati enormi e pelosi modello hobbit. La sera dormiamo in 4 dentro un busigattolo. Fuori piovigina, quindi umidità a fiumi.
.... Per Ceresa l'esperienza è un po' una novità, in quanto è la II notte in tenda nella sua vita. Che bello. Comunque tutto sommato la notte scorre tranquilla. Panorami indescrivibili e nulla e nessuno intorno, nè uccelli nè piante. La sera squarcio di stellata incredibile. Ma c'è poco da concedersi alla visione romantica: ci aspetta una notte in 4 animali, tutti uomini ahimè, come sardine in scatola.
Cerri peraltro, notoriamente cuor di leone, inizia ad avere dei dubbi in merito al profilo sicurezza della missione ... Certi passaggi lo lasciano perplesso. Ma è talmente tutto diverso dal solito, che è preso dal turbine degli eventi e non si sofferma in valutazioni. Anche perchè meno pensa, più si concentra su dove mette i piedi e più possibilità ha di sopravvivere.
25/8 - Incrocio le dita
Il 25 siamo partiti per fortuna con un pallido sole verso le 10,30, con scarponi da sci ai piedi.
2 h di cammino, sempre tra ghiaioni, rocce, pietrame, nonchè attraverso un lago ghiacciato (confesso che me la facevo sotto). Degne di nota sono le procedure di sicurezza nell'attraversamento del lago. La guida raccomanda di tenere slacciate le cinghie dello zaino: nel malaugurato caso di rottura del ghiaccio, ci si libera facilmente e si nuota tranquillamente fino a riva nell'acqua a zero gradi con scarponi e abbigliamento addosso (ovviamente la guida faceva le sue valutazioni in qualità di guida competente, ma io dentro di me facevo le mie da novellino in mezzo a quegli ambienti totalmente nuovi per me).
Tento di non pensare ma i miei dubbi sulla sicurezza della spedizione iniziano ad essere molto pressanti. D'altronde ho delle belle pretese: voglio vedere lo Hielo ma pretendo la sicurezza del salotto di casa mia: obiettivi incompatibili tra loro!!! Ci arriverò anch'io a capirlo!
Poi inizia il ghiacciaio. La prima parte è coperta di pietre, sia di quelle cadute dall'alto, sia di quelle portate su dal ghiaccio.
Dopo un'altra ora di salita arriviamo alla neve / ghiaccio e indossiamo gli sci. Grande sollievo da parte delle spalle, che ormai imploravano pietà per il peso. Degno di nota un passaggio in cui punto la racchetta, questa sfonda lo strato di neve e mi vedo un crepaccio profondo decine di metri sotto di me. Per carità, largo pochi cm, ma psicologicamente un cincinin destabilizzante.
Ma procediamo. Intorno si sente sovente rumore di valanghe e di rottura di ghiacci, ma fa parte della coreografia. La nostra zona mi risulta relativamente tranquilla da questo punto di vista.
Il punto + impegnativo è la rampa che conduce a Passo Marconi: una pendenza di circa 30 gradi, in cordata. Niente di che (col fratellino Mario i 40 gradi sono la normalità, quindi usualmente me la bevo), ma i problemi consistono nello zaino ancora molto pesante (20-25 kg nonostante la progressiva riduzione di scorte di cibo e sci e scarponi ai piedi) e nel fatto che, per disposizioni della guida, usiamo solo una racchetta in una mano e la picozza nell'altra, quindi spinta di braccia dimezzata.
In caso di emergenze la picca serve per fermare la caduta.
Salire così è pesante. Abbiamo un po' di seracchi sopra la testa, ma io mi son già messo d'accordo telepaticamente con loro che non cadranno sulle nostre teste.
Non ho nè tempo nè energie di pensare anche a sti scocciatori.
Poi a dirla tutta sono lontani ...
Comunque arriviaamo al passo
Si mette qualche peso sulla slitta e via.
Dopo oltre 8 ore di marcia arriviamo all'agognato rifugio. Entrata da sotto.
Tendenzialmente durante la marcia cercavo di sgomberare la testa da ogni pensiero, per risparmiare energie, per concentrarmi solo sui miei movimenti e per non aprire la mia mente ad idee (sbagliate o giuste che fossero) che generassero paura. Perchè la paura in fondo al mio animo era lì, pronta ad affacciarsi alla coscienza. E rimpiangevo le montagne gentili di Folgaria e il we trascorso là camminando con i miei genitori. Qui i paesaggi sono stupendi, ghiacciai imponenti e azzurrissimi, ma hai la consapevolezza che puoi pagare molto caro questo mirabile spettacolo.
E' che proprio non potevo sottrarmi a questa spedizione, pena la mia irrealizzazione. Ne sentivo il bisogno. Una vacanza a baretti e birra mi avrebbe lasciato depresso. Avevo bisogno di mettermi alla prova, di sentirmi finalmente libero da tutto e tutti, di un'esperienza che mi temprasse (lo so, sono un po' testa calda).
Ora guardo l'immensa vallata glaciale, guardo il Cerro Torre completamente ghiacciato svettare in fronte al rifugio. Io che non ho mai fatto gite alpinistiche + lunghe di 2 gg, vedo questo spettacolo assoluto e mi dico: 6 uscito dal Truman Show. Qui rischi tanto, ma 6 libero e te lo 6 scelto. Finalmente una missione impossibile tutta mia, una cosa per cui mi sacrifico allo sfinimento, che peró mi piace, mi fortifica e mi amplia gli orizzonti. Tanto è sicura ... (vana illusione).
26/8 - Apollo 13
Siamo nel rifugio Marconi, più propriamente "Fernando Garcia Soto". Territorio cileno. La temperatura interna varia tra i -2 ed i +3 gradi. Wow. Sembra di essere nella navicella Apollo 13 al rientro sulla terra quando era partito l'impianto di riscaldamento. Anche gli interni rivestiti di materiale isolante (che non isola un cazzo) color argento ricordano una navicella spaziale. Finestre gelate e ghiaccio all'interno.
E son contento perchè la parte + rischiosa e faticosa del giro è conclusa (almeno così sono indotto a credere dalla guida e dal Manzino, che ne sa quanto me, povero).
Per fortuna il mio mitico sacco a pelo "North Face Inferno" resistente ai -40, comprato usato su internet ma mai usato da nessuno, fa il suo dovere ed il corpo è caldo.
Stamane il tempo non è dei migliori, quindi oggi non faremo la cima della Gorra Blanca. Peraltro non l'avrei fatta comunque perchè ero fisicamente distrutto.
Qui in rifugio sto indossando calzini, scarpette, magliette umide per asciugarli, visto che inserirli nel sacco a pelo (tecnica utilizzata per asciugare i capi umidi) stanotte non è valso a togliere l'umidità. Uno che esce da ste spedizioni non teme + nulla ... Si sente immortale! Temo solo di prenderci troppo gusto e di diventarne dipendente, perchè ogni dipendenza è perdita di libertà..
Le 2 guide son simpaticissime. Capisco metà di quel che dicono, ma son davvero buoni ragazzi.
Domani allora sarà il turno della cima della Gorra Blanca, una normale spedizione alpinistica, tranne per il fatto che è su un ghiacciaio eterno, il terzo per estensione del pianeta terra dopo Antartide e Groenlandia.
Ps scopro oggi che il ns giro è di 80 km, e ne abbiamo fatti 18, ma la parte + difficile è passata (almeno così mi fanno credere). Sigh sobh speremo.
27/8 - il GorraBlanca
Caro diario, stamane era il gg destinato alla salita del Gorra Blanca. Sta cazzo di montagna è indubbiamente bellissima, ma è stracarica di neve, ghiacci, crepacci e seracchi.
Orbene già la paventavo ieri: già siamo in un posto stupendo e facciamo un giro mirabile; nelle mie valutazioni da montanaro cittadino (non sono un alpinista, anche se spendo quasi ogni we sui monti) mi sembra una forzatura voler strafare inserendoci anche un'alpinistica di un certo impegno in un posto dove, se qualcosa va storto, possono arrivare i soccorsi dopo solo 2 gg di marcia, sempre che li si riesca a chiamare. E l'unico che puó farlo è Diego, la guida, essendo l'unico dotato di satellitare. E sempre che sia in grado di farlo.
Stamane stiamo per partire, ma per il freddo si rompe la parte in plastica dell'attacco dello sci del Manzino. Lo ripariamo in qualche modo, fondendo la plastica, ma la funzionalità dell'attacco è un'incognita e va soggetta a verifica.
Penso che a sto punto la MinchioGorraBlanca non s'ha + da fare e invece il gruppo è determinato a partire.
Io son doppiamente rovescio perchè già avevo delle riserve, ora c'è il problema attacco (e se quello ha un problema qui diventa automaticamente un problema di tutti o quanto meno mio perchè non lo pianterei mai in asso) e il problema visibilità, che per via delle nubi basse si sta progressivamente riducendo.
Ogni tanto Diego mi chiede come va ed io continuo a rispondere che non mi piace un cazzo. Troppi crepacci, troppi blocchi di ghiaccio affiorante (peraltro bellisssimi, azzurro intenso), troppo poca visibilità in un posto dove sembra che la vita sia una presenza di troppo.
Dopo 600 metri di dislivello la visibilità si riduce a una cinquantina di metri
e io dico: "non ho nessuna intenzione di salire oltre". Il gruppo decide che è saggio rinunciare e tornare indietro.
Torniamo in rifugio, la sorte vuole che venga fuori il sole e il Gorra Blanca rifulga in tutto il suo splendore.
Il panorama è splendido. Si vede in basso l'immensità del ghiacciaio. E' un mare.
Vuole anche che lo strato di ghiaccio che ricoprel'interno del rifugio si scongeli e che i sacchi a pelo escano alquanto inumiditi dall'esperienza. Ma nessun problema: verso le 20 è tutto nuovamente congelato, compresi i sacchi a pelo, quindi di che lamentarsi?
.... continua a breve ....
Una volta all'anno compaio anch'io su skiforum, eh eh.
Riporto il mio diario di bordo, che spedivo ai miei amici di Verona, della spedizione nello Hielo Continental di quest'estate, dopo che io e il Manzino ci siamo lasciati con Irebec Iacopo e Chiara a Bariloche.
Ovviamente quelle riportate sono le mie percezioni, le mie valutazioni, il modo in cui io ho vissuto l'esperienza, in relazione alle mie caratteristiche e alla mia esperienza di montagna, quindi il tutto è molto personale e soggettivo!
Dicono che sia interessante, quindi si inizia ....
23/08 - Arrivo a El Chalten
Oggi la situazione meteo è abbastanza buona, differentemente da quella del nostro arrivo a El Calafate.
Gustavo (fa parte dell'organizzazione) viene a prenderci all'ostello di El Calafate per portarci ad El Chalten. Si parte.
All'orizzonte il Fiz Roy svetta come lo Shuttle sulla rampa di lancio. E' enorme.
La rotta 40, che ci porta a El Chalten, nella parte nord è tutta sterrata. Sembra di essere nel Gran Canyon. Lungo la strada è pieno di guanachos (lama), che avevo visto anche in Penisola Valdes.
Verso la fine di tale rotta appaiono distintamente in lontananza il ghiacciaio Viedma, che termina nell'omonimo lago, nonchè il Cerro Torre, avvolto dalle nubi ed il Fiz Roy, che svetta imponente. Più che montagne sono cattedrali di granito.
Siamo vicini a El Chalten, il Fiz Roy è davanti a noi e si mostra maestoso, coperto da neve e ghiaccio. Sulla destra azzurrissima si vede la seraccata del ghiacciaio della piedras blancas. Emozionante. Sulla sin del Fiz Roy in evidenza il Glaciar Grande, che sovrasta il Glaciar del Torre, che da qui non si vede.
El Chalten è un busigattolo di paesino, dove stan sorgendo alla rinfusa nuove casettine a seguito dell'esplosione del turismo in questa zona. Nel complesso il posto è abbastanza sgendeno e in questo periodo è poco frequentato.
H 21,40. Abbiamo preparato gli zaini. Il problema è che, da accordi con l'organizzazione, avrebbero dovuto esserci 2 portatori, che avrebbero portato su cibo e attrezzatura e poi sarebbero tornati indietro, invece ce n'è solo uno, che ci accompagnerà da inizio a fine.
Lato positivo: siamo scortati per tutto il giro da 2 persone esperte, per non dire 2 tori da montagna (Diego e quella macchietta di uomo che risponde al soprannome, mutuato da un personaggio dei fumetti, di Botti).
Lato negativo: hanno affibbiato a ciascuno una decina di kg di cibo. Rabbrividiamo a pensare domani come riusciremo ad avanzare. Avremo un 25 kg di zaino, a cui si aggiungono sci e scarponi, che nel mio caso saranno altri 8-10 kg (considerato che sono dotato di attrezzatura da freeride - sci Rossignol B3, di cui uno deve il suo soprannome - il fedele - al fatto che, al II giorno di utilizzo nell'intrasass della Marmolada, si è sganciato ed è stato da me smarrito sotto la neve fresca, è stato cercato inutilmente da me e Mario per 3 ore scavando fino allo sfinimento e una settimana dopo è stato riesumato a colpi di pala - da cui il nome, ad indicare che è molto affezionato a me – il tutto nel forum http://www.skiforum.it/forum/showthread.php?t=11583 ). Insomma: nubi inquietanti dentro di noi. Se qualcosa va male i soccorsi devono per forza arrivare a piedi e ció richiede almeno 2 gg di cammino all'andata per raggiungerci e 2 al ritorno ... E niente elicotteri, sia perchè c'è mediamente troppo vento per utilizzarli, sia perchè a El Chalten non ce ne sono in dotazione e dovrebbero partire dalla città di Rio Gallegos, che è la + vicina ad esserne fornita.
Il meteo è un'altra incognita.
Mah ... Sono pensieroso. Qualcosa non mi tranquillizza.
Va beh ci dormo su e domani è un altro giorno.
24/8 - La partenza
Oggi tempo brutto. Poco vento per fortuna ma nuvole nere ovunque. Beh io
parto in assetto coniglio: la prima cosa che mi dà da temere sulla sicurezza, prendo una delle 2 guide e torno indietro. Bel pensiero tranquillizzante. Irrealizzabile ma tranquillizzante.
Va beh, in marcia.
... Dopo oltre 5 h di cammino con sci e scarponi legati allo zaino e scarpe da ginnastica ai piedi (il Branzino parte direttamente con gli scarponi ai piedi, io non mi arrischio a camminare 5 ore con i Garmont Adrenaline), su percorsi di vario genere, paesaggisticamente superlativi ma non sempre agevoli nè particolarmente sicuri (bosco, roccia, ghiaioni, sentieri su pietra a strapiombo, passaggi in zone soggette a continue frane e cadute massi, il tutto con 33-35 kg circa di zaini appresso, con sopra anche sci e scarponi, nonchè sacco a pelo legato fuori perchè nello zaino non ci stava... nb le guide avevano 40 kg di zaino ciascuno)
arriviamo sulla riva dello stupendo Lago Electrico, ghiacciato, di color azzurro intenso, con una penisoletta nera che spunta nel centro, dove piantiamo la tenda.
Devo dire che per tutto il giorno mi son sentito come Frodo del Signore degli Anelli quando scalava gli altipiani del Gorgoroth per arrivare al regno di Mordor. Continuavo a guardarmi i piedi per verificare che non fossero diventati enormi e pelosi modello hobbit. La sera dormiamo in 4 dentro un busigattolo. Fuori piovigina, quindi umidità a fiumi.
.... Per Ceresa l'esperienza è un po' una novità, in quanto è la II notte in tenda nella sua vita. Che bello. Comunque tutto sommato la notte scorre tranquilla. Panorami indescrivibili e nulla e nessuno intorno, nè uccelli nè piante. La sera squarcio di stellata incredibile. Ma c'è poco da concedersi alla visione romantica: ci aspetta una notte in 4 animali, tutti uomini ahimè, come sardine in scatola.
Cerri peraltro, notoriamente cuor di leone, inizia ad avere dei dubbi in merito al profilo sicurezza della missione ... Certi passaggi lo lasciano perplesso. Ma è talmente tutto diverso dal solito, che è preso dal turbine degli eventi e non si sofferma in valutazioni. Anche perchè meno pensa, più si concentra su dove mette i piedi e più possibilità ha di sopravvivere.
25/8 - Incrocio le dita
Il 25 siamo partiti per fortuna con un pallido sole verso le 10,30, con scarponi da sci ai piedi.
2 h di cammino, sempre tra ghiaioni, rocce, pietrame, nonchè attraverso un lago ghiacciato (confesso che me la facevo sotto). Degne di nota sono le procedure di sicurezza nell'attraversamento del lago. La guida raccomanda di tenere slacciate le cinghie dello zaino: nel malaugurato caso di rottura del ghiaccio, ci si libera facilmente e si nuota tranquillamente fino a riva nell'acqua a zero gradi con scarponi e abbigliamento addosso (ovviamente la guida faceva le sue valutazioni in qualità di guida competente, ma io dentro di me facevo le mie da novellino in mezzo a quegli ambienti totalmente nuovi per me).
Tento di non pensare ma i miei dubbi sulla sicurezza della spedizione iniziano ad essere molto pressanti. D'altronde ho delle belle pretese: voglio vedere lo Hielo ma pretendo la sicurezza del salotto di casa mia: obiettivi incompatibili tra loro!!! Ci arriverò anch'io a capirlo!
Poi inizia il ghiacciaio. La prima parte è coperta di pietre, sia di quelle cadute dall'alto, sia di quelle portate su dal ghiaccio.
Dopo un'altra ora di salita arriviamo alla neve / ghiaccio e indossiamo gli sci. Grande sollievo da parte delle spalle, che ormai imploravano pietà per il peso. Degno di nota un passaggio in cui punto la racchetta, questa sfonda lo strato di neve e mi vedo un crepaccio profondo decine di metri sotto di me. Per carità, largo pochi cm, ma psicologicamente un cincinin destabilizzante.
Ma procediamo. Intorno si sente sovente rumore di valanghe e di rottura di ghiacci, ma fa parte della coreografia. La nostra zona mi risulta relativamente tranquilla da questo punto di vista.
Il punto + impegnativo è la rampa che conduce a Passo Marconi: una pendenza di circa 30 gradi, in cordata. Niente di che (col fratellino Mario i 40 gradi sono la normalità, quindi usualmente me la bevo), ma i problemi consistono nello zaino ancora molto pesante (20-25 kg nonostante la progressiva riduzione di scorte di cibo e sci e scarponi ai piedi) e nel fatto che, per disposizioni della guida, usiamo solo una racchetta in una mano e la picozza nell'altra, quindi spinta di braccia dimezzata.
In caso di emergenze la picca serve per fermare la caduta.
Salire così è pesante. Abbiamo un po' di seracchi sopra la testa, ma io mi son già messo d'accordo telepaticamente con loro che non cadranno sulle nostre teste.
Non ho nè tempo nè energie di pensare anche a sti scocciatori.
Poi a dirla tutta sono lontani ...
Comunque arriviaamo al passo
Si mette qualche peso sulla slitta e via.
Dopo oltre 8 ore di marcia arriviamo all'agognato rifugio. Entrata da sotto.
Tendenzialmente durante la marcia cercavo di sgomberare la testa da ogni pensiero, per risparmiare energie, per concentrarmi solo sui miei movimenti e per non aprire la mia mente ad idee (sbagliate o giuste che fossero) che generassero paura. Perchè la paura in fondo al mio animo era lì, pronta ad affacciarsi alla coscienza. E rimpiangevo le montagne gentili di Folgaria e il we trascorso là camminando con i miei genitori. Qui i paesaggi sono stupendi, ghiacciai imponenti e azzurrissimi, ma hai la consapevolezza che puoi pagare molto caro questo mirabile spettacolo.
E' che proprio non potevo sottrarmi a questa spedizione, pena la mia irrealizzazione. Ne sentivo il bisogno. Una vacanza a baretti e birra mi avrebbe lasciato depresso. Avevo bisogno di mettermi alla prova, di sentirmi finalmente libero da tutto e tutti, di un'esperienza che mi temprasse (lo so, sono un po' testa calda).
Ora guardo l'immensa vallata glaciale, guardo il Cerro Torre completamente ghiacciato svettare in fronte al rifugio. Io che non ho mai fatto gite alpinistiche + lunghe di 2 gg, vedo questo spettacolo assoluto e mi dico: 6 uscito dal Truman Show. Qui rischi tanto, ma 6 libero e te lo 6 scelto. Finalmente una missione impossibile tutta mia, una cosa per cui mi sacrifico allo sfinimento, che peró mi piace, mi fortifica e mi amplia gli orizzonti. Tanto è sicura ... (vana illusione).
26/8 - Apollo 13
Siamo nel rifugio Marconi, più propriamente "Fernando Garcia Soto". Territorio cileno. La temperatura interna varia tra i -2 ed i +3 gradi. Wow. Sembra di essere nella navicella Apollo 13 al rientro sulla terra quando era partito l'impianto di riscaldamento. Anche gli interni rivestiti di materiale isolante (che non isola un cazzo) color argento ricordano una navicella spaziale. Finestre gelate e ghiaccio all'interno.
E son contento perchè la parte + rischiosa e faticosa del giro è conclusa (almeno così sono indotto a credere dalla guida e dal Manzino, che ne sa quanto me, povero).
Per fortuna il mio mitico sacco a pelo "North Face Inferno" resistente ai -40, comprato usato su internet ma mai usato da nessuno, fa il suo dovere ed il corpo è caldo.
Stamane il tempo non è dei migliori, quindi oggi non faremo la cima della Gorra Blanca. Peraltro non l'avrei fatta comunque perchè ero fisicamente distrutto.
Qui in rifugio sto indossando calzini, scarpette, magliette umide per asciugarli, visto che inserirli nel sacco a pelo (tecnica utilizzata per asciugare i capi umidi) stanotte non è valso a togliere l'umidità. Uno che esce da ste spedizioni non teme + nulla ... Si sente immortale! Temo solo di prenderci troppo gusto e di diventarne dipendente, perchè ogni dipendenza è perdita di libertà..
Le 2 guide son simpaticissime. Capisco metà di quel che dicono, ma son davvero buoni ragazzi.
Domani allora sarà il turno della cima della Gorra Blanca, una normale spedizione alpinistica, tranne per il fatto che è su un ghiacciaio eterno, il terzo per estensione del pianeta terra dopo Antartide e Groenlandia.
Ps scopro oggi che il ns giro è di 80 km, e ne abbiamo fatti 18, ma la parte + difficile è passata (almeno così mi fanno credere). Sigh sobh speremo.
27/8 - il GorraBlanca
Caro diario, stamane era il gg destinato alla salita del Gorra Blanca. Sta cazzo di montagna è indubbiamente bellissima, ma è stracarica di neve, ghiacci, crepacci e seracchi.
Orbene già la paventavo ieri: già siamo in un posto stupendo e facciamo un giro mirabile; nelle mie valutazioni da montanaro cittadino (non sono un alpinista, anche se spendo quasi ogni we sui monti) mi sembra una forzatura voler strafare inserendoci anche un'alpinistica di un certo impegno in un posto dove, se qualcosa va storto, possono arrivare i soccorsi dopo solo 2 gg di marcia, sempre che li si riesca a chiamare. E l'unico che puó farlo è Diego, la guida, essendo l'unico dotato di satellitare. E sempre che sia in grado di farlo.
Stamane stiamo per partire, ma per il freddo si rompe la parte in plastica dell'attacco dello sci del Manzino. Lo ripariamo in qualche modo, fondendo la plastica, ma la funzionalità dell'attacco è un'incognita e va soggetta a verifica.
Penso che a sto punto la MinchioGorraBlanca non s'ha + da fare e invece il gruppo è determinato a partire.
Io son doppiamente rovescio perchè già avevo delle riserve, ora c'è il problema attacco (e se quello ha un problema qui diventa automaticamente un problema di tutti o quanto meno mio perchè non lo pianterei mai in asso) e il problema visibilità, che per via delle nubi basse si sta progressivamente riducendo.
Ogni tanto Diego mi chiede come va ed io continuo a rispondere che non mi piace un cazzo. Troppi crepacci, troppi blocchi di ghiaccio affiorante (peraltro bellisssimi, azzurro intenso), troppo poca visibilità in un posto dove sembra che la vita sia una presenza di troppo.
Dopo 600 metri di dislivello la visibilità si riduce a una cinquantina di metri
e io dico: "non ho nessuna intenzione di salire oltre". Il gruppo decide che è saggio rinunciare e tornare indietro.
Torniamo in rifugio, la sorte vuole che venga fuori il sole e il Gorra Blanca rifulga in tutto il suo splendore.
Il panorama è splendido. Si vede in basso l'immensità del ghiacciaio. E' un mare.
Vuole anche che lo strato di ghiaccio che ricoprel'interno del rifugio si scongeli e che i sacchi a pelo escano alquanto inumiditi dall'esperienza. Ma nessun problema: verso le 20 è tutto nuovamente congelato, compresi i sacchi a pelo, quindi di che lamentarsi?
.... continua a breve ....
Ultima modifica: