Bandit B3 "il fedele" attraversa Hielo Continental Sur

Cerri

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Buongiorno a tutti.
Una volta all'anno compaio anch'io su skiforum, eh eh.
Riporto il mio diario di bordo, che spedivo ai miei amici di Verona, della spedizione nello Hielo Continental di quest'estate, dopo che io e il Manzino ci siamo lasciati con Irebec Iacopo e Chiara a Bariloche.
Ovviamente quelle riportate sono le mie percezioni, le mie valutazioni, il modo in cui io ho vissuto l'esperienza, in relazione alle mie caratteristiche e alla mia esperienza di montagna, quindi il tutto è molto personale e soggettivo!
Dicono che sia interessante, quindi si inizia ....

23/08 - Arrivo a El Chalten
Oggi la situazione meteo è abbastanza buona, differentemente da quella del nostro arrivo a El Calafate.
Gustavo (fa parte dell'organizzazione) viene a prenderci all'ostello di El Calafate per portarci ad El Chalten. Si parte.
All'orizzonte il Fiz Roy svetta come lo Shuttle sulla rampa di lancio. E' enorme.

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La rotta 40, che ci porta a El Chalten, nella parte nord è tutta sterrata. Sembra di essere nel Gran Canyon. Lungo la strada è pieno di guanachos (lama), che avevo visto anche in Penisola Valdes.

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Verso la fine di tale rotta appaiono distintamente in lontananza il ghiacciaio Viedma, che termina nell'omonimo lago, nonchè il Cerro Torre, avvolto dalle nubi ed il Fiz Roy, che svetta imponente. Più che montagne sono cattedrali di granito.

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Siamo vicini a El Chalten, il Fiz Roy è davanti a noi e si mostra maestoso, coperto da neve e ghiaccio. Sulla destra azzurrissima si vede la seraccata del ghiacciaio della piedras blancas. Emozionante. Sulla sin del Fiz Roy in evidenza il Glaciar Grande, che sovrasta il Glaciar del Torre, che da qui non si vede.
El Chalten è un busigattolo di paesino, dove stan sorgendo alla rinfusa nuove casettine a seguito dell'esplosione del turismo in questa zona. Nel complesso il posto è abbastanza sgendeno e in questo periodo è poco frequentato.

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H 21,40. Abbiamo preparato gli zaini. Il problema è che, da accordi con l'organizzazione, avrebbero dovuto esserci 2 portatori, che avrebbero portato su cibo e attrezzatura e poi sarebbero tornati indietro, invece ce n'è solo uno, che ci accompagnerà da inizio a fine.
Lato positivo: siamo scortati per tutto il giro da 2 persone esperte, per non dire 2 tori da montagna (Diego e quella macchietta di uomo che risponde al soprannome, mutuato da un personaggio dei fumetti, di Botti).
Lato negativo: hanno affibbiato a ciascuno una decina di kg di cibo. Rabbrividiamo a pensare domani come riusciremo ad avanzare. Avremo un 25 kg di zaino, a cui si aggiungono sci e scarponi, che nel mio caso saranno altri 8-10 kg (considerato che sono dotato di attrezzatura da freeride - sci Rossignol B3, di cui uno deve il suo soprannome - il fedele - al fatto che, al II giorno di utilizzo nell'intrasass della Marmolada, si è sganciato ed è stato da me smarrito sotto la neve fresca, è stato cercato inutilmente da me e Mario per 3 ore scavando fino allo sfinimento e una settimana dopo è stato riesumato a colpi di pala - da cui il nome, ad indicare che è molto affezionato a me – il tutto nel forum http://www.skiforum.it/forum/showthread.php?t=11583 ). Insomma: nubi inquietanti dentro di noi. Se qualcosa va male i soccorsi devono per forza arrivare a piedi e ció richiede almeno 2 gg di cammino all'andata per raggiungerci e 2 al ritorno ... E niente elicotteri, sia perchè c'è mediamente troppo vento per utilizzarli, sia perchè a El Chalten non ce ne sono in dotazione e dovrebbero partire dalla città di Rio Gallegos, che è la + vicina ad esserne fornita.
Il meteo è un'altra incognita.
Mah ... Sono pensieroso. Qualcosa non mi tranquillizza.
Va beh ci dormo su e domani è un altro giorno.
24/8 - La partenza
Oggi tempo brutto. Poco vento per fortuna ma nuvole nere ovunque. Beh io
parto in assetto coniglio: la prima cosa che mi dà da temere sulla sicurezza, prendo una delle 2 guide e torno indietro. Bel pensiero tranquillizzante. Irrealizzabile ma tranquillizzante.
Va beh, in marcia.

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... Dopo oltre 5 h di cammino con sci e scarponi legati allo zaino e scarpe da ginnastica ai piedi (il Branzino parte direttamente con gli scarponi ai piedi, io non mi arrischio a camminare 5 ore con i Garmont Adrenaline), su percorsi di vario genere, paesaggisticamente superlativi ma non sempre agevoli nè particolarmente sicuri (bosco, roccia, ghiaioni, sentieri su pietra a strapiombo, passaggi in zone soggette a continue frane e cadute massi, il tutto con 33-35 kg circa di zaini appresso, con sopra anche sci e scarponi, nonchè sacco a pelo legato fuori perchè nello zaino non ci stava... nb le guide avevano 40 kg di zaino ciascuno)

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arriviamo sulla riva dello stupendo Lago Electrico, ghiacciato, di color azzurro intenso, con una penisoletta nera che spunta nel centro, dove piantiamo la tenda.

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Devo dire che per tutto il giorno mi son sentito come Frodo del Signore degli Anelli quando scalava gli altipiani del Gorgoroth per arrivare al regno di Mordor. Continuavo a guardarmi i piedi per verificare che non fossero diventati enormi e pelosi modello hobbit. La sera dormiamo in 4 dentro un busigattolo. Fuori piovigina, quindi umidità a fiumi.

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.... Per Ceresa l'esperienza è un po' una novità, in quanto è la II notte in tenda nella sua vita. Che bello. Comunque tutto sommato la notte scorre tranquilla. Panorami indescrivibili e nulla e nessuno intorno, nè uccelli nè piante. La sera squarcio di stellata incredibile. Ma c'è poco da concedersi alla visione romantica: ci aspetta una notte in 4 animali, tutti uomini ahimè, come sardine in scatola.
Cerri peraltro, notoriamente cuor di leone, inizia ad avere dei dubbi in merito al profilo sicurezza della missione ... Certi passaggi lo lasciano perplesso. Ma è talmente tutto diverso dal solito, che è preso dal turbine degli eventi e non si sofferma in valutazioni. Anche perchè meno pensa, più si concentra su dove mette i piedi e più possibilità ha di sopravvivere.
25/8 - Incrocio le dita
Il 25 siamo partiti per fortuna con un pallido sole verso le 10,30, con scarponi da sci ai piedi.

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2 h di cammino, sempre tra ghiaioni, rocce, pietrame, nonchè attraverso un lago ghiacciato (confesso che me la facevo sotto). Degne di nota sono le procedure di sicurezza nell'attraversamento del lago. La guida raccomanda di tenere slacciate le cinghie dello zaino: nel malaugurato caso di rottura del ghiaccio, ci si libera facilmente e si nuota tranquillamente fino a riva nell'acqua a zero gradi con scarponi e abbigliamento addosso (ovviamente la guida faceva le sue valutazioni in qualità di guida competente, ma io dentro di me facevo le mie da novellino in mezzo a quegli ambienti totalmente nuovi per me).

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Tento di non pensare ma i miei dubbi sulla sicurezza della spedizione iniziano ad essere molto pressanti. D'altronde ho delle belle pretese: voglio vedere lo Hielo ma pretendo la sicurezza del salotto di casa mia: obiettivi incompatibili tra loro!!! Ci arriverò anch'io a capirlo!
Poi inizia il ghiacciaio. La prima parte è coperta di pietre, sia di quelle cadute dall'alto, sia di quelle portate su dal ghiaccio.

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Dopo un'altra ora di salita arriviamo alla neve / ghiaccio e indossiamo gli sci. Grande sollievo da parte delle spalle, che ormai imploravano pietà per il peso. Degno di nota un passaggio in cui punto la racchetta, questa sfonda lo strato di neve e mi vedo un crepaccio profondo decine di metri sotto di me. Per carità, largo pochi cm, ma psicologicamente un cincinin destabilizzante.

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Ma procediamo. Intorno si sente sovente rumore di valanghe e di rottura di ghiacci, ma fa parte della coreografia. La nostra zona mi risulta relativamente tranquilla da questo punto di vista.
Il punto + impegnativo è la rampa che conduce a Passo Marconi: una pendenza di circa 30 gradi, in cordata. Niente di che (col fratellino Mario i 40 gradi sono la normalità, quindi usualmente me la bevo), ma i problemi consistono nello zaino ancora molto pesante (20-25 kg nonostante la progressiva riduzione di scorte di cibo e sci e scarponi ai piedi) e nel fatto che, per disposizioni della guida, usiamo solo una racchetta in una mano e la picozza nell'altra, quindi spinta di braccia dimezzata.
In caso di emergenze la picca serve per fermare la caduta.
Salire così è pesante. Abbiamo un po' di seracchi sopra la testa, ma io mi son già messo d'accordo telepaticamente con loro che non cadranno sulle nostre teste.
Non ho nè tempo nè energie di pensare anche a sti scocciatori.
Poi a dirla tutta sono lontani ...
Comunque arriviaamo al passo

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Si mette qualche peso sulla slitta e via.

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Dopo oltre 8 ore di marcia arriviamo all'agognato rifugio. Entrata da sotto.

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Tendenzialmente durante la marcia cercavo di sgomberare la testa da ogni pensiero, per risparmiare energie, per concentrarmi solo sui miei movimenti e per non aprire la mia mente ad idee (sbagliate o giuste che fossero) che generassero paura. Perchè la paura in fondo al mio animo era lì, pronta ad affacciarsi alla coscienza. E rimpiangevo le montagne gentili di Folgaria e il we trascorso là camminando con i miei genitori. Qui i paesaggi sono stupendi, ghiacciai imponenti e azzurrissimi, ma hai la consapevolezza che puoi pagare molto caro questo mirabile spettacolo.
E' che proprio non potevo sottrarmi a questa spedizione, pena la mia irrealizzazione. Ne sentivo il bisogno. Una vacanza a baretti e birra mi avrebbe lasciato depresso. Avevo bisogno di mettermi alla prova, di sentirmi finalmente libero da tutto e tutti, di un'esperienza che mi temprasse (lo so, sono un po' testa calda).
Ora guardo l'immensa vallata glaciale, guardo il Cerro Torre completamente ghiacciato svettare in fronte al rifugio. Io che non ho mai fatto gite alpinistiche + lunghe di 2 gg, vedo questo spettacolo assoluto e mi dico: 6 uscito dal Truman Show. Qui rischi tanto, ma 6 libero e te lo 6 scelto. Finalmente una missione impossibile tutta mia, una cosa per cui mi sacrifico allo sfinimento, che peró mi piace, mi fortifica e mi amplia gli orizzonti. Tanto è sicura ... (vana illusione).
26/8 - Apollo 13
Siamo nel rifugio Marconi, più propriamente "Fernando Garcia Soto". Territorio cileno. La temperatura interna varia tra i -2 ed i +3 gradi. Wow. Sembra di essere nella navicella Apollo 13 al rientro sulla terra quando era partito l'impianto di riscaldamento. Anche gli interni rivestiti di materiale isolante (che non isola un cazzo) color argento ricordano una navicella spaziale. Finestre gelate e ghiaccio all'interno.

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E son contento perchè la parte + rischiosa e faticosa del giro è conclusa (almeno così sono indotto a credere dalla guida e dal Manzino, che ne sa quanto me, povero).
Per fortuna il mio mitico sacco a pelo "North Face Inferno" resistente ai -40, comprato usato su internet ma mai usato da nessuno, fa il suo dovere ed il corpo è caldo.
Stamane il tempo non è dei migliori, quindi oggi non faremo la cima della Gorra Blanca. Peraltro non l'avrei fatta comunque perchè ero fisicamente distrutto.
Qui in rifugio sto indossando calzini, scarpette, magliette umide per asciugarli, visto che inserirli nel sacco a pelo (tecnica utilizzata per asciugare i capi umidi) stanotte non è valso a togliere l'umidità. Uno che esce da ste spedizioni non teme + nulla ... Si sente immortale! Temo solo di prenderci troppo gusto e di diventarne dipendente, perchè ogni dipendenza è perdita di libertà..
Le 2 guide son simpaticissime. Capisco metà di quel che dicono, ma son davvero buoni ragazzi.
Domani allora sarà il turno della cima della Gorra Blanca, una normale spedizione alpinistica, tranne per il fatto che è su un ghiacciaio eterno, il terzo per estensione del pianeta terra dopo Antartide e Groenlandia.
Ps scopro oggi che il ns giro è di 80 km, e ne abbiamo fatti 18, ma la parte + difficile è passata (almeno così mi fanno credere). Sigh sobh speremo.

27/8 - il GorraBlanca
Caro diario, stamane era il gg destinato alla salita del Gorra Blanca. Sta cazzo di montagna è indubbiamente bellissima, ma è stracarica di neve, ghiacci, crepacci e seracchi.
Orbene già la paventavo ieri: già siamo in un posto stupendo e facciamo un giro mirabile; nelle mie valutazioni da montanaro cittadino (non sono un alpinista, anche se spendo quasi ogni we sui monti) mi sembra una forzatura voler strafare inserendoci anche un'alpinistica di un certo impegno in un posto dove, se qualcosa va storto, possono arrivare i soccorsi dopo solo 2 gg di marcia, sempre che li si riesca a chiamare. E l'unico che puó farlo è Diego, la guida, essendo l'unico dotato di satellitare. E sempre che sia in grado di farlo.
Stamane stiamo per partire, ma per il freddo si rompe la parte in plastica dell'attacco dello sci del Manzino. Lo ripariamo in qualche modo, fondendo la plastica, ma la funzionalità dell'attacco è un'incognita e va soggetta a verifica.
Penso che a sto punto la MinchioGorraBlanca non s'ha + da fare e invece il gruppo è determinato a partire.
Io son doppiamente rovescio perchè già avevo delle riserve, ora c'è il problema attacco (e se quello ha un problema qui diventa automaticamente un problema di tutti o quanto meno mio perchè non lo pianterei mai in asso) e il problema visibilità, che per via delle nubi basse si sta progressivamente riducendo.
Ogni tanto Diego mi chiede come va ed io continuo a rispondere che non mi piace un cazzo. Troppi crepacci, troppi blocchi di ghiaccio affiorante (peraltro bellisssimi, azzurro intenso), troppo poca visibilità in un posto dove sembra che la vita sia una presenza di troppo.

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Dopo 600 metri di dislivello la visibilità si riduce a una cinquantina di metri

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e io dico: "non ho nessuna intenzione di salire oltre". Il gruppo decide che è saggio rinunciare e tornare indietro.
Torniamo in rifugio, la sorte vuole che venga fuori il sole e il Gorra Blanca rifulga in tutto il suo splendore.

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Il panorama è splendido. Si vede in basso l'immensità del ghiacciaio. E' un mare.

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Vuole anche che lo strato di ghiaccio che ricoprel'interno del rifugio si scongeli e che i sacchi a pelo escano alquanto inumiditi dall'esperienza. Ma nessun problema: verso le 20 è tutto nuovamente congelato, compresi i sacchi a pelo, quindi di che lamentarsi?

.... continua a breve ....
 
Ultima modifica:
cazzarola complimenti,
soprattutto per la forza d'animo e il coraggio, perche' stare giorni in mezzo ad un territorio cosi' "ostile" non e' da tutti.

bravi bravi ragazzi!!
e sana invidia ovviamente:)
 
Applausi Applausi Applausi . Veramente avventura da film soprattutto se raccontata da un "amatore"
 

.

evvai Cerri!!!!!!!!!!!!

eccezionale quata accoppiata tra "racconto" e "foto"!
un misto tra "Aria Sottile" e "Into the wild"!!!! ;)

grandissimi Cerri e Manzinoooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
Grande reportage Cerri !!! Vi abbiamo pensato molto in quei giorni !!!! E' stata un'esperienza stupenda !!!!! Bellissimo il racconto !
 
grandi ragazziiii!! :D

che spettacolo...dev'essere stata davvero dura..complimenti vivissimi!!!la armolada sembrerà un parco giochi x bambini quest inverno!! ;)
 
grandi ragazziiii!! :D

che spettacolo...dev'essere stata davvero dura..complimenti vivissimi!!!la marmolada sembrerà un parco giochi x bambini quest inverno!! ;)

Superspettacolo.....
Ormai siete in un tunnel pesantissimo!

Stupendo anche il racconto, ma sopratutto consolante.. non sono l'unico che a un certo punto si chiede "chi ..zzo me lo fa fare"
 
porca trota!!

mi piace come ti descrivi umile e le sensazioni che provi davanti a cotanta montagna....
le foto col mare di nubi poi sono fantastiche
 
28/8 - partenza alla volta del circo Los Altares
Finalmente ci sblocchiamo dal rifugio. Io ero impaziente.
Fuori la giornata è notevole

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Partiamo col bel tempo verso le 11.
Poco dopo peró ovviamente ci troviamo avvolti in un nebbione e non si vede più nulla.
Diego sfodera la tecnologia e tira fuori un gps, a dirla tutta non dei + sofisticati, ma almeno dà dei punti di riferimento. Roccambolescamente riusciamo a "planare" sul ghiacciaio, lo hielo continental. Poco dopo si diradano le nubi e si apre uno spettacolo assolutamente fuori dal comune: stiamo sciando su un vero e proprio mare di neve. Le montagne intorno sono coperte di ghiaccio. Nelle associazioni mentali ceresiane alcune vengono viste come delle immense meduse, che con i loro immensi tentacoli avvolgono le cime ... Che spettacolo. La domanda che ricorre nella mia mente è: che ci fanno delle forme di vita qui? Non ci sono animali, non c'è vegetazione, non c'è nulla, se non (a detta di Diego) dei piccoli insettini che si nutrono di microorganismi. Che ci faccio io? Boh! Sono evidentemente un intruso.
Comunque si procede rapidamente: la neve è compatta, slitta attaccata allo zaino e via.
Il vento soffia forte, ma per fortuna alle spalle. La temperatura non è mai così rigida da creare problemi, specie quando si è in movimento.

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Nel corso del pomeriggio il meteo volge definitivamente al brutto, inizia a nevicare. Ma il tutto non crea problemi. Come dice il Manzino siamo immortali!!! (o almeno è rassicurante pensarlo)

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Arriviamo di fronte al circo Los Altares, ossia la zona clou dal punto di vista paesaggistico, ma la vista del Cerro Torre e Fiz Roy è fortemente compromessa. Amen. Ceresa intanto pensa: "siamo vivi e sani e questo è ció che mi interessa di +. Lo spettacolo del circo me lo vedró in foto".
Verso le 17 Diego dispone di armare la tenda: costruiamo un muro di neve a protezione della tenda dal vento, che ormai è fortissimo, e ci cacciamo dentro.

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Io sono tutto sommato in forma, ma gradisco ugualmente dormire. Metto i tappi nelle orecchie e dico buona notte alle frustate di vento sulla tenda. Peraltro alle 4 di mattina ci svegliamo tutti con una piacevole sorpresa: il tetto della tenda è a 10 cm dal nostro naso, schiacciato in basso dal peso della neve accumulatasi. Le pareti interne sono gocciolanti, perchè la tenda non traspira più e i sacchi a pelo esternamente sono tutti bagnati. Interiormente ... Meglio non pensarci! Diego esce con agilità e toglie la neve dalla tenda. Si torna tranquillamente a dormire nel mezzo della bufera di neve, accampati in un mare bianco senza nulla intorno. Argh.

29/9 - Il giorno dei giorni.
Alla mattina usciamo dalla tenda, la tormenta di neve continua e per di + ci sono una trentina di cm di neve fresca sul suolo. Disarmiamo la tenda, mettiamo via i sacchi a pelo bagnati e alle 11 partiamo. E chissenefrega se son bagnati. Tanto la notte successiva si dormirà al rifugio Paso del Viento, che si dice essere in legno, quindi molto più accogliente dell'Apollo 13.
La neve si attacca ovunque e rende difficoltoso l'incedere. La slitta a traino si ribalta frequentemente e rallenta ulteriormente la marcia. Ma chissenefrega: non temo la fatica, ma unicamente i rischi. E poi sta sera saremo in un rifugio. D'accordo, senza riscaldamento nè niente, ma per i nostri standard sicuramente prestigioso.

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Nella bufera la visibilità è progressivamente più scarsa e l'incedere è lento, troppo lento per poter arrivare nei tempi preventivati al rifugio. Diego non riesce ad orientarsi facilmente. La stanchezza la fa da padrona. Cerri cade in una zona in discesa e rompe pure un bastoncino da sci, uno dei "black diamond" telescopici da 115 € comprati nell'ottica di avere materiali al top per ridurre al minimo i rischi. Questa non è una bella cosa. Con i carichi che abbiamo, l'utilizzo delle racchette è fondamentale sia per equilibrio e appoggio sia per dare spinta.
Va beh, raccolgo i cocci e procedo con i 2 pezzi alla meno peggio. Che fatica.
Dopo un'h di incerto vagare tra le morene glaciali coperte di neve fresca, ormai in piena crisi d'identità con Frodo, dopo aver seguito Diego, che tagliava un pendio stracolmo di neve appena caduta, dove io vedevo già tutti quanti travolti da una valanga e immaginavo tutto ció che avrebbe comportato nella mia realtà veronese, verso le 18 si decide di armare la tenda in un accampamento similprotetto di emergenza (ossia dove il tempo batteva a meno di 600.000 km/h) . La notizia è scoraggiante: i sacchi a pelo sono bagnatissimi dalla notte precedente, a me il posto non sembra sicurissimo, essendo ai piedi di un pendio non troppo scosceso (non più di 30 gradi), ma che si sta progressivamente caricando di neve!
In breve tempo costruiamo il muro di neve protettivo, armiamo la tenda ed entriamo. Subito si ricrea una condensa terribile all'interno della tenda. Inizia a piovere dentro copiosamente e c'è un vapore che si taglia col coltello. Si profila una notte infernale non attesa. L'atmosfera è cupa. Botti, l'uomo fumetto, tenta di tener su il morale e prepara da mangiare - ovviamente dentro la tenda. Risultato: la puzza e il vapore del cibo si mescolano col nostro odore, che ormai è rilevante, e con la condensa. Abbiamo gli abiti zuppi ed i sacchi a pelo pure.
Unica cosa che mi solleva il morale è che il Manzino, con la sua esperienza, ritiene impossibile l'evento che più pavento: ossia che un lastrone di neve si stacchi dal pendìo sovrastante e ricopra la tenda. Come sempre, sopporto tutto, ma il fattore sicurezza era una variabile che consideravo condizione base per partecipare a questa missione. Poi ho sempre il chiodo fisso della mia famiglia iperapprensiva a casa: sono senza mie notizie da giorni, non sanno neanche bene cosa sto combinando quaggiù e se anche solo non riesco a dare mie notizie entro il 3 settembre, quelli vanno in tilt completo. Li conosco troppo bene. Angoscia oltre alla preoccupazione.
Aggrappato alla fiducia nel Branzino (perchè di Diego e di Botti ormai mi fido poco), valuto che nel mio sacco a pelo da spedizione sull'Everest il rischio di ipotermia non esiste, anche se è pieno d'acqua (alla peggio è come dormire in vasca da bagno nell'acqua calda - wow), mi infilo dentro e aspetto che arrivi l'alba. Dormo un'h sì ed un'h no. Fuori dalla tenda imperversa la bufera, ma non uso i tappi per le orecchie, per avere piena consapevolezza di tutto ció che accade (mossa stupida perchè non potrei comunque fare nulla ed in + non mi riposo). In compenso Botti russa talmente forte, che penso che proprio lui potrebbe essere la causa della slavina che ci potrebbe travolgere. Penso che sono proprio un masochista a pagare fior di dollari per farmi guidare in quella situazione. Nei vaneggiamenti della notte inizio anche a temere di essere colpito dal colpo della strega a causa del freddo, di non riuscire +a muovermi e di essere abbbandonato nei ghiacci dal resto della spedizione.
Alle 5 di mattina noto che Diego è sveglio e gli chiedo quando si parte, spiegandogli che è bene partire presto perchè così abbiamo + tempo a disposizione per la marcia. Notare che la luce qui sorge verso le 8. Ma vedo l'alba e l'abbandono della tenda come un incremento notevole delle nostre possibilità di uscire incolumi dal giro. Anche perchè il paleogps di Diego ci dava a 3 km in linea d'aria dal passo del Viento, dopo il quale, dalle informazioni che avevo, la strada avrebbe dovuto essere tutta in discesa.

30/8 - Torna il sereno?
E alla fine le 8 arrivano, dopo aver controllato sull'orologio per decine di volte l'andamento della pressione atmosferica nel cuor della notte, nella speranza di un miglioramento meteo. E il miglioramento c'è. Non nevica +, non c'è + vento. Anzi c'è il sole e il paesaggio è mirabile. Qualcuno ha guardato in giù. Usciamo dai mocci Vileda dove abbiamo quasi dormito.
Io inizio ad armeggiare con la pinza sul mio bastoncino da neve e con una certa rapidità riesco a ripararlo. Torna il sole anche dentro di me. I Black Diamond valgono i soldi che son costati.
Partiamo verso le 10. Io mi sento un po' debole, probabilmente per la nottata da brivido.

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Ognuno porta qualcosa e la slitta tocca a me. Viene legata sopra il mio zaino.
Poi chiediamo informazioni a Diego sul rischio valanghe, che a me non sembra trascurabile, vista la recente nevicata ed i pendii, ma lui ci risponde che noi siamo abituati alla neve continentale e quella è neve marittima. Per cui lì l'assestamento del manto nevoso è molto + rapido che da noi e la valanga è un evento più remoto di quanto non siamo abituati noi. Effettivamente riscontro che la neve lì ha la presa della malta rapida e mi sforzo di crederci, anche se la mia fiducia è ormai ai minimi (non per colpa sua, ma per mancanza di esperienza mia).
Arriviamo al passo del Viento. Sulla carta e dai discorsi doveva essere una salita da nulla, invece si presenta come una rampa assai pendente (il finale secondo me è sui 30-35 gradi e come sempre il problema è il carico che abbiamo), in alcuni tratti caratterizzata da neve abbondante, in altri da una spolverata sul ghiaccio, in altri ancora da una spruzzatina sui sassi.
Sotto il peso dello zaino e con la debolezza che mi caratterizza non riesco nemmeno a fare le inversioni come Dio comanda e le faccio alla "patagone", ossia come la fanno Diego e Botti: come viene, alla meno peggio. E questa loro mancanza completa di stile nelle inversioni e nell'approccio alle salite (anzichè cercare una linea di pendenza costante e sostenibile e seguirla, puntano diritti verso la cima, salvo poi correggere la rotta quando non ce la fanno +) mi fa scadere ulteriormente la fiducia nei loro confronti.
Probabilmente la fanno anche loro così perchè hanno zaini molto più pesanti dei nostri. Non lo so. La stanchezza si fa sentire e le mie valutazioni non sono certo lucidissime.
Arrivo in cima in qualche modo, disfatto, incazzato nero con tutti,
continuando a ripetermi ad ogni inversione che non dovevo cadere, che dovevo stare in piedi come dovere per le persone a me care, me ne vado in una zona solitaria dove trovo dei sassi, stacco gli sci e mi siedo sull'unico posto non coperto da neve, perchè ormai sta neve la odio.

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Ora bisogna scendere: si taglia l'ennesimo pendio innevato di fresco di sto cazzo di neve marittima, che si attacca allo sci come niente e poi di colpo si stacca e fa prendere velocità quando meno te lo aspetti, e si arriva in prossimità del ghiacciaio. Frodo è molto stanco.

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La sorpresa a quel punto è la pietraia sovrastante: è una montagna enorme che letteralmente si sta sfaldando. Molto peggio di quella trovata il II gg.
Di tanto in tanto parte qualche maroccolo e scende giù fino a valle. Ma nulla è lasciato al caso nelle procedure di sicurezza: Diego ci raccomanda di indossare il casco (fondamentale per colpire di testa i sassi cadenti e deviarli verso la porta avversaria) e, in caso di caduta sassi, di staccarci velocemente lo zaino e guardare in su. E poi dobbiamo schivare il sasso. A volte affondiamo con la neve fino alle ginocchia, ma nessun problema: stacchiamo lo zaino e schiviamo i sassi cadenti. Secondo me da piccolo ha giocato troppo con i videogiochi di Space Invaders. Inizio a smoccolare nei confronti del Manzino che quello è uno psicopatico potenziale suicida e che è assolutamente irresponsabile a portarci lì. Inizio a nutrire l'idea di picchialo (mi farebbe a polpette e mi pianterebbe lì).
Poi valuto anche che forse non ci sono percorsi alternativi e che è il giro in sè che, oltre ad essere fisicamente pesantissimo (ma quello lo sapevo dal principio e non era un problema) è anche molto rischioso (e secondo me lo stesso Diego non era consapevole dei rischi, probabilmente non avendolo mai fatto in inverno con la neve - perchè ricordo che qui è inverno).
Va beh ancora una volta qualcuno guarda in giù e ci lascia sopravvivere.

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Lo schema successivo del piano sicurezza prevede di camminare sul ghiacciaio per allontanarci dalla zona caduta massi. Ci avventuriamo anche in quel percorso. Tanto ormai son 2 giorni che la nostra incolumità è a rischio (almeno è ciò che percepisco io) e non si puó far altro che procedere. Diego apre la via camminando con prudenza sul ghiaccio coperto di neve fresca e sondando la consistenza del suolo con piedi e bastoncini. Noi dietro.

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Botti comprende che non mi sento propriamente sicuro in quella situazione e inizia a farmi assistenza passo passo, con una pazienza tale da farmi passare tutta la rabbia che avevo dentro. Capisco che non c'è nulla da fare: i rischi li corrono anche loro e ci stanno mettendo tutta la più buona volontà .... meglio camminare ed incrociare le dita.
Grazie a Dio verso le 19, dopo 9 orette di tranquilla scampagnata, arriviamo alla Laguna Toro, dove accamperemo per l'ultima notte. C'è anche una casetta in legno di 2 metri per 3, ove si puó dormire. Le due guide vanno a dormire lì, noi dormiamo in tenda. Ovviamente inizia a nevicare. Altra condensa dentro alla tenda, altra notte inzuppata, ma chissenefrega: è l'ultima. Puó capitare di tutto, ma è l'ultima. E poi dobbiamo ringraziare la sorte per il bel tempo della giornata, perchè con un meteo come quello del giorno precedente non avremmo mai potuto affrontare quel percorso ed avremmo dovuto rifugiarci al rifugio del Viento ed attendere una giornata di bel tempo ... Figurarsi a Verona cos'avrebbero pensato le nostre famigghie.
Altra cosa: ringrazio la sorte di essere riuscito a sistemare il bastoncino da neve, perchè un percorso simile con un solo bastoncino non era assolutamente affrontabile. Insomma: c'è di che rallegrarsi.
Comunque tornando alla realtà, il fetore nella tenda è pestilenziale. Lo associo all'odore sentito in India nel tempio dei ratti, bleeaaa.
31/8 - Ritorno alla vita
Ordunque, la nottata in tenda al campo Toro è stata moolto umida: ha nevicato tutta la notte, per cui la tenda - al solito - non traspirava (al pari delle due nottate precedenti) e la condensa all'interno era terribile. Per di + i sacchi a pelo erano fradici dalla notte precedente. Peraltro il mio mitico Inferno teneva ottimamente la temperatura corporea e con la stanchezza che mi ritrovavo ho fatto una gran ronfata.
Mattina: partenza alle ore 10,30. Meta la sospirata cittadina di El Chalten, ossia finalmente una camera ed una cena come si deve ed una branda calda e senza umidità.
Il bosco fuori è stupendo

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Secondo le stime di Diego di 2 gg fa il percorso doveva essere di 3h. Secondo le ultime proiezioni di ieri doveva essere di 5 h. Avendo compreso l'approssimazione delle sue stime, avevo ipotizzato un arrivo entro le 19,30. Risultato: siamo arrivati alla meta alle 18,40, ossia dopo oltre 8 ore di marcia con gli sci ai piedi, 500 m di dislivello in salita e 1000 in discesa, sotto una nevicata di notevole intensità, 30-50 cm di neve fresca che si appiccicava alle pelli degli sci rendendoli pesantissimi.

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Nel tratto finale siamo riusciti a trovare la via giusta per il paese seguendo prima le tracce di racchette da neve lasciate da qualcuno prima di noi (finalmente un segno di civilità).
A seguire ci siamo bevuti 200 litri di agognata birra, abbiamo mangiato di tutto (ps a metà cena mi è venuta la flippa di sbarbarmi usando lo shampoo come crema da barba per sentirmi meno Gugù dell' età della pietra, che ormai ero Gandalf), armeggio un po' su internet per comunicare ai veronesi che siamo vivi e sani, pianifico le prossime vacanze estive a Rosalina Mare, la prossima messa di ringraziamento ai numi per avermi protetto e ci tuffiamo a dormire.


1/9 - Ritorno a El Calafate
in ostello non ho dormito così bene: il letto era troppo comodo, la stanza troppo calda, grande e asciutta. Morale: sono diventato un selvaggio.
Nell'ennesima giornata sotto la neve, alle 17 i ragazzi vengono a prenderci con un 4X4 e ci riportano a El Calafate. Buoni ragazzi sti 2 fulminati. Si torna alla civiltàààààà. Missione Patagonia: fatta! Panorami indimenticabili, esperienza unica e sfida di stare 9 gg senza birra superata!
2/9 - Perito Moreno
Stamane abbiamo anche visto il maestoso ghiacciaio del Perito Moreno, che 10 gg fa non eravamo riusciti a raggiungere.

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La cosa preoccupante è che guardavo i ghiacci all'orizzonte e mi sentivo a casa ... Avrei voluto correre e tornare là in mezzo! Che il timore di sviluppare dipendenza si sia concretizzato? Che il virus mi abbia colto? Lo sapremo in futuro
 
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