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Discussione: Su e giù per il Popera [Dolomiti di Sesto] - 5/6 settembre 2021

  1. #1

    Predefinito Su e giù per il Popera [Dolomiti di Sesto] - 5/6 settembre 2021

    Uniti nella passione per le Dolomiti, io e alfpaip decidiamo di fare un “giretto” assieme.
    Abbiamo ben due giorni liberi, domenica 5 e lunedì 6 settembre e le previsioni già dalla settimana precedente sembrano favorevoli.

    Ognuno tira fuori le proprie proposte e alla fine si converge su una zona a lui abbastanza “ignota” e su un giro che io avevo fatto solo a tratti, mai concluso completamente a causa delle avverse condizioni atmosferiche: il classico Giro del Monte Popera con Ferrate Roghel e Cengia Gabriella il primo giorno, pernottamento al Rifugio Carducci, Strada degli Alpini il secondo giorno.
    Non contento del poco chilometraggio e dislivello, alfpaip propone anche la salita al Monte Popera per aggiungere un 3mila dolomitico alla collezione. Non sapevo manco della possibilità di salire lassù ma se lo dice lui mi fido, quindi ok… giro approvato.
    Le previsioni sono ottime per lunedì ma mettono piogge e temporali per domenica pomeriggio, quindi sarà il caso di partire presto e fare veloce. Quindi ritrovo alle 6.15 a Santo Stefano di Cadore e prima delle 7 siamo già in movimento al Rifugio Lunelli in direzione Rifugio Berti.

    Siamo soli e il posto alla fioca luce del mattino è magico



    Si inizia a salire e alle nostre spalle si iniziano a vedere le Creste di Confine, dove ero stato la settimana precedente: Monte Cavallino, Crode dei Longerin, Monte Palombino



    Eccoci già all’altezza del Rifugio Berti (sovrastato dal Passo della Sentinella e dalla Croda Rossa)



    dove però non ci fermiamo tirando dritto fino al bivio sul sentiero 152



    Il nostro obiettivo è proprio lassù, alla base delle rocce dei Campanili del Popera, dove c’è l’attacco della Ferrata Roghel.
    Si inizia a ravanare (son 400 metri veramente faticosi) su per il ghiaione





    fino a 2350 metri, dove troviamo la prima corda fissa.
    Inutile parlare della ferrata visto che trovate mille relazioni sul web. Metto solo qualche foto di me e di alfpaip in azione sui 250 metri di dislivello che conducono alla Forcella delle Guglie o dei Campanili a 2565m.











    Affacciati sulla forcella… sbadabam (cit.) ci accoglie il Cadin di Stallata dove è posto il Bivacco Battaglione Cadore (in ombra, sulla sinistra)



    Alfpaip in estasi studia già la Cengia Gabriella sullo sfondo





    Prima bisogna scendere in fondo al Cadin, però… e non è per niente banale, praticamente bisogna fare un’altra ferrata in discesa…



    Dopo una prima possibilità di scendere in un canalino ghiaioso verso il Bivacco, si scavalca un’altra fascia rocciosa fino a giungere alla vera conclusione della Ferrata Roghel.
    Qui si svolta a destra (ulteriore possibilità di scendere al Bivacco) e si inizia a risalire il circo ghiaioso che poi si traversa in diagonale fino a raggiungere l’attacco della Ferrata Cengia Gabriella. Anche per questa trovate le descrizioni online. Sappiate solo che è bella lunga e dopo 4 ore di cammino la fatica in qualche risalita (i tratti in piano sono minori di quelli che ci si potrebbe aspettare) si farà sentire…

    Ecco qualche foto



























    Dopo un lungo aggiramento della montagna finalmente si inizia a vedere in lontananza il Rifugio Carducci…



    Adesso il tratto orizzontale è finito e bisogna solo scendere



    utilizzando anche una bella e caratteristica cengiona inclinata





    alla fine della quale finiscono le attrezzature e si prende il sentiero che porta alla via di accesso del Rifugio Carducci da Auronzo (sentiero 103).

    Uno sguardo indietro al cengione obliquo



    E poi resta solo la risalita al Rifugio Carducci, raggiunto dopo 7 ore e mezza dalla partenza, comprensive delle (poche) pause.







    Il tempo aveva retto bene, col senno di poi avremmo potuto anche prendercela più comoda.
    La pioggia è arrivata solo nel tardo pomeriggio seguita da un bel temporalone con lampi che illuminavano a giorno proprio mentre ci stavamo gustando i famosi canederli del rifugio per cena.
    Una grappetta e poi in sacco con la (vana) speranza di dormire un po’ in due minuscole camerate attigue con letti a castello stile bivacco.

    Lascio ora la parola al compagno di avventura Alpaip per la seconda giornata.


  2. #2

    Predefinito

    Il secondo giorno ci accoglie con uno spettacolo abbastanza noto ai frequentatori dei profili social del Rif. Carducci (a proposito, il tris di canederli Nepal è una goduria per il palato), giacché il vulcanico gestore è solito postare spesso foto dell’enrosadira sulle pareti della Croda dei Toni…



    Sopra la Val Giralba e la Val d’Ansiei si stende, invece, un suggestivo mare di nubi oltre il quale svettano le Marmarole, gli Spalti di Toro e tutte le Dolomiti d’Oltrepiave…



    Ci mettiamo in marcia e in breve saliamo a Forc. Giralba, lasciando alle nostre spalle il Lago Nero e affacciandoci sulla conca in cui giace, invece, il Lago Ghiacciato... Al che mi tornano in mente i suggestivi discorsi di subsahara sulla linea spartiacque che stabilisce quali molecole di H2O debbano finire nell’Adriatico e quali nel Mar Nero… In basso, ai piedi del Pulpito Alto, si scorge distintamente il Rif. Zsigmondy Comici…



    Dalla forcella si può già ammirare anche il severo ambiente che ci attende nella Busa di Dentro… Prima tappa di giornata, infatti, è la cima del Monte Popera, la cui via normale si svolge proprio nei meandri di tale vallone…



    Dopo un breve tratto, abbandoniamo il segnavia 101 e svoltiamo a destra per inoltrarci lungo il margine del grandioso anfiteatro, sorvegliati alle spalle dalla poderosa mole della Croda dei Toni e dalla Cima Grande di Lavaredo, che poco alla volta fa capolino in lontananza oltre il Passo Fiscalino…



    Dopo un primo tratto quasi pianeggiante e piuttosto piacevole, la traccia – segnalata solo da sparuti ometti ma comunque facile da seguire – comincia a inerpicarsi su ripidi ghiaioni con la tipica formula 3x2 (tre passi avanti e due indietro)…



    Tuttavia, l’ambiente in cui ci si muove è talmente maestoso che la fatica passa decisamente in secondo piano…



    Ormai quasi al vertice delle ghiaie ci si imbatte nella parete De Zolt, irta porta d’accesso alla Cresta Zsigmondy e alla via che conduce poi a uno dei bivacchi più incredibili delle Dolomiti…



    Superata una breve e facile fascia di roccette da arrampicare e giunti in cresta, merita volgere un altro sguardo d’insieme all’ex circo glaciale della Inneres Loch…



    La Croda dei Toni (o Cima dodici, a seconda che ci si senta più veneti o sudtirolesi) continua a dominare la scena, e lo farà per quasi tutta la giornata… Le Tre Cime, invece, continuano a giocare a nascondino tra le nubi…



    A calamitare lo sguardo, però, non possono non essere i vertiginosi appicchi di Cima Undici… Ai piedi della sua vetta meridionale è incastonato, come poc’anzi accennato, quell’autentico nido d’aquila che prende il nome di Bivacco Ai Mascabroni… Come molti probabilmente già sapranno, i Mascabroni furono un manipolo di alpini con le palle cubiche che, guidati dal Capitano Giovanni Sala, nel pieno dell’inverno del 1916 misero in atto una funambolica traversata dalla cima sud a quella nord di Cima Undici, calando poi dall’alto sui soldati austriaci appostati al Passo della Sentinella e conquistando così quel valico ritenuto strategico… Un percorso tuttora appannaggio di pochi alpinisti provvisti di pelo sullo stomaco e spirito d’avventura, figuriamoci un secolo fa, con le attrezzature e l’abbigliamento dell’epoca e, per di più, nella stagione fredda… Peccato che un’impresa così ardita sia risultata tutto sommato inutile dal punto di vista bellico…





    Ad ogni modo, non è niente male neanche la vista dal versante opposto, con le alte pareti del Monte Popera che precipitano sul sottostante, omonimo Vallon… Purtroppo la nuvolaglia guasta parzialmente la visuale ad est…



    L’ultimo tratto della via normale al Popera corre lungo un facile pendio detritico, reso però infido dalla presenza di un po’ di ghiaccio sulle rocce biancastre…



    Inutile dire che il panorama dalla cima è over the top, a 360°… Non sto ad elencare tutto ciò che si vede (o si vedrebbe, maledette nubi) altrimenti faccio notte…





    A conquistare il titolo di cima più fotografata ovviamente è sempre lui, lo Zwolferkofel… Le Tre Cime, invece, continuano a fare le timide…



    Approfittando della presenza di due avvenenti donzelle che ci hanno raggiunto (con cui abbiamo intavolato un’amabile conversazione in inglese, salvo poi renderci conto che erano pusteresi e quindi parlavano tranquillamente italiano), ci facciamo scattare qualcosa di meglio del solito selfie mezzo sghembo…



    È tempo di rimetterci in marcia, perciò lasciamo le due gioviani a disquisire dei loro propositi di salire in settimana anche… Indovinate cosa?! Ma certo, Cima Dodici… E cominciamo la discesa… La strada è ancora talmente lunga che mi sfiora l’idea di prendere una scorciatoia…



    Ma, ovviamente, non si può… Anche perché sarebbe un delitto bypassare il resto dell’itinerario… Caliamo dunque velocemente lungo il ghiaione, in discesa decisamente meno sfiancante che all’andata, fin sul fondo della Busa di Dentro…



    Ritrovato il segnavia 101, lo seguiamo verso nord in direzione della Spada e della Mitria, i due enormi gendarmi che vigilano sull'imbocco della cengia percorsa dalla Strada degli Alpini…



    Un grande ometto segnala l’inizio della cengia vera e propria… Sullo sfondo Cima Una, ultima delle cinque vette che compongono la meridiana di Sesto…



    Giusto pochi minuti di cammino e ci troviamo già nel tratto più suggestivo della cengia, probabilmente uno degli angoli più iconici e più fotografati non solo delle Dolomiti, ma dei percorsi montani in generale… La parete sopra le nostre teste si abbassa fin quasi a toccarle, la cengia prosegue a poche decine di metri di distanza ma, per raggiungerla, occorre introdursi fin quasi nel ventre della montagna…









    Girato l’angolo, la seconda parte del sentiero attrezzato si snoda dinnanzi a noi… Il fondo della Busa di Fuori sembra distantissimo ma le prospettive ingannano, in realtà basta poco per raggiungerlo…



    In alto in lontananza, abbarbicato sulla Mensola (di nome e di fatto), si può ammirare da altra prospettiva l’argenteo bivacco…



    Alcune passerelle aiutano a superare qualche piccola interruzione nella continuità della cengia…



    Anche la Busa di Fuori è un luogo altamente suggestivo, con un nevaio perenne che a inizio stagione deve creare qualche grattacapo per essere attraversato ma che ora regala solo una graziosa grotta ghiacciata…







    Oltre, la cengia prosegue più larga anche se il salto sottostante resta considerevole…



    Magia delle cenge… A vederle da lontano pare impossibile passeggiarci sopra, poi quando ci si trova lì sembra un’autostrada…



    Nell’ultimo settore del percorso il sentiero comincia a salire di quota e la fatica si fa un po’ sentire, complice l’esposizione al sole e le temperature inaspettatamente elevate… Ma ci sono sempre i panorami a consolare il viandante… Se alle spalle domina sempre l’imprescindibile Croda dei Toni, di fronte ci pensano i Tre Scarperi a rubare la scena…





    Almeno fino a quando non fa la sua comparsa lei… Err Magesti…





    Passin passetto maciniamo chilometri e quasi senza accorgercene ci ritroviamo a Forcella Undici, dove chi deve rientrare in Val Fiscalina può abbandonare il percorso e scendere lungo il segnavia 124… Qui, libera dalla mole dei 3000 dolomitici, la vista può spaziare a nord verso la Pusteria e le vette di confine (e le piste del Monte Elmo…





    Dopo una pausa spuntino, noi proseguiamo verso est lungo il 101 e subito avvistiamo la Sentinella, anche se il Passo che questa vigila silente è ancora celato alla vista dalle quinte rocciose di Cima Undici Nord…



    Per raggiungere il passo si deve affrontare quello che si rivela il tratto più impegnativo del sentiero attrezzato, con alcuni tratti ferrati tutt’altro che elementari e su terreno spesso franoso…





    Eccoci finalmente in vista dello storico valico… Da lì in poi è tutta discesa fino all’auto, ma mai cantare vittoria troppo presto…





    Prima di cominciare la discesa, un ultimo saluto all’Alto Adige…



    E una sbirciatina alla parete su cui si snoda la delicata via normale per Cima Undici Nord… Prima o poi…



    Dicevamo, non dire gatto… Per chiamare sentiero quell’ammasso di ghiaie instabili, cemento e sabbia che dal Passo della Sentinella cala verso il Vallon Popera ci vuole una certa dose di fantasia… Avevo già fatto una corda doppia su ghiacciaio, ma una su ghiaione onestamente mi mancava…



    Tra l’altro, sempre in tema di prospettive che ingannano, non sembra ma il Vallon Popera è enorme… Si scende, si scende ma non si arriva mai giù…



    Meglio allora fermarsi a studiare ancora un po’ i progetti futuri… Sulla destra della parete è ben visibile il canalone innevato lungo il quale i Mascabroni calarono silenziosamente sul Passo della Sentinella, cogliendo di sorpresa gli ignari nemici…



    Prima di raggiungere i prati, il sentiero corre come una passerella sull’ultimo lembo di terreno stabile rimasto tra due immani colate detritiche…



    Finalmente un po’ di terreno solido… Ora il segnavia 101, sempre lui, fa un largo giro a contornare il vallone transitando ai piedi della Pala di Popera e lambendo un piccolo, grazioso laghetto…





    Qualche ora prima eravamo lassù…



    E invece ora rieccoci (quasi) al punto di partenza, al Rif. Berti…





    Ancora uno scatto dall’animo malinconico, come sempre in queste occasioni, verso il Vallon Popera…



    E anche questo giro di grande soddisfazione è giunto al termine… Questa volta il selfie sghembo è inevitabile…



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  4. #3

    Predefinito

    senza paroleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, standing ovation!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!
    che foto
    che panorami
    Bravissimiiiii!!!!!!

  5. Skife per Villo68:


  6. #4

    Predefinito

    il giro classico del Popera che tutti dovrebbero fare ma che io non farò mai...troppo lungo

    Bravi!!

  7. #5

    Predefinito

    Ma no dai, anzi...

    Mio fratello, che fa corsa in montagna, quando gli ho detto cosa avevamo fatto mi ha rimproverato per non averlo fatto in giornata...

    (A parte gli scherzi, senza andare in cima al Popera, sono 8 ore il primo giorno e 6 il secondo... certo che la salita in cima è forse la cosa più appagante.... a differenza del mitico Blitz a me non fa schifo che ci sia una cima nel giro, se poi è anche un 3mila....)

  8. Lo skifoso julianross ha 4 Skife:


  9. #6

    Predefinito

    ovviamente ci sono trattori che si fanno il giro in giornata ed anche abbastanza in scioltezza

    cmq ti correggo, sono minimo 8 ore il primo e minimo 6 il secondo

  10. Lo skifoso cocojambo ha 2 Skife:


  11. #7

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio
    il giro classico del Popera che tutti dovrebbero fare ma che io non farò mai...troppo lungo

    Bravi!!
    in marcia, pelandrone!


    è veramente uno di quei giri da "once in a lifetime"... e, effettivamente, farlo in giornata sarebbe la cosa migliore... così ci i potrebbe fermare al Carducci per pranzo, mangiandosi i canederli ma evitando di doversi trascorrere una notte insonne...

  12. Lo skifoso alfpaip ha 4 Skife:


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  14. #8

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio
    ovviamente ci sono trattori che si fanno il giro in giornata ed anche abbastanza in scioltezza

    cmq ti correggo, sono minimo 8 ore il primo e minimo 6 il secondo
    Senza alfpaip che mi tirava il mio ritmo sarebbe stato 10 ore il primo giorno e 8 (+4 per la Cima) il secondo...

    Sono andato "leggermente" oltre le mie possibilità, non mi sono ancora ripreso dopo 10 giorni

  15. Lo skifoso julianross ha 5 Skife:


  16. #9

    Predefinito

    ma non è meglio il gira rifugio locatelli, pian di cenge, comici e carducci per gustarsi i loro piattoni?

    forse un giorno mi toglierò la pelandronaggine e lo farò, comunque questi sono tutti giri da fare in almeno due giorni, non tanto per la lunghezza quanto per gustarseli a pieno

  17. Lo skifoso cocojambo ha 3 Skife:


  18. #10

    Predefinito

    A proposito del Carducci.

    Piano terra del Rifugio nuovo di pacca, ambiente accogliente, si mangia bene, ha ottime grappe, i ragazzi sono molto disponibili e simpatici, il bagno sotto è accettabile, ci si può fare una doccia a gettoni (5 euro + 3 di asciugamano), hai ampia scelta di crocs igienizzate nel deposito scarponi del sottoscala...

    però però però... il piano di sopra è abbastanza scandaloso... un bagno con due gabinetti alla turca in stati pietosi e due lavabi.
    3 camerate piccolissime (2 adiacenti) con tanti, troppi letti (a castello, di ferraglia, anche a 3 posti)... sembra di stare in un bivacco più che in un rifugio.
    Ora, siamo in montagna, non pretendo le stanzette da 2 ma per me siamo sotto al livello minimo necessario...
    Onestamente consiglio piuttosto di pernottare al Comici dove già 20 anni fa avevo dormito in condizioni nettamente migliori.

    - - - Updated - - -

    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio
    ma non è meglio il gira rifugio locatelli, pian di cenge, comici e carducci per gustarsi i loro piattoni?

    forse un giorno mi toglierò la pelandronaggine e lo farò, comunque questi sono tutti giri da fare in almeno due giorni, non tanto per la lunghezza quanto per gustarseli a pieno
    Ho in mente un altro bel giretto su due giorni in zona, comprendente anche la Ferrata Casara che ha dato lustro a un percorso storico attorno alla Croda de Toni ormai in disuso...
    Ma stavolta andrò a dormire al Pian di Cengia o al Comici...

  19. Lo skifoso julianross ha 3 Skife:


  20. #11

    Predefinito

    non hai sentito di nessuno che ha dormito bene al carducci

    quella della casara ce l'ho anche io nella mia lista, ci aveva fatto un report blitz, dormendo al carducci mi pare

  21. #12

    Predefinito

    complimenti davvero per il giro, la prosa e le foto!

    feci un giro da quelle parti ormai quasi 30 anni fa dormendo dentro una caverna della 1ma guerra....

  22. Lo skifoso mariodb ha 3 Skife:


  23. #13

  24. Lo skifoso botto ha 2 Skife:


  25. #14

    Predefinito

    Un report eccezionale, delle foto strepitose!
    Complimenti a voi due

    Stasera me lo voglio studiare approfonditamente, ché - ormai il prossimo anno, magari con cocojambo - vorrei calcare esattamente le vostre orme

  26. Lo skifoso subsahara ha 3 Skife:


  27. #15

  28. Lo skifoso Jagar ha 2 Skife:


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