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Discussione: Arrivano i vaccini!!!

  1. #1711

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da missouri Vedi messaggio
    vogliono finire la storia il prima possibile,hanno paura che mutue lunghe (come quella di un positivo di lungo termine) diano nell'occhio e gli possano creare problemi con l'inps a mio giudizio
    Il mio medico al primo tampone negativo 100% dopo quasi due mesi di mutua mi molla al mio destino anche se l'asl ci mette una settimana per mandarmi la liberatoria
    E anche se l'asl mi dovesse liberare prima di essere negativo sono certo che mi farà un mucchio di storie a coprirmi ancora con una mutua generica dato che la mutua inps da covid cessa con la liberatoria
    Se non vuole che gli fai? una causa con l'avvocato? alla fine fanno come gli pare
    Causa al tuo medico per cosa?Mutua generica?Boh?

  2. #1712

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da picchio Vedi messaggio
    Causa al tuo medico per cosa?Mutua generica?Boh?
    per non averti coperto tutto il periodo,da arrivo lettera di inzio isolamento a arrivo lettera fine isolamento ( e non arrivo del risultato di tampone negativo se l'asl ti libera la settimana dopo) semmai..
    la questione è..se l'asl ritarda la lettera di fine isolamento quando hai il tampone negativo il medico deve coprire e l'inps pagare?
    E ancora..se l'asl ti libera positivo e tu devi aspettare un tampone negativo per essere riammesso al lavoro il medico deve coprirti in un qualche modo con una mutua generica se l'inps giustifica quella specifica da covid solo per il periodo di quarantena?

    I lavoratori che, in assenza di sintomi da almeno una settimana ad eccezione di anosmia e ageusia, pur con tampone positivo, fuoriescono dall'isolamento domiciliare dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi" (come dice la Circolare Ministeriale del 12.10.2020), possono essere riammessi a lavoro senza aspettare la negativizzazione del tampone (come dice il protocollo condiviso del 24.04.2020)?"
    Inoltre: i lavoratori che hanno avuto una infezione da Covid-19 (come dice il Protocollo condiviso del 24.04.2020) devono essere visitati sempre, pur se asintomatici e paucisintomatici, prima di essere riammessi a lavoro o la visita medica va fatta solo ai lavoratori che hanno avuto gravi manifestazioni cliniche e/o ospedalizzati con possibilità di sequele e postumi (come dice la Circolare 14915 del 29.04.2020)?"
    Prova a rispondere il Dott. Giovanni Casillo (Specialista in Medicina del Lavoro e formatore autorizzato sui rischi per la salute e sicurezza (DI 06/03/13). Un'analisi alla luce dei principali riferimenti normativi.Post-contagio Covid-19: riammissione al lavoro, la normativa di riferimento

    La Circolare Ministeriale del 12.10.2020, recependo le indicazioni dell'OMS di giugno 2020, ha ridefinito i termini e le modalità per la fine del periodo di isolamento nei casi che risultano positivi al SARS COV 2 e, tra l'altro, afferma: "Le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l'isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi.
    Tale circolare, adeguandosi alle nuove indicazioni dell'OMS del giugno 2020, è innovativa anche perché prevede l'esecuzione di un solo tampone negativo per terminare il periodo di isolamento, eliminando il secondo tampone di conferma. Purtroppo, pur recependo indicazioni dell'OMS e tracciando nuovi "punti cardinali nella strategia di gestione del contagio per la comunità", essa non annulla l'antecedente Protocollo condiviso del 24.04.2020.

    Una seconda Circolare Ministeriale, la n° 14915 del 29.04.2020 (linee di indirizzo dell'attività del medico competente) prevede la visita medica di riammissione a lavoro per i casi che hanno richiesto un ricovero ospedaliero o che abbiano avuto una malattia grave per la possibile, frequente presenza di postumi e sequele ed "è intesa a valutare la piena idoneità alla mansione specifica di lavoratori ammalati di covid 19 che abbiano possibili sequele della patologia e/o postumi persistenti o permanenti".
    Purtroppo, anche questa seconda Circolare, che chiarisce con competenza e senso della realtà l'atteggiamento che bisogna avere per riammettere a lavoro la persona che si è ammalata di covid 19, non annulla l'antecedente Protocollo condiviso fra Governo e Parti sociali di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del covid 19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 24.04.2020 (allegato 12 del DPCM del 03.12.2020).
    Riammissione al lavoro: le indicazioni del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020

    In sintesi, il problema è nel fatto che il suddetto "protocollo condiviso" del 24/4/2020, prevede che "Per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l'infezione da COVID19, il medico competente, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza, effettua la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l'idoneità alla mansione". (D.Lgs 81/08 e s.m.i, art. 41, c. 2 lett. e-ter),-anche per valutare profili specifici di rischiosità-e comunque dalla durata dell'assenza per malattia".
    Praticamente, il suddetto protocollo richiede "la negativizzazione del tampone" per la riammissione al lavoro e l'esecuzione della visita medica dopo l'infezione da Covid-19.
    Secondo il Consiglio Superiore di Sanità

    Per completare il quadro, si ritiene utile richiamare il Parere del Consiglio Superiore di Sanità del 29/02/2020 che differenzia i pazienti Covid-19 in soggetti "clinicamente guariti" e "guariti"; nei primi si sono risolti i sintomi ma il tampone può essere ancora positivo, nei secondi si risolvono i sintomi e il tampone è negativo.
    Praticamente, in caso di infezione da Covid-19, ci può essere una guarigione clinica con tampone positivo e una guarigione completa con tampone negativo.
    Le indicazioni dell'OMS

    Da giugno 2020, le indicazioni dell'OMS e molti studi scientifici evidenziano che il soggetto clinicamente guarito, dopo 21 giorni dall'inizio dei sintomi e almeno 7 giorni di asintomaticità, ha bassissima probabilità di contagiare.
    Le attuali, recenti conoscenze, pur non permettono di escludere con matematica certezza che non sia contagioso il soggetto clinicamente guarito con tampone positivo secondo i dettami della CM del 12/10/2020, permettono di dire che il rischio contagio sia molto basso e i lavoratori possono essere riammessi a lavoro con l'eccezione dei pazienti gravemente immunocompromessi o con prolungata persistenza di attività infiammatoria polmonare (vedi indicazioni della Regione Emilia Romagna 04/12/2020 prot. 0803923 con relativa bibliografia).
    Prima domanda: riammissione al lavoro e certificazione di avvenuta negativazione

    I lavoratori che, in assenza di sintomi da almeno una settimana ad eccezione di anosmia e ageusia, pur con tampone positivo, fuoriescono dall'isolamento domiciliare dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi" (come dice la Circolare Ministeriale del 12.10.2020), possono essere riammessi a lavoro senza aspettare la negativizzazione del tampone (come dice il Protocollo condiviso del 24.04.2020)?"Alcuni medici competenti, pur avendo una certificazione di fine isolamento dell'ASL, trovano difficoltà a riammettere a lavoro i soggetti privi di "certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone" appellandosi al fatto che i DPCM hanno valore giuridico superiore a quello delle Circolari e, pertanto, eseguono visite mediche al fine di valutare l'idoneità, anche in soggetti che escono dall'isolamento fiduciario con tampone negativo, pur quando sono stati asintomatici e paucisintomatici e l'idoneità alla mansione del lavoratore non è modificata; pretendendo di eseguire una visita medica "formale" che, di fatto, conferma il precedente giudizio.
    Tale integralismo interpretativo di quanto scritto nel "Protocollo condiviso" del 24.04.2020, richiamato nei DPCM e quindi giuridicamente superiore alle Circolari Ministeriali, protegge il medico competente dal rischio di "accuse". Il Medico competente, infatti, pur di evitare il rischio di essere chiamato a difendersi in giudizio, preferisce fare una visita medica inutile ai fini della prevenzione del contagio in azienda, visita che termina con la "conferma" di una idoneità lavorativa mai messa in discussione dalla sintomatologia del lavoratore.
    Riammissione al lavoro e riferimenti nel testo unico di Salute e Sicurezza sul lavoro

    In attesa di un prossimo provvedimento legislativo che adegui il Protocollo condiviso fra le Parti sociali del 24.04.2020 alle Circolari Ministeriali del 29.04.2020 e 12.10.2020 e alle nuove conoscenze scientifiche avallate dall'OMS, il medico competente, per riammettere al lavoro il lavoratore, può appellarsi al D. Lgs 81/08 (tra l'altro richiamato dai DPCM e CM citati finora) che in termini di "gerarchia giuridica" è superiore a qualsiasi DPCM.
    Infatti, il recente DPCM del 03.12.2020, così come la circolare del Ministero della Salute del 29.04.2020, sottostanno al D. Lgs 81/08 e all'obbligo di collaborazione fra datore di lavoro, servizio di prevenzione e protezione e medico competente (ai sensi dell'art. 25) anche nel contesto generale di riavvio della attività lavorative in fase pandemica.
    Il D. Lgs 81/08 costituisce la cornice naturale per supportare la gestione integrata del rischio connesso all'attuale pandemia" ed "in ogni caso, solo la partecipazione consapevole e attiva di ogni singolo utente e lavoratore, con pieno senso di responsabilità, potrà risultare determinante nel ridurre il contagio, non solo per lo specifico contesto aziendale, ma anche per la collettività".
    Qual è il ruolo del medico?

    Un particolare coinvolgimento del medico competente deve essere previsto nell'attività di collaborazione all'informazione/formazione dei lavoratori sul rischio di contagio da SARS-CoV-2 e sulle precauzioni messe in atto dall'azienda, nonché tenendo aggiornato nel tempo il datore di lavoro, ad esempio, in riferimento a strumenti informativi e comunicativi predisposti dalle principali fonti istituzionali di riferimento, anche al fine di evitare il rischio di fake news. Tra i più importanti aspetti legati all'informazione, fatti salvi quelli legati a specifici contesti produttivi, il lavoratore deve essere informato circa: l'obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37,5°) o altri sintomi influenzali (tosse, difficoltà respiratorie) mettendone al corrente il proprio medico di medicina generale; l'obbligo di comunicare eventuali contatti con persone positive al virus avuti nei 14 giorni precedenti; l'obbligo di avvisare tempestivamente e responsabilmente il datore di lavoro o il preposto dell'insorgere di qualsiasi sintomo influenzale, successivamente all'ingresso in azienda durante l'espletamento della prestazione lavorativa avendo cura di rimanere ad adeguata distanza dalle persone presenti; l'adozione delle misure cautelative per accedere in azienda e, in particolare, durante il lavoro: - mantenere la distanza di sicurezza; - rispettare il divieto di assembramento; - osservare le regole di igiene delle mani; - utilizzare adeguati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).Medico competente e coinvolgimento nella valutazione del rischio

    Nello specifico, il medico competente è chiamato a supportare il datore di lavoro nella valutazione del rischio e ad operare la sorveglianza sanitaria in un contesto peculiare quale quello del rientro al lavoro in periodo pandemico. L'art. 28 del D.lgs. 81/2008 e s.m.i. fornisce una chiara definizione della valutazione dei rischi, che deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.
    L'atto finale della valutazione del rischio è il DVR (Documento di Valutazione del Rischio), obbligo in capo al datore di lavoro. Sarà quindi necessario adottare una serie di azioni che andranno ad integrare il DVR, atte a prevenire il rischio di infezione da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro. Tali azioni possono arrivare a comprendere la "non riammissione a lavoro di un lavoratore positivo al tampone" ma solo come "extrema ratio" e solo quando non ci siano altre possibilità.
    Il DVR dovrà quindi prendere in considerazione "nuovi rischi" quali, ad esempio, che gli asintomatici e paucisintomatrici, finito l'isolamento, con tampone negativo, per rientrare a lavoro, si spostino per fare una visita medica di idoneità inutile e/o che i lavoratori clinicamente guariti da oltre una settimana ma ancora positivi dopo 21 giorni dai primi sintomi, usciti dall'isolamento per disposizione dell'ASL, rientrino a lavoro.
    La responsabilità personale del lavoratore

    Focalizzando l'attenzione sulla fase del rientro lavorativo in azienda, a conferma della primarietà del D. Lgs 81/08 e s.m.i. nel processo decisionale, c'è il richiamo alla responsabilità personale di ogni lavoratore secondo quanto previsto dall'art. 20 comma 1 (come anche evidenziato nella CM del 29.04.2020): "Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro."
    Il lavoratore positivo che viene riammesso a lavoro, deve quindi essere reso consapevole del suo stato, avvisato e formato del fatto che, seppur con minima possibilità, può essere ancora contagioso e, nel caso non abbia un atteggiamento responsabile, può essere imputato per aver contagiato i Colleghi nel caso si rilevi un nesso causale fra contagio e un suo atteggiamento irresponsabile. Di conseguenza il lavoratore che viene riammesso a lavoro, se rileva criticità ne parli al DDL, al MC o ai preposti.
    Il ruolo del datore di lavoro

    Il datore di lavoro, a sua volta, deve individuare le mansioni e i compiti che, per essere svolti, obbligano il lavoratore a creare "contatti stretti" con i colleghi ovvero costringano a non mantenere la distanza minima di un 1 metro o ad essere faccia a faccia con i colleghi per oltre 15 minuti o comportino un contatto tipo "stretta di mano".
    Il medico competente potrà dare ai lavoratori con tampone positivo un giudizio di idoneità con periodicità ravvicinata e con prescrizione: "non adibire a mansioni o compiti che favoriscano il "contatto stretto" fino alla negativizzazione del tampone la cui esecuzione sarà a spese dell'azienda.
    In sintesi: reinserimento a lavoro: i passaggi e le precauzioni da adottare

    Nel momento in cui una persona è libera di stare in collettività è anche libera di lavorare.La visita medica

    La visita medica per il reinserimento a lavoro dopo infezione da Covid-19 va fatta in presenza esclusivamente quando si renda necessaria per "il giudizio di idoneità e valutare il profilo di rischiosità" in tutti gli altri casi, come previsto dal DPCM 03.12.2020 e precedenti, vanno limitati tutti gli spostamenti inutili e favorite le operazioni da remoto.
    In caso di ospedalizzazione va eseguita la visita medica in presenza perché è molto probabile che ci siano postumi o problemi di salute residui da valutare.
    In caso di fine isolamento di un lavoratore asintomatico e paucisintomaico negativizzato al tampone, la visita medica (si precisa che una visita media va fatta obbligatoriamente in presenza come chiarito dalla CM del 12/10/2020) è indicata solo se è effettivamente a rischio la precedente idoneità lavorativa o se si rende necessaria per valutare profili di rischiosità o se è richiesta dal lavoratore. Essa va invece evitata tutte le volte che è inutile e ridondante, ovvero quando l'idoneità lavorativa è certamente immodificata (ad esempio un impiegato che ha avuto febbre o febbricola, un autista che ha avuto faringodinia e cefalea per qualche giorno, un operaio che è stato asintomatico o che abbia avuto lievi sintomi similinfluenzali per qualche giorno, ecc). E' consigliabile quindi che per i lavoratori asintomatici e paucisintomatici, il medico competente esegua prima un consulto da remoto, un triage telefonico, per valutare la effettiva necessità della visita medica per evitare un inutile spostamento.
    Precauzioni da adottare dal Datore di lavoro

    Il datore di lavoro, infatti, così come previsto dai susseguitisi DPCM fino ad oggi, deve limitare gli spostamenti "inutili" e favorire tutte le attività che possono essere fatta da remoto.
    I lavoratori, tra l'altro, vanno informati della responsabilità sul piano giuridico di coloro che contagia con i propri atteggiamenti sbagliati; in quanto il lavoratore (e qualsiasi persona affetta da una infezione) ha il dovere di non contagiare assumendo tutti gli atteggiamenti congrui per non farlo.
    Il DDL individua le attività a maggior rischio contagio (ad es. due o più lavoratori in macchina, lavoro al di sotto del metro di distanza, lavoro con possibilità di contatto fisico "tipo stretta di mano", lavoro faccia a faccia per più di 15 minuti, lavoro nella stessa stanza senza areazione o possibilità di mantenere distanze) da evitare in caso di lavoratore con tampone positivo dopo la riammissione a lavoro (integrando il DVR).
    Precauzioni da adottare da parte del lavoratore

    Il lavoratore dovrà astenersi dal fare tutte le operazioni che espongano al contagio i suoi colleghi indipendentemente e dovrà immediatamente dare informazione al datore di lavoro o al preposto o al medico competente per permettere di adeguare il DVR.
    Il medico competente, in qualità di attività professionale, come definito nel recente DPCM 03.12.2020, deve eseguire da remoto ogni operazione possibile sempre con l'obiettivo di ridurre spostamenti e contatti inutili. A tal fine, per i lavoratori asintomatici e paucisintomatici con tampone negativo a fine isolamento è meglio che esegua un triage telefonico, per valutare la necessità della visita medica o se siano alterati i profili di rischiosità e, nel caso ne ravveda la necessità, è obbligato a fare una visita medica in presenza.
    Conclusioni

    Il lavoro non è negabile, a priori, a pazienti clinicamente guariti ma ancora positivi o portatori di infezione o a lavoratori che, seppur malati, hanno ancora una capacità lavorativa residua che gli permette un'attività totale o parziale.Come giustificare la riammissione

    La riammissione a lavoro di un lavoratore (come la non riammissione) deve essere giustificata solo dalla Valutazione del rischio e nessun DPCM, ad oggi, ha abrogato il D. Lgs 81/08 e s.m.i.
    Il lavoratore va informato della sua condizione "di potenziale contagiosità", della propria responsabilità davanti alla legge se assume comportamenti che mettano a rischio la salute dei colleghi (D.Lgs 81/08) e, qualora gli vengano dati compiti che lo espongano al rischio di contagiare, deve fermarsi e parlarne con il datore di lavoro, i preposti o il medico competente.
    Il datore di lavoro, a sua volta, nella valutazione dei rischi (D.Lgs 81/08), deve individuare le mansioni che obbligano il lavoratore ad essere in contatto stretto con i colleghi o terze persone ed è bene che il DVR comprenda un paragrafo con le "mansioni da evitare in caso di lavoratore positivo al tampone".Il medico competente è bene che esegua un triage telefonico per valutare la necessità della visita medica al fine di evitare spostamenti inutili.

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  4. #1713

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    Ma per mutua generica si intende che il tuo medico di base si deve "inventare"una patologia fasulla?

  5. #1714

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    Citazione Originariamente scritto da picchio Vedi messaggio
    Ma per mutua generica si intende che il tuo medico di base si deve "inventare"una patologia fasulla?
    dopo che sei stato mutuato a lungo alla voce covid per tutto l'isolamento se richiedi al medico un prolungamento della mutua o per il ritardo dell'asl nella liberatoria dopo il tampone negativo o perchè non hai un tampone negativo per il lavoro se ti hanno liberato ancora positivo allora dal mio punto di vista bisogna che butti giù nel certificato di mutua ordinaria qualche sintomo cmq legato al decorso da covid..se esci che so da due mesi di mutua covid e chiedi di aprirne una generica perchè quella da covid di fatto è conclusa raccontando che ti è venuta subito la sfiga di una cagarella slegata dalla malattia per me il medico ti sputa in faccia e anche l'inps
    Percui meglio raccontare di avere veri o presunti sintomi postumi alla malattia.. a quel punto il medico non te la può rifiutare che ci creda o meno..perchè i problemi di cui stiamo parlando delle mancate coperture anche i medici li conoscono benissimo..alcuni capiscono la cosa e ti danno una mano senza fare troppe storie,altri se ne lavano le mani.
    Ma se io ti dico che sto ancora male e non riesco ad andare a lavorare la mutua sei costretto ad aprirla..,,ma bisogna stare attenti perchè se si rimette di mezzo l'asl e li giudica come reinfezione...l'inps al massimo può rompere i *******s con le visite fiscali ma se lamenti sintomi cosa fa ti manda a lavorare con tutte le responsabilità del caso?
    Tornando alla tua domanda fasulla o meno è una mutua generica perchè la mutua da covid in senso stretto cessa con la fine dell'isolamento e non può essere prolungata oltre sotto questa voce, se cessa l'isolamento (fossi anche ancora positivo) per loro formalmente non sei più malato da covid.. nei fatti il tuo stato di covid mutuabile come tale e coperto per legge dall'inps cessa quando viene dichiarata la fine della tua contagiosità interrompendo l'isolamento
    Eventuali postumi ricadono se riconosciuti dal medico in una mutua comune che il medico di solito non vorrebbe aprirti se è già tanto che sei stato a casa

  6. #1715

  7. #1716

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    Citazione Originariamente scritto da Slalom64 Vedi messaggio
    E ti pareva se non andava così......


    https://www.corriere.it/cronache/21_...1c5755ff.shtml
    Intervento della commissione antimafia tramite Morra??

  8. #1717

    Predefinito

    Ecco come finisce, forse l'utimo round sulla cura con il Plasma iperimmune

    De Donno ha salvato molte vite, anche di persone che conosco personalmente. Esprimo un un giudizio diverso per la sua persona. La sua battaglia mediatica sui social, partendo dalla creazione di un profilo falso per esaltare la sua cura, il voler mescolare la nuova fede politica con la cura da Covid è stata di una bassezza infinita.

    E' la riprova , che tutto quello che va toccare il cazzaro verde, porta ad una sfiga incredibile...., visto che è salito subito sul carro del medico

    MANTOVA. Il plasma iperimmune, messo alla prova di uno studio scientifico, mostra di non riuscire a ridurre il rischio di peggioramento o morte nei pazienti affetti da Covid 19, ma di funzionare solo in casi lievi e nelle primissime fasi. È quanto emerso dallo studio clinico Tsunami, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Aifa, il primo condotto in Italia utilizzando i metodi scientifici (somministrazione della terapia standard a un gruppo e del plasma in aggiunta a un secondo per comparare le differenze). Il plasma selezionato da pazienti che avevano già superato il Covid (e hanno gli anticorpi) non ha prodotto nei due gruppi di pazienti numeri sostanzialmente diversi. In realtà, conclude lo studio, «non è stata osservata una differenza statisticamente significativa» fra i due gruppi: i casi di necessità di ventilazione meccanica e di decesso sono stati praticamente uguali. Una conclusione alla quale erano giunti peraltro altri studi condotti con lo stesso criterio (randomizzati, in termini scientifici) un po’ in tutto il mondo.

    L’idea che il plasma donato dalle persone convalescenti, opportunamente selezionato per garantire la presenza di un alto titolo di anticorpi neutralizzanti, potesse curare risale al secolo scorso ed è stata usata nella pandemia di Coronavirus già nelle prime fasi in Cina e poi in Europa in diversi ospedali. A Mantova è stata utilizzata all’ospedale Carlo Poma, in particolare nel reparto di Pneumologia guidato dal dottor Giuseppe De Donno, grazie al reparto Trasfusionale del dottor Massimo Franchini. «Non siamo stupiti dei risultati – è il commento del dottor De Donno – è quanto abbiamo sempre sostenuto».
    Ultima modifica di Nuvola; 09-04-2021 alle 09:49 AM.

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  10. #1718

    Predefinito

    Astrazeneca e ministero......
    http://www.quotidianosanita.it/alleg...ato8898506.pdf

    - - - Updated - - -

    Citazione Originariamente scritto da missouri Vedi messaggio
    dopo che sei stato mutuato a lungo alla voce covid per tutto l'isolamento se richiedi al medico un prolungamento della mutua o per il ritardo dell'asl nella liberatoria dopo il tampone negativo o perchè non hai un tampone negativo per il lavoro se ti hanno liberato ancora positivo allora dal mio punto di vista bisogna che butti giù nel certificato di mutua ordinaria qualche sintomo cmq legato al decorso da covid..se esci che so da due mesi di mutua covid e chiedi di aprirne una generica perchè quella da covid di fatto è conclusa raccontando che ti è venuta subito la sfiga di una cagarella slegata dalla malattia per me il medico ti sputa in faccia e anche l'inps
    Percui meglio raccontare di avere veri o presunti sintomi postumi alla malattia.. a quel punto il medico non te la può rifiutare che ci creda o meno..perchè i problemi di cui stiamo parlando delle mancate coperture anche i medici li conoscono benissimo..alcuni capiscono la cosa e ti danno una mano senza fare troppe storie,altri se ne lavano le mani.
    Ma se io ti dico che sto ancora male e non riesco ad andare a lavorare la mutua sei costretto ad aprirla..,,ma bisogna stare attenti perchè se si rimette di mezzo l'asl e li giudica come reinfezione...l'inps al massimo può rompere i *******s con le visite fiscali ma se lamenti sintomi cosa fa ti manda a lavorare con tutte le responsabilità del caso?
    Tornando alla tua domanda fasulla o meno è una mutua generica perchè la mutua da covid in senso stretto cessa con la fine dell'isolamento e non può essere prolungata oltre sotto questa voce, se cessa l'isolamento (fossi anche ancora positivo) per loro formalmente non sei più malato da covid.. nei fatti il tuo stato di covid mutuabile come tale e coperto per legge dall'inps cessa quando viene dichiarata la fine della tua contagiosità interrompendo l'isolamento
    Eventuali postumi ricadono se riconosciuti dal medico in una mutua comune che il medico di solito non vorrebbe aprirti se è già tanto che sei stato a casa
    Certificato medico........
    Ovviamente il medico può e deve rifiutarsi di certificare fatti che egli non abbia constatato personalmente o che non siano supportati da riscontri oggettivi e altrettanto ovviamente il medico
    deve rifiutarsi di certificare fatti che egli sa non corrispondenti al vero.

  11. #1719

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    Citazione Originariamente scritto da missouri Vedi messaggio
    Il datore non decide di persona,ti manda a fare la visita medica prima del rientro e quindi la decisione dal punto di vista formale è del medico dell'azienda che ovvio non ti da l'idoneità per la circolare di cui ti ho detto ed è la stessa su cui si basa il datore
    Entrambi si basano su un provvedimento di legge,nessun regolamento aziendale o se c'è un regolamento aziendale è scritto in base al protocollo del 2020
    I tamponi l'azienda non ha obblighi di pagarteli,molti non li pagano,io li sto facendo a mie spese (l'asl ti passa i primi 3)
    Sta di fatto che quasi tutte le aziende e i loro medici di fiducia per farti rientrare vogliono il tampone,se l'asl ti libera positivo finchè non ti negativizzi o ti continui una mutua extra covid se il medico è d'accordo di buttar giù qualche sintomatologia,o copri i giorni secondo le modalità che trovi con l'azienda..alcune ti fanno prendere le ferie,altre se non vuoi prenderle accettano volentieri se vuoi startene a casa sottoforma di permessi non pagati,aspettative non retribuite,ecc
    Poi c'è un altro problema..anche con tampone negativo il mio medico ad es. mi ha detto che non mi farà la mutua da covid per il tempo che ci mette l'asl a mandarti la lettera di fine isolamento..tua moglie e anche mia moglie dal tampone negativo alla liberatoria hanno aspettato una settimana..il mio medico ha detto che questo periodo di mezzo non può coprirlo più con la mutua da covid perchè dal giorno del tampone negativo di fatto sei guarito..percui devi coprirti il periodo diversamente..e non mi ha detto bene come..
    Percui ci sono 2 problemi
    - giustificare il periodo dal tampone negativo alla liberatoria asl (ad alcuni è arrivata il giorno dopo,ad altri dopo una settimana) perchè da quel che mi hanno detto in questo periodo decade la copertura mutua da covid (che cessa con il tampone negativo)
    In altri termini l'inps non si fa carico del ritardo dell'asl nell' inviare la liberatoria (dovrebbe farlo in 24 ore teoricamente,sul loro sito ho letto 36 al massimo) e anche il medico appare reticente a coprirlo con la mutua da covid,il mio mi ha detto non lo posso fare
    - poi giustificare per i lunghi positivi il periodo tra liberatoria asl ancora positivo e tampone negativo ..qui il mio medico mi è sembrato più disponibile ad aprire una mutua ordinaria con sintomi generici simil covid per dare una mano a risolvere la questione..dato che l'asl non mi ha liberato il problema per ora non si è posto e spero mi tenga rinchiuso fino a tampone negativo..io ho sfruttato il fatto che loro si fondano sulla fine dell'isolamento 21 giorni più una settimana senza sintomi ( ovverosia in tutto 28 giorni dal primo tampone)..io ho dichiarato sintomi nella famosa settimana finale ed oggi non ho ancora ricevuto nulla..non so se è bastato dichiarare i sintomi per bloccare la procedura di liberazione o se hanno forti ritardi nell'invio delle liberatorie..cmq in un modo o nell'altro basta che non arrivi prima del tampone negativo e a me va bene,,di certo non li sollecito
    Poi io ho dichiarato i sintomi direttamente nell'apposito modulo di segnalazione on line dell'asl..dato che li ho davvero tosse e catarro avrebbe dovuto farlo il medico che ha sullo stesso sito un modulo di segnalazione apposita attraverso le sue credenziali ma visto che si è tirato indietro (mi ha detto non dichiaramo nulla) allora l'ho fatto io...perchè si è tirato indietro? Avrà pensato prima lo liberano e prima smetto di doverlo gestire...io ho l'impressione che il medico non abbia molto piacere ad allungare troppo le mutue per timore di essere ripreso dall'inps che vuole smettere di pagare il prima possibile
    L'asl dal canto suo cerca di liberare il prima possibile perchè tutti quelli che non hanno problemi di positività di lungo termine ovviamente spingono per uscire il prima possibile dall'isolamento e la frittata è fatta.
    Nel senso che chi è positivo di lungo termine si trova in un grande casino
    Così fosse sarebbe l'ennesimo delirio burocratico.

    Quando finisce la quarantena DEVE esserci necessariamente l'idoneità al lavoro.

    Le due condizioni o arrivano assieme o non ha proprio nessun senso.

  12. #1720

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Nuvola Vedi messaggio
    Ecco come finisce, forse l'utimo round sulla cura con il Plasma iperimmune
    .......

    MANTOVA. Il plasma iperimmune, messo alla prova di uno studio scientifico, mostra di non riuscire a ridurre il rischio di peggioramento o morte nei pazienti affetti da Covid 19, ma di funzionare solo in casi lievi e nelle primissime fasi.
    Confermo per esperienza diretta di un amico tuttora in TI e sul filo del rasoio.
    Il plasma iperimmune quando sei a uno stadio avanzato non serve a una sega e altrettanto dicasi degli anticorpi monoclonali.

  13. #1721

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da picchio Vedi messaggio
    Astrazeneca e ministero......
    http://www.quotidianosanita.it/alleg...ato8898506.pdf

    - - - Updated - - -



    Certificato medico........
    Ovviamente il medico può e deve rifiutarsi di certificare fatti che egli non abbia constatato personalmente o che non siano supportati da riscontri oggettivi e altrettanto ovviamente il medico
    deve rifiutarsi di certificare fatti che egli sa non corrispondenti al vero.
    Se io ti dico che ho debolezza e forte emicrania come postumo da covid che riscontri oggettivi ti porto? il 50% delle mutue italiane non hanno riscontro oggettivo percui non è questo il punto
    Il punto è che se tu lasci libero un lavoratore positivo e gli impedisci di andare al lavoro fino ad un tampone negativo che potrebbe arrivare che so 2 mesi dopo nel frattempo lo devi coprire economicamente..il senso della mutua nella quarantena è questo..giustificato saresti giustificato lo stesso anche senza mutua con il datore dato che è l'asl che ha già accertato con il tampone positivo il tuo stato che ti impedisce di uscire di casa.. ebbene se ti pagano perchè obbligato a stare in casa non puoi andare al lavoro mi spieghi perchè non dovrebbero pagarti se libero di uscire di casa non sei cmq libero di andare al lavoro per scelta dello stato? (il protocollo l'ha dettato lo stato)
    Non vuoi aprire la mutua per pagarmi il periodo che mi impedisci il lavoro..la mutua del medico non è una formula giusta allo scopo per attivare la copertura inps..e allora indenizzami a mo di ristoro se per due mesi mi impedisci di andare a lavorare..
    Non mi tirare fuori le ferie per pagarmi..perchè di fatto lo stai facendo a mie spese per una decisione che m viene imposta..non capisco perchè dovresti ledere un mio diritto..oltretutto non avrei neppure maturato quelle ferie..poi dato che sono state già fissate e io le ho prenotate se mi obblighi alle ferie mi dovresti risarcire tutto..poi scusa ammesso che bastassero e non è vero dovrei prendere tutte le mie ferie in un perido dove non posso fare 200 metri oltre casa mia? dopo essere stato segregato mi togli pure l'ulteriore salute mentale di godermele effettivamente?
    Se mi dai l'aspettativa non mi paghi per una decisione non mia di non venire a lavorare e siamo al punto di prima
    La cosa più semplice se ti sgabbiano positivo non sarebbe che il medico prolunghi la malattia fino al tampone negativo e l'inps paghi fin lì senza rompere le balle visto che la decisione di farmi uscire senza tampone è la relativa impossibilità di riprendere il lavoro è colpa di una decisione dell'asl?
    E ancora..mi spieghi perchè se l'asl mi dichiara guarito e non contagioso anche se ancora positivo al tampone posso andare tranquillamente ovunque,in qualsiasi luogo,affollato ecc e non al lavoro? se per l'asl sono ok per il rientro in collettività perrchè mai non sarei ok per il rientro in un ambiente di lavoro?

    - - - Updated - - -

    Citazione Originariamente scritto da AsioOtus Vedi messaggio
    Così fosse sarebbe l'ennesimo delirio burocratico.

    Quando finisce la quarantena DEVE esserci necessariamente l'idoneità al lavoro.

    Le due condizioni o arrivano assieme o non ha proprio nessun senso.
    la questione è notissima,ci sono pagine e pagine su internet di lavoratori positivi di lungo termine che si trovano sgabbiati positivi e devono aspettare il tampone negativo per il rientro e non sanno come fare
    Le regioni anche lo sanno benissimo..alcune hanno dato indicazione ai medici di continuare la mutua anche dopo lo sgabbio dell'asl con la dicitura mutua per continuazione sintomi da covid,altre se ne sono sbattute le p.alle e il medico ovviamente non sa che fare e nel dubbio per non assumersi nessuna bega con l'inps non prolunga la mutua o se la prolunga di fatto lo fa se impietosito e pur sapendo la cosa prende per buoni i sintomi che dichiari e apre una mutua ordinaria..ma se tardi a negativizzarti mica può continuare a prolungare la mutua ordinaria facendola sempre passare per buona..ma puoi lasciare una faccenda così al rigorismo o alla pietà del medico?
    Dicono che avrebbero dovuto colmare il vuoto legislativo..lo dicono dall'anno scorso..aspettano che finisca il covid,così il problema è risolto
    Signori questa è l'italia
    Poi oltre a questo problema dei lunghi positivi anche chi ha un tampone negativo dovrebbe essere sgabbiato dall'asl in 24 ore..a volte ci mette una settimana..in quel caso avresti il tampone negativo per andare al lavoro ma non puoi andarci fino alla lettera di fine isolamento dell'asl
    Nel caso dei lunghi positivi hai la lettera di fine isolamento ma non il tampone,qui invece hai il tampone ma non la liberatoria asl..e si pone lo stesso problema..chi copre? solo che per il lungo positivo potrebbe trattarsi di coprire anche più di un mese,nel secondo caso grazie a dio il ritardo dell'asl non supera la settimana in genere e quindi il periodo del nessuno sa come fare è più breve

    Ti faccio il mio esempio concreto per capire il casino che mi poteva capitare..la storia comincia il 22 febbraio con il tampone positivo di mia moglie...non posso andare a lavorare...per fortuna mi fanno partire una quarantena non per malattia mia ma per contatto con positivo in casa (mia moglie) e così mi copro 14 giorni,poi fatto all'ultimo su mia iniziativa un tampone risulto anche io positivo e per fortuna mi danno quindi un'altra quarantena stavolta come malato e arrivo a copire i famosi 28 giorni di cui l'ultima settimana deve essere senza sintomi o ti sgabbiano..dato che continuo ad essere positivo dichiaro i sintomi e pare che per fortuna non mi sgabbino più,sono arrivato al 10 aprile senza provvedimenti dell'asl,ora probabilemte positivo non mi liberano e attendono un tampone negativo,ho avuto la fortuna di riuscire a bloccare la procedura che mi avrebbe creato casini
    Metti che senza il contatto con il positivo in casa mi fossi ammalato per mio conto e mi avessero dato una sola quarantena e poi sgabbiato subito perchè non dichiaro sintomi.. sarei stato fuori e non coperto da mutua a metà marzo..oggi è il 9 di aprile e non sono negativo..facciamo che mi negativizzo dopo 2 mesi da quel famoso fine febbraio e quindi ho un tampone negativo a fine aprile (alcuni ce ne hanno messi 3 di mesi a negativizzarsi )..da metà marzo a fine aprile è un mese e mezzo che mi trovavo scoperto..se il medico da metà marzo non faceva più la mutua tutto sto tempo come caxxo lo coprivo?
    Mica tutti i positivi di lungo temine hanno avuto la mia fortuna di riuscire a portare avanti l'isolamento per così tanto tempo..alcuni che non sapevano del problema e hanno avuto una sola quarantena (e non due aggiungendo quella da positivo in casa come me) e magari non hanno dichiarato sintomi si sono trovati nel casino..subito liberi ma si sono negativizzati e hanno potuto tornare al lavoro dopo un sacco di tempo..coprendo con permessi non pagati dopo essersi mangiati anche tutte le ferie
    Ultima modifica di missouri; 09-04-2021 alle 02:47 PM.

  14. #1722

    Predefinito

    Missouri hai perfettamente ragione.Delirio burocratico è la giusta definizione(cit AsioOtus)

  15. #1723

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da picchio Vedi messaggio
    Missouri hai perfettamente ragione.Delirio burocratico è la giusta definizione(cit AsioOtus)
    solo in italia può succedere una cosa del genere..che l'asl ti ritenga guarito e libero benchè ancora positivo e senza un tampone di negativizzazione e che al contempo ci sia un protocollo che dice che senza tampone negativo al lavoro non puoi rientrare.
    So che alcuni positivi di lungo termine che non hanno avuto la mia fortuna di restare a lungo in isolamento sono andati per avvocato ma immagino i risultati..di fatto fai causa al ministero competente ..i provvedimenti discordanti sono i suoi..
    Immagino la risposta..beh che problema c'è..si faccia dare due mesi di ferie anticipati da spendere a casa in zona rossa e poi crepi al lavoro per un anno essendosi bruciato tutto oppure si prenda una bella aspettativa (non pagata) se vuole tenersi le ferie per quando si sarà liberi di farle davvero
    Sono dei delinquenti maledetti.capisco anche il medico che appena arriva la lettera di fine isolamento cessa la mutua,sta mica a lui coprire a suo rischio elargendo mutue di pietà le caxxate degli altri
    In toscana ad es. la regione di fronte al vuoto normativo ha detto ai medici di portare avanti la mutua fino al tampone negativo con la generica dizione continuazione sintomi da covid..altre regioni non hanno dato indicazioni e il medico si comporta di conseguenza secondo la sua sensibilità al problema..nella maggior parte cessa la mutua alla lettera dell'asl e molla il positivo di lungo termine che non può rientrare al lavoro al suo destino

  16. #1724

    Predefinito

    Onestamente, non ho parole.

    Fossimo capaci di toglierci dalle scatole questi bizantinismi e deliri burocratici faremmo un salto di qualità immediato.

    Non succederà però facilmente perché non sono "errori" ma stratagemmi difensivi, di annacquamento della responsabilità e di interferenza di attori coinvolti nei processi che semplicemente rigettano ogni assunzione di responsabilità.

    In questo caso beneficiari direi in primis i medici del lavoro. Medicina difensiva classica che trova la propria strada anche nel Ministero.

  17. #1725

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da AsioOtus Vedi messaggio
    Onestamente, non ho parole.

    Fossimo capaci di toglierci dalle scatole questi bizantinismi e deliri burocratici faremmo un salto di qualità immediato.

    Non succederà però facilmente perché non sono "errori" ma stratagemmi difensivi, di annacquamento della responsabilità e di interferenza di attori coinvolti nei processi che semplicemente rigettano ogni assunzione di responsabilità.

    In questo caso beneficiari direi in primis i medici del lavoro. Medicina difensiva classica che trova la propria strada anche nel Ministero.
    per me la responsabilità massima è dell'inps che ha come chiaro intento quello di ridurre al minimo sindacale dell'isolamento il suo pagamento e dello stato che la agevola nel suo intento con una normativa volutamente contradditoria e lacunosa
    Poi c'è un altro bizantinismo..l'inps ha dichiarato che copre la quarantena.. adesso che l'asl ha detto che una quarantena dura 28 giorni (21 giorni più una settimana senza sintomi) immagino che l'inps vorrà fare riferimento a questo preciso termine per il pagamento e se anche l'asl ha prolungato l'isolamento oltre non si riterrà vincolata al pagamento del periodo eccedente i 28 giorni
    Ne parlava mio padre stamattina con la sua dottoressa che ha avuto due casi di isolamento di lungo periodo oltre i 28 giorni..in un caso l'inps ha pagato solo 21 giorni (manco 28 dato che ci sarebbe da conteggiare la settimana senza sintomi) disconoscendo tutto il resto dell'isolamento,nell'altro ha pagato tutto l'isolamento..immagino che quest'ultimo caso fosse quando chiedevano il tampone negativo obbligatorio per la fine dell'isolamento,nell'altro caso hanno subito approfittato del nuovo termine teorico che poi l'asl lo abbia applicato o meno.
    Morale sono curioso di vedere se nonostante la mancata liberatoria dell'asl che mi ha prolungato l'isolamento e la mutua per tutto il periodo accordata dal medico quanti giorni mi pagherà l'inps di questa quarantena,se la riconoscerà tutta o solo in parte
    Se non mi riconosceranno il pagamento di tutto il periodo di isolamento ma solo di una parte allora l'eccedenza nei fatti si tramuterà in una aspettativa non pagata gentilmente concessa dall'asl anzichè dal datore di lavoro...almeno le ferie estive sono salve.. dato che non ho problemi economici nel caso peggiore meglio un periodo di isolamento non pagato dall'inps che essere messo in ferie dal datore di lavoro adesso che non ci si può muovere.
    Ma sarano ben dei pezzi di m..capirei la difficoltà nel pagamento se tutti gli ammalati di covid si negativizzassero in periodi di tempo molto lunghi..i lunghi positivi come me nell'ondata dell'anno scorso ce n'erano,ora sono rari.non sono certo loro che mandano a scatafsascio il bilancio dell'istituto..sono proprio dei cenciosi
    Per curiosità leggevo che l'inps con circolare apposita non riconosce la copertura economica da covid se il lavoratore non può andare al lavoro per divieto imposto dall'autorità amministrativa e non da quella sanitaria..se il governo o la regione ad es,dichiara un comune zona pandemica impedendone l'accesso a tutti come avvenuto a codogno (e anche qui da me tempo fa per un grosso focolaio che ha portato la regione alla sua totale chiusura) ebbene chi aveva il posto di lavoro in quel comune non viene risarcito in alcun modo per il fatto che gli è stato vietato di andare al lavoro..se l'isolamento del paese dura molto dal mio punto di vista dovrebbe poter essere ristorato parimenti all'esercente di una attività che non può aprire..cos è i ristori per il lavoratore dipendente non valgono? Mah incredibili i mostri giuridici che questo paese riesce a creare

    - - - Updated - - -

    tornando al tema dei vaccini..sondaggi choc su astrazeneca

    Il sondaggio Euromedia Research sui vaccini
    .La domanda è: se potesse scegliere quale farebbe?
    La scelta più comune è Pfizer, il primo a essere approvato, lo vuole fare il 30,5 del campione intervistato. Il monodose Johnson & Johnson è scelto dal 17, Moderna il 7,9, Sputnik il 5,4. Un dato significativo se si pensa che il vaccino russo non è stato ancora approvato dall'Ema, l'ente europeo del farmaco. E AstraZeneca? Lo sceglierebbe solo lo 0,9 per cento. Va meglio perfino ReiThera, il vaccino italiano che ancora non ha completato l'iter di sperimentazione, che supera l'uno per cento (1,6 %)
    E se ci sono ancora dubbi basta aspettare la domanda successiva: se domani dovesse essere vaccinato con AstraZeneca-Vaxzevria... Mi farei vaccinare, un vaccino vale l'altro è l'opzione scelta dal 25,4 per cento. Mi farei vaccinare ma avrei paura risponde il 33,3 per cento, non mi presenterei e rifiuterei il vaccino è la risposta del 34 per cento del campione. In altre parole hanno fiducia nel farmaco anglo-svedese solo un italiano su tre.
    Ultima modifica di missouri; 09-04-2021 alle 04:12 PM.

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