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Discussione: Monte Paterno - Dolomiti di Sesto - agosto 2020

  1. #1

    Predefinito Monte Paterno - Dolomiti di Sesto - agosto 2020

    Si può affrontare la salita alla vetta del monte Paterno da diversi punti di partenza:

    • lato Sesto, risalendo la Val Fiscalina o la Val Campo di Dentro
    • lato Cadore, da Misurina o per lunghissima salita direttamente da Auronzo
    • dalla Val di Landro, seguendo verso monte il fiume Rienza.

    Quest’ultima opzione è quella che più mi aggrada, essenzialmente per due motivi: consente di percorrere un anello quasi “puro”, ed è facilmente modulabile aggiungendo o sostituendo “pezzi” di percorso.


    Alle 6:40 mi lascio alle spalle il lago di Landro, con il suo impagabile panorama sul versante nord del Cristallo, e mi metto in marcia.



    Praticamente da subito, a intermittenza compaiono nel campo visivo le Tre Cime (due, a dir la verità).



    Dopo una mezz’oretta arrivo a un bivio: io vado a sinistra (o meglio, dritto) e continuo a risalire la valle del Rienza (che da questo punto verso monte si chiama Rienza Nera, Rinbon o Schwarze Rienz).
    Andando a destra invece, dopo aver attraversato la Rienza Nera, si entra subito in Veneto e si risale la valle del Rinbianco (sarebbe in pratica la “Rienza Bianca”, l’altro ramo sorgentizio - più ricco d’acque - della Rienza) verso malga Rinbianco tenendo la destra orografica; è la strada che farò al ritorno.



    Proseguo. Il Sasso Gemello o Scoglio di San Marco, estremo avamposto della Serenissima, si affaccia a picco sulla Val Rinbon.






    Il monte Piano alle mie spalle.



    Ancora Sasso Gemello



    Vista fugace su Cima Grande e Cima Ovest.



    Procedendo con passo abbastanza allegro, arrivo alla testata della valle, nel cosiddetto Cadin de Rinbon. Fa molto freddo (5°C alla partenza) e io ho addosso solo maglietta a maniche corte e una leggerissima felpa di cotone. In realtà, come facilmente preventivabile, ogni sensazione di disagio era già sparita dopo pochi minuti di marcia ma io continuerò a indossare la felpa, per pigrizia, fino al rifugio Locatelli.



    Compare per la prima volta la mia meta, il monte Paterno



    La radura in fondo al Cadin de Rinbon. Sulla destra della foto il canale da cui scende la Rienza Nera, che nasce nell’altopiano prospiciente il versante settentrionale delle Tre Cime di Lavaredo.



    Mi volto all’indietro, dopo aver percorso praticamente tutta la valle. La fotografia non rende… sono rimasto paralizzato dall’eccezionale bellezza della Croda Rossa d’Ampezzo.



    È tempo di risalire, con pendenze più pronunciate ma sempre tutto sommato moderate, le pareti del Cadin.



    Il gruppo del monte Rudo



    Il sentiero serpeggia tra i mughi. Più o meno in questo punto ho incontrato il secondo essere umano di giornata, una ragazza che scendeva (presumibilmente) dal Locatelli. Prima mi aveva superato un ciclista-scalatore, con il busto avvolto da metri di corda.



    Sguardo retrospettivo. Il sole avanza…
    A me piace cominciare di buon’ora: si evita il caldo, si assiste alla montagna che si risveglia, cambiano i colori…
    In questa escursione poi la partenza all’alba è ancor più giustificata dalla volontà di percorrere i trafficati itinerari del Paterno con meno gente possibile intorno.



    Le ultime rampe…






    … e mi lascio finalmente il Cadin de Rinbon alle spalle. Sono sull’altopiano.



    Ormai non manca molto al rifugio Locatelli. Davanti a me la slanciata parete Ovest del Paterno (che mi ricorda un po’, in piccolo, la Croda dei Toni sempre vista da Ovest).



    Scendendo da questi pendii mi attraversa la strada a tutta velocità un bellicoso animale.
    “Oddio, l’orso! Sono finito” - penso in una frazione di secondo - “Maledetti trentini che l’hanno reintrodotto!”
    Tiro un sospiro di sollievo quando mi rendo conto, dopo un breve ritardo fisiologico, che si tratta di una fischiettante marmotta.



    Ripresomi dallo spavento, mi distraggo scrutando con attenzione le solenni pareti delle Tre Cime.
    Così imponenti, così verticali, così venete…
    Sul lato sinistro della parete Ovest, poco al di sotto del passaggio dal “giallo” al “nero”, noto un piccolo globo arancione simile alle escrescenze (le galle) che si formano sui tronchi delle querce (si vede anche in foto: un piccolo puntino nero).
    Un aereo bivacco dal quale usciranno, poco dopo, due scalatori



    Sono almeno a 2300 m di quota, quindi 900 m più in alto rispetto al lago di Landro dal quale sono partito, che è a 1400 m slm. Si vede la valle che ho appena percorso praticamente nella sua interezza.
    Lo Scoglio di San Marco è in primo piano, dietro c’è il monte Piano (che nasconde il lago di Landro) e sullo sfondo si staglia una superba sequenza di monti, dal Cristallo alla Croda Rossa.



    Le guglie del Paterno



    Ormai sono prossimo al rifugio Locatelli.



    Rifugio Locatelli - Innerkofler, 2438 m slm. Alle sue spalle il Sasso di Sesto. Il rifugio sorge su un pianoro che fa da spartiacque tra bacino dell’Adige e bacino della Drava.
    Sono le 8:40 e, tutto sommato, di gente ce n’è ancora poca



    Il frastagliato Paterno visto dalla terrazza del rifugio.
    Il Paterno è una cima molto panoramica; l’ascesa poi è facile e divertente.
    Esso riveste inoltre un notevole interesse storico, in quanto i suoi sentieri, le ferrate, le gallerie, sono un vero e proprio museo a cielo aperto, vivide testimonianze della vita al fronte ai tempi della Grande Guerra.
    Ma c’è altro: il monte Paterno è infatti un importantissimo nodo idrografico, alla cui cima convergono i bacini di Adige, Piave e Danubio.
    Qui quindi finisce la lunga linea di displuvio tra Piave e Adige, lunga ben 120 km, che parte dal fianco meridionale del Cimon della Pala (dove tocca il bacino del Brenta), passa per Vezzana, Bureloni, Focobon, Mulaz, poi punta alla Marmolada e ancora, in sequenza, Sella, Lagazuoi, Fanes, Croda del Becco, Croda Rossa, Cristallo, Cadini di Misurina, Tre Cime di Lavaredo, Croda Passaporto.
    In altre parole la spina dorsale delle Dolomiti.



    Ancora panorami dal terrazzo del rifugio Locatelli, lato atesino






    Panorami dal Locatelli, lato danubiano. Dietro il monumento a Sepp Innerkofler il gruppo dei Tre Scarperi…



    … verso la Val Fiscalina



    Mi riposo una quindicina di minuti, bevo, mi tolgo la felpa… e poi punto al Paterno






    Mi giro indietro e fotografo “Er Sarciccione de Francoforte”, curioso pinnacolo roccioso



    Verso sinistra, lato danubiano, i laghi dei Piani e il Crodon di San Candido



    Prima galleria



    Una larga apertura artificiale consente di affacciarsi sul lato atesino






    La galleria finisce e mi ritrovo a contemplare il panorama del lato danubiano



    Subito dopo comincia una seconda breve galleria



    Poi una terza (non mi sono messo a contarle e non so esattamente quante sono)



    Esco fuori, mi giro e immortalo il Locatelli, il Sasso di Sesto, la Torre di Toblin



    Altro scorcio sul lato atesino



    Altra galleria



    L’entrata dell’ultima galleria, la più lunga (e anche la più ripida)



    Sguardo retrospettivo. L’uscita della penultima galleria



    Gradoni in legno e corrimano d’acciaio



    Esco definitivamente dalle viscere del Paterno, sul lato danubiano. Inquadrato il sentiero che taglia il ghiaione e porta a Pian di Cengia.



    Ora c’è da salire per questo canalino attrezzato



    Sono salito parecchio perché ora alle mie spalle, dietro la Torre di Toblin, scorgo nitidamente la meravigliosa Rocca dei Baranci, dimora del gigante Haunold



    Si procede. Affollamento contenuto



    Il panorama si allarga. Ora si distingue anche la Punta dei Tre Scarperi, che prima era coperta dal più vicino Lastron dei Tre Scarperi.
    La Dreischusterspitze è la più alta montagna delle Dolomiti di Sesto, ed è sicuramente una delle più belle montagne delle Dolomiti tutte.
    Vista dal Paterno non mostra però il suo lato migliore, principalmente perché è per buona parte coperta da cime secondarie del gruppo.



    E finalmente sono alla Forcella del Camoscio, 2653 m slm. Mi lascio alle spalle il versante danubiano…



    … e mi affaccio sul meraviglioso Cadin del Passaporto, appartenente al bacino del Piave. Incidentalmente entro anche in Veneto.
    La Forcella del Camoscio è un crocevia di sentieri:

    • verso sinistra si prosegue per la Via delle Forcelle in direzione Pian di Cengia
    • verso destra, dopo poco, comincia la salita finale al Paterno
    • scendendo in basso e poi risalendo a mezza costa verso destra si punta a Forcella Passaporto




    Io ovviamente vado a destra e mi trovo subito ai piedi di un breve salto attrezzato, superato il quale si raggiunge in pochi minuti la vetta



    Mi giro e osservo il panoramico percorso verso Pian di Cengia



    Poi continuo a salire, per cenge e per le proverbiali “facili roccette”.



    Ecco, su in alto c’è uno scalino di un paio di metri di II, che potremmo definire pomposamente il “passaggio chiave”. Ma è superabile anche da un novantenne, e non è neppure esposto



    Ormai in vista della croce (in cima in realtà ce ne sono due, una “tedesca” e una “italiana”)



    Alle 9:40 sono in cima, a 2744 m slm.
    La targa sulla croce è un altro omaggio a Sepp Innerkofler, gestore dell’”antenato” del rifugio Locatelli, guida alpina e volontario dell’esercito imperial-regio, deceduto für seine Heimat nel corso di una missione quasi suicida volta a prendere il Paterno controllato dagli italiani.
    È uno degli episodi più famosi della Grande Guerra: l’alpino De Luca vede avvicinarsi dal basso il nemico e gli scaglia addosso una grossa pietra ferendolo a morte.
    Questa la versione ufficiale del Comando italiano; più probabilmente il povero Innerkofler venne beccato alla nuca da una pallottola amica.
    Innerkofler è cognome tipico di Sesto; il non lontano rifugio Tre Scarperi, per esempio, è gestito da una famiglia Innerkofler.
    L’Innerkofler più famoso rimane comunque il leggendario Michael, autore di numerosissime prime ascensioni sulle Dolomiti nella seconda metà dell’Ottocento



    Il gruppo Rudo-Rondoi, la Cima Piatta Alta (dietro la quale c’è la Croda dei Baranci/ Birkenkofel), la Rocca dei Baranci/Haunold



    Il gruppo dei Tre Scarperi sul versante danubiano.
    Ah, dietro a destra c’è la pista 3 Zinnen, dalla quale si vedono benissimo… i 3 Schuster



    La Val Fiscalina, la Cresta Carnica, i Tauri...



    In primo piano le guglie che separano il bacino della Drava dal bacino del Piave.
    Dietro a sinistra la Croda Rossa di Sesto e Cima Undici; dietro a destra l’eccezionale Croda dei Toni (chiamata in tedesco Zwölferkofel dato che è esattamente a sud di Sesto)



    Panorami sul versante atesino (nella prima foto si vede anche la piccola croce “italiana”)






    Altri scatti






    Zoom sul Großglockner



    Rimango beatamente in cima per tre quarti d’ora; poi, un po’ a malincuore, comincio a scendere per dove sono salito (ovvero dal versante del Piave)



    Seguo a distanza di sicurezza una solitaria ragazzotta, con la quale ho avuto uno scambio di sorrisi durante la permanenza in vetta



    Stiamo tornando alla Forcella del Camoscio



    La quasi totalità degli escursionisti prosegue per la Via delle Forcelle verso il Pian di Cengia



    Mi fermo per un po’ alla Forcella del Camoscio, ammirato dalle ardite guglie della bellissima Croda Passaporto.
    La via da seguire è chiara: devo scendere un po’ il Cadin e poi risalire verso l’evidente Forcella Passaporto. Mi chiedo però oziosamente come fare per raggiungere la chiara traccia che è visibile in fondo al Cadin.
    Mentre scansiono mentalmente la conca, vengo interrotto da una voce alle mie spalle:
    “Where do you want to go?”
    È la ragazzotta di prima, che invece di proseguire per la sua strada (verso Pian di Cengia) si è fermata dietro di me per osservarmi.
    “Il mio sguardo piacionico, nonostante abbia passato gli anta, riesce ancora a far innamorare istantaneamente le giovinette”, penso compiaciuto.
    “Where are you headed? Let me help you, I’ll show you”
    See, m’oo devi dì te ‘ndo devo annà...”, mi dico tra me e me.
    Faccio però buon viso a bella pischella, e mi dispongo ad accogliere il suo aiuto: “Where are you from?”
    “Germany. And you?”
    “Rome. I’d like to reach Forcella Passaporto. It’s over there”
    “Ok” - tira fuori il cellulare e mi mostra sullo schermo il percorso - “You can’t go wrong. Go down and follow the path”.
    Ringrazio l’innamorata, le regalo un ultimo sorriso e la lascio andare; un po’ come il ghepardo che giochicchia con la gazzella e poi molla la presa per farla fuggire...



    Archiviata la tedesca, mi rimetto in marcia



    Cadin del Passaporto; dietro, la Croda dei Toni. Proseguo lentamente, distratto dal grandioso ambiente nel quale sono immerso



    Improvvisa apertura sul lato atesino, verso la Val de Rinbon e la Croda Rossa



    Dopo la discesa comincia la salita per comoda e spettacolare cengia. Incontro un po’ di gente con telecamere e macchine fotografiche... dopo un po’ capisco il perché: c’è un ciclista nascosto in un anfratto che aspetta il via libera per farsi una discesina. Lo guardo stupito, lui mi saluta, scambiamo qualche parola... e poi si fionda giù



    Continuo per la solitaria bellissima cengia verso l’ormai vicina forcella Passaporto






    C’è un altro “oblò” poco prima della Forcella






    Croda Passaporto da Forcella Passaporto. Sono le 11:10, ormai non è più tanto presto. Ma non incontrerò nessuno fino a Forcella Lavaredo.



    Scatto un paio di foto a ciò che mi sto per lasciare alle spalle...






    ...ed entro di nuovo in Alto Adige






    Il sentiero per forcella Lavaredo procede in discesa per cenge un po’ esposte e un paio di brevi gallerie (l’ultima delle quali alta al massimo un metro e mezzo)






    Il sentiero attrezzato è ormai finito; sono vicinissimo a Forcella Lavaredo, spartiacque tra Piave (sinistra) e Adige (destra), che raggiungerò alle 11:25. Bellissima e un po’ inconsueta la prospettiva sulle Tre Cime; visibili anche il rifugio Lavaredo e i Cadini di Misurina



    Croda Passaporto



    Paterno e Torre di Toblin



    Vista verso nord; ben intuibile la Val de Rinbon, che scorre profondamente incassata rispetto all’altipiano



    L’altipiano ai piedi delle pareti Nord delle Tre Cime, dominato dalla regale Croda Rossa



    Che dire? Magnifico! Chissà quante foto vengono scattate quotidianamente da questo punto...



    Mi dirigo verso il rifugio Lavaredo: sono in marcia da quasi cinque ore e ho voglia di una tazzulella ‘e cafè



    Costeggio il lato sud delle Tre Cime (si vedono degli scalatori in azione sulla parete meridionale della Cima Piccola)...









    ... mi volto ad ammirare Paterno e Croda Passaporto...



    ... e in breve raggiungo il Lavaredo, posto anch’esso in magnifica posizione












    Dopo una breve pausa mi rimetto in marcia



    Vado “controcorrente”, in direzione dei Cadini di Misurina






    Dietro la Cappella degli Alpini il Cristallo è “mozzato” da un banco di nuvole



    Superata la Cappella sono ormai in vista del rifugio Auronzo






    Auronzo e il suo lago, lontanissimi



    Il rifugio Auronzo e i Cadini di Misurina



    Un altro scatto verso il distante paese di Auronzo. La Croda dei Toni è quasi completamente avvolta dalle nubi



    A mezzogiorno e un quarto sono al rifugio Auronzo. Anch’esso, come il Locatelli, è posto su un pianoro spartiacque (tra Piave e Adige)



    Per il prosieguo dell’escursione ci sono diverse opzioni:

    • potrei percorrere il primo tratto del sentiero Bonacossa, che attraversa tutti i Cadini di Misurina, fino al Cadin de Rinbianco, e da lì seguire l’acqua fino al lago di Landro
    • Potrei proseguire l’aggiramento delle Tre Cime fino a forcella Col de Medo, e da lì scendere o verso la Val Rinbon o verso la Val Rinbianco
    • Potrei seguire il sentiero 101, che promette di condurre a una meta poco invitante: il “casello pedaggio”




    Scelgo la terza opzione, e comincio a scendere verso il “casello pedaggio”






    A dispetto della destinazione finale, che può destare qualche perplessità, il sentiero 101 è molto bello. Esso scende dolcemente, costeggiando il lato atesino dei Cadini di Misurina



    Ho già perso un po’ di quota rispetto al rifugio Auronzo



    Questo è il Cadin delle Bisse



    La Croda Rossa fa capolino dietro il monte Piana



    Vado avanti









    Questo è il Cadin de Rinbianco



    E questo è il Rinbianco! Potrei seguirlo pedissequamente e arriverei alla macchina...



    ... però non ho voglia di impantanarmi nel fango, che molto probabilmente incontrerei.
    Vado quindi un po’ avanti e poi taglio a destra scendendo per “boschetti”



    Attraverso lo strada asfaltata e guadagno in breve la sterrata che porta a malga Rinbianco



    ...alla quale giungo alle 13:15, in perfetto orario per il pranzo.
    Dietro la malga Rinbianco, il monte Piana con il rifugio Bosi



    Vista sui Cadini di Misurina.
    Fornisco le mie generalità, “prenoto”, e mi gusto un tagliere e un bicchiere di vino.
    La malga Rinbianco è splendida anche (anzi, soprattutto) in inverno, quando è raggiungibile con una breve passeggiata (oppure con motoslitta) per stradina innevata dal lago d’Antorno



    Dopo mezz’ora di relax riprendo il mio cammino, scendendo per verdi prati verso il fondovalle del Rinbianco



    Trovo subito il sentiero 108, che scende rimanendo sempre alla destra del torrente.






    Deviazione per il monte Piana, raggiungibile guadando il torrente e risalendo la Val dei Castrade.
    Sono già stato sul monte Piana, salendo però dal lago d’Antorno; per un attimo accarezzo l’idea di allungare il percorso passando da lì e poi scendendo per il Sentiero dei Pionieri... ma mi passa subito la fantasia



    Quindi tiro dritto per il 108 (ma ogni tanto mi volto per ammirare i Cadini di Misurina)



    Con un certo disappunto (perché sono un po’ stanco e accaldato) prendo atto che il sentiero comincia a salire ripidamente scostandosi dal torrente



    Questo perché il Rinbianco è entrato in una gola



    Il sentiero torna a scendere quando sono ormai in vista della Val Rienza.
    Lungo il 108 non ho incontrato anima viva






    Ecco di nuovo il greto del Rinbon, poco a monte della confluenza con il Rinbianco.
    Rientro in Alto Adige



    Affronto il difficile attraversamento del Rinbon/ Schwarze Rienz...



    ... e chiudo l’anello. Mancano gli ultimi due kilometri e mezzo da percorrere a ritroso per tornare al lago di Landro.
    Fa molto caldo; un escavatore in lontananza si sposta sui cingoli, muove alacremente il braccio, carica e scarica pietrame con la benna... pare di essere in cantiere.
    Mi metto a trotterellare per raggiungere rapidamente la macchina, ansioso di cambiarmi



    Un ultimo saluto alle Tre (Due) Cime



    E alle tre meno cinque sono di nuovo al punto di partenza.
    Ci sono molti bagnanti con costume, ciabatte, teli da mare; non ho alcuna intenzione di imitarli, ma mi mimetizzo indossando pantaloncini corti e infradito.
    Ultima modifica di subsahara; 03-09-2020 alle 09:45 PM.


  2. #2
    Senior Member Skifoso
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    Predefinito Monte Paterno - Dolomiti di Sesto - agosto 2020

    Uno dei posti più belli che abbia mai girato

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    Ricordi indelebili con mia figlia !

    Grazie per avermi fatto rivivere quel giorno!

  3. Lo skifoso masgram ha 3 Skife:


  4. #1.5 ADS
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  5. #3
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    La madonna! potevi intitolarlo: A cavallo tra Mediterraneo e Mar Nero!

    Che Viaggione... hai sofferto molto il passaggio da ZeroAssoluto a FollaTotale? Se no: che segreto hai?


    ps. Non so che documentari guardi tu, ma io mai visto un ghepardo mollare una gazzella 😅


    Domanda:


    questa piramidona gialla... è lei Cima Piccolissima?

  6. Lo skifoso madflyhalf ha 2 Skife:


  7. #4

    Predefinito

    Grazie, grazie, grazie.
    E complimenti: senz'altro tra i report piu' belli che abbia visto finora sul Forum.
    Posti che conosco, ma qui sembrano ancora piu' incantevoli, magistralmente rappresentati dalle tue fotografie, davvero particolari, e dagli impeccabili commenti.
    Non avevo ancora visto un report sul sentiero 108 (numerato 103 nella vecchia cartina Tabacco che utilizzo) che scende dalla Malga Rinbianco (per chi non lo sapesse, ha tra i proprietari anche lo scultore/scalatore/scrittore/beone Mauro Corona) al Lago di Landro, e neppure sul sentiero 102 che risale lungo la Valle della Rienza fino alle Tre Cime di Lavaredo.
    Suggestivi i passaggi sul Paterno e le prospettive sulla Croda Passaporto, che hai fatto bene a riportare alla nostra attenzione.
    Ed hai fatto bene anche a scegliere di scendere dal Rifugio Auronzo con il sentiero 101 che porterebbe fino al famigerato casello dei pedaggi: il tratto che passa dal Ciadin de le Bisse e dal Col de le Bisse (toponimi forse un po' 'sinistri') e' sottovalutato, ed e' conosciuto anche come il sentiero dei poveri, perche' spesso e' percorso a piedi da chi non puo' e/o non vuole incrementare le casse del Comune di Auronzo.
    Ultima modifica di Childerique; 01-09-2020 alle 09:47 PM.

  8. Lo skifoso Childerique ha 3 Skife:


  9. #5

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    Non posso che associarmi ai complimenti.
    Benchè conosca a menadito quasi tutti i sentieri che hai percorso (tranne la Val Rienza dal Lago di Landro) sono rimasto incantato dalle tue foto, dal tuo racconto e dalla tua irraggiungibile conoscenza di tutti i monti e toponimi.
    Il Paterno è sempre una gita di grande soddisfazione: benchè ci sia stato 4 o 5 volte, ci tornerei domani.

    E conservo una grande ricordo delle sue cenge, delle sue gallerie, dei suoi 'buchi' fotogenici e del Sentiero delle Forcelle, davvero bellissimo.

    Alcune delle zone che ci hai descritto sono state devastate dalle ultime piogge torrenziali, che li hanno picchiato duro.
    Ho letto che il parcheggio della malga Rin Bianco è stato spazzato via, mentre seri danni ci sono anche in Val Marzon ed in val d'Ansiei.

  10. Lo skifoso botto ha 2 Skife:


  11. #6

    Predefinito Monte Paterno - Dolomiti di Sesto - agosto 2020

    Porca miseria che report strepitoso!!! (e che sgroppata ma non è una novità)

    Foto, aneddoti, percorso... veramente tutto magnifico... per altro neanch’io ho mai fatto né il sentiero che sale dal lago di landro né quello che scende dalla rinbianco... devo assolutamente rimediare...


    Citazione Originariamente scritto da madflyhalf Vedi messaggio
    Domanda:


    questa piramidona gialla... è lei Cima Piccolissima?
    Non riesco a vedere l’immagine che hai quotato, ma la piccolissima è l’obelisco a destra in questa foto qui:

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    Al centro punta di frida e a sinistra cima piccola con il suo celeberrimo spigolo giallo...

  12. Lo skifoso alfpaip ha 2 Skife:


  13. #7

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    Complimenti inevitabili, i tuoi reportage sono sempre godibilissimi sia da vedere che da leggere

    Citazione Originariamente scritto da subsahara Vedi messaggio
    il monte Paterno è infatti un importantissimo nodo idrografico, alla cui cima convergono i bacini di Adige, Piave e Danubio.
    In pratica se sulla vetta hai un'impellenza fisiologica il tuo prodotto potrebbe finire dalle parti di Jesolo o di Chioggia o nel Mar Nero


    Citazione Originariamente scritto da subsahara Vedi messaggio
    “Where do you want to go?”
    Qui però il vecchio ghepardo mi è sembrato un po' arrugginito, la risposta che la tedesca si aspettava era "I would go anywhere, with you"

  14. Skife per Jagar:


  15. #7.5 ADS
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  16. #8

    Predefinito

    complimenti ! bel giro e bel reportage però concordo con Jagar...non era risposta da ghepardo...

  17. Skife per hammer1969:


  18. #9

    Predefinito

    Ogni giorno un ghepardo italiano si sveglia e sa che dovrà (per)correre una cengia sul Monte Paterno.
    Ogni giorno una gazzella tedesca si sveglia e sa che dovrà ... aspettarlo.

    Scherzi a parte, uno dei report migliori dell'anno.

    Ciao

  19. Lo skifoso Tooyalaket ha 3 Skife:


  20. #10
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    Citazione Originariamente scritto da alfpaip Vedi messaggio
    Porca miseria che report strepitoso!!! (e che sgroppata ma non è una novità)

    Foto, aneddoti, percorso... veramente tutto magnifico... per altro neanch’io ho mai fatto né il sentiero che sale dal lago di landro né quello che scende dalla rinbianco... devo assolutamente rimediare...




    Non riesco a vedere l’immagine che hai quotato, ma la piccolissima è l’obelisco a destra in questa foto qui:

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    Al centro punta di frida e a sinistra cima piccola con il suo celeberrimo spigolo giallo...
    Esatto ma l'obelisco giallo grande sulla verticale del rifugio o la scoreggetta ultimissima a destra?

  21. #11

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    quello grande... l'ultima guglia a destra non ricordo neanche se ha un nome...

  22. Lo skifoso alfpaip ha 2 Skife:


  23. #12

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    facile fare report stellari salendo sul paterno minkia...anche senza 3 cime sarebbe tra i primi 3 luoghi piu belli dove andare ad imbambolarsi in dolomiti

    i due sentieri che parto da forcella camosci sono veramente spettacolari, mi piace sempre precisarlo


    cmq hai descritto la salita che mi manca, ed il rientro sembra buono (si mangia bene in malga?), grazie mille e complimenti per le spiegazioni...quella sui tre bacini non avevo proprio idea

    ma qui, stavi in veneto o AA?


    ps: in che senso hai dato le tue generalità in malga?

    - - - Updated - - -

    sisi è sempre bello vedere foto di questi luoghi e queste cime, faccio fatica a chiuder la pagina, è piu semplice smettere di fumare

  24. Skife per cocojambo:


  25. #13

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    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio

    ps: in che senso hai dato le tue generalità in malga?
    Mi pare di ricordare che il protocollo per la ristorazione obbligasse i ristoratori a tenere traccia di tutti gli avventori per 15 gg. Cosa che nessuno fa (salvo in Calabria, dove una mia amica mi ha detto che lo facevano tutti i ristoranti).

  26. Skife per botto:


  27. #14

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    Ringrazio tutti per gli apprezzamenti al fotoracconto
    Mi sono divertito scrivendolo, e forse si intuisce; sono lieto che sia piaciuto anche a chi l'ha letto

    Citazione Originariamente scritto da madflyhalf Vedi messaggio
    Che Viaggione... hai sofferto molto il passaggio da ZeroAssoluto a FollaTotale? Se no: che segreto hai?
    Il tratto "critico" è quello da Forcella Lavaredo al Rifugio Auronzo: tutto sommato non troppo lungo.
    Dai, diciamo che ho stretto i denti stoicamente

    Citazione Originariamente scritto da madflyhalf Vedi messaggio
    ps. Non so che documentari guardi tu, ma io mai visto un ghepardo mollare una gazzella 😅
    Citazione Originariamente scritto da Jagar Vedi messaggio
    Qui però il vecchio ghepardo mi è sembrato un po' arrugginito, la risposta che la tedesca si aspettava era "I would go anywhere, with you"
    Citazione Originariamente scritto da hammer1969 Vedi messaggio
    complimenti ! bel giro e bel reportage però concordo con Jagar...non era risposta da ghepardo...
    Tengo famiglia... mi sono accontentato di una conquista simbolica

    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio
    facile fare report stellari salendo sul paterno
    Ponzi ponzi ponzi po taratatata: mi piace vincere facile

    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio

    ma qui, stavi in veneto o AA?
    Sul confine, direi...
    Per saperlo con sicurezza bisognerebbe rispolverare gli antichi trattati
    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio
    (si mangia bene in malga?)
    Yess, bel posto

    Citazione Originariamente scritto da cocojambo Vedi messaggio
    ps: in che senso hai dato le tue generalità in malga?

    Citazione Originariamente scritto da botto Vedi messaggio
    Mi pare di ricordare che il protocollo per la ristorazione obbligasse i ristoratori a tenere traccia di tutti gli avventori per 15 gg. Cosa che nessuno fa (salvo in Calabria, dove una mia amica mi ha detto che lo facevano tutti i ristoranti).
    Esattamente. A me per la cronaca è successo solo in un'altra occasione: un ristorante in una frazione di Amatrice.

  28. Skife per subsahara:


  29. #15

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    sta cosa di tirar giu i nomi non mi è mai capitata, intuivo fosse per quello, ma mi sorprendeva che fosse fatto in una malga...

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