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Discussione: Corona-virus Covid-19 e Sci alpino [parte 3]

  1. #2326

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    Citazione Originariamente scritto da gigiotto98 Vedi messaggio
    E’ vero che gli stipendi degli insegnanti sono bassi, ma e’ anche vero che resta loro molto tempo libero per lezioni private con cui arrotondare, ed arrotondano per bene e tax free.
    Troppo luogo comune quello che dici: molti insegnanti, soprattutto donne, hanno ben altro da fare durante le ore non di lezione che dare ripetizioni esentasse (non solo correggere compiti e preparare le lezioni successive, parte del loro lavoro, ma anche occuparsi della casa e dei figli) .

  2. Lo skifoso Kaliningrad ha 4 Skife:


  3. #2327

    Predefinito

    Oggi l’Economist affronta un argomento “scottante” . . . di quelli che si pensa ma non tutti ammettono, ognuno ha la sua
    opinione, io la mia l’avevo postata ieri (non in questi termini ma con conclusioni simili)

    Coronavirus, l’Economist: «Fino a quando potremo permetterci di dire che una vita umana non ha prezzo?»
    Il settimanale analizza le misure prese fino ad oggi nei vari Paesi: «Ogni scelta ha costi sociali ed economici, e va aiutato chi le paga di più. Sui giovani cadrà gran parte del peso. E il costo del distanziamento sociale potrebbe superare i benefici»
    Quanto siamo disposti a spendere e a perdere nella lotta al virus? Quanti soldi, quanti posti di lavoro, quante aziende, quanto futuro, quante prospettive per le prossime generazioni, per i bambini che stiamo tenendo chiusi in casa? Quanto saremo capaci di mettere sempre la vita umana — la vita di qualunque essere umano, di qualunque età e di qualunque condizione fisica — prima di ogni considerazione che oggi ci appare cinica, ma prima o poi può sembrarci invece realistica?

    Toccava all’Economist porre in modo aperto queste domande disturbanti, che spesso affiorano nelle conversazioni private, nelle video chiamate, nelle chat con amici e colleghi ma che nessuno, finora, aveva avuto il coraggio di esplicitare. Toccava all’Economist perché nessun giornale al mondo esprime meglio la sintesi necessaria tra interessi e doveri, tra principi e realtà. E il loro continuo scambiarsi di ruolo, perché a un certo punto riconoscere la realtà diventa un principio sacro.

    «We’re not going to put a dollar figure on human life». Il giornale inglese parte da questa frase, dalle parole con cui il governatore di New York Andrew Cuomo ha commosso i suoi concittadini e il mondo. Intendeva dire che una vita umana non ha prezzo, che per salvare vite non si bada a spese, che i conti si faranno dopo, che ogni persona che si ammassa negli ospedali va curata a qualsiasi costo. Parole di un leader coraggioso, ma nel commentarle il giornale si carica dello scomodo compito del passo successivo: fino a quando il trade-off è sostenibile, fino a quando potremo permetterci di dire che una vita umana non ha prezzo?

    Domande terribili, chiaro. Ma non sempre ciniche. In questa fase, per esempio, fissare «il prezzo di una vita» ne salva tante, almeno in America. All’inizio, il presidente Trump diceva che la cura sarebbe stata peggiore del male, per i danni economici che avrebbe comportato. Poi i modelli hanno dimostrato che la diffusione incontrastata del virus avrebbe ucciso un milione di persone in più. Per evitare quella strage, è bastato decidere di chiudere tutto e spendere l’equivalente di 60 mila dollari a famiglia. «L’America può dire oggi che il costo della chiusura è di gran lunga superato dalle vite salvate». Per poterlo dire ha dovuto dare un prezzo a quel milione di vite. E la scelta non è stata difficile.

    Ma sarà sempre così, si chiede — e ci chiede — uno dei più autorevoli giornali del mondo? L’America è un Paese ricco, ma «se in India il lockdown non riesce a fermare la diffusione del contagio la sua scelta, tragicamente, andrà in un’altra direzione». E tutti, presto, potremmo trovarci di fronte a dilemmi analoghi.

    Per cavarcela, qualche principio può orientarci. Per esempio, essere consapevoli che ogni scelta ha costi sociali ed economici, e se quella americana finora è stata relativamente facile, non tutte lo saranno. Secondo, aiutare chi le paga di più, le scelte che stiamo facendo: i lavoratori che hanno perso il posto, i bambini che non hanno più un pasto a scuola per loro vitale. E i giovani, «su cui cadrà gran parte del peso della malattia, sia oggi sia in futuro, con tutto il debito che i loro Paesi accumuleranno». Terzo, adattarsi. Il bilancio costi-benefici cambia col passare del tempo, e il tempo guadagnato con la chiusura deve servire a prepararci a un ritorno del virus, ad attrezzarci.

    Infine, dobbiamo essere pronti anche a questa conclusione: «Forse non troveremo presto vaccini e cure. Con l’estate, le economie avranno subito crolli a doppia cifra. Mesi di reclusione casalinga avranno minato coesione sociale e salute mentale». Alla fine, «il costo del distanziamento potrebbe superare i benefici». E questo «ancora nessuno è pronto ad ammetterlo».

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  5. #2328

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    Citazione Originariamente scritto da Kaliningrad Vedi messaggio
    Troppo luogo comune quello che dici: molti insegnanti, soprattutto donne, hanno ben altro da fare durante le ore non di lezione che dare ripetizioni esentasse (non solo correggere compiti e preparare le lezioni successive, parte del loro lavoro, ma anche occuparsi della casa e dei figli) .
    Invece quelle che lavorano dalle 8.30 alle 17.30 i figli glieli cura il datore di lavoro.
    Ma non scherziamo gli insegnanti medi sono dei privilegiati.
    Prendono poco, lavorano poco e molti sanno poco.
    Ovviamente parlo di medie perché anche lì ci sono degli eroi.

  6. #2329

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    Si però la vita di chi? Da buoni economisti (faccio il cattivo, ma non troppo), la vita degli altri (dei più deboli, dei più poveri, dei più anziani, chiunque basta non noi).
    La vita del figlio di chi ha scritto l’articolo? O di sua madre?
    È sempre facile parlare così quando si pensa che chi muoia o soffra sia sempre l’altro, meglio se lontano da noi, o di un altro c’ero sociale o colore. Però non è così. La malattia è spesso la livella di Totò.

  7. Lo skifoso stefi74 ha 4 Skife:


  8. #2330

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    Citazione Originariamente scritto da stefi74 Vedi messaggio
    Si però la vita di chi? Da buoni economisti (faccio il cattivo, ma non troppo), la vita degli altri (dei più deboli, dei più poveri, dei più anziani, chiunque basta non noi).
    La vita del figlio di chi ha scritto l’articolo? O di sua madre?
    È sempre facile parlare così quando si pensa che chi muoia o soffra sia sempre l’altro, meglio se lontano da noi, o di un altro c’ero sociale o colore. Però non è così. La malattia è spesso la livella di Totò.
    Non mi sembra che l’articolo sia in questi termini e dica ciò . . . poi ognuno di noi, giustamente, ci vede quel che vuole.

  9. #2331

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    Citazione Originariamente scritto da wow Vedi messaggio
    Oggi l’Economist affronta un argomento “scottante” . . . di quelli che si pensa ma non tutti ammettono, ognuno ha la sua
    opinione, io la mia l’avevo postata ieri (non in questi termini ma con conclusioni simili)

    Coronavirus, l’Economist: «Fino a quando potremo permetterci di dire che una vita umana non ha prezzo?»
    Il settimanale analizza le misure prese fino ad oggi nei vari Paesi: «Ogni scelta ha costi sociali ed economici, e va aiutato chi le paga di più. Sui giovani cadrà gran parte del peso. E il costo del distanziamento sociale potrebbe superare i benefici»
    Quanto siamo disposti a spendere e a perdere nella lotta al virus? Quanti soldi, quanti posti di lavoro, quante aziende, quanto futuro, quante prospettive per le prossime generazioni, per i bambini che stiamo tenendo chiusi in casa? Quanto saremo capaci di mettere sempre la vita umana — la vita di qualunque essere umano, di qualunque età e di qualunque condizione fisica — prima di ogni considerazione che oggi ci appare cinica, ma prima o poi può sembrarci invece realistica?

    Toccava all’Economist porre in modo aperto queste domande disturbanti, che spesso affiorano nelle conversazioni private, nelle video chiamate, nelle chat con amici e colleghi ma che nessuno, finora, aveva avuto il coraggio di esplicitare. Toccava all’Economist perché nessun giornale al mondo esprime meglio la sintesi necessaria tra interessi e doveri, tra principi e realtà. E il loro continuo scambiarsi di ruolo, perché a un certo punto riconoscere la realtà diventa un principio sacro.

    «We’re not going to put a dollar figure on human life». Il giornale inglese parte da questa frase, dalle parole con cui il governatore di New York Andrew Cuomo ha commosso i suoi concittadini e il mondo. Intendeva dire che una vita umana non ha prezzo, che per salvare vite non si bada a spese, che i conti si faranno dopo, che ogni persona che si ammassa negli ospedali va curata a qualsiasi costo. Parole di un leader coraggioso, ma nel commentarle il giornale si carica dello scomodo compito del passo successivo: fino a quando il trade-off è sostenibile, fino a quando potremo permetterci di dire che una vita umana non ha prezzo?

    Domande terribili, chiaro. Ma non sempre ciniche. In questa fase, per esempio, fissare «il prezzo di una vita» ne salva tante, almeno in America. All’inizio, il presidente Trump diceva che la cura sarebbe stata peggiore del male, per i danni economici che avrebbe comportato. Poi i modelli hanno dimostrato che la diffusione incontrastata del virus avrebbe ucciso un milione di persone in più. Per evitare quella strage, è bastato decidere di chiudere tutto e spendere l’equivalente di 60 mila dollari a famiglia. «L’America può dire oggi che il costo della chiusura è di gran lunga superato dalle vite salvate». Per poterlo dire ha dovuto dare un prezzo a quel milione di vite. E la scelta non è stata difficile.

    Ma sarà sempre così, si chiede — e ci chiede — uno dei più autorevoli giornali del mondo? L’America è un Paese ricco, ma «se in India il lockdown non riesce a fermare la diffusione del contagio la sua scelta, tragicamente, andrà in un’altra direzione». E tutti, presto, potremmo trovarci di fronte a dilemmi analoghi.

    Per cavarcela, qualche principio può orientarci. Per esempio, essere consapevoli che ogni scelta ha costi sociali ed economici, e se quella americana finora è stata relativamente facile, non tutte lo saranno. Secondo, aiutare chi le paga di più, le scelte che stiamo facendo: i lavoratori che hanno perso il posto, i bambini che non hanno più un pasto a scuola per loro vitale. E i giovani, «su cui cadrà gran parte del peso della malattia, sia oggi sia in futuro, con tutto il debito che i loro Paesi accumuleranno». Terzo, adattarsi. Il bilancio costi-benefici cambia col passare del tempo, e il tempo guadagnato con la chiusura deve servire a prepararci a un ritorno del virus, ad attrezzarci.

    Infine, dobbiamo essere pronti anche a questa conclusione: «Forse non troveremo presto vaccini e cure. Con l’estate, le economie avranno subito crolli a doppia cifra. Mesi di reclusione casalinga avranno minato coesione sociale e salute mentale». Alla fine, «il costo del distanziamento potrebbe superare i benefici». E questo «ancora nessuno è pronto ad ammetterlo».
    Io penso che il distanziamento sociale fosse inevitabile. La salvaguardia della salute e la prima cosa importante per una nazione. Certo se in questo periodo di pausa si fosse riusciti a studiate meglio il virus, i suoi metodi di contagio e studiare come organizzare le imprese per ridurre i rischi (ma questo lo vedo più un compito dei singoli imprenditori-dipendenti) si sarebbe fatto molto ma temo che su questa seconda parte, si stia facendo pochino.
    Però che ogni vita abbia un costo non si può sentire, soprattutto quando si tratta della tua o di un tuo caro. Fosse anche teoricamente vero.

  10. #2332

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    Alzi la mano chi s’é rotto le balle dei servizi foto/video delle città deserte con sottofondo struggente di piano o archi!
    Vietano di uscire, istituiscono zone rosse come Fontana di Trevi ad accesso completamente interdetto, sguinzagliano agenti a pedi, a cavallo, i auto o in carrarmato pronti a sanzionare, denunciare o cannonare i trasgressori...
    Mi spiegassero cosa pensavano di trovare con le loro riprese o foto dal vivo o dal drone, in carnevale di Rio?
    Se un servizio giornalistico deve avere un’utilità ok, ma sinceramente che ci frega di vedere le città deserte? Perché loro devono uscire a fare servizi che non servono ad una mazza, allora rispettassero il lockdown anche i fotografi del nulla e non uscissero loro stessi a violarlo, no?

  11. Lo skifoso Vettore2480 ha 8 Skife:


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  13. #2333

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    Momento “soft”

    Vecchietta di 102 supera il Covid-19

    L’INPS “Ricorreremo in Cassazione”

  14. Lo skifoso wow ha 11 Skife:


  15. #2334

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    Citazione Originariamente scritto da stefi74 Vedi messaggio
    Si però la vita di chi? Da buoni economisti (faccio il cattivo, ma non troppo), la vita degli altri (dei più deboli, dei più poveri, dei più anziani, chiunque basta non noi).
    La vita del figlio di chi ha scritto l’articolo? O di sua madre?
    È sempre facile parlare così quando si pensa che chi muoia o soffra sia sempre l’altro, meglio se lontano da noi, o di un altro c’ero sociale o colore. Però non è così. La malattia è spesso la livella di Totò.
    La metto in quote, me l'ha girata un militare:
    Una piccola metafora riguardo alla strategia. Ci sono due modi di passare un campo minato:
    1. procedere con attenzione e diligentemente, sondando il terreno, chiamando gli artificieri, eliminando la minaccia ed aprire un varco verso l'altra parte.
    2. Correre dall'altra parte e contarsi all'arrivo...
    Nel caso del COVID, peró significa mandare avanti i piú deboli.

  16. Lo skifoso blizzy ha 2 Skife:


  17. #2335

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    Noi abbiamo chiuso in casa la gente a BASSO RISCHIO e vietato le attività a BASSO RISCHIO e abbiamo mandato avanti il personale più esposto (sanitari) senza dpi (perché le mascherine se le sono accattate i vecchi che non sanno metterla e se la tocchinano ogni tre secondi con le mani) e senza controlli, facendoli andare al lavoro con sintomi senza (volutamente?) far loro tamponi, avanti e indietro da casa e ospedale, casa in cui solo per scrupolo e potendo molti si sono isolati dalla famiglia.

    Quindi NON é un esempio che avrei portato

  18. Lo skifoso ami ha 2 Skife:


  19. #2336

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    Dipende cosa hai alle spalle. Se hai tempo scegli la 1, ma se alle spalle hai il nemico che spara e non fa prigionieri non hai mica tante alternative

  20. Skife per gigiotto98:


  21. #2337

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    Citazione Originariamente scritto da ami Vedi messaggio
    Noi abbiamo chiuso in casa la gente a BASSO RISCHIO e vietato le attività a BASSO RISCHIO e abbiamo mandato avanti il personale più esposto (sanitari) senza dpi (perché le mascherine se le sono accattate i vecchi che non sanno metterla e se la tocchinano ogni tre secondi con le mani) e senza controlli, facendoli andare al lavoro con sintomi senza (volutamente?) far loro tamponi, avanti e indietro da casa e ospedale, casa in cui solo per scrupolo e potendo molti si sono isolati dalla famiglia.

    Quindi NON é un esempio che avrei portato
    E chi avresti mandato avanti, se non i sanitari (=artificieri)? I soli in grado disinnescare l'epidemia. Che poi da noi non li abbiano dotati di protezione, e che questo si sia rivelato un moltiplicatore, è un altro paio di maniche.
    Quindi tu non avresti fatto nulla? Mi sbaglierò, ma senza isolamento sociale, pur con tutti i difetti nella sua applicazione, a quest'ora la situazione delle province di Bg e Bs si sarebbe allargata a tutta Italia.

  22. Skife per blizzy:


  23. #2338

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    Citazione Originariamente scritto da arslonga Vedi messaggio
    scusa ma a chi/cosa ti riferisci?
    dal 1 marzo la PERCEZIONE collettiva del problema era completamente diversa. tanto è vero che nessuno vietava assembramenti, i ristoranti erano aperti, i bar anche e solo alcuni impianti giravano al 40% della capacità, senza raccomandazioni per mantenere la distanza in fila.
    quindi io ho chiarissima qual era la situazione e non seleziono una benamata cippa. il punto è che come ho già scritto (ma repetita....) fino al 9 nessun problema, dal 10 l'inferno.
    le "raccomandazioni" di cui parli tu erano le OPINIONI di una parte del coro: ti ricordo che se era per quello genii come Scanzi e Sgarbi urlavano che si doveva tenere aperto tutto. ma anche Burioni e Galliv mi sembra che abbiano fatto bei testa coda sull'argomento.

    l'esercizio in cui invece molti riescono benissimo è il ragionamento ex-post

    comunque basta stare davanti al computer, mi vado a fare un bel giro in MTB...


    Citazione Originariamente scritto da ddski Vedi messaggio
    C’è l’ho un po’ perché le “opinioni” erano opinioni di consolidate teste di membro come Sgarbi e sfere interessate economicamente e politici che curano i loro interessi.

    Chi non cercava il complotto, o chi non si sentiva più furbo dei virologi ed epidemiologi ha capito che qualcosa non va.

    Ma ovviamente erano in minoranza e visto che appellandosi al cervello non funzionava, si è tirato fuori il bastone.

    Quindi continua a cantare la tua storia di spirito libero in rete invece di dimostrarlo tacendo ed andando a fare quello che ti pare e le misure verranno ancora inasprite... visto che ci sarà il bel tempo e le marmotte devono uscire.
    certo che il senso dell'ironia non è il tuo forte .ed in questo come milanese sei perfettamente nella media...

  24. Skife per arslonga:


  25. #2339

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    Citazione Originariamente scritto da Kaliningrad Vedi messaggio
    Troppo luogo comune quello che dici: molti insegnanti, soprattutto donne, hanno ben altro da fare durante le ore non di lezione che dare ripetizioni esentasse (non solo correggere compiti e preparare le lezioni successive, parte del loro lavoro, ma anche occuparsi della casa e dei figli) .
    Solito luogo comune sessista. E comunque qualche volta mi e’ capitato di dover prendere lezioni private quando ero alle superiori, e sempre insegnanti di altre scuole avevo a darmi le ripetizioni.

  26. #2340

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    Citazione Originariamente scritto da sdlkfhnl Vedi messaggio
    In realtà prima hanno instaurato le zone rosse, poi hanno esteso le zone rosse a intere regioni, poi hanno esteso la zona rossa a tutta l'Italia, poi hanno permesso gli spostamenti per tornare a casa, poi hanno chiuso anche quelli
    Hanno iniziato a chiudere i negozi non necessari, poi bar e ristoranti dopo le 18, poi hanno iniziato a chiuderli sempre e consentire solo l'asporto, poi a consentire solo le consegne a domicilio, poi hanno chiuso le fabbriche di beni non di prima necessità, poi hanno iniziato a limitare gli accessi ai negozi di alimentari, infine hanno iniziato a imporre l'uso delle mascherine al loro interno
    L'attività sportiva era consentita all'aperto, poi era consentita mantenendo le distanze, poi era consentita solo vicino alle abitazioni, ora se ho capito bene nemmeno quello

    Questo perchè non c'è stata gradualità, suppongo
    sdlkfhnl, l'hai scelto facile lo scioglilingua eh?
    la sera del 9 ci hanno dato l'uno-due che ci ha steso. poi, quando eravamo a terra a chiederci cosa era stato, ci hanno finito con calma. anzi ancora non hanno finito...

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