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Discussione: Skialp al colle della Maddalena, capodanno 2019-20

  1. #1

    Predefinito Skialp al colle della Maddalena, capodanno 2019-20

    PARTE 1_La polvere occitana che non ti aspettavi

    Il colle della Maddalena (in francese col de Larche) divide per convenzione le Alpi Marittime (a sud) dalle Cozie (a nord). Si trova all'estremità occidentale della provincia di Cuneo, al termine della lunga valle Stura, ed è uno dei pochi passi alpini tra Italia e Francia ad essere aperto in inverno, fatta eccezione per i giorni subito dopo le nevicate, causa pericolo valanghe.

    Lo scenario è quello grandioso delle Alpi Occidentali: vallate con grandi spazi aperti, più spoglie rispetto ad altre zone delle Alpi, e con meno infrastrutture. Poter arrivare in auto in pieno inverno a 2000 metri, quota sfiorata dal passo, da queste parti non è affatto scontato: e visto il buon innevamento della zona, nei giorni a cavallo di fine anno, sia francesi sia italiani hanno approfittato della riapertura della strada per venire da queste parti con le pelli, le ciaspole, gli sci di fondo o semplicemente con il bob!

    Noi eravamo tra gli sciatori, forse quelli arrivati più da lontano… tutto è nato abbastanza a caso, nei giorni fra natale e capodanno: cercando qualcosa di libero su booking, è saltato fuori un appartamento a un buon prezzo in zona, e visto che da Parma andare fin qui nel weekend è un bel tour de force, ci siamo presi 3 giorni/2 notti per poter fare tutto con più calma e scoprire una zona per noi del tutto nuova.

    Alloggiamo a Pontebernardo, nel comune di Pietraporzio, che scopriamo essere paese d'infanzia della campionessa di sci di fondo Stefania Belmondo. Mi prendo pure dell'ignorante dal mio socio siccome non sapevo chi fosse Stefania Belmondo, ok ora lo so. Entrambi i paesini sono graziosi e ben curati: dipinti, fumetti, presepi, luci natalizie li rendono pure allegri, anche se si capisce che di gente che vive qui tutto l'anno non dev'essercene tanta.

    Pontebernardo





    Ben diversamente si presentano i paesi alti della vallata, cioè Bersezio e Argentera: nel primo orribili palazzine anni 70 mezze finite (il "villaggio Primavera"), case senza infissi, poche attività, e gli impianti (chiusi) con un grande mostro di cemento a fare bella mostra di sé… l'unica nota di ricchezza sono i mezzi spartineve: Alberto, agricolo con la mania dei trattori, vuole fermarsi addirittura a fargli le foto: roba da nevicate serie, mica le scorreggette del medio Appennino! Argentera più che un paese sembra un accampamento, con case sgangherate a lato della strada, all'apparenza abbandonate… un peccato, vista la quota ragguardevole (quasi 1700) e la posizione magnifica ai piedi del vallone del Puriac.

    Bersezio, qui parte la strada per Ferriere, paese più alto della provincia di Cuneo, dove in inverno non vive più nessuno


    Come un bambino al luna park che guarda le giostre



    Eccoci dunque in questa valle per noi così lontana e ricca di possibilità, con le idee non troppo chiare sul da farsi. Abbiamo spulciato qualche report di gite recenti online, ma ci servono prima di tutto una cartina e qualche consiglio… e con un po' di fortuna riusciamo a trovare entrambi all'Oste D'Oc di Pietraporzio, dove ci fermiamo a cena la sera del nostro arrivo. L'oste Giovanni, con tanto di caricatura stile fumetto all'esterno del locale, si rivela essere un grande esperto della zona. Dopo averci fatto apprezzare uno show di bestemmie occitane causa disdetta di un cenone di capodanno di 18 persone, si ferma volentieri a chiacchierare con noi parlandoci delle gite più belle, di come la valle sia rinomata per la "polvere" anche se lui è uno sciatore vecchio stile, che da certi pendii ci starebbe ben lontano anche con gli sci larghi, l'airbag ecc ecc.… ci fa comunque capire che l'inverno era partito bene, con belle nevicate, ma poi vento e caldo hanno rotto le uova nel paniere. Forse, insomma, sarebbe stato meglio arrivare prima, o dopo! Peccato che bel tempo e ferie siano ora… Ci propone, senza troppo entusiasmo, la classica gita al monte Ventasuso dal colle della Maddalena, che già il mio socio aveva adocchiato, ma usciamo con ancora qualche indecisione. Se davvero il vento ha fatto danni, qui come in tutto il resto delle Alpi, mi interrogo, avrà senso andare proprio su una montagna che si chiama Ventasuso?

    La mattina del 31 la giornata è splendida, ci prepariamo con calma e partiamo alla volta del Colle della Maddalena. Per abitudine, mi fermo sempre a bere un caffè prima di iniziare la giornata in montagna, anche se ho già fatto un'abbondante colazione come oggi… e a Bersezio ci casca l'occhio su un bar che fa anche noleggio sci: bingo! Qui dietro al banco troviamo un personaggio di un'altra generazione rispetto all'oste Giovanni, con una bella collezione di sci larghissimi, ma pure lui disposto a fare due chiacchiere e dispensare consigli preziosi cartina alla mano. Il Ventasuso ce lo boccia: la polvere c'è, ma va cercata di là in Francia, appena oltre il colle, sui panettoni che guardano a est nel grandioso vallone di Lauzanier.

    Decidiamo di fidarci, e ripartiamo subito con la Panda lungo la larga strada, che fra alti muri di neve, resti di valanghe, macabre strisce di sangue di animali scivolati sui pendii, ci conduce al colle tanto desiderato. Appena di là dal confine, una breve fila di auto parcheggiate ci fa intuire di essere nel posto giusto: la maggior parte della gente, sia italiani sia francesi, si incammina lungo il vallone dell'Oronaye, alla nostra destra, ma qualcuno scende ad attraversare il fiume su un ponticello in direzione del "nostro" vallone, che abbiamo a sinistra, tutto al sole.

    Il vallone dell'Oronaye...


    E quello del Luzanier



    La traccia è già ben battuta e la seguiamo, percorrendo un traverso che ci conduce al centro della valle, il cui accesso principale (e più sicuro se c'è pericolo di valanghe) sarebbe un poco più giù sul versante di Larche. C'è una bella pista da fondo, ma soprattutto ci sono questi bellissimi panettoni esposti al sole, con boschetti radi, pendii aperti e della pendenza giusta per divertirsi, poche belle tracce e ancora tanto spazio libero!

    La pista da fondo del vallone di Lauzanier...


    ...e le "piste" di discesa!


    Risaliamo la traccia con davanti una dozzina di skialpers e ciaspolatori, e arrivati in cima al primo panettoncino non vogliamo aspettare e spelliamo subito per goderci il primo giro! La neve in alto è ancora un po' crostosa ma poi molla bene permettendo una bella sciata; ci spostiamo nel boschetto dove non è passato quasi nessuno e troviamo polvere leggera, poi ormai a valle già pappa ma poco importa… siamo già pronti a risalire!

    Prima discesa dalla crete de l'Alpette




    Polvere D'OC!


    Dov'è la neve ghiacciata dell'Appennino?



    Ci sentiamo un po' fuori luogo con la piccozza sullo zaino (e i ramponi dentro...) in un posto simile, ma eravamo partiti con idee diverse… Ora Alberto vuole giustamente raggiungere qualcosa di simile a una cima, dunque tornati sul crestone non spelliamo ma proseguiamo su terreno facile fino al secondo panettone, un po' più alto. Siamo sulla Crete de l'Alpette, 2450, e godiamo di un gran bel panorama sulle cime circostanti e il vicino vallone di Parassac.

    Panorami dalla Crete de l'Alpette









    La discesa è più lunga e forse ancora più bella di quella precedente, su neve un po' più pesante ma che permette comunque di godersi le curve. Arrivati al fondovalle ci fermiamo un po' a goderci il sole, il terzo giro forse sarebbe di troppo (abbiamo anche domani) ma dato che dobbiamo comunque ripellare per tornare alla macchina, propongo ad Alberto di salire finché ci aggrada sui boschetti che guardano verso il colle della Maddalena, se non altro per cambiare esposizione e panorami… l'idea non si rivela brillante, la neve di qui è più crostosa e infatti non c'è neppure una traccia di sci, solo ciaspole; comunque la luce calda del pomeriggio vale la breve risalita!

    Seconda discesa dalla crete de l'Alpette








    Spellata dopo la terza risalita: sullo sfondo la parte bassa del vallone dell'Oronaye


    Come direbbe la d'Urso… neve un po' pesantuccia!




    Nel rientrare ci fermiamo naturalmente a bere qualcosa dall'amico del bar-noleggio sci a Bersezio, con cui abbiamo più tempo per parlare un po': ci racconta della chiusura degli impianti di risalita (che fino all'anno scorso funzionavano), dovuta soprattutto al mancato rinnovamento degli impianti ormai obsoleti… investimenti che andavano fatti prima, siccome la neve da queste parti non manca e nemmeno l'afflusso; ciò che manca forse sono le strutture ricettive… sicuramente per un comune di 75 abitanti (tanti ne ha Argentera...) avere qualche pista da sci aperta potenzialmente 4 mesi all'anno non sarebbe male in termini economici; ma a noi, egoisticamente, le vallate selvagge dell'estremo ovest piacciono così! Forse se gli impianti fossero stati in funzione non avremmo neppure trovato da dormire per così poco.
    E che dormire! Poco dopo la fine del discorso di fine anno di Napolitano, ehm pardon, Ciampi, sono già a letto a digerire cotechino e lenticchie. Niente serata ganza a Pietraporzio dall'altro nostro amico Giovanni, con il tavolo da 18 potenzialmente libero e tutto per noi. Troppo sonno e troppa voglia di godere di questo silenzio totale, quasi surreale per un capodanno, interrotto solo (e non è poco, va detto) dal campanile che ogni ora fa il suo giro di rintocchi, sempre uno in più. E quando ne fa sette siamo pronti per iniziare il 2020 facendo la stessa cosa con cui si era concluso il 2019: sciare!

    Continua...


  2. #2

    Predefinito 2 parte. Inizio di 2020 montagnardo, gita al Monte Valciava

    Il giorno successivo, senza troppe indecisioni torniamo alla Maddalena. Parcheggiamo nello stesso spiazzo, ma stavolta ci incamminiamo dalla parte opposta rispetto a ieri, cioè lungo il vallone dell'Oronaye. Qui le tracce sono davvero tante, anche perché sono molte le gite possibili. Noi scegliamo probabilmente la più lunga di tutte, il monte Vanciava, posto sul confine al termine del ramo più lungo del vallone. Sappiamo in partenza che la sciata non sarà un granché, molto trasferimento, ma un po' i dubbi sul tipo di neve un po' la voglia di guardarci attorno più possibile ci spingono a fare tale scelta.

    Risaliamo sul lato destro orografico della valle, inizialmente al sole, su pendenze abbastanza dolci e tracce autostradali. Sulla nostra destra qualcuno ha salito con tanti zig zag un lungo canale esposto a nord ovest sulla Tete des Blaves: li avvistiamo scendere, ma non sembra si stiano divertendo troppo… probabilmente all'ombra la neve non dev'essere un granché. Ci passiamo pure noi all'ombra, e l'aria cambia decisamente; c'è un po' di vento in più rispetto a ieri. Arriviamo a una grande biforcazione: dritto c'è il panettone della Cima delle Manse, la gita più classica del vallone, esposta a sud e già trifolatissima. Vediamo alcuni scialpinisti diretti lì, ma proseguiamo lungo la nostra strada, piegando a destra verso il lago dell'Oronaye. L'ambiente diventa via via più maestoso, con cime rocciose da ogni lato tra le quali scendono canali dall'aspetto molto interessante… qualcuno scende da quelli a nord (alla nostra destra). Dal lago inizia un'altra salita scialpinistica, quella al monte Pierassin: anche qui varie tracce, anche qui gente che scende… verso la cima Vanciava invece proseguiamo soltanto noi!














    Gli spazi sono sempre più ampi, le pendenze sempre dolci, la neve prevalentemente ventata ma abbastanza liscia… dove ha preso il sole inizia a mollare il giusto. Abbandoniamo il vallone principale (che termina al colle della Scaletta) e pieghiamo a sinistra verso il grande castello dolomitico del monte Oronaye, la cima più alta e bella della zona, su cui gli OSA arrivano salendo e scendendo proprio il canale sud, dove non vediamo tracce. Continuiamo imperterriti nel nostro traverso: ora finalmente vediamo la parte finale del vallone di Vanciava, con il passo e la cima sulla sinistra. Rimaniamo sul versante al sole, ma la neve sembra ancora un po' dura e le pendenze vanno aumentando; il mio socio prosegue, io preferisco infilare i rampant anche per testare la qualità di neve sulla pala finale, dove forse riusciremmo a mettere in fila 6 o 7 curve su 10 km comodi di giro…










    In effetti sul traverso i coltelli servono a poco, ma una volta in cresta, dove Alberto si sta già togliendo gli sci, fanno più comodo. Dopo un breve tratto però mi rendo conto che la neve è ancora troppo dura (ed è l'una passata ormai…), almeno per le mie capacità; aggiungici un po' di rocce, una pendenza sui 35°/40°... alla fine li tolgo pure io e seguo le peste del mio amico nell'ultimo tratto di cresta fino alla vetta.











    Siamo a 2876 metri, in posizione abbastanza prominente verso sud/est, e ci si presenta un panorama eccezionale. L'Oronaye vicinissimo, con la sua dentellata cresta sommitale; la distesa bianca di montagne della val Maira, un universo di possibilità con gli sci e non solo; il Monviso che spadroneggia, un lembo di pianura, poi tutta la catena delle Marittime e delle Alpi Liguri, queste ultime per me ancora praticamente sconosciute.

    C'è freddo e non è troppo presto, così dopo la dovuta ma breve pausa facciamo retrofront fino agli sci. Parto un po' prima e più in alto rispetto al mio socio: la neve in effetti è dura e ci sono un po' di lastre e piccoli riporti; mi porto traversando in leggera discesa al centro della pala, dove la superficie sembra più liscia e regolare, e qui effettivamente riesco a farmi le mie curve stile pista… nella parte bassa c'è pure un po' di rimollo e godo! Peccato che finisca tutto molto, troppo presto… arrivando in fondo al vallone infatti ci si andrebbe a infognare, dunque aspetto che scenda Alberto poi seguiamo fedelmente il traverso fatto in salita. La parte finale del canale sotto l'Oronaye, superati alcuni coni di valanga, ci regala ancora qualche curva, poi drittone per guadagnare velocità e uscire dalla conca senza spingere. Le lande sopra al lago trascorrono velocemente sotto gli sci, poi altro interminabile traverso, già all'ombra su neve dura rischio crampi gamba a monte, fino sotto alla cima delle Manse. Qui ho la malsana idea di provare a scendere dal lato sinistro del vallone, che al mattino era in ombra… chissà, forse la neve è migliore! Morale, croste varie e neve pesante. L'unica consolazione è che almeno facciamo il traverso tenendo a monte l'altra gamba









    Dopo le ultime curve almeno c'è la soddisfazione di arrivare con gli sci praticamente "contro" la Panda, pronta a riportarci verso la nostra pianura e il nostro Appennino senza neve.



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  4. #3

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    Complimenti veramente ... la prossima volta che venite da queste parti avvisate ... una birra la andiamo a bere.
    La Valle Stura offre una varietà di scelta che ha pochi paragoni in giro ... e non lo dico perchè ci abito e voglio fare pubblicità.
    PS: quando ero giovane e sprezzante del pericolo sull'Oronaye (Tete de Moise alla francese) in estate ci sono andato un po' di volte ...

  5. #4

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da teremar Vedi messaggio
    Complimenti veramente ... la prossima volta che venite da queste parti avvisate ... una birra la andiamo a bere.
    La Valle Stura offre una varietà di scelta che ha pochi paragoni in giro ... e non lo dico perchè ci abito e voglio fare pubblicità.
    PS: quando ero giovane e sprezzante del pericolo sull'Oronaye (Tete de Moise alla francese) in estate ci sono andato un po' di volte ...
    Grazie! In effetti sei davvero fortunato ad abitare in un posto così bello!

  6. #5

    Predefinito

    Bellissime foto, ho rivisto tanti luoghi frequentati d'estate.
    Io invece usavo gli impianti (spero riaprano), nei boschi di larici non mancavano occasioni per godere.

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