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Discussione: La rivincita dei ravanatori appenninici: Castore da Saint Jacques, 1-2 giugno 2019

  1. #1

    Predefinito La rivincita dei ravanatori appenninici: Castore da Saint Jacques, 1-2 giugno 2019

    Sui selvaggi monti Tatra, fra Slovacchia e Polonia, è ancora possibile incontrare i portatori: figure avvolte da un alone di leggenda, che si incamminano da valle per rifornire i rifugi in quota, con zaini che somigliano a vere e proprie impalcature… si narra di carichi oltre il quintale, su sentieri di montagna particolarmente impervi.

    Assuefatti da una primavera di spallaggio estremo sul nostro Appennino, ci presentiamo sulle Alpi alla vigilia di giugno, con zaini che lontanamente ricordano quelli dei portatori polacco-slovacchi, ultimi sherpa europei.

    Zaini quasi-Tatra in val d'Ayas


    Arriviamo a Saint Jacques di Champoluc attorno a mezzogiorno e prima di incamminarci mettiamo subito mano allo speck la fontina e soprattutto al lardo di Arnad… tanto la neve da sciogliere non manca!

    All'inizio del sentiero - un ciottolato a pendenza costante, ottimo digestivo - una targhetta commemora le guide Franchey, che proprio da qui partirono per le prime esplorazioni del monte Rosa.



    Presto ci infiliamo nel bosco di larici, piacevolmente verdi, e incontriamo un sacco di escursionisti: molti sono incuriositi e ci chiedono dove andiamo a sciare… come se le montagne maestose che chiudono la valle, bianche più che mai, facessero parte di un altro pianeta…

    Pian di Verra inferiore





    Un paio di report dei giorni precedenti a Cervinia e Gressoney, parlavano di 20/30 minuti di spallaggio… noi sappiamo che ci toccherà almeno un'ora, siccome la valle è a sud, ma oltre i 2000 speriamo di trovare le prime tracce pellabili di neve… e invece appena il bosco si apre nella splendida conca glaciale del Pian di Verra inferiore, 2050 metri, ci rendiamo conto che siamo già in giugno e la neve è bella alta.



    Puntiamo tutto sul pian di Verra superiore, il punto in cui si arriva anche con il (costoso) servizio taxi delle jeep: ma pure qui, a quasi 2400, la neve è troppo poca, anche per pellare, e tutta sul versante ovest, per noi impraticabile; cominciamo a temere di dover spallare fino al rifugio Mezzalama, dove passeremo la notte. Una marmotta compare quasi all'improvviso, forse cerca da mangiare, forse vuole solo sfotterci un po'.



    Dopo la prima rampa che sale verso il filo della morena, percorso fedelmente dal sentiero, inizia però una lingua di neve che fa ben sperare… e dopo 3 ore comode di calvario, al netto di lunghe pause, la voglia di togliere un po' di peso dagli zaini è davvero forte! Superato un piccolo dosso, si apre un vallone dove la copertura è sufficiente per pellare: gli altri traversano, togliendo gli sci nei tratti puliti, io preferisco seguire la neve e perdo un po' di quota sciando con le pelli su una broda destinata a durare ancora non più di 3 giorni... supero il torrente nell'unico punto possibile poi su per il pendio, seguendo vecchie tracce. Superato un nuovo dosso, finalmente vediamo la nostra meta, al culmine del lungo crestone della morena dove passa il sentiero. La raggiungiamo, ma il tratto prima del rifugio è quasi completamente pulito, e ci tocca farlo sci in spalla.

    Finalmente la neve!


    Summer skiing




    Arriviamo in rifugio circa alle 19: ci sono altri 3 ragazzi partiti un po' prima di noi dal parcheggio (se la sono fatta tutta con gli scarponi e senza pellare!).



    Il locale invernale del Mezzalama di fatto è il rifugio Mezzalama, piccolo ma con tutto l'occorrente. Al piano terra ci sono 4 o 5 tavoli e una minima cucina, quello superiore ha i letti (16): sorprendente la differenza di temperatura tra i due locali: nella camerata ci saranno almeno stati 7/8 gradi in più! Mi pento di avere portato il sacco a pelo pesante…

    Tramonto sul Castore


    Vista verso la val d'Ayas



    Particolari nel rifugio


    Notte tutto sommato passabile considerato che siamo a 3000 metri, la mattina poco dopo le 6 ci incamminiamo, col sole che già illumina i versanti nord est del Gran Paradiso.

    Ghiacciaio tirato a lucido!


    La neve, come era prevedibile, ha rigelato perfettamente: non abbiamo i rampant, ma le pendenze sono dolci e riusciamo a salire agevolmente con le sole pelli. Dopo un primo tratto sul solito dossone morenico, si entra nel vero e proprio Ghiacciaio grande di Verra, coronato da serraccate spettacolari. Ci sembra inutile legarci, non si vede neanche una mezza crepa nella superficie liscia e lucidissima.



    Una svolta a destra e in neanche un'ora siamo all'altezza del rifugio Guide d'Ayas, dal quale sono appena partiti altri 2 scialpinisti che però perderemo di vista. I ragazzi che hanno dormito con noi nel frattempo ci raggiungono, loro puntano alla Roccia Nera. Noi siamo partiti con l'idea di fare il Castore e non cambiamo programmi: la via alla vetta è già ben tracciata, anche se dubitiamo che il pendio (in pieno ovest) sia sciabile - almeno con le nostre limitate capacità.



    Sempre su pendenze dolci, il ghiacciaio ci accompagna lentamente verso il Colle di Verra, che divide i due gemelli: Polluce a sinistra, e Castore a destra. Proprio dalla profonda insellatura sbuca finalmente il sole a darci il buongiorno, dopo un avvio di 2 giugno piuttosto gelido!








    Il colle è lì da un po', ma non ci si arriva mai… forse è la quota che si fa sentire, o le dimensioni dilatate di questi giganti di ghiaccio e roccia. L'idea di salire il Polluce "al volo" solo con la picca nell'attesa che la neve molli sulla ovest del Castore è presto accantonata: non siamo mica in Appennino!

    Colle di Verra, sullo sfondo i Mishabel con il Dom tutto a sinistra


    Stanchini!



    Finalmente raggiungiamo il colle e possiamo affacciarci sulla Svizzera: è la prima volta che le punte dei miei sci vedono di là dalle Alpi. Mentre ci riposiamo due coppie di sciatori scesi dal Colle del Teodulo (o saliti a canna dal Guide d'Ayas) puntano veloci alle tracce del Castore. Quasi subito però notiamo che si fermano, evidentemente il pendio è ancora ghiacciato.

    Punta di Felik (forse)


    Alle 9,30 ci rimettiamo in marcia, ma la traccia è ghiacciata, fuori la neve è crostosa, un po' portante un po' no… preferiamo salire coi ramponi. Procediamo a rilento, la stanchezza si fa sentire… gli altri hanno lasciato gli sci, e dopo un primo dossetto li imitiamo anche noi: è un peccato, ma portarli su in spalla per poi scendere sulla crosta, viste anche le pendenze non proprio banali, ci sembra assurdo e poco saggio.

    La traccia sulla ovest del Castore: vista verso sud con Gran Paradiso e Grivola...


    ...e verso nord, con la sfilata di Dent d'Herens, Cervino e corona Imperiale (Dent Blanche, Zinal Rothorn, Weisshorn)




    Come sospettavo, i 400 metri tra il colle e la vetta mi danno una discreta mazzata… sono stato solo due volte a 4000 (tondi, però), sempre partendo da valle ma con zaini più umani; stavolta, visto che è anche la prima uscita oltre i 2500 di tutta la stagione, mi viene il dubbio che forse stiamo cagando fuori dal vaso! Le gambe in realtà non hanno problemi, più che altro mi fa male lo stomaco e la testa, cerco di sopperire facendo molte pause, bevendo e mangiando della gran frutta secca. I miei soci più o meno sono nelle stesse condizioni.

    La terminale: sempre ferma lì!



    Comunque ormai non manca tanto; uno sciatore solitario ci supera e lascia gli sci appena sotto la terminale; qui un breve tratto ripido conduce sulla cresta, breve ma molto aerea, e alla vetta. La crepacciata è ben coperta, solo in un pezzetto si vede sotto… sarebbe cosa buona e giusta legarci, ma siamo abbastanza distanziati l'uno dall'altro e non vogliamo perdere troppo tempo, così saliamo e via.

    Il passaggio di uscita in cresta, dal basso...


    ...e dall'alto


    La cresta finale del Castore




    In vetta!



    E' un peccato dopo tanta fatica aver solo voglia di scendere… il malessere non mi fa godere come dovrei del panorama: siamo circondati da vero e proprio mare di ghiaccio! A mezzogiorno o poco dopo giriamo i tacchi, e brevemente ritorniamo al nostro deposito sci. La neve ha mollato un minimo in superficie, ma resta crostosa… a veder scendere una guida arrivata su insieme a noi sembra una pacchia da sciare, a vedere i suoi clienti e soprattutto noi tre… tutt'altro!



    Appena finisce il pendio ovest del Castore vero e proprio e passiamo nel grande ghiacciaio di Verra, la musica cambia: esposto a sud e lustro come una palla da biliardo fino a 4 ore prima, ora ci regala il tanto agognato firn. Le gambe sono un po' brasate dal diverso tipo di sforzi e movimenti, ma la gioia di muoversi in libertà su questi spazi immensi è abbastanza forte da mettere in secondo piano la fatica! Poi mano a mano che scendiamo di quota mi sento meglio.

    Proporzioni, e unico segno dei sotterranei visto in tutta la discesa


    Sotto i seracchi




    Sotto il rifugio Guide d'Ayas ci sono soltanto le tracce dei tre saliti con noi dal bivacco: gli ultimi due pendii di ghiacciaio, con di fianco e alle spalle le serraccate, ci lasciano pennellare le curve più belle di tutta la stagione; poi una volta raggiunto il dossone morenico, ormai sotto i 3200, la neve è ormai troppo lenta e lascia sbucare sassi… comunque al rifugio manca poco e ci arriviamo stanchi e felicissimi, poco prima delle 14.









    Gli altri sono arrivati un'oretta prima di noi, e decidono di provare a scendere dove noi siamo saliti ieri con le pelli… noi invece preferiamo cambiare assetto, e dopo esserci un po' rifocillati e sistemato un po' il rifugio, con calma percorriamo in discesa tutta la cresta, poi la strada, dopo ancora il sentiero nei larici col ciottolato finale che dà il colpo di grazia alle ginocchia. Per fortuna c'è un buon bar dove attaccarsi a una birra!

    Concludendo, un gran bel weekend. Forse se fossimo stati più allenati ci saremmo divertiti un po' di più… ma va benissimo così! Ci aspettavamo onestamente più neve, ma evidentemente l'esposizione del versante ha giocato a sfavore. Poi rispetto alle Alpi retiche e alle Dolomiti, qui in primavera inoltrata deve avere nevicato un po' meno. Eravamo indecisi con il classico Gran Paradiso (su cui però due di noi erano già stati), dove forse si sarebbe sciato di più, ma anche fatto molta più coda. Qui su 2500 metri circa di dislivello, ne avremo fatti con gli sci ai piedi non più di 1000; ma sono bastati per apprezzare senza file di gente questi spazi sterminati di neve e ghiaccio.

    La soddisfazione del ravanatore appenninco


  2. #2

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    Complimenti ! Bellissime foto e, sicuramente, bellissimi ricordi da portare appresso negli anni a venire.

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  4. #3

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    Bravi, bel giro. Lo avevo fatto tanti anni fa compiendo però la traversata verso il quintino.

    Io comunque su quei ghiacciai mi sono sempre legato e mi legherei sempre.

  5. #4

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    Complimenti per l'onestà che traspare dal vostro racconto. Non avete voluto fare gli eroi e vi siete fatti uno sbatti per relativamente poco sci, eravate motivatissimi!
    Immagino la stanchezza devastante...
    Inoltre: belle foto!

  6. #5

  7. #6

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    Bravissimi!!! Bel portage, bel ravanaggio, gran faticaccia.... dei veri SKIFOSI!

  8. #7
    Skifosissimo Skifoso
    Attrezzatura
    Spazzauovo DH 250cm r>∞, scarponi Cement 190 very hard, il mio disastrato fisico e una scimmia prepotente

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    Sempre tantissima roba, AskY!

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  10. #8

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    Bellissimo! Feci il rocce nere (coi ramponi) un luglio di qualche anno fa, paesaggi a dir poco imponenti.
    Ricordo ancora la sofferenza di un infinito rientro dalla cima

    Anch'io mi sarei legato, lì sotto ci sono dei buchi impressionanti!

  11. #9

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    I ravanatori appenninici si fanno sempre rispettare!! bravi e grazie per le bellissime foto.

  12. #10

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    Gran bella gita e bravi anche da parte mia!!! Montagne sempre belle imponenti da quelle parti!
    In effetti per di qui in dolomiti pare più basso il limite neve in questi giorni. Sabato fino ai 1700 ci sono arrivato! Anche se a nord..

  13. #11

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    Grazie a tutti, quanti commenti!
    Sì tutto sembrava ben coperto e la neve dura al mattino, comunque a legarsi sul ghiacciaio non si sbaglia mai.
    Pensare che in Dolomiti si è sciato fino a 1700... cioè la quota da cui noi siamo partiti tra le violette…
    Ma bene così!

    - - - Updated - - -

    Sicuramente la primavera molto nevosa farà bene ai ghiacciai e piacere a chi vorrà percorrere molti di questi itinerari la prossima estate... l'anno scorso e soprattutto 2 anni fa già in questo periodo erano già molto scoperti. I pochi scialpinisti che abbiamo incontrato, quasi tutte guide con clienti, hanno confermato che per il periodo l'innevamento è davvero eccezionale, almeno in quota

  14. #12

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    Bella uscita,complimenti a voi, e al bel reportage che avete/ai fatto

  15. #13

  16. #14

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    Bel racconto, bellissimo report e bellissime foto!!

    Complimenti anche per il portage!! Evidentemente la motivazione e la voglia era tanta e mi pare di aver capito che ne sia valsa la pena!!

  17. #15

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    Bellissimo report, scritto e documentato fotograficamente nella dose ottimale!
    Ravanage insano e... in un inverno come questo non aver mai varcato le Alpi per scoprirne il lato oscuro è stato un errore gravissimo

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