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Discussione: Novità Canalone Madesimo (informazione di servizio)

  1. #16

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Vettore2480 Vedi messaggio
    Non comprendo la filosofia di questa discussione, per me arabo.
    Va benissimo argomentare su come disciplinare il fuoripista, argomento delicatissimo e sempre boraderline, da stuzzicare meno possibile, ma...
    ...far passare il messagio che APS siano zavorra mi sembra stupido.

    Non ho capito cosa ci sia di male ad avere un arva addosso. Indipendentemente da dove si vada a sciare, Madesimo o altri posti, qual'è il problema?
    Se è una questione economica si può andare su un mercatino usato e predere un qualunque apparecchio: quelli vecchi sono più difficili in ricerca, ma i segnale lo mandano benissimo per essere cercati da altri.
    Chiaro che scegliere un arva vecchio al risparmio è una scelta egoistica, nel senso che ti trovano benissimo ma cerchi male, però meglio un Pieps del 1997 da 20 euro... che niente. NO?
    Se invece non si vuole fare il canalone o i camosci, caprioli, stambecchi, etc... si sta in pista e amen.

    Tengo a precisare che a me l'ARTVA non ha mai dato la benché minima sensazione di tranquillità, poiché solo un approccio super conservativo è il fattore che può far calare un pelino la probabilità di vedersela brutta, tuttavia non mi sono mai posto minimamente il problema, se solo la probabilità di sopravvivenza salisse da 50 a 51% sarebbe per me comunque un investimento giustificato. Scio con l'ARVA dal 1998, esattamente da quando misi per la prima volta piede al di là del bordo pista. In caso di fatalità, non bisogna avere rimpianti, bisogna essere sicuri di aver preso TUTTE le precauzioni.
    Io non capisco cosa c'entra quello che dici te.
    L'avere e soprattutto il saper usare APS è sacrosanto non solo a Madesimo.
    Il discorso è: il canalone è gestito e sotto la responsabilità della Ski area? Non più (anche se nn vedo dove sta scritto). In questo caso perché è aperto o chiuso? Perché è piantonato? Perché fan multe pure se giro con Aps e non c'è nessuna ordinanza a vietarlo? A questo punto mettano in chiaro che è "montagna libera" (non mi viene la parola) e la si consideri come qualsiasi montagna non servita delle alpi.

    Inviato dal mio H60-L04 utilizzando Tapatalk

  2. Lo skifoso molale81 ha 2 Skife:


  3. #17

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Vettore2480 Vedi messaggio
    Non comprendo la filosofia di questa discussione, per me arabo.
    Va benissimo argomentare su come disciplinare il fuoripista, argomento delicatissimo e sempre boraderline, da stuzzicare meno possibile, ma...
    ...far passare il messagio che APS siano zavorra mi sembra stupido.

    Non ho capito cosa ci sia di male ad avere un arva addosso. Indipendentemente da dove si vada a sciare, Madesimo o altri posti, qual'è il problema?
    Se è una questione economica si può andare su un mercatino usato e predere un qualunque apparecchio: quelli vecchi sono più difficili in ricerca, ma i segnale lo mandano benissimo per essere cercati da altri.
    Chiaro che scegliere un arva vecchio al risparmio è una scelta egoistica, nel senso che ti trovano benissimo ma cerchi male, però meglio un Pieps del 1997 da 20 euro... che niente. NO?
    Se invece non si vuole fare il canalone o i camosci, caprioli, stambecchi, etc... si sta in pista e amen.

    Tengo a precisare che a me l'ARTVA non ha mai dato la benché minima sensazione di tranquillità, poiché solo un approccio super conservativo è il fattore che può far calare un pelino la probabilità di vedersela brutta, tuttavia non mi sono mai posto minimamente il problema, se solo la probabilità di sopravvivenza salisse da 50 a 51% sarebbe per me comunque un investimento giustificato. Scio con l'ARVA dal 1998, esattamente da quando misi per la prima volta piede al di là del bordo pista. In caso di fatalità, non bisogna avere rimpianti, bisogna essere sicuri di aver preso TUTTE le precauzioni.
    La questione del Canalone e` filosofica

    I frequentatori di Madesimo arrivano, si fanno la loro sciata in pista per qualche ora, guardano in su e se vedono la funivia aperta dicono "andiamo a fare il Canalone". Nessuno si pone il problema delle condizioni della neve, della pericolosita` o meno. Per tutti e` una pista non battuta che la societa` impianti ti mette a disposizione. Se la funivia e` chiusa: "i gestori sono dei cattivi che non vogliono farci sciare e non mi possono nemmeno obbligare ad andarci con l'arva perche` io l'ho fatto centinaia di volte senza nessun problema......"

    La verita` e` che han paura di perdere clienti nel caso mettessero un cancelletto arva alla partenza della funivia, e per evitare che tu vada altrove ti lasciano nel dubbio fino all'ultimo sull'effettva apertura

  4. Skife per sigigno7:


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  6. #18

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da sigigno7 Vedi messaggio
    Avevo postato nel tread della localita` il mio pensiero

    Ieri per la prima volta sono riuscito ad andare in val di Lei. Arrivo alle 9:20 alla partenza della funivia: CHIUSA. Dopo 5 minuti una funivia torna giu` con su i boss della skiarea che dicono: c e` nebbia ma appena possibile apriamo perche` per noi e` un vanto e siamo i primi a voler aprire quando si puo`.
    Ore 9:45 la funivia apre. All'uscita dal tunnel un poliziotto ci informa che il canalone e` chiuso (ma non era diventato fuori-pista???), quindi nemmeno chi era equipaggiato con APS poteva scendere. Anche al mio ritorno (13:00) lo stesso poliziotto era li a non far scendere nessuno. In sostanza nonostante la ri-classificazione nulla e` cambiato, anche perche` chiunque ieri poteva salire e sciare in val di Lei.

    L'idea che mi son fatto io e` che il Canalone e la Val di Lei sono il vanto di questa skiarea semi freeride-oriented. Dico semi perche` molta gente, soprattutto clientla fissa, si e` abituata a fare quel che vuole sul Groppera, senza lo sbattimento di doversi munire di APS (e magari di imparare ad usarlo). Mettere un cancelletto ARVA alla funivia (tipo MRS) scontenterebbe la clientela fissa, mentre istituire un vero e proprio ski-patrolling costerebbe troppo. Meglio mandar su i gestori a vedere come butta e mettere un poliziotto all'ingresso del canalone (tanto quello lo paghiamo noi)
    Appartenendo da decenni alla categoria della clientela fissa permettimidi dissentire. Ad esclusione di pochi personaggi che sono anche inparte la causa di certe scelte, noi habitue' del Canale siamofelicissimi della decisione perchè taglierà drasticamente il numerodegli sciatori che troveremo tra le balle e, credimi, vorremmo tutti unbel cancelletto ARVA alla prima uscita del tunnel.
    Il fatto di chiudere o meno il Canalone è una scelta fatta in favoredegli sciatori perchè almeno dà un'idea chiara se sia percorribile omeno e per ora non lo è.
    Detto questo si tratta di una decisione turisticamente suicida.

    - - - Updated - - -

    Citazione Originariamente scritto da sigigno7 Vedi messaggio
    Avevo postato nel tread della localita` il mio pensiero

    Ieri per la prima volta sono riuscito ad andare in val di Lei. Arrivo alle 9:20 alla partenza della funivia: CHIUSA. Dopo 5 minuti una funivia torna giu` con su i boss della skiarea che dicono: c e` nebbia ma appena possibile apriamo perche` per noi e` un vanto e siamo i primi a voler aprire quando si puo`.
    Ore 9:45 la funivia apre. All'uscita dal tunnel un poliziotto ci informa che il canalone e` chiuso (ma non era diventato fuori-pista???), quindi nemmeno chi era equipaggiato con APS poteva scendere. Anche al mio ritorno (13:00) lo stesso poliziotto era li a non far scendere nessuno. In sostanza nonostante la ri-classificazione nulla e` cambiato, anche perche` chiunque ieri poteva salire e sciare in val di Lei.

    L'idea che mi son fatto io e` che il Canalone e la Val di Lei sono il vanto di questa skiarea semi freeride-oriented. Dico semi perche` molta gente, soprattutto clientla fissa, si e` abituata a fare quel che vuole sul Groppera, senza lo sbattimento di doversi munire di APS (e magari di imparare ad usarlo). Mettere un cancelletto ARVA alla funivia (tipo MRS) scontenterebbe la clientela fissa, mentre istituire un vero e proprio ski-patrolling costerebbe troppo. Meglio mandar su i gestori a vedere come butta e mettere un poliziotto all'ingresso del canalone (tanto quello lo paghiamo noi)
    Appartenendo da decenni alla categoria della clientela fissa permettimidi dissentire. Ad esclusione di pochi personaggi che sono anche inparte la causa di certe scelte, noi habitue' del Canale siamofelicissimi della decisione perchè taglierà drasticamente il numerodegli sciatori che troveremo tra le balle e, credimi, vorremmo tutti unbel cancelletto ARVA alla prima uscita del tunnel.
    Il fatto di chiudere o meno il Canalone è una scelta fatta in favoredegli sciatori perchè almeno dà un'idea chiara se sia percorribile omeno e per ora non lo è.
    Detto questo si tratta di una decisione turisticamente suicida.

    - - - Updated - - -

    Citazione Originariamente scritto da molale81 Vedi messaggio
    @ andy61


    Quello che si percepisce (parlo per me) è che alla società impianti fa comodo "vantarsi" del canalone come parte del comprensorio, però allo stesso tempo non c'è un vero e proprio impegno nel bonificare attivamente (anche qua parlo non conoscendo le difficoltà tecniche) quindi per pararsi il fondoschiena da incidenti e responsabilità si chiude e si fan multe. Poi magari succede la tragedia quando risulta "aperto" come lo scorso anno, correggetemi se sbaglio.

    Negli ultimi anni, se è vero che il settore freeride sta crescendo sempre di più, Madesimo sta perdendo il treno, ed è un peccato perchè il Groppera, powder o non powder è fantastico.
    La società secondo me cerca di darsi da fare. Hanno bonificato tutta l'area con 22 cariche facendo slavinare tutti i pendii ripidi inclusi Streghe e Cavallina.
    Il problema è che scendere ora dal Canale con così poca neve è da kamikaze; per assurdo era meno pericoloso prima delle ultime nevicate perchè almeno vedevi i sassi.

  7. #19

    Predefinito

    Non conosco la situazione di Madesimo in quanto non ci sono mai stato, però quella che descrivete è un pò la situazione che c'è dappertutto, non solo lì. In dolomiti è così per il Sella, Cristallo, mi pare sia la stessa cosa tipo ad Alagna e a Courmayeur...se ritengono ci sia pericolo valanghe elevato non aprono l'impianto, anche se di fatto non serve piste battute..

  8. #20

    Predefinito

    a madesimo gli impianti e le piste son diverse da dolomiti..

    La funivia che sale al groppera..serve anche la val di lei...il versante dietro del comprensorio con una seggiovia ed alcune piste molto carine e con neve sempre bella....

    Quindi non puoi solo chiudere la funivia per non far accedere al canalone....bloccheresti una parte del comprensorio

    Poi la discesa per tornare in paese o la si fa con la funivia o con il canalone....

    Qui c'é il nodo....ed il perché deve essere piantonato ( secondo le idee di gestione) perché molti sciatori son li a sciare..

    Poi anch'io frequento madesimo assiduamente dal 90... preso la casa per la stagione diverse volte....ed il canalone l'ho sempre considerato una pista..anzi una delle migliori dell'arco alpino...la pista...un canalone vale il giro a madesimo...pista d'antan senza battitura..ogni volta la trovi in condizioni differenti ( anche nella stessa giornata...

    A madesimo tutti i frequentatori la vedono come pista e cosi la utilizzano....difficile cambiare abitudini radicate....
    Ma cosí viene gestita senza arte ne parte....
    Perché i freeride non la possono godere quando é in suoer condizioni da tracciare...ed i normali sciatori in alcuni casi vivendola come pista esagerano...

    Forse si potrebbe/dovrebbe mettere il cancelletto Arva....all'ingresso...(anche il canalone ha altre entrate piú basse lungo una delle piste della val di lei) e gestirla ovviamente con bonifiche lasciano i primi giorni dopo nevicate accessibile solo a chi ha APS.....E POI quando le condizioni lo riportano ad una normalitá aprirla a tutti ...
    Ultima modifica di maxxxce; 14-02-2017 alle 11:24 AM.

  9. Skife per maxxxce:


  10. #21

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    Citazione Originariamente scritto da maxxxce Vedi messaggio
    a madesimo gli impianti e le piste son diverse da dolomiti..

    La funivia che sale al groppera..serve anche la val di lei...il versante dietro del comprensorio con una seggiovia ed alcune piste molto carine e con neve sempre bella....

    Quindi non puoi solo chiudere la funivia così non si accede al canalone

    Poi la discesa per tornare in paese o la si fa con la funivia o con il canalone....

    Qui c'é il nodo....ed il perché deve essere piantonato ( secondo le idee di gestione) perché molti sciatori son li a sciare..

    Poi anch'io frequento madesimo assiduamente dal 90... preso la casa per la stagione diverse volte....ed il canalone l'ho sempre considerato una pista..anzi una delle migliori dell'arco alpino...la pista...un canalone vale il giro a madesimo...pista d'antan senza battitura..ogni volta la trovi in condizioni differenti ( anche nella stessa giornata...

    A madesimo tutti i frequentatori la vedono come pista e cosi la utilizzano....difficile cambiare abitudini radicate....
    Ma cosí viene gestita senza arte ne parte....
    Perché i freeride non la possono godere quando é in suoer condizioni da tracciare...ed i normali sciatori in alcuni casi vivendola come pista esagerano...

    Forse si potrebbe/dovrebbe mettere il cancelletto Arva....all'ingresso...(anche il canalone ha altre entrate piú basse lungo una delle piste della val di lei) e gestirla ovviamente con bonifiche lasciano i primi giorni dopo nevicate accessibile solo a chi ha APS.....E POI quando le condizioni lo riportano ad una normalitá aprirla a tutti ...
    Grazie della precisazione maxxxce, in effetti sembra una situazione un pò particolare. Non avevo capito che la funivia servisse anche delle altre piste "ufficiali". Nel suo piccolo qua in friuli c'era una situazione simile nel compressorio di Ravascletto-Zoncolan, dove anche qui per rientrare in paese c'era solo una pista/fuoripista che non veniva battuta come qui. Poi anni fa hanno deciso di "sistemare" l'anomalia e hanno creato una pista vera e propria.

  11. #22

    Predefinito

    Ho 51 anni, quando ero ragazzino se andavi a sciare a Madesimo e non facevi il canalone, non avevi sciato. Era ed è imprescindibile. "Sei andato a sciare a Madesimo? Hai fatto il canalone?" "No veramente no" "Allora non sai sciare"

    Ciao

  12. Skife per ACE65:

    pat

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  14. #23

    Predefinito

    Il Canalone di Madesimo è unico nel suo genere, 'one of a kind', si chiama come quello di Cortina ma non se usurpa certo il nome. Sciare a Madesimo significa fare il Canalone. Non ricordo più chi era quello scrittore/giornalista che ne esaltava l'esperienza, mi pare Buzzati: come in uno dei suoi racconti, è capace di trasformarsi ad ogni sua discesa. Quanti ricordi... Peccato abbiano deciso di riservarlo solo al fuoripista. Comprendo le ragioni di sicurezza, ma così si allontana la pista dal comprensorio, un pò come è la Cresta d'Arp a Courmayeur.

  15. Skife per Childerique:

    pat

  16. #24

    Predefinito

    Dal Corriere della Sera del 18 agosto 1965
    Si può presentare una pista di sci come un’opera d’arte senza cadere nella vuota retorica? Io penso di sì. Una montagna può essere bellissima, tenere incatenati gli sguardi per ore, provocare nell’animo una intensa emozione. Ma non potrà mai costituire in sé un’opera d’arte, perché l’arte è un prodotto dell’uomo. Quando però l’uomo riesce a scalare una superba parete, soprattutto se la via di salita si impone per audacia, dirittura, eleganza, allora sì viene il sospetto che parlare d’arte non sia fuori luogo. Nel mondo alpinistico ciò è accettato come ovvio. Tra i non alpinisti l’attribuzione è per lo meno controversa.
    Guardate, per esempio, la celebre parete nord-ovest della Civetta, la muraglia settentrionale delle Grandes Jorasses, gli strapiombi della Cima Grande e della Cima Ovest di Lavaredo. Di là è salito l’uomo, voi potete distinguere facilmente le muraglie, le fessure, i tetti, i labirinti di ghiaccio su per i quali lo scalatore è passato. Adesso la rupe non è più cosa morta, estranea a noi, feudo esclusivo della natura.
    L’uomo in un certo senso se ne è impadronito, l’ha fatta sua, l’ha resa umana. E’ come se sopra una immensa pagina, o una immensa lavagna, finora vergine, qualcuno avesse scritto una affascinante avventura; e anche chi non è in grado di ripeterla personalmente può tuttavia leggerla dal primo all’ultimo capitolo.
    In molti casi si tratta solo di coraggio, energia fisica, forza di volontà. Certe volte invece restiamo meravigliati e ammirati di fronte all’intuizione geniale, alla bellezza pura della traiettoria, alla sagacia con cui è stato decifrato il segreto di quelle paurose cattedrali. Ed è allora che gli alpinisti parlano appunto di opere d’arte.
    Del resto non tutti i conquistatori di vette sono stati considerati degli artisti. Relativamente pochi i nomi di coloro che in questo senso si sono levati in volo sopra la grande massa.
    Come i Preuss, i Dibona, i Duelfer, i Welzenbach, i Solleder, i Comici, i Cassin, i Buhl, i Bonatti, per non ricordare che alcuni dei più famosi.
    Più arrischiato, certamente, estendere il concetto di arte a una pista di sci. Qui l’elemento eroico non esiste. Per definizione, una pista, anche se molto difficile, è praticabile da una parte di massa innumerevole di sciatori. Eppure anche in fatto di piste può intervenire l’intuizione, la scelta geniale fra le centinaia di migliaia di pendii nevosi che offre d’inverno una catena montuosa.
    Non per smania di paradosso, i “pop” artisti americani e i “nouveaux rèalistes” europei non fanno un po’ la stessa cosa? Ed è ormai quasi comunemente accettato che essi appartengono al dominio dell’arte. Anche loro, molte volte, si limitano a scegliere degli oggetti o delle immagini del mondo circostante, li presentano con particolari modalità, gli attribuiscono significati più o meno esoterici: ed ecco l’opera d’arte. Può trattarsi di un manifesto pubblicitario, di un lavandino, di una fotografia di rivista, di un mucchio di ingranaggi, di un fumetto, di un desco alla fine dell’asciolvere. Spesso l’artista non interviene in alcun modo a completare gli oggetti con colori o altro, ma li lascia così come sono, egli si limita alla scelta.

    E allora, se i confini dell’arte sono ormai tanto elastici, è poi tanto irriverente definire capolavoro la pista del Groppera, inaugurata in questa stagione sopra Madesimo? Se la sorvolate in elicottero, vi sembrerà soltanto uno dei tanti canaloni che solcano i fianchi di queste montagne, le quali non vantano straordinariamente splendori. Se invece la percorrete in sci, vi sentirete aprire a una travolgente meraviglia. Gli sciatori che me ne hanno parlato – e alcuni di essi conoscevano bene l’intero repertorio sciistico d’ Europa – sono stati concordi: è la più bella pista delle Alpi.
    Il commendatore Enrico Masserini, costruttore della funivia che dal centro di Madesimo porta in cresta, a quasi tremila metri (di là si aprono le discese nella Valle di Lei, senza dubbio magnifiche ma non superiori a tante altre), mi ha detto che il canalone del Groppera da molti anni era il suo “chiodo”, ma tutti gli chiedevano se per caso non fosse diventato matto: avventurarsi con gli sci da quella parte significava rimetterci l’osso del collo.

    Infatti quando sono uscito dalla stazione sommitale della funivia, esattamente 2960 metri, e mi sono affacciato alla svasatura che precipita di sotto, la prima volta confesso di essere rimasto perplesso. Dal ballatoio non si può ancora scorgere l’enorme imbuto ma se ne scorge appena l’inizio. E la pendenza, la livida penombra, non lasciano presagire nulla di buono. Si mettono gli sci, si traversa a destra per una trentina di metri in scivolata diagonale, ci si immerge col batticuore nel botro. La pista non è stata battuta, la neve non sarà assestata, le virate su di un pendio così severo saranno un problema. E se si cade dove ci si fermerà?
    Ma la neve tiene, benché non battuta, esposta a nord com’è, ha, fino a metà giugno, la perfezione tipica dell’alta montagna. Le concavità del primo erto cunicolo lusingano i movimenti aiutando le curve con elastico rimbalzo da un versante all’altro. Ben presto la stazione della funivia scompare lassù in alto, ci si trova immersi nel cuore del canalone. E all’improvviso le rocce, le creste, i contrafforti, le gobbe che da lontano parevano insulse forme, acquistano, visti da presso, una intrigante personalità.
    Che cos’è un canalone? Perché, rispetto alle piste aperte che sono la grandissima maggioranza, offre singolari voluttà? Il canalone è un corridoio, uno scosceso viale, una lunga prigione in cui si resta chiusi. Da una parte e dall’altra impraticabili quinte di rupi. C’è molto più carica di solitudine. C’è un gioco molto più fantastico di luci e di suoni. E c’è l’incanto dell’intimità, lo stesso che si assapora, in parete, su per i grandi camini a diedri, intimità veramente simile a quella della nostra camera da letto; per cui le lingue di neve, le infossature, i macigni, gli aerei baldacchini assumono un’espressione pressoché umana. Si direbbe che qualcuno ci aspetti, che ci spii di tra le rocce. Ogni angolo, cavità, anfratto, sembra invitarci a restare, promettendo misteriose beatitudini. Nei canaloni, non sulle pareti o sulle creste, vivono gli elfi, gli gnomi, gli antichi spiriti della montagna.
    Attraverso il favoloso scenario, la pista si incurva, si allarga, spaziando in vertiginosi anfiteatri, si raccoglie a cucchiaio, concede respiro, poi si restringe di nuovo, si impenna come se dietro quella gobba si spalancasse un impossibile abisso. Ma anche l’erta strettoia fa di tutto per non scoraggiare come le curve soprelevate dei velodromi felici , anzi trascina agilmente gli sci in armoniosi zig-zag che riescono da soli. Quindi si allarga ancora in maestose cavee ciascuna delle quali ha una luce particolare, un’espressione e una atmosfera diversa dalle altre.
    Altri due canaloni sono giustamente famosi nelle nostre Alpi, tutti e due sopra Cortina: le Tofane e il Cristallo. Quello del Groppera (che brutto, zotico e inelegante nome, però) li supera per potenza architettonica. Mille metri secchi di dislivello, tre chilometri e mezzo di percorso. Dopodiché il divino toboga si estingue a ventaglio su di un vasto pianoro. E qui riprende la febbre.
    Presto allo “skilift” che riporterà su alla stazione intermedia della funivia, tornare in cima, rimettere gli sci, buttarsi ancora giù per il favoloso scivolo, scrivere sull’interminabile cateratta bianca, irrigidita tra i dirupi, la nostra piccola fatua personale illusione.
    Fino a quando?

    Dino Buzzati

  17. Lo skifoso blizzy ha 10 Skife:


  18. #25

    Predefinito

    Ma sono io che non capisco bene i discorsi che state facendo oppure qui ci si lamenta del fatto che chiudano il canalone per PERICOLO VALANGHE???????

    posso capire la bellezza della pista, il fatto che Madesimo=Canalone sennò che c***o ci sei andato a fare.... però insomma... ARVA o non ARVA io non mi avventurerei in un fuoripista/itinerario sciistico o affini se c'è l'indicazione "PERICOLO VALANGHE".... poi se vi piace il rischio di morire sotto una valanga è un'altro discorso....

  19. Skife per SuperD:


  20. #26

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da SuperD Vedi messaggio
    Ma sono io che non capisco bene i discorsi che state facendo oppure qui ci si lamenta del fatto che chiudano il canalone per PERICOLO VALANGHE???????

    posso capire la bellezza della pista, il fatto che Madesimo=Canalone sennò che c***o ci sei andato a fare.... però insomma... ARVA o non ARVA io non mi avventurerei in un fuoripista/itinerario sciistico o affini se c'è l'indicazione "PERICOLO VALANGHE".... poi se vi piace il rischio di morire sotto una valanga è un'altro discorso....
    l'indicazione e` esposta da novembre a maggio e vuol dire tutto e nulla. La questione e` che hanno riclassificato il canalone come "fuoripista" ma lo trattano ancora come pista chiudendola in toto. Sarebbe bello far chiarezza, dire che in fuoripista ci va solo gente equipaggiata per il soccorso, oppure dire per noi e` una pista e la apriamo quando decidiamo noi.

    Ma le soluzioni a meta` non fanno bene: chi va in pista continuera` a non porsi il problema della sicurezza sugli itinerari sciistici andandoci solamente perche` nessuno e` li ad impedirglielo, mentre chi fa freeride/scialpinismo continuera` a non sapere se puo` fare o meno l'itinerario che ha pianificato in una localita` che si spaccia per freeride-oriented.

  21. Lo skifoso sigigno7 ha 5 Skife:


  22. #27

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da SuperD Vedi messaggio
    ARVA o non ARVA io non mi avventurerei in un fuoripista/itinerario sciistico o affini se c'è l'indicazione "PERICOLO VALANGHE".... poi se vi piace il rischio di morire sotto una valanga è un'altro discorso....
    Pericolo valanghe...

    Il concetto non é come in cittá c'é un cornicione di una palazzina un po' vecchia che é pericolante e si transenna per evitarne il passaggio....


    La natura i luoghi selvaggi sono un mondo leggermente piú complesso...

    Detto ció la discussione verte su una gestione confusa del canalone

  23. #28

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da blizzy Vedi messaggio
    Dal Corriere della Sera del 18 agosto 1965
    "Si può presentare una pista di sci come un’opera d’arte senza cadere nella vuota retorica? Io penso di sì. Una montagna può essere bellissima, tenere incatenati gli sguardi per ore, provocare nell’animo una intensa emozione. Ma non potrà mai costituire in sé un’opera d’arte, perché l’arte è un prodotto dell’uomo. Quando però l’uomo riesce a scalare una superba parete, soprattutto se la via di salita si impone per audacia, dirittura, eleganza, allora sì viene il sospetto che parlare d’arte non sia fuori luogo. Nel mondo alpinistico ciò è accettato come ovvio. Tra i non alpinisti l’attribuzione è per lo meno controversa.
    Guardate, per esempio, la celebre parete nord-ovest della Civetta, la muraglia settentrionale delle Grandes Jorasses, gli strapiombi della Cima Grande e della Cima Ovest di Lavaredo. Di là è salito l’uomo, voi potete distinguere facilmente le muraglie, le fessure, i tetti, i labirinti di ghiaccio su per i quali lo scalatore è passato. Adesso la rupe non è più cosa morta, estranea a noi, feudo esclusivo della natura.
    L’uomo in un certo senso se ne è impadronito, l’ha fatta sua, l’ha resa umana. E’ come se sopra una immensa pagina, o una immensa lavagna, finora vergine, qualcuno avesse scritto una affascinante avventura; e anche chi non è in grado di ripeterla personalmente può tuttavia leggerla dal primo all’ultimo capitolo.
    In molti casi si tratta solo di coraggio, energia fisica, forza di volontà. Certe volte invece restiamo meravigliati e ammirati di fronte all’intuizione geniale, alla bellezza pura della traiettoria, alla sagacia con cui è stato decifrato il segreto di quelle paurose cattedrali. Ed è allora che gli alpinisti parlano appunto di opere d’arte.
    Del resto non tutti i conquistatori di vette sono stati considerati degli artisti. Relativamente pochi i nomi di coloro che in questo senso si sono levati in volo sopra la grande massa.
    Come i Preuss, i Dibona, i Duelfer, i Welzenbach, i Solleder, i Comici, i Cassin, i Buhl, i Bonatti, per non ricordare che alcuni dei più famosi.
    Più arrischiato, certamente, estendere il concetto di arte a una pista di sci. Qui l’elemento eroico non esiste. Per definizione, una pista, anche se molto difficile, è praticabile da una parte di massa innumerevole di sciatori. Eppure anche in fatto di piste può intervenire l’intuizione, la scelta geniale fra le centinaia di migliaia di pendii nevosi che offre d’inverno una catena montuosa.
    Non per smania di paradosso, i “pop” artisti americani e i “nouveaux rèalistes” europei non fanno un po’ la stessa cosa? Ed è ormai quasi comunemente accettato che essi appartengono al dominio dell’arte. Anche loro, molte volte, si limitano a scegliere degli oggetti o delle immagini del mondo circostante, li presentano con particolari modalità, gli attribuiscono significati più o meno esoterici: ed ecco l’opera d’arte. Può trattarsi di un manifesto pubblicitario, di un lavandino, di una fotografia di rivista, di un mucchio di ingranaggi, di un fumetto, di un desco alla fine dell’asciolvere. Spesso l’artista non interviene in alcun modo a completare gli oggetti con colori o altro, ma li lascia così come sono, egli si limita alla scelta.
    E allora, se i confini dell’arte sono ormai tanto elastici, è poi tanto irriverente definire capolavoro la pista del Groppera, inaugurata in questa stagione sopra Madesimo? Se la sorvolate in elicottero, vi sembrerà soltanto uno dei tanti canaloni che solcano i fianchi di queste montagne, le quali non vantano straordinariamente splendori. Se invece la percorrete in sci, vi sentirete aprire a una travolgente meraviglia. Gli sciatori che me ne hanno parlato – e alcuni di essi conoscevano bene l’intero repertorio sciistico d’ Europa – sono stati concordi: è la più bella pista delle Alpi.
    Il commendatore Enrico Masserini, costruttore della funivia che dal centro di Madesimo porta in cresta, a quasi tremila metri (di là si aprono le discese nella Valle di Lei, senza dubbio magnifiche ma non superiori a tante altre), mi ha detto che il canalone del Groppera da molti anni era il suo “chiodo”, ma tutti gli chiedevano se per caso non fosse diventato matto: avventurarsi con gli sci da quella parte significava rimetterci l’osso del collo.
    Infatti quando sono uscito dalla stazione sommitale della funivia, esattamente 2960 metri, e mi sono affacciato alla svasatura che precipita di sotto, la prima volta confesso di essere rimasto perplesso. Dal ballatoio non si può ancora scorgere l’enorme imbuto ma se ne scorge appena l’inizio. E la pendenza, la livida penombra, non lasciano presagire nulla di buono. Si mettono gli sci, si traversa a destra per una trentina di metri in scivolata diagonale, ci si immerge col batticuore nel botro. La pista non è stata battuta, la neve non sarà assestata, le virate su di un pendio così severo saranno un problema. E se si cade dove ci si fermerà?
    Ma la neve tiene, benché non battuta, esposta a nord com’è, ha, fino a metà giugno, la perfezione tipica dell’alta montagna. Le concavità del primo erto cunicolo lusingano i movimenti aiutando le curve con elastico rimbalzo da un versante all’altro. Ben presto la stazione della funivia scompare lassù in alto, ci si trova immersi nel cuore del canalone. E all’improvviso le rocce, le creste, i contrafforti, le gobbe che da lontano parevano insulse forme, acquistano, visti da presso, una intrigante personalità.
    Che cos’è un canalone? Perché, rispetto alle piste aperte che sono la grandissima maggioranza, offre singolari voluttà? Il canalone è un corridoio, uno scosceso viale, una lunga prigione in cui si resta chiusi. Da una parte e dall’altra impraticabili quinte di rupi. C’è molto più carica di solitudine. C’è un gioco molto più fantastico di luci e di suoni. E c’è l’incanto dell’intimità, lo stesso che si assapora, in parete, su per i grandi camini a diedri, intimità veramente simile a quella della nostra camera da letto; per cui le lingue di neve, le infossature, i macigni, gli aerei baldacchini assumono un’espressione pressoché umana. Si direbbe che qualcuno ci aspetti, che ci spii di tra le rocce. Ogni angolo, cavità, anfratto, sembra invitarci a restare, promettendo misteriose beatitudini. Nei canaloni, non sulle pareti o sulle creste, vivono gli elfi, gli gnomi, gli antichi spiriti della montagna.
    Attraverso il favoloso scenario, la pista si incurva, si allarga, spaziando in vertiginosi anfiteatri, si raccoglie a cucchiaio, concede respiro, poi si restringe di nuovo, si impenna come se dietro quella gobba si spalancasse un impossibile abisso. Ma anche l’erta strettoia fa di tutto per non scoraggiare come le curve soprelevate dei velodromi felici , anzi trascina agilmente gli sci in armoniosi zig-zag che riescono da soli. Quindi si allarga ancora in maestose cavee ciascuna delle quali ha una luce particolare, un’espressione e una atmosfera diversa dalle altre.
    Altri due canaloni sono giustamente famosi nelle nostre Alpi, tutti e due sopra Cortina: le Tofane e il Cristallo. Quello del Groppera (che brutto, zotico e inelegante nome, però) li supera per potenza architettonica. Mille metri secchi di dislivello, tre chilometri e mezzo di percorso. Dopodiché il divino toboga si estingue a ventaglio su di un vasto pianoro. E qui riprende la febbre.
    Presto allo “skilift” che riporterà su alla stazione intermedia della funivia, tornare in cima, rimettere gli sci, buttarsi ancora giù per il favoloso scivolo, scrivere sull’interminabile cateratta bianca, irrigidita tra i dirupi, la nostra piccola fatua personale illusione.
    Fino a quando?"
    Dino Buzzati
    Grazie Blizzy, l'Admin mi perdonerà ma Dino Buzzati merita sempre una replica... e poi nel forum fa bene un po' di letteratura (e che letteratura!).

  24. Lo skifoso Childerique ha 2 Skife:


  25. #29

    Predefinito

    La cosa che a me da più fastidio di Madesimo è l'assoluta incertezza sull'apertura del groppera,tralasciando il fatto del canalone/camosci aperti o chiusi,però sta benedetta funivia lo saprai già dalla sera prima se hai intenzione di aprirla o no !! Troppe volte sono salito con la quasi certezza di trovare la valle aperta e invece nisba...capisco che può capitare un inconveniente ma ormai le previsioni meteo nell'arco delle 12 ore sono più ke affidabili,avere lo stato attuale delle piste/impianti aggiornate alle 8/8.30 del mattino non serve a un caiser...se hai intenzione di aprire il groppera dimmelo alla sera prima che mi organizzo !! Continuando con questo sistema pur avendo Madesimo a 110 km da casa quest'anno non ci sono ancora andato,piuttosto ke salire senza certezza tiro dritto x l'engadina.Sabato ero intenzionato a salire x farmi due curve in fresca,ma piuttosto ke rischiare sono andato a Macugnaga...tempo grigio ma poca gente e polvere .

    Madesimo a me piace,ma così non va bene..

  26. Lo skifoso mappoLc ha 3 Skife:


  27. #30
    Senior Member Skifoso
    Attrezzatura
    Atomic Automatic / Black Crows Navis FB / Dynastar Mythic Rider / Movement Bond / Dynastar Pierra Menta Pro

    Predefinito

    Concordo con te. Anch'io non vado piu a Madesimo perche stanno veramente esagerando con il canalone che è l unico vero motivo per andare a sciare li.

    Qualche anno fa un gruppo di ragazzi è sceso li insieme alla guida. Tutti attrezzati con arva, pala e sonda. Era chiuso il canalone e in fondo sono stati accolti dalla polizia che ha multato tutti con il motivo che era chiuso. Ma allora dico, se è fuori pista, sarà o no una mia decisione andarci (a patto di non mettere a repentaglio la vita di altri) ? E se in piu sono con un professionista e con l'attrezzatura idonea ?
    Niente da fare, multa per tutti.

    Speriamo che la mentalià si apra un po perche qui stiamo parlando di mentalità delle caverne !

  28. Lo skifoso kingbolo ha 2 Skife:


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