In queste settimane convulse su vari fronti, a partire da quello meteorologico, casca a fagiuolo affidarsi un po' all'ultimo alle sempre vulcaniche idee del prode cocojambo e in questo caso - dopo qualche titubanza sull'orario di partenza piuttosto impegnativo per me che giungo dalla pianura - entro in gioco nella ricognizione alla prossima gita della nostra sezione CAI di Gemona.
Un paio di feedback sulle idee in gioco per il gruppo Escursionisti la sera prima ci portano a pensare primariamente alla salita ad anello del Monte Palombino, alla testata della Val Melin, diramazione della Val Digon. Per me è l'occasione per visitare una zona che non ho ancora "attaccato" da quando sono stanziato nell'estremo oriente italico. Quindi OK.
Il prode Cinquantin, nonchè Segretario della Sezione e candidato alla Presidenza Generale del CAI entro il 2038, si offre di affrontare alla guida il lungo approccio sotto le serranti indicazioni del copilota cocojambo.
Tutto procede nella norma fino alla inevitabile tappa colazione a Santo Stefano di Cadore, dove funesti presagi si materializzano nella temporanea chiusura per lavori della nostra caffetteria e pasticceria di riferimento. Gettiamo il cuore oltre l'ostacolo e con spirito di sfida tentiamo il Caffè dell'hotel in piazza. Qui un cameriere sui generis prova a boicottarci interpretando male due volte la nostra ordinazione, ma una volta trovata la quadra la colazione si rivela all'altezza della splendida piazza dove il Caffè è ubicato. Lievemente distratti da altre presenze dopo un po' troppo tempo ripartiamo alla volta della Val Digon.
Mentre Cinquantin mette a dura prova la nostra digestione e la sua Opel Corsa imbocchiamo la titubante e stretta carrozzabile verso Casera Melin, ma dopo poco veniamo ostacolati dalla transumanza di una ventina di vacche. Cinquantin ferma il mezzo per il passaggio, ma la sua confidence approssimativa con la partenza in salita costringe il sottoscritto a subentrare per il restante breve tratto fino alla Casera, dove arriviamo ad ormai 3 ore circa dalla mia partenza da Udine.
Tutto sembra ora andare per il meglio, al di là del caldo già intenso, ripagati fin da subito dalla vista delle splendide Crode dei Longerin. La mulattiera sale verso il Bivacco Piva a tornanti regolari con la vista purtroppo danneggiata dalla linea dell'alta tensione diretta verso l'Austria. Dopo qualche strappo più intenso verso la fine eccoci spuntare presso una selletta che accede alla conca del Cadin di Vallona, dove si nota un po' di movimento e girano un paio di jeep nonostante la quota ormai rilevante di 2200 metri.
Non essendoci mai stato punto diretto a visitare il pulpito dove sorge il particolare bivacco Piva, di chiara ispirazione militare. Qui tre signori ci forniscono tutte le informazioni sul perchè abbiamo notato un certo movimento: l'indomani mattina ci sarà la solita cerimonia di commemorazione per le vittime dell'attentato di Cima Vallona, compiuto dai separatisti sudtirolesi il 25.6.1967, tra cui lo stesso Piva a cui è intitolato il bivacco costruito proprio dopo la strage. I preparativi sono in atto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Cima_Vallona
Le crode dei Longerin dal ripiano di Casera Melin
Andrea in partenza dal parcheggio di Casera Melin
La Casera Melin offre formaggi, taglieri e piacevoli birre
La mulattiera che sale verso il Cadin di Vallona, sotto i Muri della Cima Palombino
Crode dei Longerin, ora senza piloni e cavi dell'alta tensione
Cocojambo sale con grinta sul duro tratto cementato
In arrivo al Bivacco Piva
Dopo qualche chiacchiera ripartiamo alla volta della Cima Palombino, messi però in guardia da uno dei tre tizi che ha visto ancora molta neve nel ripido canale di accesso ai pendii superiori. Qualche sospetto già lo avevamo dalla lettura della cartina da casa, e dopo essere saliti pochi minuti fin verso la cappelletta (situata nell'esatto luogo dell'attentato) i sospetti vengono avvalorati. Non avremmo problemi a salire, ma sarebbe piuttosto inutile perché la prossima settimana non si potrebbero accompagnare i gitanti del CAI su questo percorso. La decisione lampo è di tornare alla lunga idea iniziale di un anello in gran parte in territorio austriaco verso il Rifugio Filmoor, del quale meglio risparmiarvi il completo nome austriaco. Sappiamo però che, visto il tempo incerto nel pomeriggio, dobbiamo allungare il passo ed evitare troppe perdite di tempo se vogliamo completare l'anello in sicurezza. Passiamo 5 minuti al P.so di Cima Vallona (2362), affacciati anche sull'attacco della via attrezzata sul versante Nord, e ci fiondiamo al di là del confine.
Su un pulpito nei pressi del bivacco si osserva il percorso da venire
L'anticima del Porze dove sale il percorso del segnavia 160 che decidiamo di non affrontare
Fervono i lavori di preparazione alla cappelletta commemorativa
La Madonnina al Passo di Cima Vallona. L'occhio attento sullo sfondo potrebbe scorgere i cavi della via attrezzata alla Cima Palombino, sulla cengia
Il sentierino di accesso alle vie di salita che ignoriamo
Accompagnati nel prossimo tratto dall'imponente versante Nord della Cima Palombino scendiamo la conca chiamata Porzekar, ancora in parte coperta di neve. Il sentiero, ottimamente tracciato, perde quota per oltre trecento metri tra marmotte e cascatelle innestanto a quota 2036 il grande segnavia che solca la zona diretto alla vicina Porze Hutte, alla testata della Obertilliacher Tal. Gli scenari sono magnifici e l'unico cruccio è sapere che più scendiamo e più dovremo risalire.
Appena partiti, sguardo indietro verso il Passo di Cima Vallona
La maestosa parete Nord della Cima Palombino, quasi degna di uno "sbadabam"
La particolare conformazione del crinale nordorientale della Cima Palombino, dolce e lieve sul versante italico, ben più cattivo su quello austriaco
Resti di chi non ce l'ha fatta
Lei ci sorveglia
Il lago Klapfsee e i tornantoni della carrozzabile verso la Porze Hutte. Noi ignoreremo anche questa via piegando invece sulla sinistra.
Cocojambo si affaccia su Obertilliach e sul Tirolo
Cascatelle sotto la Cima Palombino
La carta ora parla chiaro, ci aspettano quasi duecento metri di risalita, via via più intensa fino a sbucare sugli ampissimi ripiani Breitwiese Rosskar addirittura con 4 metri attrezzati con cavo. Fin qui direi che siamo arrivati in condizioni buone, per cui un pelo intimoriti dalle nuvole scure attorno ci fiondiamo di buona lena e quasi in piano alla fine di questa altipiano, laddove si dovrà ancora scendere nella valle successiva, poco prima della selletta Heretriegel.
Arrivati all'affaccio verso il lago Unterer Stuckensee capiamo ben presto che le curve di livello ci consentono un taglio di percorso. Diretti quindi subito verso NW scendiamo per gradoni fino a incontrare un'inaspettata traccia, probabilmente creata da chi come noi ha capito nel tempo l'eccessivo dilungarsi del segnavia 403.
La traccia scende gradualmente spostandosi in direzione del laghetto alto ("Oberer") con qualche esitazione nella parte finale non più evidente e noi possiamo ricongiungerci con il segnavia proprio nei pressi del lago, dove allegre e giovani combriccole si stanno divertendo sulla riva.
Gli ultimi metri della controsalitella, con cavo inutile
Il 403 a mezzacosta
Pacifiche pecorelle sul percorso
L'affaccio sul Filmoor, la zona dove sorge il rifugio. Si nota in basso il laghetto alto (Oberer Stuckensee), sopra di esso la parte terminale della Cresta della Pitturina
Filmoor (con omonimo rifugio) e M. Cavallino
Sulla pietraia che congiunge la "traccia" al laghetto
Oberer Stuckensee
Dopo una breve sosta nei pressi del lago e con un pelo di stanchezza affiorante è ora giunto il momento di risalire, purtroppo sappiamo che saranno in ogni caso più di 400 metri di nuova risalita.
Nell'ultimo tratto di percorso il sottoscritto aveva notato sulla carta digitale (quindi aggiornata) una traccetta nera, non ufficiale, individuandola come interessante per ridurre un pelo il percorso. Senza di questa saremmo costretti una volta sul versante italico ad una nuova traversata con molte contropendenze sul segnavia 161. Certo le tracce nere finché non le vedi non sai se e quanto siano percorribili. "Affacciamoci sul vallone che risale e valutiamo", si era detto. E così è stato.
Un centinaio di metri sopra il laghetto è tempo di prendere questa decisione, condizionata comunque da alcuni elementi. Il tempo è ora incerto, sappiamo che pioverà ma non tra quanto, e dalla parte "normale" c'è il rifugio per appoggiarsi a poca distanza.
Cinquantin vuole comunque valutare in funzione della gita CAI il percorso stabilito inizialmente e optiamo quindi per dividerci lasciando lui sul percorso originale e noi (io e cocojambo) proveremo questa traccia nera che ci dovrebbe consentire in tempo minore di tornare a Casera Melin. In questo caso andremo a prendere noi il terzo in un altro punto di arrivo, risparmiandogli l'eterno rientro (stimato almeno 1h e 30') alla Casera e consentendogli la discesa diretta alla strada asfaltata.
Con la dovuta calma riprendiamo quindi la salita su pendii dolci ma non troppo, la traccia è discretamente marcata fino a perdersi quasi del tutto presso i grandi nevai residui di questo vallone esposto a NNW. Con ritmo che dal calmo si va modificando via via verso l'imbarazzante del tratto finale, ci impenniamo verso la forcella ritrovando solo negli ultimi metri una traccia più evidente in arrivo da altri pendii ancora. Con un pizzico di attenzione agli ultimi metri un pelo esposti e dal camminamento non proprio agile eccoci spuntare, come previsto e sperato, sul percorso della Cresta della Pitturina (ferrata D'Ambros) proprio prima che questo diventi attrezzato, nei pressi di Cima Vallona.
Risalendo il vallone sul primo ripido scalino. L'affaccio ci consente di tenere a vista per un po' anche il prode compagno solitario
Filmoor e M. Cavallino, ben marcato il segnavia 403 percorso da Andrea
I nevai del tratto più pianeggiante, noi puntiamo lassù dove si mischiano erba e pietre
Ancora voltati indietro per le ultime volte, ora attorno a quota 2450
Cocojambo sul corto traversino finale prima della forcellina
In forcella un'ampio spiazzo ricavato in tempi di guerra ci ospita per un breve break dove ingerire qualcosa, da qui possiamo anche svoltare e vedere la successiva tratta della Pitturina e le Dolomiti di Sesto, di cui spero qualcuno possa aggiungere foto decenti che io non ho.
Ancora una brevissima salita a mezza costa ci introdurrà, se la carta non mente, alla grande conca già sfiorata all'andata e dove sorgono anche la cappelletta e il bivacco Piva.
Difatti dopo il prossimo crinale compare la bandiera ora issata al bivacco e le Crode dei Longerin che ci hanno accompagnato durante la salita.
Il tratto di mezza costa che circumnaviga Cima Vallona
L'erbosa Costa della Spina che culmina a destra nel Col Quaternà. Dietro ancora naturalmente si intuiscono le Dolomiti di Sesto.
Affacciati nuovamente sulle Crode dei Longerin e il crinale che conduce al bivacco Piva
La bandiera issata al bivacco
Ora è solo discesa. Purtroppo fin da subito funestata dal lancinante dolore al ginocchio che ho già conosciuto sul finire della scorsa stagione.
Sarà quindi un po' più lenta del previsto, con la pazienza dell'ottimo cocojambo. Purtroppo non incontriamo nessuna jeep che scende, a differenza dell'andata, alla quale avremmo chiesto un passaggio per evitare l'agonia.
Fortunatamente la discesa viene anche spezzata dall'incontro con la viperella a meno di un metro dal mio piede. Va subito a rifugiarsi sotto un piccolo masso, ma seppur seminascosta riesce a vederla anche il socio strisciare là sotto.
Giungendo alla Casera Melin non sappiamo con che tempi si muoverà il condottiero Cinquantin e quindi ci limitiamo ad una sola birra (per ora) con la quale riprendere alcuni sensi che cominciavano a venire meno. Non appena possibile quindi raggiungiamo il punto concordato con Andrea, quasi certi che sia già lì ad aspettarci vista la mia zoppia che ci ha rallentato in discesa (e la birra).
Cinquantin a sorpresa non c'è e quindi ci appostiamo nei pressi di un torrente ad aspettare con un filo di apprensione. Con grande tempismo la sagoma atletica di Andrea compare dopo pochissimo dal punto previsto. Naturalmente lui credo pensi tuttora che lo abbiamo aspettato un'ora e che non ci siamo fermati a bere birra nel mentre, ma questo fa parte dei giochi visto che pure lui ha ingurgitato una birra al rifugio austriaco dal quale è passato.
A posto, sistemata, rinfrescata e direzione Speck Stube di Sappada per un pit stop. Visto che è tardissimo uno solo. Per questa volta.
Segnaletica sotto il bivacco Piva, funestata dal pilone
Arrivo alla Casera Melin, ora un po' più popolata che al nostro arrivo stamattina
Un paio di feedback sulle idee in gioco per il gruppo Escursionisti la sera prima ci portano a pensare primariamente alla salita ad anello del Monte Palombino, alla testata della Val Melin, diramazione della Val Digon. Per me è l'occasione per visitare una zona che non ho ancora "attaccato" da quando sono stanziato nell'estremo oriente italico. Quindi OK.
Il prode Cinquantin, nonchè Segretario della Sezione e candidato alla Presidenza Generale del CAI entro il 2038, si offre di affrontare alla guida il lungo approccio sotto le serranti indicazioni del copilota cocojambo.
Tutto procede nella norma fino alla inevitabile tappa colazione a Santo Stefano di Cadore, dove funesti presagi si materializzano nella temporanea chiusura per lavori della nostra caffetteria e pasticceria di riferimento. Gettiamo il cuore oltre l'ostacolo e con spirito di sfida tentiamo il Caffè dell'hotel in piazza. Qui un cameriere sui generis prova a boicottarci interpretando male due volte la nostra ordinazione, ma una volta trovata la quadra la colazione si rivela all'altezza della splendida piazza dove il Caffè è ubicato. Lievemente distratti da altre presenze dopo un po' troppo tempo ripartiamo alla volta della Val Digon.
Mentre Cinquantin mette a dura prova la nostra digestione e la sua Opel Corsa imbocchiamo la titubante e stretta carrozzabile verso Casera Melin, ma dopo poco veniamo ostacolati dalla transumanza di una ventina di vacche. Cinquantin ferma il mezzo per il passaggio, ma la sua confidence approssimativa con la partenza in salita costringe il sottoscritto a subentrare per il restante breve tratto fino alla Casera, dove arriviamo ad ormai 3 ore circa dalla mia partenza da Udine.
Tutto sembra ora andare per il meglio, al di là del caldo già intenso, ripagati fin da subito dalla vista delle splendide Crode dei Longerin. La mulattiera sale verso il Bivacco Piva a tornanti regolari con la vista purtroppo danneggiata dalla linea dell'alta tensione diretta verso l'Austria. Dopo qualche strappo più intenso verso la fine eccoci spuntare presso una selletta che accede alla conca del Cadin di Vallona, dove si nota un po' di movimento e girano un paio di jeep nonostante la quota ormai rilevante di 2200 metri.
Non essendoci mai stato punto diretto a visitare il pulpito dove sorge il particolare bivacco Piva, di chiara ispirazione militare. Qui tre signori ci forniscono tutte le informazioni sul perchè abbiamo notato un certo movimento: l'indomani mattina ci sarà la solita cerimonia di commemorazione per le vittime dell'attentato di Cima Vallona, compiuto dai separatisti sudtirolesi il 25.6.1967, tra cui lo stesso Piva a cui è intitolato il bivacco costruito proprio dopo la strage. I preparativi sono in atto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Cima_Vallona
Le crode dei Longerin dal ripiano di Casera Melin
Andrea in partenza dal parcheggio di Casera Melin
La Casera Melin offre formaggi, taglieri e piacevoli birre
La mulattiera che sale verso il Cadin di Vallona, sotto i Muri della Cima Palombino
Crode dei Longerin, ora senza piloni e cavi dell'alta tensione
Cocojambo sale con grinta sul duro tratto cementato
In arrivo al Bivacco Piva
Dopo qualche chiacchiera ripartiamo alla volta della Cima Palombino, messi però in guardia da uno dei tre tizi che ha visto ancora molta neve nel ripido canale di accesso ai pendii superiori. Qualche sospetto già lo avevamo dalla lettura della cartina da casa, e dopo essere saliti pochi minuti fin verso la cappelletta (situata nell'esatto luogo dell'attentato) i sospetti vengono avvalorati. Non avremmo problemi a salire, ma sarebbe piuttosto inutile perché la prossima settimana non si potrebbero accompagnare i gitanti del CAI su questo percorso. La decisione lampo è di tornare alla lunga idea iniziale di un anello in gran parte in territorio austriaco verso il Rifugio Filmoor, del quale meglio risparmiarvi il completo nome austriaco. Sappiamo però che, visto il tempo incerto nel pomeriggio, dobbiamo allungare il passo ed evitare troppe perdite di tempo se vogliamo completare l'anello in sicurezza. Passiamo 5 minuti al P.so di Cima Vallona (2362), affacciati anche sull'attacco della via attrezzata sul versante Nord, e ci fiondiamo al di là del confine.
Su un pulpito nei pressi del bivacco si osserva il percorso da venire
L'anticima del Porze dove sale il percorso del segnavia 160 che decidiamo di non affrontare
Fervono i lavori di preparazione alla cappelletta commemorativa
La Madonnina al Passo di Cima Vallona. L'occhio attento sullo sfondo potrebbe scorgere i cavi della via attrezzata alla Cima Palombino, sulla cengia
Il sentierino di accesso alle vie di salita che ignoriamo
Accompagnati nel prossimo tratto dall'imponente versante Nord della Cima Palombino scendiamo la conca chiamata Porzekar, ancora in parte coperta di neve. Il sentiero, ottimamente tracciato, perde quota per oltre trecento metri tra marmotte e cascatelle innestanto a quota 2036 il grande segnavia che solca la zona diretto alla vicina Porze Hutte, alla testata della Obertilliacher Tal. Gli scenari sono magnifici e l'unico cruccio è sapere che più scendiamo e più dovremo risalire.
Appena partiti, sguardo indietro verso il Passo di Cima Vallona
La maestosa parete Nord della Cima Palombino, quasi degna di uno "sbadabam"
La particolare conformazione del crinale nordorientale della Cima Palombino, dolce e lieve sul versante italico, ben più cattivo su quello austriaco
Resti di chi non ce l'ha fatta
Lei ci sorveglia
Il lago Klapfsee e i tornantoni della carrozzabile verso la Porze Hutte. Noi ignoreremo anche questa via piegando invece sulla sinistra.
Cocojambo si affaccia su Obertilliach e sul Tirolo
Cascatelle sotto la Cima Palombino
La carta ora parla chiaro, ci aspettano quasi duecento metri di risalita, via via più intensa fino a sbucare sugli ampissimi ripiani Breitwiese Rosskar addirittura con 4 metri attrezzati con cavo. Fin qui direi che siamo arrivati in condizioni buone, per cui un pelo intimoriti dalle nuvole scure attorno ci fiondiamo di buona lena e quasi in piano alla fine di questa altipiano, laddove si dovrà ancora scendere nella valle successiva, poco prima della selletta Heretriegel.
Arrivati all'affaccio verso il lago Unterer Stuckensee capiamo ben presto che le curve di livello ci consentono un taglio di percorso. Diretti quindi subito verso NW scendiamo per gradoni fino a incontrare un'inaspettata traccia, probabilmente creata da chi come noi ha capito nel tempo l'eccessivo dilungarsi del segnavia 403.
La traccia scende gradualmente spostandosi in direzione del laghetto alto ("Oberer") con qualche esitazione nella parte finale non più evidente e noi possiamo ricongiungerci con il segnavia proprio nei pressi del lago, dove allegre e giovani combriccole si stanno divertendo sulla riva.
Gli ultimi metri della controsalitella, con cavo inutile
Il 403 a mezzacosta
Pacifiche pecorelle sul percorso
L'affaccio sul Filmoor, la zona dove sorge il rifugio. Si nota in basso il laghetto alto (Oberer Stuckensee), sopra di esso la parte terminale della Cresta della Pitturina
Filmoor (con omonimo rifugio) e M. Cavallino
Sulla pietraia che congiunge la "traccia" al laghetto
Oberer Stuckensee
Dopo una breve sosta nei pressi del lago e con un pelo di stanchezza affiorante è ora giunto il momento di risalire, purtroppo sappiamo che saranno in ogni caso più di 400 metri di nuova risalita.
Nell'ultimo tratto di percorso il sottoscritto aveva notato sulla carta digitale (quindi aggiornata) una traccetta nera, non ufficiale, individuandola come interessante per ridurre un pelo il percorso. Senza di questa saremmo costretti una volta sul versante italico ad una nuova traversata con molte contropendenze sul segnavia 161. Certo le tracce nere finché non le vedi non sai se e quanto siano percorribili. "Affacciamoci sul vallone che risale e valutiamo", si era detto. E così è stato.
Un centinaio di metri sopra il laghetto è tempo di prendere questa decisione, condizionata comunque da alcuni elementi. Il tempo è ora incerto, sappiamo che pioverà ma non tra quanto, e dalla parte "normale" c'è il rifugio per appoggiarsi a poca distanza.
Cinquantin vuole comunque valutare in funzione della gita CAI il percorso stabilito inizialmente e optiamo quindi per dividerci lasciando lui sul percorso originale e noi (io e cocojambo) proveremo questa traccia nera che ci dovrebbe consentire in tempo minore di tornare a Casera Melin. In questo caso andremo a prendere noi il terzo in un altro punto di arrivo, risparmiandogli l'eterno rientro (stimato almeno 1h e 30') alla Casera e consentendogli la discesa diretta alla strada asfaltata.
Con la dovuta calma riprendiamo quindi la salita su pendii dolci ma non troppo, la traccia è discretamente marcata fino a perdersi quasi del tutto presso i grandi nevai residui di questo vallone esposto a NNW. Con ritmo che dal calmo si va modificando via via verso l'imbarazzante del tratto finale, ci impenniamo verso la forcella ritrovando solo negli ultimi metri una traccia più evidente in arrivo da altri pendii ancora. Con un pizzico di attenzione agli ultimi metri un pelo esposti e dal camminamento non proprio agile eccoci spuntare, come previsto e sperato, sul percorso della Cresta della Pitturina (ferrata D'Ambros) proprio prima che questo diventi attrezzato, nei pressi di Cima Vallona.
Risalendo il vallone sul primo ripido scalino. L'affaccio ci consente di tenere a vista per un po' anche il prode compagno solitario
Filmoor e M. Cavallino, ben marcato il segnavia 403 percorso da Andrea
I nevai del tratto più pianeggiante, noi puntiamo lassù dove si mischiano erba e pietre
Ancora voltati indietro per le ultime volte, ora attorno a quota 2450
Cocojambo sul corto traversino finale prima della forcellina
In forcella un'ampio spiazzo ricavato in tempi di guerra ci ospita per un breve break dove ingerire qualcosa, da qui possiamo anche svoltare e vedere la successiva tratta della Pitturina e le Dolomiti di Sesto, di cui spero qualcuno possa aggiungere foto decenti che io non ho.
Ancora una brevissima salita a mezza costa ci introdurrà, se la carta non mente, alla grande conca già sfiorata all'andata e dove sorgono anche la cappelletta e il bivacco Piva.
Difatti dopo il prossimo crinale compare la bandiera ora issata al bivacco e le Crode dei Longerin che ci hanno accompagnato durante la salita.
Il tratto di mezza costa che circumnaviga Cima Vallona
L'erbosa Costa della Spina che culmina a destra nel Col Quaternà. Dietro ancora naturalmente si intuiscono le Dolomiti di Sesto.
Affacciati nuovamente sulle Crode dei Longerin e il crinale che conduce al bivacco Piva
La bandiera issata al bivacco
Ora è solo discesa. Purtroppo fin da subito funestata dal lancinante dolore al ginocchio che ho già conosciuto sul finire della scorsa stagione.
Sarà quindi un po' più lenta del previsto, con la pazienza dell'ottimo cocojambo. Purtroppo non incontriamo nessuna jeep che scende, a differenza dell'andata, alla quale avremmo chiesto un passaggio per evitare l'agonia.
Fortunatamente la discesa viene anche spezzata dall'incontro con la viperella a meno di un metro dal mio piede. Va subito a rifugiarsi sotto un piccolo masso, ma seppur seminascosta riesce a vederla anche il socio strisciare là sotto.
Giungendo alla Casera Melin non sappiamo con che tempi si muoverà il condottiero Cinquantin e quindi ci limitiamo ad una sola birra (per ora) con la quale riprendere alcuni sensi che cominciavano a venire meno. Non appena possibile quindi raggiungiamo il punto concordato con Andrea, quasi certi che sia già lì ad aspettarci vista la mia zoppia che ci ha rallentato in discesa (e la birra).
Cinquantin a sorpresa non c'è e quindi ci appostiamo nei pressi di un torrente ad aspettare con un filo di apprensione. Con grande tempismo la sagoma atletica di Andrea compare dopo pochissimo dal punto previsto. Naturalmente lui credo pensi tuttora che lo abbiamo aspettato un'ora e che non ci siamo fermati a bere birra nel mentre, ma questo fa parte dei giochi visto che pure lui ha ingurgitato una birra al rifugio austriaco dal quale è passato.
A posto, sistemata, rinfrescata e direzione Speck Stube di Sappada per un pit stop. Visto che è tardissimo uno solo. Per questa volta.
Segnaletica sotto il bivacco Piva, funestata dal pilone
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