Facciamo un salto indietro di tre mesi, che è un po' come fare un salto avanti di altri tre, forse.
Sì, perchè sappiamo bene che quest'inverno - fino ad un certo punto - è stato memorabile. Non per la neve, ma per la non neve.
Tra i tanti contro c'è stato però il pro di averci regalato la possibilità di gite "estive" in pieno inverno meteorologico. Quasi c'era timore riverenziale nell'andare sopra un certo dislivello, o oltre certe quote, tanto era strano.
Prima di Capodanno gli ultimi scampoli orobici di tempo stabile ci hanno permesso un paio di belle gite anche se non lunghissime, questa è la prima delle due. E' voluta essere la sostanziale replica di una gita dell'anno prima dove in cima avevamo trovato nebbia e pioggerella, suggestivo ma limitante.
E così abbiamo avuto la meritata rivincita, in una giornata talmente splendida che ho fatto fatica a gestire nelle foto la troppa luce, bassa essendo pieno inverno.
I Piani di Quindicina sono stupendi. Ci vedrei bene qui un ristoro a basso impatto per valorizzarli ulteriormente, ma per ora l'assenza viene ben compensata dalla meravigliosa gestione del poco distante Rifugio Gherardi, verso il quale ci incamminiamo.
Dai Piani di Quindicina la giornata si preannuncia niente male
I Piani illuminati dal caldo sole di FINE DICEMBRE
Sul 120 in direzione Rifugio Gherardi
Qualche punta di colore salendo verso la Baita di Foppa Lunga
Marti e Franklyn in arrivo alla Baita di Foppa Lunga
Laggiù, sopra le brine, il Resegone
Resegù
Sopra la Baita di Foppa Lunga, un breve pendio più in piedi immette nei veri e propri piani d'Alben, punteggiati da diverse baite di cui una - stupenda - gode di un affaccio superlativo sulla catena orobica. I piani d'Alben sono davvero un luogo ideale per il relax. Ampi, prativi, lievi. In perfetta sintonia con il Rifugio CAI che ne è stato messo a guardia e in perfetta sintonia con i magnifici gestori del Mato Grosso, che ne garantiscono l'apertura anche in queste giornate invernali.
Il superbo affaccio sulle Orobie, tra cui spicca il Diavolo di Tenda
In arrivo al Rifugio Gherardi
Ripartiamo immediatamente verso le terre più alte, costeggiando subito il semigelato laghetto e il roseo ex rifugio Cesare Battisti, per poi salire ora su terreno meno pianeggiante e bucolico verso la Bocchetta di Regadur, dove incontriamo due giovani Amstaff con padroni al seguito. Vogliono giocare, ma Franklyn ci tiene ai suoi spazi e mostra il suo ghigno un po' ridicolo e un po' cattivo ad uno di loro. Il gruppo si dirige verso i Piani di Artavaggio, noi invece voltiamo a destra in direzione della dorsale Araralta-Baciamorti.
Il laghetto a pochi passi dal rifugio Gherardi
Il mitico Albergo Sciatori alla forcella d'Artavaggio
Bocchetta di Regadur: Piz Bernina e suoi fratelli
Badile e Cengalo sopra Passo Salmurano
Sorriso amichevole
Disgrazia sopra il Passo San Marco
Anche Franklyn affacciato sulle Retiche
Poker di stambecchi sopra la Bocchetta di Regadur
Questo primo tratto è molto suggestivo e scavalla un paio di volte il profilo di cresta, un po' a Sud e un po' a Nord, fino a giungere su di un altro ampio ripiano con tanto di baita Cabretondo e pozza. Da qui lo scenario è ancora una volta magnifico e lo si perde solo per qualche istante scendendo ad una vaga selletta che anticipa il ripido crinale verso il M. Aralalta.
Oltre la Bocchetta Regadur, sullo sfondo il M. Venturosa
Il ripiano della Baita Cabretondo
Lo sguardo si perde fino - all'estrema destra - alla Presolana
Franklyn è contento!
Il borgo di Ornica in lontananza
Marti in arrivo sulla vetta over 2000 del M. Aralalta
E io pure sulla cresta finale
WLF sulle Alpi Bernesi
Le due cime di M. Aralalta e Pizzo Baciamorti sono talmente vicine, simili e di quota quasi identica da essere spesso confuse. Certo il Baciamorti ha più fascino, forse per il nome e forse per la madonnina sulla vetta, quindi optiamo per una pausa lì. Sopraggiungono anche 4 giovani ragazzi arrivati dal crinale SE che sale dal P.so Baciamorti con cui scambiamo qualche chiacchiera e grazie ai quali riusciamo a farci fare un paio di foto. Ok, le gite vanno bene, ma la nostra preghiera alla Madonnina è per la powder.
Il Pizzo Baciamorti visto dal vicino M. Aralalta
Lo sguardo si perde fino agli Appennini e oltre (la macchina fotografica non mi aiuta ma a occhio nudo vedevo il mare). La triste pianura lombarda è invece avvolta dalla nebbia.
Ci sorvola qualcuno
La preghiera per la polvere
Foto di vetta al Pizzo Baciamorti
Ora di scendere, vogliamo pranzare sulla terrazza del Gherardi. Lo faremo assieme a un tavolo di ragazzi che sembra abbiano passato lì la notte, e lo faremo inaspettatamente in t-shirt, ahimè. A 1650m, il 28 di Dicembre. Chi l'avrebbe mai detto?
Si scende!
Scendendo dalla Bocchetta di Regadur
In arrivo al roseo ex rifugio Cesare Battisti
Marti al Cesare Battisti
Bel gruppo di cavalli appena fuori dal rifugio Gherardi
Dettaglio
Il Pizzo del Diavolo di Tenda
Ancora i cavalli sui Piani d'Alben
Targa del rifugio
Ciao ciao
Sì, perchè sappiamo bene che quest'inverno - fino ad un certo punto - è stato memorabile. Non per la neve, ma per la non neve.
Tra i tanti contro c'è stato però il pro di averci regalato la possibilità di gite "estive" in pieno inverno meteorologico. Quasi c'era timore riverenziale nell'andare sopra un certo dislivello, o oltre certe quote, tanto era strano.
Prima di Capodanno gli ultimi scampoli orobici di tempo stabile ci hanno permesso un paio di belle gite anche se non lunghissime, questa è la prima delle due. E' voluta essere la sostanziale replica di una gita dell'anno prima dove in cima avevamo trovato nebbia e pioggerella, suggestivo ma limitante.
E così abbiamo avuto la meritata rivincita, in una giornata talmente splendida che ho fatto fatica a gestire nelle foto la troppa luce, bassa essendo pieno inverno.
I Piani di Quindicina sono stupendi. Ci vedrei bene qui un ristoro a basso impatto per valorizzarli ulteriormente, ma per ora l'assenza viene ben compensata dalla meravigliosa gestione del poco distante Rifugio Gherardi, verso il quale ci incamminiamo.
Dai Piani di Quindicina la giornata si preannuncia niente male
I Piani illuminati dal caldo sole di FINE DICEMBRE
Sul 120 in direzione Rifugio Gherardi
Qualche punta di colore salendo verso la Baita di Foppa Lunga
Marti e Franklyn in arrivo alla Baita di Foppa Lunga
Laggiù, sopra le brine, il Resegone
Resegù
Sopra la Baita di Foppa Lunga, un breve pendio più in piedi immette nei veri e propri piani d'Alben, punteggiati da diverse baite di cui una - stupenda - gode di un affaccio superlativo sulla catena orobica. I piani d'Alben sono davvero un luogo ideale per il relax. Ampi, prativi, lievi. In perfetta sintonia con il Rifugio CAI che ne è stato messo a guardia e in perfetta sintonia con i magnifici gestori del Mato Grosso, che ne garantiscono l'apertura anche in queste giornate invernali.
Il superbo affaccio sulle Orobie, tra cui spicca il Diavolo di Tenda
In arrivo al Rifugio Gherardi
Ripartiamo immediatamente verso le terre più alte, costeggiando subito il semigelato laghetto e il roseo ex rifugio Cesare Battisti, per poi salire ora su terreno meno pianeggiante e bucolico verso la Bocchetta di Regadur, dove incontriamo due giovani Amstaff con padroni al seguito. Vogliono giocare, ma Franklyn ci tiene ai suoi spazi e mostra il suo ghigno un po' ridicolo e un po' cattivo ad uno di loro. Il gruppo si dirige verso i Piani di Artavaggio, noi invece voltiamo a destra in direzione della dorsale Araralta-Baciamorti.
Il laghetto a pochi passi dal rifugio Gherardi
Il mitico Albergo Sciatori alla forcella d'Artavaggio
Bocchetta di Regadur: Piz Bernina e suoi fratelli
Badile e Cengalo sopra Passo Salmurano
Sorriso amichevole
Disgrazia sopra il Passo San Marco
Anche Franklyn affacciato sulle Retiche
Poker di stambecchi sopra la Bocchetta di Regadur
Questo primo tratto è molto suggestivo e scavalla un paio di volte il profilo di cresta, un po' a Sud e un po' a Nord, fino a giungere su di un altro ampio ripiano con tanto di baita Cabretondo e pozza. Da qui lo scenario è ancora una volta magnifico e lo si perde solo per qualche istante scendendo ad una vaga selletta che anticipa il ripido crinale verso il M. Aralalta.
Oltre la Bocchetta Regadur, sullo sfondo il M. Venturosa
Il ripiano della Baita Cabretondo
Lo sguardo si perde fino - all'estrema destra - alla Presolana
Franklyn è contento!
Il borgo di Ornica in lontananza
Marti in arrivo sulla vetta over 2000 del M. Aralalta
E io pure sulla cresta finale
WLF sulle Alpi Bernesi
Le due cime di M. Aralalta e Pizzo Baciamorti sono talmente vicine, simili e di quota quasi identica da essere spesso confuse. Certo il Baciamorti ha più fascino, forse per il nome e forse per la madonnina sulla vetta, quindi optiamo per una pausa lì. Sopraggiungono anche 4 giovani ragazzi arrivati dal crinale SE che sale dal P.so Baciamorti con cui scambiamo qualche chiacchiera e grazie ai quali riusciamo a farci fare un paio di foto. Ok, le gite vanno bene, ma la nostra preghiera alla Madonnina è per la powder.
Il Pizzo Baciamorti visto dal vicino M. Aralalta
Lo sguardo si perde fino agli Appennini e oltre (la macchina fotografica non mi aiuta ma a occhio nudo vedevo il mare). La triste pianura lombarda è invece avvolta dalla nebbia.
Ci sorvola qualcuno
La preghiera per la polvere
Foto di vetta al Pizzo Baciamorti
Ora di scendere, vogliamo pranzare sulla terrazza del Gherardi. Lo faremo assieme a un tavolo di ragazzi che sembra abbiano passato lì la notte, e lo faremo inaspettatamente in t-shirt, ahimè. A 1650m, il 28 di Dicembre. Chi l'avrebbe mai detto?
Si scende!
Scendendo dalla Bocchetta di Regadur
In arrivo al roseo ex rifugio Cesare Battisti
Marti al Cesare Battisti
Bel gruppo di cavalli appena fuori dal rifugio Gherardi
Dettaglio
Il Pizzo del Diavolo di Tenda
Ancora i cavalli sui Piani d'Alben
Targa del rifugio
Ciao ciao
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