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Discussione: Crepaccio vicino la pista della Marmolada

  1. #256
    Senior Member Skifoso
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    Citazione Originariamente scritto da marghareth Vedi messaggio
    Riporto esempio. Limonte P.te, pista Olimpionica (belle pendenze all'inizio, molti dossi, traciato irregolare). Signore fermo dopo dosso. Ragazzo arriva a cannone, salta sul dosso, atterra su sigonre. Rotto braccio, etc. etc. (Gli è andata bene in sostanza). Ragazzo assolto. Gestore costretto a sborsare oltre 40k per non aver segnalato il dosso.
    ....e per non aver segnalato anche 'pericolo signori dopo i dossi'

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  3. #257

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    Risarcimento danni negato,


    Una causa civile da quasi 800 mila euro con la quale si chiedeva al giudice di accertare la responsabilità degli impiantisti «in qualità di gestore degli impianti sciistici del comprensorio e concludente con gli sciatori un contratto atipico di skipass o del giornaliero, per omessa o carente manutenzione in sicurezza della pista n.1 ». Una richiesta che, però, non è stata accolta dal giudice civile che ha rigettato la richiesta di risarcimento. E lo ha fatto sottolineando come in casi come questi, sia da tenere in debita considerazione anche il concetto di autoresponsabilità del singolo.


    Un concetto - si legge - «secondo cui ognuno, quando si esercita in una pratica sportiva come la pratica dello sci, deve adeguare la sua velocità alle condizioni della pista, alle proprie capacità tecniche ed ai livelli di affollamento delle piste medesime, in modo tale da non essere un pericolo per sé stesso, ma anche per gli altri utenti.


    Tale principio va affermato, con rigore, in tutte quelle circostanze in cui le piste sono bene innevate, prive di particolarità morfologiche e di costruzioni artificiali ed in cui l'utente contraente deve essere in grado di evitare, con un minimo di diligenza, attenzione e prudenza esigibile, situazioni di pericolo. Orbene, è emerso in maniera pacifica, in merito al sinistro, di cui è rimasto vittima il ragazzo che quest’ultimo usciva fuori pista e che urtava contro una superficie rigida come accertato dalla consulente tecnica d’ufficio nominata, non riuscendosi a comprendere, con assoluta certezza, se l’impatto sia avvenuto contro un albero, su cui la vittima del sinistro rimbalzava per finire poi a terra o il medesimo cadeva con violenza sulla neve compatta.


    Non è stata, in questo senso, raggiunta la piena prova su tale aspetto della dinamica del sinistro, posto che nessuno dei testimoni escussi ha saputo ben specificare, se vi sia stato un urto verso uno degli alberi da parte della vittima, oppure se il medesimo abbia perso il controllo degli sci cadendo rovinosamente sulla neve compatta».


    E sulla mancanza di reti di protezioni che avrebbero impedito l’uscita dalla pista del giovane, il giudice precisa in sentenza che «Ulteriore elemento che risulta infondato e che non può essere accolto, è quello che dovrebbe ascriversi alla condotta omissiva della società, che non avrebbe predisposto

    le necessarie reti o misure di protezione, atte ad impedire che si verificasse la caduta fuori dalla pista. Non è stato, infatti, dimostrato dagli attori, che il luogo ove l’attore è uscito di pista, presentasse caratteristiche tali da richiedere la necessaria presenza di reti di protezione».

  4. Skife per Nuvola:


  5. #258
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    Difficile giudicare da quello che sembra un mero sunto giornalistico.

    Tuttavia mi pare evidente che il limite del caso in questione sia stato, principalmente, quello della insufficiente prova fornita.

    Comprendo (ed in parte) condivido il pistolotto sul concetto di "autoresponsabilità", tuttavia se ci fosse stato un quadro probatorio ferreo ... quel concetto, giuridicamente parlando, avrebbe lasciato il tempo che trovava.

    Il tutto, rigorosamente IMHO 😉

  6. #259

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    Citazione Originariamente scritto da Nuvola Vedi messaggio
    Risarcimento danni negato,


    Una causa civile da quasi 800 mila euro con la quale si chiedeva al giudice di accertare la responsabilità degli impiantisti «in qualità di gestore degli impianti sciistici del comprensorio e concludente con gli sciatori un contratto atipico di skipass o del giornaliero, per omessa o carente manutenzione in sicurezza della pista n.1 ». Una richiesta che, però, non è stata accolta dal giudice civile che ha rigettato la richiesta di risarcimento. E lo ha fatto sottolineando come in casi come questi, sia da tenere in debita considerazione anche il concetto di autoresponsabilità del singolo.


    Un concetto - si legge - «secondo cui ognuno, quando si esercita in una pratica sportiva come la pratica dello sci, deve adeguare la sua velocità alle condizioni della pista, alle proprie capacità tecniche ed ai livelli di affollamento delle piste medesime, in modo tale da non essere un pericolo per sé stesso, ma anche per gli altri utenti.


    Tale principio va affermato, con rigore, in tutte quelle circostanze in cui le piste sono bene innevate, prive di particolarità morfologiche e di costruzioni artificiali ed in cui l'utente contraente deve essere in grado di evitare, con un minimo di diligenza, attenzione e prudenza esigibile, situazioni di pericolo. Orbene, è emerso in maniera pacifica, in merito al sinistro, di cui è rimasto vittima il ragazzo che quest’ultimo usciva fuori pista e che urtava contro una superficie rigida come accertato dalla consulente tecnica d’ufficio nominata, non riuscendosi a comprendere, con assoluta certezza, se l’impatto sia avvenuto contro un albero, su cui la vittima del sinistro rimbalzava per finire poi a terra o il medesimo cadeva con violenza sulla neve compatta.


    Non è stata, in questo senso, raggiunta la piena prova su tale aspetto della dinamica del sinistro, posto che nessuno dei testimoni escussi ha saputo ben specificare, se vi sia stato un urto verso uno degli alberi da parte della vittima, oppure se il medesimo abbia perso il controllo degli sci cadendo rovinosamente sulla neve compatta».


    E sulla mancanza di reti di protezioni che avrebbero impedito l’uscita dalla pista del giovane, il giudice precisa in sentenza che «Ulteriore elemento che risulta infondato e che non può essere accolto, è quello che dovrebbe ascriversi alla condotta omissiva della società, che non avrebbe predisposto

    le necessarie reti o misure di protezione, atte ad impedire che si verificasse la caduta fuori dalla pista. Non è stato, infatti, dimostrato dagli attori, che il luogo ove l’attore è uscito di pista, presentasse caratteristiche tali da richiedere la necessaria presenza di reti di protezione».
    Puoi dare più info sulla sentenza ( tribunale e numero ? )

  7. #260

  8. #261
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    Traggo da Il Messaggero:
    "Terminillo, piste pericolose»: a giudizio il gestore degli impianti


    di Cristiana Mangani


    Impianti irregolari, segnaletica non conforme, recinzioni inesistenti. È morto così Giovanni Giraldi, 44 anni, di Cittaducale, mentre sciava sulle piste del Terminillo: ha perso il controllo degli sci dopo essere finito in un tratto completamente ghiacciato e non percorribile. Era il 29 dicembre del 2012, e ora la procura di Rieti ha chiesto il rinvio a giudizio del gestore degli impianti, del direttore di esercizio e del capo servizio, contestandogli il reato di omicidio colposo. Dovranno presentarsi davanti al gup il 17 febbraio per spiegare come mai le strutture di una delle stazioni sciistiche più famose del Lazio non fossero in regola. Il caso di Giovanni Giraldi, comunque, non è stato l'unico che si è verificato su quei tracciati: un'altra persona è morta qualche tempo fa, e nel '97 sulla stessa pista, un incidente altrettanto grave ha costretto Lorenzo Amurri, produttore musicale e scrittore, su una sedia a rotelle. Dai rapporti di Polizia e Carabinieri, poi, emerge un quadro preoccupante con 250 incidenti di media all'anno.
    È stato l'avvocato Francesco Persio a chiedere l'intervento della giustizia a nome della famiglia della vittima e, a conclusione delle indagini il procuratore di Rieti Giuseppe Saieva e il sostituto Cristina Cambi, hanno ritenuto che ci fossero gli elementi per chiedere il processo nei confronti di Flavio Formichetti, Roberto Bellucci e Michele Prevostini. Sono accusati di «aver violato gli obblighi previsti dal Capitolato che imponeva loro di munire le piste di apposita segnaletica conforme alle norme Uni». Inoltre - è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio - viene loro contestato «di aver omesso recinzioni idonee a impedire l'accesso a zone particolarmente pericolose e più specificamente di chiudere con idoneo sbarramento un accesso che collegava la pista Cardito sud con la pista Cinzano, non impedendo in questo modo a Giraldi di avventurarsi per un passaggio innevato impervio con sottostante zona alberata»."

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