Il mio ultimo messaggio sul forum risale al 2009. Ho sempre continuato a dare un'occhiata a queste pagine ma per una cosa o per l'altra non ho più scritto.
Ormai è tre mesi che la mia tibia ed il mio perone pian piano calcificano le fratture che han riportato quando son stato travolto da una piccola valanga sul Monte Ciàsa de Dio, il Faloria. Non ho potuto fare alcune delle gite che avevo in programma per la primavera, i veri obiettivi della stagione per cui mi stavo allenando, ma non importa.
Guardo la cosa da un’altra prospettiva, e se fatalisticamente posso pensare che ‘per fortuna mi son rotto una gamba, chissà magari due giorni dopo provando a scendere la nord della Marmolada sarei caduto e ci avrei lasciato le piume’, più realisticamente sono convinto che questa lunga pausa fosse necessaria. Ormai è due anni che mi sono trasferito in montagna e fino ad ora non avevo mai dato tregua al mio ‘andar per crode’, estate inverno e mezzestagioni.
Faccio il punto della situazione. Cosa mi ha dato la montagna, cosa mi sta dando? Ci sono nato, per cui è naturale che ne sia attratto.
Quanti amici ho conosciuto sulla neve e sulle cime! Forse all’inizio pensavo che la fatica ed il sudore unissero le persone, ho visto poi col tempo che in realtà nascono anche qui, tra la roccia, le invidie e la competizione. Soprattutto d’estate mi piace muovermi da solo. Sono un turista, alla fine. Ad inizio stagione mi stavo allenando per fare l’esame da guida, ora grazie all’infortunio qualcosa in me dice fortemente che non devo siglare con una ‘patacca’ il mio amore per la montagna, mi accorgo che non avrei fatto il corso per me, ma per dimostrare qualcosa a chissachì.
Ripercorro, con la mente ed attraverso le fotografie, quanto accaduto fino ad ora e provo a condividerlo. Certo raccontare tutto richiederebbe molte foto e parole, per cui con spirito di contraddizione cercherò di mettere il numero minore di foto possibile, e spendere solo le parole necessarie.
Si chiama ‘flusso di coscienza’, mi pare, la tecnica utilizzata da Joyce per rendere con parole scritte il fritto misto di pensieri nella testa del protagonista.
Proviamoci.
Tutto cominciò nel bosco, tra sentieri e terreni semplici. Poi molto presto, forse per sbaglio, mi trovai qui
Ironia della sorte, proprio nel Canale del Prete mi sembra di ricevere una sorta di 'battesimo' di una montagna diversa da quella che avevo sempre vissuto, con famiglia o amici, sui soliti sentieri ormai percorsi mille volte. Ho voglia di visitare le montagne che ormai vedo da 24 anni. Prendo una cartina e guardo l'infinità di sentieri che offre. Mi piacerebbe percorrerli. Ferrate, escursioni, cenge tese sopra l'abisso, torri, diedri, ghiaioni e vette. Intanto l'inverno prosegue e con calma esploro le montagne vicine.
Durante queste belle gite, a volte ripide a volte facili, a volte con bella neve polverosa ed altre volte con tremendo verglass, incontro persone con cui condividere la passione per la montagna, che mi insegnano come migliorare tecnicamente, soggetti da fotografare, compagni di birra la sera...
Poi inizia la primavera, la neve si scioglie e poi l'estate
Le prime gite in solitaria, con le gambe ben allenate dopo una stagione infinita. Parto da casa e voglio tornare a casa, tutto a piedi, come i pellegrini di un tempo. Faccio la Travenenzes (via Dibona-Giussani-Masarè), un paio di escursioni verso il Cristallo e sotto la Croda da Lago. Poi inizio a guardare le cime e penso ad arrivarci, senza badare al sentiero. Che meraviglia! Per i boschi, pietraie, piccole cenge percorse soltanto dai camosci. So bene che non son certo il primo umano a mettere piede in quei luoghi, ma per me ogni panorama nuovo è una scoperta. Pian piano conosco 'casa', la sensazione di spazio e di tridimensionalità data dalle montagne è unica.
Concludo la stagione calda con delle altre belle salite a piccole cime, mi viene in mente la bella giornata a Croda de r'Ancona in compagnia dei camosci. Non sapevo dove fosse il sentiero e son salito con una bella linea retta lungo la parete che si affaccia sulla Val de Gotres, per scendere invece ho sfruttato il sentierino cengioso che si snoda lungo la parete nord-est.
Non so da cosa derivi il fascino che si prova quando si sta in piedi ad una vetta. Sarà una tensione verticale, sarà masochismo e fatica, sarà che solo da lì si ha l'orizzonte libero a trecentosessanta gradi, non lo so. Ogni ascesa lascia qualcosa di prezioso. E poi che soddisfazione da 'giù, guardando le vette, poter dire 'io lissù ci son stato'.
E poi ecco di nuovo la neve. Stagione che inizia male...la terra non gela. Non sarebbe questa la stagione giusta per una lunga, lunghissima lista di canali e pareti da voler scendere, ma me ne frego. Con costanza riesco a spuntarne dalla lista un buon numero...
Che giornate grandiose. Ho scoperto San Martino con Bruno e Minna, e ci siamo divertiti a partecipare al King of Dolomites. Avevo un solo obiettivo, riuscire a scattare tutte le foto per il concorso con una compattina ed un 28mm, e ce l'ho fatta. Son contento, siamo contenti e anche se non abbiamo vinto il giorno dopo festeggiamo con una piccola traversata delle pale per poi scendere in Val Canali. Saliamo su un piccolo rilievo senza nome e la discesa è ripidissima. Bruno e Minna scendono rapidamente, io misuro i gesti. Arrivato giù confido a Bruno il mio livore per il mancato podio al KOD, e gli dico anche 'però con una bella giornata in montagna, tra amici, torna il buon umore'. Bruno mi risponde 'sì, se torni a casa, sì'. La montagna è una cosa seria, e forse non me ne rendo conto.
Ecco forse cosa mi vuole dire la gamba rotta: prendila con calma, non esagerare, sii umile, non aver paura di prenderti una pausa: non devi avere nessuna fretta! Sicuramente l'esperienza da 'svalangato' mi farà prendere con una diversa attitudine la stagione che verrà.
'Ma andrai ancora a fare il fuoripista?' mi chiedono alcuni amici. Cosa rispondere? perchè non è tanto lo sci, ma la montagna! E sì, continuerò ad andare 'per crode,' perchè in questi luoghi trovo il terreno ideale per migliorare, od almeno provarci.
Ormai è tre mesi che la mia tibia ed il mio perone pian piano calcificano le fratture che han riportato quando son stato travolto da una piccola valanga sul Monte Ciàsa de Dio, il Faloria. Non ho potuto fare alcune delle gite che avevo in programma per la primavera, i veri obiettivi della stagione per cui mi stavo allenando, ma non importa.
Guardo la cosa da un’altra prospettiva, e se fatalisticamente posso pensare che ‘per fortuna mi son rotto una gamba, chissà magari due giorni dopo provando a scendere la nord della Marmolada sarei caduto e ci avrei lasciato le piume’, più realisticamente sono convinto che questa lunga pausa fosse necessaria. Ormai è due anni che mi sono trasferito in montagna e fino ad ora non avevo mai dato tregua al mio ‘andar per crode’, estate inverno e mezzestagioni.
Faccio il punto della situazione. Cosa mi ha dato la montagna, cosa mi sta dando? Ci sono nato, per cui è naturale che ne sia attratto.
Quanti amici ho conosciuto sulla neve e sulle cime! Forse all’inizio pensavo che la fatica ed il sudore unissero le persone, ho visto poi col tempo che in realtà nascono anche qui, tra la roccia, le invidie e la competizione. Soprattutto d’estate mi piace muovermi da solo. Sono un turista, alla fine. Ad inizio stagione mi stavo allenando per fare l’esame da guida, ora grazie all’infortunio qualcosa in me dice fortemente che non devo siglare con una ‘patacca’ il mio amore per la montagna, mi accorgo che non avrei fatto il corso per me, ma per dimostrare qualcosa a chissachì.
Ripercorro, con la mente ed attraverso le fotografie, quanto accaduto fino ad ora e provo a condividerlo. Certo raccontare tutto richiederebbe molte foto e parole, per cui con spirito di contraddizione cercherò di mettere il numero minore di foto possibile, e spendere solo le parole necessarie.
Si chiama ‘flusso di coscienza’, mi pare, la tecnica utilizzata da Joyce per rendere con parole scritte il fritto misto di pensieri nella testa del protagonista.
Proviamoci.
Tutto cominciò nel bosco, tra sentieri e terreni semplici. Poi molto presto, forse per sbaglio, mi trovai qui
Ironia della sorte, proprio nel Canale del Prete mi sembra di ricevere una sorta di 'battesimo' di una montagna diversa da quella che avevo sempre vissuto, con famiglia o amici, sui soliti sentieri ormai percorsi mille volte. Ho voglia di visitare le montagne che ormai vedo da 24 anni. Prendo una cartina e guardo l'infinità di sentieri che offre. Mi piacerebbe percorrerli. Ferrate, escursioni, cenge tese sopra l'abisso, torri, diedri, ghiaioni e vette. Intanto l'inverno prosegue e con calma esploro le montagne vicine.
Durante queste belle gite, a volte ripide a volte facili, a volte con bella neve polverosa ed altre volte con tremendo verglass, incontro persone con cui condividere la passione per la montagna, che mi insegnano come migliorare tecnicamente, soggetti da fotografare, compagni di birra la sera...
Poi inizia la primavera, la neve si scioglie e poi l'estate
Le prime gite in solitaria, con le gambe ben allenate dopo una stagione infinita. Parto da casa e voglio tornare a casa, tutto a piedi, come i pellegrini di un tempo. Faccio la Travenenzes (via Dibona-Giussani-Masarè), un paio di escursioni verso il Cristallo e sotto la Croda da Lago. Poi inizio a guardare le cime e penso ad arrivarci, senza badare al sentiero. Che meraviglia! Per i boschi, pietraie, piccole cenge percorse soltanto dai camosci. So bene che non son certo il primo umano a mettere piede in quei luoghi, ma per me ogni panorama nuovo è una scoperta. Pian piano conosco 'casa', la sensazione di spazio e di tridimensionalità data dalle montagne è unica.
Concludo la stagione calda con delle altre belle salite a piccole cime, mi viene in mente la bella giornata a Croda de r'Ancona in compagnia dei camosci. Non sapevo dove fosse il sentiero e son salito con una bella linea retta lungo la parete che si affaccia sulla Val de Gotres, per scendere invece ho sfruttato il sentierino cengioso che si snoda lungo la parete nord-est.
Non so da cosa derivi il fascino che si prova quando si sta in piedi ad una vetta. Sarà una tensione verticale, sarà masochismo e fatica, sarà che solo da lì si ha l'orizzonte libero a trecentosessanta gradi, non lo so. Ogni ascesa lascia qualcosa di prezioso. E poi che soddisfazione da 'giù, guardando le vette, poter dire 'io lissù ci son stato'.
E poi ecco di nuovo la neve. Stagione che inizia male...la terra non gela. Non sarebbe questa la stagione giusta per una lunga, lunghissima lista di canali e pareti da voler scendere, ma me ne frego. Con costanza riesco a spuntarne dalla lista un buon numero...
Che giornate grandiose. Ho scoperto San Martino con Bruno e Minna, e ci siamo divertiti a partecipare al King of Dolomites. Avevo un solo obiettivo, riuscire a scattare tutte le foto per il concorso con una compattina ed un 28mm, e ce l'ho fatta. Son contento, siamo contenti e anche se non abbiamo vinto il giorno dopo festeggiamo con una piccola traversata delle pale per poi scendere in Val Canali. Saliamo su un piccolo rilievo senza nome e la discesa è ripidissima. Bruno e Minna scendono rapidamente, io misuro i gesti. Arrivato giù confido a Bruno il mio livore per il mancato podio al KOD, e gli dico anche 'però con una bella giornata in montagna, tra amici, torna il buon umore'. Bruno mi risponde 'sì, se torni a casa, sì'. La montagna è una cosa seria, e forse non me ne rendo conto.
Ecco forse cosa mi vuole dire la gamba rotta: prendila con calma, non esagerare, sii umile, non aver paura di prenderti una pausa: non devi avere nessuna fretta! Sicuramente l'esperienza da 'svalangato' mi farà prendere con una diversa attitudine la stagione che verrà.
'Ma andrai ancora a fare il fuoripista?' mi chiedono alcuni amici. Cosa rispondere? perchè non è tanto lo sci, ma la montagna! E sì, continuerò ad andare 'per crode,' perchè in questi luoghi trovo il terreno ideale per migliorare, od almeno provarci.
