icona Skitags: Ski Civetta [52]

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Discussione: La nuova SKI AREA CIVETTA-CADORE (collegamento Civetta - San Vito Cadore)

  1. #76

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da JanvdB Vedi messaggio
    Anche se “Botto” ha già risposto puntualmente a molti quesiti posti da “Smara”, credo sia opportuno precisare alcune questioni (in modo non anonimo) rimaste ancora aperte.

    “Smara” suggerisce con i suoi “Ma chi l'avrà scritta veramente?” e “Qualcuno mi aiuti a capire chi sta manovrando tutto questo mostruoso marchingegno” che dietro l’analisi socio-economica ci sia chi sa quale complotto; posso solo che confermare agli altri utenti del forum che il lavoro è stato prodotto a Venezia da un gruppetto di ricercatori diretto da sottoscritto e direi che gli eventuali errori grammaticali sono soltanto una prova che è stato un economista olandese a contribuire al testo e non un letterato italiano. Inoltre, posso garantire i skiforumisti che il lavoro è stato svolto in assoluta autonomia senza interferenze di poteri occulti o lobby di speculatori per un committente intelligente e competente (magari ci fossero amministratori e imprenditori come quelli che ho conosciuto a San Vito a gestire la città di Venezia, da anni allo sbando).

    Il suo discorso sui moltiplicatori e le informazioni statistiche utilizzate è altrettanto sbagliato e tendenzioso. I meccanismi economici che danno luogo agli effetti moltiplicativi keynesiani e leontieviani si verificano a tutti i livelli territoriali ma solo per motivi pratici (presenza di statistiche) si costruiscono principalmente per regioni e nazioni. La mancanza di statistiche primarie a livello locale è stata sottolineata più volte (e non nascosta come avviene spesso in questo tipo di analisi) nello studio; infatti, anche per i moltiplicatori ma non solo abbiamo usato informazioni statistiche di realtà simili, usando poi sempre stime prudenti, proprio per evitare di dare ai cittadini del Cadore speranze irrealistiche e mai realizzabili.
    Grazie professore per essere cortesemente intervenuto. Non sempre il linguaggio del web è gentile ed educato e tutti noi appreziamo che lei sia intervenuto nonostante i toni della discussione non siano stati sempre "eleganti".
    Insomma, la nostra analisi ha dimostrato chiaramente che questo comprensorio è una opportunità unica di sviluppo economico e sociale per il Cadore che probabilmente non si ripresenterà più. E, quindi, solo dando prospettive socio-economiche solide a chi in montagna vive si possa contrastare i processi speculativi e davvero garantire il mantenimento delle splendide risorse naturalistiche nel lungo periodo.
    Una domanda: l'analisi tiene conto della eventuale barriera "viabilità stradale - ferroviaria" che caratterizza, a mio avviso, questa parte del Cadore?
    La zona di Pescul non è messa male, 30 minuti dal casello autostradale. Quella di San Vito invece ritengo sia una situazione insostenibile nel caso aumenti il flusso automobilistico, sopratutto al ritorno. Già attualmente non è raro fare interminabili code da Tai a Longarone e farsi Cortina - Tai ai 30 km/h. La competizione si gioca anche su questi fattori, importanti per i pendolari e non trascurati nemmeno dai turisti della settimana bianca. Comprensori a 2 passi dalle autostrade godono di un enorme vantaggio competitivo.

  2. #1.5 ADS
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  3. #77

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    Quello del traffico in valle è un bel problema, ma il vero problema sta nel nodo di Longarone. E lì che, tutte le domeniche di febbraio/marzo (ma le peggiori sono in settembre! ) vengono le code.

    Per il resto la viabilità Cortina-Tai soffre molto solo il natale ed il ferragosto.

    Posto però che è di sicuro un grosso problema (e lo diventerebbe ancora di più nell'ipotesi in cui si facesse il nuovo comprensorio), penso che siano da fare 2 considerazioni:

    1. se ci si lamenta del rientro da qui, cosa dovrebbero fare quelli che rientrano dalla val di Fassa? che oltre ad avere dei problemi ad arrivare in A22, dopo sono in coda (o quasi) tutte le domeniche da dicembre? Non è che non possono fare il nuovo comprensorio XY in valle ZZ perchè l'A22 è un tappo ..... con tutto quel che confluisce sull'A22, proprio la XY in valle ZZ non può fare i nuovi impianti, dopo che A, B, C, ... , N lo hanno già fatto?
    2. quello della viabilità è un nodo molto difficile da sciogliere; perchè un progetto faraonico come questo (intendo il nuovo comprensorio) può nascere da iniziativa privata (o semipubblica), basta che ci sia un buon business plan che permetta di chiedere soldi alle banche (e alle altre parti interessate) e di rientrare dell'investimento in N anni; ma un progetto di miglioramento della viabilità nasce a livello globale, a livello Roma/veneto, ..... E' un costo puro, dove sono i soldi dello stato/regioni? A meno che non si faccia un project financing, dove un privato costruisce e poi gestisce e incassa pedaggi di una nuova strada. Siamo poi disposti a pagare dei pedaggi?

    E poi, pur ammettendo che è un problema reale, mi sembrano peggio altri rientri da altre zone, dove pur tuttavia non hanno frenato per questo i progetti di sviluppo. Non dico che abbiano fatto bene, dico solo che altrove FANNO.

  4. #78

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    Citazione Originariamente scritto da zenbo77 Vedi messaggio
    se lo pensi davvero io invece ti auguro di trovare un sacco di gente come te !!
    un conto è essere contrari un altro è essere cattivi
    Accidenti!
    Altina la tensione da queste parti...
    Non si può minimamente scherzare!
    Comunque è vero: sono cattiva!
    E quelli come me non mi fanno paura: trovano pane per i loro denti!

    @ Botto
    Il fatto che abbiano realizzato il parco giochi negli anni 50, non significa che si debba continuare a costruirne all'infinito...
    Ma a quelli che verranno dopo non vogliamo lasciare proprio niente di intatto?
    Ciao!

  5. #79

    Predefinito

    Sono daccordo con Fabio Ci vogliono idee nuove, ci vuole qualcosa di originale.
    Chessò, fare qualcosa di simile a Sappada e puntare sulle famiglie con figli piccoli cercando di "rubare" clienti alle zone vicine?
    Magari non si potrà perchè la zona è inadatta, ma trasformare la mini skiarea anonima di San Vito in una zona dedicata solo al free style con una pista di ski-cross, super snowpark ecc e organizzare eventi internazionali?

    E poi ci vuole marketing, si hanno 1 o 2 attrattive? Vanno pompate!
    Basta guardare gli altoatesini: hanno montagne bellissime però sapendo che le dolomiti muovono i sentimenti delle persone in tutte le pubblicità troviamo le 3 Cime di Lavaredo o il Sasso Piatto, praticamente le uniche dolomiti che hanno!
    E la ciclabile del Cadore chi la conosce? Vanno tutti a San Candido o Sesto eppure quella ciclabile è praticamente tutta in territorio austriaco!!

  6. #80

    Predefinito

    Cavolo davvero bella questa discussione...
    vorrei ringraziare di cuore Botto per tutti i suoi commenti davvero puntuali, imparziali, da persona che vuole approfondire il tema prima di prendere una decisione sul "dove" schierarsi...
    Io mi rivedo in questa posizione, perchè ho una passione sfrenata per le dolomiti, e quindi da un lato vorrei che nessuno me le toccasse, dall'altro vorrei che tutte fossero valorizzate allo stesso modo...
    Vorrei capire perchè uno può mettersi gli sci ai piedi a Pedraces e arrivare a Campitello di Fassa o all'Alpe di Siusi o in cima alla Marmolada, mentre in Veneto uno deve tenersi gli stessi comprensori da mezzo secolo a sta parte...
    Giusto approfondire e cercare il minor impatto possibile, ma ci rendiamo conto di quanto tristi sono i paesi sotto San Vito? E la stessa San Vito che è ridotta ad essere una serie B di Cortina (tra l'altro a prezzi carissimi) ci rendiamo conto che è servita solo ad arricchire i vari Costruttori, senza offrire praticamente nulla ai suoi turisti??
    Basta leggere gli annunci di vendita di appartamenti dei vari Borca, Vodo, Peaio... tutti recitano: "a soli 14 minuti da Cortina..." A soli 12 km da Cortina"..., perchè sanno di non poter offire nulla di per se.
    Forse sarebbe bene uscire da questa miopia e quindi se ora l'amministrazione se ne è accorta, giusto che faccia di tutto per invertire la rotta...
    Tra l'altro se le cose per quella valle stanno messe così, non potranno che peggiorare con il nuovo comprensorio Comelico-Pusteria...
    La mia idea è che se queste località vorranno sopravvivere dovranno per forza darsi una mossa...e lo dico da proprietario di casa ad Auronzo di cadore... Altro paese nella condizione dei vari Vodo, Peaio, Borca, con in più l'aggravante di non avere Cortina a 15 kilometri....

  7. #81

    Predefinito

    dal Corriere delle Alpi
    SAN VITO. Sono tanti i favorevoli al collegamento sciistico tra San Vito e il Civetta. Marco Sala, alpinista di fama, regoliere di Borca, operatore turistico-alberghiero dell'area Civetta plaude all'iniziativa, anzi auspica che «Alto Cadore e Valboite intraprendano con decisione la via dello sviluppo turistico». Perché lei è favorevole? «Quanto accaduto in questi ultimi anni al comparto dell'occhiale», risponde Sala, «ci ha rivelato drammaticamente la difficoltà di fare industria in una zona di montagna, penalizzata da tutti i punti di vista ed esposta ad una concorrenza ormai mondiale. Ritengo che la vocazione dei nostri paesi sia essenzialmente turistica, data la concentrazione e l'unicità di bellezze naturali presenti sul territorio, e che su queste bisogna puntare. Le Dolomiti, in quanto tali, non potranno mai subire la concorrenza di altre località proprio perché sono uniche e non replicabili. Il turismo, d'altronde, è l'unico comparto che in questo periodo di crisi generale ha contenuto i danni. Gli studiosi del settore ci insegnano come l'impiantistica invernale sia la "conditio sine qua non" per lo sviluppo parallelo di altre attività sportive complementari, quali le ciaspe, la mtb, il nordic walking, il trekking in quota. Il progetto in questione», sottolinea, «non si configurerebbe come un comprensorio ex novo ma andrebbe ad arricchire ed implementare una realtà già affermata e all'avanguardia come lo ski Civetta portando nuova linfa e maggiore attrazione alla montagna veneta, ponendola in grado di competere veramente con gli altoatesini». Che benefici avrebbero San Vito e Borca per lei? «Vivrebbero di luce propria», dice Sala, «proponendo una loro economia indipendente da Cortina che in questi ultimi anni ha dimostrato svariati segnali di cedimento di un modello che si era consolidato negli anni; anzi sarebbero in grado di proporre di più in termini di collegamenti intervallivi e ampiezza dei territori sciabili (la Valboite con San Vito, la Val Fiorentina con Selva, la Val Zoldana con Zoldo Alto fino a comprendere Alleghe e la Marmolada, ndr), problema che attualmente penalizza Cortina, rimasta isolata dalle altre aree del Superski. Attualmente San Vito e Borca ricevono solo le briciole fungendo tutt'al più da dormitorio di Cortina, con la conseguenza che il problema si presenterà in tutta la sua ampiezza quando le briciole saranno finite. Lo studio commissionato dall'Amministrazione di San Vito denota coraggio e decisione nell'intraprendere una strada volta a smuovere una situazione di impasse in cui la splendida Valboite è caduta ormai da diversi anni».
    Dicono che si deve imparare dall'Alto Adige... «Chi dice questo», afferma Sala, «ha gli occhi foderati di prosciutto in quanto in Alto Adige si fa tutto, e sottolineo tutto, quanto serve per fare del vero turismo: strade, circonvallazioni, rotonde, gallerie, svincoli autostradali, seggiovie, cabinovie, piste nuove; si veda il mega progetto di unione di Sesto/monte Elmo e il collegamento col Comelico; i cittadini, regolieri compresi, ben si guardano dal mandare all'aria tutto, perché attualmente non vi sono prospettive diverse per continuare a vivere in quei territori. Si pensi al carosello del Sella Ronda o all'area di Plan de Corones, tra le realtà più grandi a livello mondiale, dove addirittura si studia una bretella ferroviaria apposita che porti direttamente gli sciatori sulle piste; e poi centri per il fondo, si veda il mega impianto di Anterselva o di Dobbiaco; centri benessere che occupano ettari di territorio, come a Riscone; centrali a biomasse, centrali idroelettriche, parchi fotovoltaici e altro ancora. E questo non lo dico per gridare "al lupo" ma con la convinzione che, se anche noi intendiamo fare turismo, dobbiamo guardare ai nostri ricchi vicini con ammirazione per ciò che sono riusciti a fare; cercando, per quel poco che ci è concesso dai soldi che non ci sono, di agganciare il treno dello sviluppo. Altro che raccolta firme sul web... I contrari offrano un'alternativa di sviluppo credibile, diversa dalla solita "valigia di cartone" cui sono stati costretti i nostri avi per crescere le loro famiglie».
    Riflessioni "forti" e di parte, ma difficili da non condividere, soprattutto nella parte che ho messo in grassetto.

  8. #82

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    Da sottoscrivere su tutta la linea..

    E comunque l'occhialeria in cadore è in crisi da almeno un decennio, è incredibile la lentezza con cui stiano capendo che ormai l'unica risorsa per quelle zone sia il turismo...
    tra l'altro un turismo sempre più "est-europeo"...

  9. #83

    Unhappy Sciare intorno al Pelmo

    Da montanaro nato e vissuto in montagna ho potuto valutare l' impatto che il mondo dello sci ha avuto. Io lo ritengo responsabile dell'abbruttimento delle valli e dei boschi deturpati da piste e piloni d'acciaio e cemento. D'inverno l'inquinamento dei paesi attraversati dalle code di macchine supera quello del centro di Milano.La maggior parte degli sciatori concepisce la montagna solo come neve (artificiale sempre piu' spesso), sci e scarponi ultimo modello, SUV ecc. e tende a trascurare il valore ambientale non mettendo piede durante il resto dell'anno. Il più grande comprensorio sciistico del mondo, quello delle dolomiti, ha addomesticato a tal punto queste montagne dall'avergli fatto perdere tantissimo del loro originario fascino e l' idea di potersele sciare tutte in giornata senza mai fare la stessa pista esalta gli avventori della neve. E' ormai l'avvento del consumismo esasperato mordi e fuggi anche in montagna. Un quadro veramente deprimente per chi vive in queste valli. Certo c'e' il business, non diffuso pero' salvo le briciole ed il futuro climatico non si presenta per niente roseo. Un alpinista che ha affrontato e conosciuto la meraviglia dei pochi luoghi incontaminati del mondo sulla scia di Walter Bonatti non dovrebbe concepitre la montagna come (cito testualmente) "strade, circonvallazioni, rotonde, gallerie, svincoli autostradali, seggiovie, cabinovie, piste nuove"

  10. #84

    Predefinito

    Il Corriere delle Alpi
    SAN VITO DI CADORE. Impianti di risalita fuori dai siti Unesco? L'intervista di Cesare Micheletti, pubblicata ieri su questo giornale, ha provocato la reazione dell'assessore provinciale all'ambiente, Ivano Faoro: «Gli impianti di risalita dovrebbero portare i siti riconosciuti dall'Unesco alla esclusione? Sarebbe una follia. Chi parla sa "zero" della nostra montagna». In realtà Cesare Micheletti, trentino, è uno dei tre esperti che hanno preparato il dossier per la candidatura Dolomiti Unesco, quindi non è un sicuramente un profano. Ma l'assessore continua: «Mi domando come si possa pensare di impedire la realizzazione di un impianto sciistico sulle nostre montagne. Il riconoscimento Unesco non deve insegnarci come gestire le nostre montagne, perché è da centinaia di anni che le abitiamo e non abbiamo certo bisogno di qualcuno che ci venga a dire come conservare un bene che già abbiamo tutelato e conservato così a lungo. È evidente che chi parla lo fa senza conoscere la storia e neppure la vita della nostra realtà». «Gli impianti sciistici hanno avuto, nel tempo, un ruolo chiave sia per la nostra economia, sia aver dato un motivo ai giovani per rimanere qui a lavorare, altrimenti avrebbero cercato fortuna altrove, abbandonando il Bellunese - ha proseguito Faoro -. Certo, con i fondi che hanno sempre avuto a disposizione i nostri confinanti avremmo potuto permetterci altri investimenti, ma così non è stato». In realtà, come era chiaramente illustrato nell'articolo, l'Unesco non impedisce nulla, semplicemente non include nei siti tutelati aree con impianti di risalita. Già adesso tutti gli impianti delle Dolomiti (con tre esclusioni, Marmolada, funivia di Tofana e Rosetta) non sono compresi nei siti Unesco. Se il collegamento S. Vito - Pescul venisse realizzato, quell'area potrebbe essere stralciata.

  11. #85

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da spola Vedi messaggio
    Da montanaro nato e vissuto in montagna ho potuto valutare l' impatto che il mondo dello sci ha avuto. Io lo ritengo responsabile dell'abbruttimento delle valli e dei boschi deturpati da piste e piloni d'acciaio e cemento. D'inverno l'inquinamento dei paesi attraversati dalle code di macchine supera quello del centro di Milano.La maggior parte degli sciatori concepisce la montagna solo come neve (artificiale sempre piu' spesso), sci e scarponi ultimo modello, SUV ecc. e tende a trascurare il valore ambientale non mettendo piede durante il resto dell'anno. Il più grande comprensorio sciistico del mondo, quello delle dolomiti, ha addomesticato a tal punto queste montagne dall'avergli fatto perdere tantissimo del loro originario fascino e l' idea di potersele sciare tutte in giornata senza mai fare la stessa pista esalta gli avventori della neve. E' ormai l'avvento del consumismo esasperato mordi e fuggi anche in montagna. Un quadro veramente deprimente per chi vive in queste valli. Certo c'e' il business, non diffuso pero' salvo le briciole ed il futuro climatico non si presenta per niente roseo. Un alpinista che ha affrontato e conosciuto la meraviglia dei pochi luoghi incontaminati del mondo sulla scia di Walter Bonatti non dovrebbe concepitre la montagna come (cito testualmente) "strade, circonvallazioni, rotonde, gallerie, svincoli autostradali, seggiovie, cabinovie, piste nuove"
    Da montanara nata sull'Appennino e vissuta sull'Appennino e (da 10 anni) sulle Dolomiti, QUOTO, STRAQUOTO ANZI DI PIU'!

  12. #86

    Predefinito Intanto in Abruzzo

    Mentre qui si discute, in Abruzzo danno il via al nuovo comprensorio che unirà Ovindoli a Campofelice (da Repubblica di oggi 18.02.2011). Già, ma in Abruzzo sono terremotati. Vuol dire che dobbiamo attendere qualche altra scossa sul Fadalto, prima di avviare il nuovo comprensorio cadore-civetta?
    Ultima modifica di egon; 18-02-2011 alle 09:26 AM.

  13. #87

    Predefinito

    non entro nel merito "ambientale" della questione ma,solo in quello economico e,da imprenditore (anche se piccolo) soldi oggi a San Vito dubito che ne porterei,visto anche lo stato delle attività varie che vivono nel paese,a parte alcune centrali e,anche quelle non mi paiono particolarmente floride.Mentre se si facesse il nuovo comprensorio investirei senza dubbio con una buona prospettiva di sviluppo.

  14. #88

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da egon Vedi messaggio
    Mentre qui si discute, in Abruzzo danno il via al nuovo comprensorio che unirà Ovindoli a Campofelice (da Repubblica di oggi 18.02.2011). Già, ma in Abruzzo sono terremotati. Vuol dire che dobbiamo attendere qualche altra scossa sul Fadalto, prima di avviare il nuovo comprensorio cadore-civetta?
    Guarda, di quel collegamento se ne parla da anni, come anche dell' ampliamento di Campo Imperatore.
    Per me si vedrà realizzato prima il progetto del Civetta!

  15. #89

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da fla5 Vedi messaggio
    Guarda, di quel collegamento se ne parla da anni, come anche dell' ampliamento di Campo Imperatore.
    Per me si vedrà realizzato prima il progetto del Civetta!
    Sarà, ma le cronache dell'altro giorno parlano del 2013, per campo felice.

  16. #90

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da piri229 Vedi messaggio
    Il Corriere delle Alpi
    Personalmente adoro la montagna in particolare fuori stagione, (per me il massimo è una camminata sulle Marmarole a settembre), ma contemporaneamente vorrei che le vallate potessero godere tutte di par condicio, non mi pare che il Cadore sia al livello della Pusteria, e non mi pare che appunto in Pusteria siano meno attenti all'ambiente, non trovi?
    In linea di massima sono d'accordo con te, ma senza turismo di cosa vivrebbero le vallate delle Dolomiti?
    la mentalità espressa nel tuo intervento (mi permetto di darti del tu) è molto comune tra i montanari (per usare la tua stessa autodefinizione), però, vorrei capire, quale sarebbe la vostra ricetta?
    Sto chiedendo senza alcuna polemica...
    saluti

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