alcune buone ragioni per comprare mammut e patagonia...

verbier61

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.... sono scritte qui:
http://www.evb.ch/fr/p16129.html

per chi non legge il francese, è la classifica stilata dalla "dichiarazione di berna" sul grado di responsabilità sociale di alcune ditte internazionali di outdoor. Non sono purtroppo riusciti a valutarle tutte, ma già così mi sembra una cosa interessante.
 
a Nike che punteggio han dato... 97???
ahahah...

Comunque, io Patagonia la uso da una vita, mi è sempre piaciuta la sua filosofia e la sua attenzione per l'ambiente e il riciclaggio... oltre al fatto che fa dei prodotti che durano in eterno...
 
molto interessante

verb che tu sappia esiste una cosa analoga sull'atteggiamento di queste ditte verso l'impatto ambientale?

ho notato una crescita nell'utilizzo di materiali da fonti rinnovabili nel campo degli scarponi e sto documentandomi sui vari approcci. Per ora ho trovato che quelli più attivi sono Scarpa con i suoi modelii ECO, la dalbello con un progetto interamente Bio-compatibile che risale ad alcuni anni fa e di salomon che utilizza per il ghost alcune plastiche bio. Volkl ha vinto l'eco award di ISPO con il modello nanuq da skialp....per il resto non ho ancora trovato molto

sarebbe interessante sapere se esiste un indice per poter valutare il grado di attenzione all'impatto ambientale dei produttori di articoli sportivi. Penso che potrebbe diventare un importante parametro per scegliere un prodotto (chiaramente a parità di performance....)
 
ciao Martino, in questa analisi c'è la voce "materie prime" (dove solo la patagonia ha preso il massimo) che dovrebbe tener conto dei materiali e - in ricaduta - dell'impatto ambientale. Penso che questa prima classifica sia solo l'inizio della storia, e che presto molte ditte correranno ai ripari per migliorare l'immagine sporcata dall'indagine. L'articolo della rivista del CAS dedicato a questa indagine, per esempio, diceva che in Salewa stanno già saltando delle teste a causa del pessimo ranking nella classifica....
 
.... sono scritte qui:
http://www.evb.ch/fr/p16129.html

per chi non legge il francese, è la classifica stilata dalla "dichiarazione di berna" sul grado di responsabilità sociale di alcune ditte internazionali di outdoor. Non sono purtroppo riusciti a valutarle tutte, ma già così mi sembra una cosa interessante.
VENERDI' HO L'INCONTRO PER IL BILANCIO SOCIALE DI INTESA SANPAOLO,... NE PARLERO' AL DOTTOR PASSERA..........!!!!! GRAZIE FRANCESCO! E...POOOOWDEEERRRRRRRRRRRRRRRRRRdoc.
 

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a Nike che punteggio han dato... 97???
ahahah...

Comunque, io Patagonia la uso da una vita, mi è sempre piaciuta la sua filosofia e la sua attenzione per l'ambiente e il riciclaggio... oltre al fatto che fa dei prodotti che durano in eterno...

Anche io ho sempre apprezzato Patagonia per la qualità dei suoi prodotti, anche per l'estetica sobria delle varie linee. Ora uso Nike ACG semplicemente perchè riesco ad averla a prezzi molto invitanti. Se devo fare un confronto tra le due marche non posso dire che, come qualità e durata nel tempo, siano sullo stesso piano, ACG è di un livello inferiore, sotto tutti i punti di vista. Fino a tre anni Nike investiva per avere una linea che poteva essere paragonata ai mostri sacri dell'outdoor come TNF, Mammut, Patagonia...ecc...ecc...ora ha decisamente ridotto gli investimenti, lavorando molto sul mondo freestyle unificando discipline e puntando ad un target molto giovane.

Per quanto riguarda il discorso filosofico, prova a guardare le etichette all'interno dei prodotti Patagonia...trovi la Cina, il Vietnam...credi che ci siano differenze filosofiche tra le aziende nel produrre una giacca da 400€ in Cina? Mah.......
Che poi facciano investimenti per salvare la faccia è vero, li fa Patagonia e li fa Nike (il movimento Livestrong nato grazie a Armstrong/Nike ha dato e da tanto alla ricerca sul cancro in USA) ma credo che il cinese o il vietnamita che cuce la giacca in fabbrica sia nelle stesse condizioni, che sia Patagonia o Nike.

Comunque Patagonia è molto valida, e dura veramente in eterno...son soldi spesi bene, tanti soldi ma almeno spesi bene.

Anche Marmot non è male...costa qualcosa meno e non è male...
 
Anche io ho sempre apprezzato Patagonia per la qualità dei suoi prodotti, anche per l'estetica sobria delle varie linee. Ora uso Nike ACG semplicemente perchè riesco ad averla a prezzi molto invitanti. Se devo fare un confronto tra le due marche non posso dire che, come qualità e durata nel tempo, siano sullo stesso piano, ACG è di un livello inferiore, sotto tutti i punti di vista. Fino a tre anni Nike investiva per avere una linea che poteva essere paragonata ai mostri sacri dell'outdoor come TNF, Mammut, Patagonia...ecc...ecc...ora ha decisamente ridotto gli investimenti, lavorando molto sul mondo freestyle unificando discipline e puntando ad un target molto giovane.

Per quanto riguarda il discorso filosofico, prova a guardare le etichette all'interno dei prodotti Patagonia...trovi la Cina, il Vietnam...credi che ci siano differenze filosofiche tra le aziende nel produrre una giacca da 400€ in Cina? Mah.......
Che poi facciano investimenti per salvare la faccia è vero, li fa Patagonia e li fa Nike (il movimento Livestrong nato grazie a Armstrong/Nike ha dato e da tanto alla ricerca sul cancro in USA) ma credo che il cinese o il vietnamita che cuce la giacca in fabbrica sia nelle stesse condizioni, che sia Patagonia o Nike.

Comunque Patagonia è molto valida, e dura veramente in eterno...son soldi spesi bene, tanti soldi ma almeno spesi bene.

Anche Marmot non è male...costa qualcosa meno e non è male...

ehm... non concordo in pieno con quello che dici...
l'ambizione di questo gruppo che fa capo alla dichiarazione di berna è proprio di quantificare con parametri obiettivi e misurabili la responsabilità sociale delle ditte, e per la prima volta ha voluto saggiare le ditte di outdoor che ultimamante fanno di tutto per presentarsi come attente all'ambiente etc.

Le domande sono precise, e le risposte vanno documentate. Se la ditta non è in grado di documentare quanto dice, riceve un voto negativo.
Se leggete il report, vedete che nessuna delle ditte riceve un voto pienamente positivo. Anche la stessa patagonia, per esempio (pur essendo di una spanna sopra le altre in quanto a scelta dei luoghi di lavoro, salario per i dipendenti, programmi di reciclo, scelta di materiali eco-compatibili) non è stata in grado di dimostrare che esista un salario minimo per tutti i produttori dei suoi matariali.
Ma le altre ditte hanno fatto ben di peggio, con North Face che si è beccta la maglia nera per il peggior rapporto tra salario/salario minimo di sopravvivenza/prezzo di vendita finale. L'esempio fatto è quello di un capo di abbigliamento venduto in svizzera a 178 franchi e pagato al lavoratore un solo franco in una zona dove per sopravvivere sono necessari almeno 4 franchi al giorno....
 
Anche io ho sempre apprezzato Patagonia per la qualità dei suoi prodotti, anche per l'estetica sobria delle varie linee. Ora uso Nike ACG semplicemente perchè riesco ad averla a prezzi molto invitanti. Se devo fare un confronto tra le due marche non posso dire che, come qualità e durata nel tempo, siano sullo stesso piano, ACG è di un livello inferiore, sotto tutti i punti di vista. Fino a tre anni Nike investiva per avere una linea che poteva essere paragonata ai mostri sacri dell'outdoor come TNF, Mammut, Patagonia...ecc...ecc...ora ha decisamente ridotto gli investimenti, lavorando molto sul mondo freestyle unificando discipline e puntando ad un target molto giovane.

Per quanto riguarda il discorso filosofico, prova a guardare le etichette all'interno dei prodotti Patagonia...trovi la Cina, il Vietnam...credi che ci siano differenze filosofiche tra le aziende nel produrre una giacca da 400€ in Cina? Mah.......
Che poi facciano investimenti per salvare la faccia è vero, li fa Patagonia e li fa Nike (il movimento Livestrong nato grazie a Armstrong/Nike ha dato e da tanto alla ricerca sul cancro in USA) ma credo che il cinese o il vietnamita che cuce la giacca in fabbrica sia nelle stesse condizioni, che sia Patagonia o Nike.

Comunque Patagonia è molto valida, e dura veramente in eterno...son soldi spesi bene, tanti soldi ma almeno spesi bene.

Anche Marmot non è male...costa qualcosa meno e non è male...

Quoto......
Ankio sono molto disincantato su questo argomento.

Penso che anche queste strategie aziendali rientrino nelle questioni di marketing... Come il biologico, le auto non iquinanti ecc..

Mi sembra un po un modo per noi dell' emisfero inquinante-affamante del pianeta di pulirsi la coscienza...

Spesso anke i "controllori" si possono controllare...

Comunque la speranza è l' ultima a morire..:-?
 
IMVHO l'atteggiamento di questo gruppo svizzero è - al momento - l'unico che può portare a dei risultati concreti: Vuoi la patente di gruppo attento alla responsabilità sociale? dimostra di avere questa responsabilità con fatti concreti. E' chiaro però che l'unica cosa che veramente conta per le ditte sono le vendite, quindi la scelta finale va ai consumatori, che possono scegliere tra una ditta che investe in responsabilità sociale (un passo alla volta ovviamente, ma sono potenzialmente passi importanti) e una ditta che investe in marketing e pubblicità.
 
Beh, non è un segreto che Nike in quanto ad etica produttiva sia stata, negli anni, quella che ha collezionato il maggior numero di figuracce... tanto da essere paragonata alla Nestlè dell'abbigliamento...

poi, pure io ho qualcosa di Nike, di norma regalatomi, che non posso far altro che elogiare...
Ma tra far produrre in cina in condizioni di lavoro decenti e far produrre in cina da bambini di 8 anni chiusi in degli scantinati... ce ne passa...
 
ehm... non concordo in pieno con quello che dici...
l'ambizione di questo gruppo che fa capo alla dichiarazione di berna è proprio di quantificare con parametri obiettivi e misurabili la responsabilità sociale delle ditte, e per la prima volta ha voluto saggiare le ditte di outdoor che ultimamante fanno di tutto per presentarsi come attente all'ambiente etc.

Le domande sono precise, e le risposte vanno documentate. Se la ditta non è in grado di documentare quanto dice, riceve un voto negativo.
Se leggete il report, vedete che nessuna delle ditte riceve un voto pienamente positivo. Anche la stessa patagonia, per esempio (pur essendo di una spanna sopra le altre in quanto a scelta dei luoghi di lavoro, salario per i dipendenti, programmi di reciclo, scelta di materiali eco-compatibili) non è stata in grado di dimostrare che esista un salario minimo per tutti i produttori dei suoi matariali.
Ma le altre ditte hanno fatto ben di peggio, con North Face che si è beccta la maglia nera per il peggior rapporto tra salario/salario minimo di sopravvivenza/prezzo di vendita finale. L'esempio fatto è quello di un capo di abbigliamento venduto in svizzera a 178 franchi e pagato al lavoratore un solo franco in una zona dove per sopravvivere sono necessari almeno 4 franchi al giorno....

Complimenti a Patagonia e Mammut dunque, sempre però con il dubbio che il controllato (il brand) sia effettivamente in grado di fornire risposte reali. In Cina il problema dei contractors che subappaltano il lavoro a terzi era ed è il vero problema, quindi se l'ente controllore chiede al brand di fornire informazioni sulla produzione e sui salari, questo può mettere di fronte il suo contractors pulito, che però non è a sua volta controllato sulla produzione della quale ha il mandato.

Chiedo da ignorante...ma Patagonia non potrebbe ,per un periodo, rinunciare a marketing ed a nuovi prodotti per investire nella produzione negli Stati Uniti? Intanto, anno dopo anno, anche Patagonia crea prodotti nuovi perchè il mercato impone questa regola ma in realtà la giacca che proponeva tre anni fa non è poi così diversa dalla giacca che propone quest'inverno, e non ci sarebbe marketing migliore che dire "cari clienti, per i prossimi due anni non ci saranno particolari novità nelle nostre collezioni e non faremo particolari campagne di marketing perchè...perchè abbiamo deciso di investire nella produzione dei prossimi due anni Made in California...così diamo anche una mano al disoccupato californiano che con i tempi che corrono è messo peggio del cinese..."

Ho in un baule in montagna un fleece Patagonia (Synchilla) acquistato circa 20 anni fa, all'interno trovo scritto Made in USA. Oggi trovo a catalogo il fleece identico ma non è fatto in USA (credo, ma non vorrei sbagliarmi, in Cina...).
Listino 95€.
 
Chiedo da ignorante...ma Patagonia non potrebbe ,per un periodo, rinunciare a marketing ed a nuovi prodotti per investire nella produzione negli Stati Uniti?

Lo farebbe se decidessero di fallire...
Il mercato chiede roba nuova tutti gli anni, e non è smettendo di fare nuove cose che i costi di produzione diminuirebbero.

Poi, sta cosa del made in china...
se l'azienda è seria e controlla la sua produzione, chissenefrega dove producono, meglio per loro e per noi che producano dove gli costa meno...
l'importante è la qualità, e sinceramente, Patagonia faceva cose di qualità quando produceva in USA tanto quanto ora che produce in cina.

Quando i sindacalisti arriveranno anche in cina, allora si ricomincerà a produrre in patria... per ora ci teniamo i nostri costi sul lavoro assurdi, e ce lo pigliamo nel c--o
 
1. Io ho abbastanza fiducia in queste organizzazioni tipo la dichiarazione di berna. Se vai un po' sul loro sito li vedi molto precisi ed aggressivi, sarei sorpreso di sapere che fanno sconti o pastette. Però ovviamente non posso garantire per loro.
2. Patataonia ha da sempre una politica sociale molto forte, ma la cosa che fa più inca@@are il buon Yvon (oui, le boss... gran persona) è quanto deve spendere in pubblicità per fare sapere delle sue iniziative sociali. Dice, giustissimamente, che preferirebbe di gran lunga devolvere quanto spende in pubblicità (sulle iniziative sociali) in altre iniziative piuttosto che dover foraggiare le riviste occidentali. Questo ti spiega bene il personaggio... tutto poi da approfondire leggendo i suoi libri. Penso che a lui interessi aumentare la qualità di vita dei suoi lavoratori in cina, vietnam, portogallo (odia i subcontractors, francamente penso che non sia tipo da accettare situazioni di questo tipo) piuttosto che tentare di riportare la produzione in califiornia dove poi verrebbe fatta da cinesi o vietnamiti immigrati in US... questo è un po' il paradosso della arc'teryx, che ancora produce (poco per la verità) in canada ma in fabbriche dove la grande maggioranza dei lavoratori è immigrata dall'asia.
Detto questo, della qualità della responsabilità sociale della mammut non sapevo e me ne compiaccio, soprattutto perchè a differenza di tante altre ditte (comprese quelle severamente compromesse tipo TNF), loro non spendono in pubblicità sulla responsabilità sociale stessa...
 
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