icona Skitags: Cambiamenti climatici [9] Scomparsa ghiacciai [28]

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Discussione: L'altra voce sul clima.

  1. #1

    Predefinito L'altra voce sul clima.

    INDICE

    Aldo Meschiari, marzo 2008, "se si stacca l'iceberg", pag 1
    Guido Guidi, marzo 2008, "ghiaccio o news alla deriva?", pag 1
    Marcus, marzo 2008, commento sulle anomalie bariche pag 1
    Claudio Gravina,aprile 2008 "antartide: la fusione" pag 1
    Guido Guidi, aprile 2008 "ad ognuno il suo venerdì" pag 1
    Guido Guidi, aprile 2008 "Bias o distrazione?" pag 1
    Guido Guidi,aprile 2008 "In vacanza su un'isola...di calore" pag 1
    Marcus,aprile 2008 " Sunspot e clima", pag 1
    Guido Guidi maggio 2008, "Non ce la possiamo fare" pag 1
    Marcus, maggio 2008, " Co2 o temperature....questo è il problema!" pag 2
    Guido Guidi, maggio 2008, "Teorie consolidate" pag 2
    Marcus, giugno 2008, " Cosa sta succedendo?" pag 2

    Ho ritenuto opportuno spezzare la discussione tecnica dai commenti, polemiche e chiacchiere. Di seguito il link dove potrete commentare come meglio credete gli articolo riportate e i dati citati.
    http://www.skiforum.it/forum/showthread.php?t=21117
    Ultima modifica di marcussiena; 06-06-2008 alle 02:53 PM.

  2. #2

    Predefinito

    Se avrete la pazienza di leggere tutto l'articolo qui sotto da me riportato capirete perchè da parte mia e di molti c'è la voglia di scrivere, scrivere e scrivere!
    Il clima negli ultimi anni mostra segnali che troppo spesso vengono unidirezionalmente interpretati. Io vi riporto qui di seguito l'intervento su tempoitalia.it di Aldo Meschiari, un illustre meteoappassionato che gestisce il sito assieme ad altre brave firme come Gaddari, Meloni ecc..
    Avrò cura in questa nuova sezione di raccogliere tutti gli interventi che via via si susseguiranno e che vorranno dire la loro verità. Molti saranno anche miei interventi.
    Coloro che vogliono il mondo in preda ai deserti e alle sciagure hanno fin troppa eco nei media e, ve lo dico sinceramente, mi fanno schifo!!
    Qui raccoglierò le voci di coloro che vorranno esprimere una verità diversa. Ognuno è libero di leggerli. Per comodità ad inizio di questa discussione metterò un indice in cui gli interventi più importanti potranno essere ricercati per autore, data e pagina.

    ".Estrema temerità mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura, dove che, all'incontro, e' non è effetto alcuno in natura, per minimo che e' sia, all'intera cognizion del quale possano arrivare i più specolativi ingegni. Questa così vana prosunzione d'intendere il tutto non può aver principio da altro che dal non avere inteso mai nulla, perché, quando altri avesse esperimentato una volta sola a intender perfettamente una sola cosa ed avesse gustato veramente come è fatto il sapere, conoscerebbe come dell'infinità dell'altre conclusioni niuna ne intende.
    Galileo Galilei

    Iniziare con questa citazione di Galilei è d'obbligo.Quest'inverno ha infatti dimostrato inequivocabilmente che i mezzi di informazione sono generalmente poco attendibili in materia di clima. Non che lo siano molto di più nelle altre materie, intendiamoci. Ma arrivare a tacere certe informazioni e a sottolineare in modo continuo altre non è certo il massimo della deontologia che dovrebbe regolare l'informazione. Voglio poi soprassedere sull'etica scientifica di certi climatologi, sempre più numerosi, che arrivano alla ribalta mediatica recitando sempre la medesima litania.

    Galilei dice chiaramente che è veramente arrogante da parte dell'uomo, e soprattutto dello scienziato, pensare di poter comprendere tutto riguardo alla natura. La ritiene come uno dei segni di massima stupidità o più spesso scorrettezza. Dice inoltre che se qualcuno ha sperimentato una sola volta quanto sia complessa la conoscenza anche di una sola cosa, allora si renderebbe conto che riguardo ai fenomeni naturali, ed ancora più riguardo a quelli complessi come quelli climatici, bisognerebbe essere molto prudenti. Invece si sentono dai media solo sicurezze, solo certezze, solo scenari già determinati. Si tace sul fatto che questi scenari climatici siano ottenuti tramite modelli simulativi che per ora hanno un tasso di errore enorme, ben superiore al 100%. Chi si fiderebbe di una previsione che avesse una probabilità di sbagliare superiore al 100%?

    Già sento le prime lamentele dei cortesi lettori di questo articolo: ecco il solito negazionista.
    Invece no, cari amici, tutt'altro. Penso che l'uomo stia inquinando in modo parossistico e grottesco il pianeta, penso che il riscaldamento globale sia una cosa reale e scientificamente provata, penso che da almeno 150 anni la temperatura terrestre stia aumentando inesorabilmente.

    Ma riesco anche a pensare che se vogliamo affrontare i problemi, anzi, meglio, se vogliamo conoscere i problemi correttamente, prima di tutto sia necessario riportare i fatti in modo oggettivo. Perché, se si è convinti di una teoria, contraffare i dati? Nasconderne alcuni, amplificarne altri? Gli scienziati, gli ambientalisti, i media pensano forse che siamo così stupidi da non riuscire a comprenderne l'importanza e la gravità senza la loro personale e soggettiva interpretazione? Come dei bambini a cui vanno nascoste certe tragiche verità per non turbarli?

    Un iceberg dalle enormi dimensioni si è staccato dalla Penisola antartica, una delle aree del pianeta più soggette al riscaldamento negli ultimi anni. Una notizia certamente importante, forse anche allarmante. Dico forse perché molte sono le teorie su cosa stia accadendo in Antartide. Intanto bisognerebbe partire da una certezza: i ghiacci marini antartici stanno aumentando già da molti anni. Inoltre la massa ghiacciata del continente bianco sta perdendo, secondo i dati satellitari, solo un milionesimo della sua totalità ogni anno. Cioè nulla. Alcuni studi cercano poi di spiegare questa perdita di ghiaccio, che non è dovuta alle alte temperature, come i media in modo ingenuo e ignorante fanno pensare. L'Antartide è il luogo più freddo della Terra, e spesso la massa ghiacciata è posizionata ad altezze che arrivano anche a 3000 metri. Nulla si può sciogliere quando la temperatura rimane costantemente alcune decine di gradi sotto lo zero. Al massimo il riscaldamento può venire dal basso: forse a causa di correnti marine calde, oppure, come alcuni hanno ipotizzato, a causa di un'attività geotermica molto pronunciata.

    Ma la cosa che fa pensare, e devo dire anche arrabbiare, è che è stato praticamente taciuto che questo inverno è stato uno dei più freddi degli ultimi anni a livello globale. Dopo il minimo raggiunto in settembre 2007, i ghiacci marini artici hanno ripreso diverse milioni di kmq, tanto da riportarsi a solo mezzo milione dalla norma. Tutte le rilevazioni satellitari confermano che questo trimestre invernale ha fatto segnare una anomalia termica negativa globale pari a -0,1°C, rispetto alla media trentennale dei rilevamenti satellitari 1979-2008. Da sottolineare inoltre che contemporaneamente al minimo estivo dei ghiacci artici vi era stato il record di estensione dei ghiacci antartici, passato totalmente sotto silenzio. Anche i dati terrestri confermano che l'inverno appena finito è stato uno dei più freddi degli ultimi 15/20 anni. Ciò rappresenta un dato, inoppugnabile. Forse fra qualche mese torneremo a misurare temperature elevatissime, ma perché tacere questo rallentamento del Global Warming? Non è forse una notizia altrettanto importante quanto quella del distacco dell'enorme iceberg antartico?
    Non per tutti, a quanto sembra."

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  4. #3

    Predefinito

    Sempre sul tema che tanto ha scaldato gli animi nei giorni scorsi ( il distacco di un iceberg dal polo sud) allego l'intervento appena uscito del Capitano Guido Guidi.

    "Nell’immagine qui di fianco è rappresentato il trend della temperatura sull’Antartide negli ultimi decenni.



    Ebbene sì, come abbiamo ricordato anche recentemente c’è una parte considerevole del mondo che, in barba alle continue esortazioni, sta subendo un consistente raffreddamento. Nella stessa immagine è evidente come tuttavia, il settore più occidentale di quest’area così grande, stia invece attraversando un lungo periodo di aumento delle temperature. Si chiama Penisola Antartica, ovvero il prolungamento del continente verso l’America Latina.

    Nei giorni scorsi i media sono tornati a scuotere le nostre coscienze riportando la notizia di una “enorme” massa ghiacciata staccatasi dalla sua sede naturale, il Wilkins Ice Shelf. La rete è stata letteralmente intasata e, seppur con un pò di inerzia, ne hanno parlato anche i quotidiani Italiani. Il ghiaccio torna a far parlare di sè e, prontamente, visto che sempre di ghiaccio si tratta, il WWF ha presentato proprio negli ultimi giorni i risultati di uno studio sulle difficoltà della flora e della fauna delle Alpi in questi torridi anni segnati dal ritiro dei maggiori ghiacciai (150 per l’esattezza…), ma questa è un’altra storia. Torniamo al sud del mondo.

    Vulcani in AntartideLa Penisola Antartica è l’unica parte del continente che non gode geograficamente dell’isolamento climatico tipico dell’area, perchè, protesa com’è verso occidente, subisce l’influenza delle correnti marine ed atmosferiche del sud dell’Atlantico e, per questo, ha una caratterizzazione climatica abbastanza difforme. In più proprio quella parte dell’Antartide (ma non solo) giace in una zona tettonicamente attiva, caratterizzata dalla presenza di numerosi vulcani sia sotto che sopra la superficie. Questi vulcani sono stati protagonisti anche di importanti eruzioni, le cui prime informazioni sono state raccolte dalla British Antartic Survey dopo la scoperta di uno strato di cenere vulcanica intrappolato nel ghiaccio. Praticamente tutti quelli attualmente conosciuti giacciono lungo la costa occidentale e, mettendo in correlazione la loro dislocazione con l’andamento delle temperature, più che ad un riscaldamento dall’alto (leggi effetto serra), verrebbe da pensare alla grande quantità di calore che questi vulcani liberano in profondità erodendo la base dello strato ghiacciato ed alimentandone il flusso verso il mare aperto.

    E invece no, siamo sicuri che sia tutta colpa del riscaldamento globale, o almeno ne sono sicuri tutti quelli che si sono tuffati sulla notizia declamando di una “enorme” massa ghiacciata che va sgretolandosi. Speriamo che questo non abbia un contraccolpo sul costo delle case in riva al mare, sarebbe un peccato proprio adesso che la buona stagione è alle porte.

    Qualche informazione di dettaglio sulle dimensioni fisiche del problema. Il Wilkins Ice Shelf misura circa 11.000 kmq, cioè più o meno lo 0.39% dell’attuale superficie ghiacciata o, se si preferisce lo 0.1% della superficie misurata lo scorso settembre, quando le dimensioni dell’area coperta dai ghiacci hanno segnato un record. Di questa piccola percentuale circa 65 kmq si sono staccati sotto forma di iceberg e poi altri 290 kmq si sono parzialmente disintegrati all’inizio di marzo. Stiamo parlando all’incirca del 2.67% dell’Ice Shelf, ovvero dello 0.01% dell’attuale superficie o, ancora una volta, dello 0.003% della massa dello scorso settembre. Effettivamente un’enormità, non è vero? E infatti tutti sono convinti che l’Antartide stia andando in pezzi, nonostante egli, dal punto di vista degli attivisti dell’AGW, in modo ostinato ed antipatico, continui pervicacemente a raffreddarsi e ad aumentare le sue dimensioni.

    Ma, chi la sa lunga sull’AGW ha una spiegazione anche per questo. Il ghiaccio cresce perchè sono aumentate le precipitazioni nevose, proprio a causa del riscaldamento globale. Peccato che la neve, anche quella caduta da qualche decina d’anni, per diventare ghiaccio ci mette molto di più e peccato ancora che il record sia stato nell’estensione del ghiaccio marino, che si forma per una sola ragione: fa freddo. Ma i professionisti del bias mediatico stiano tranquilli, a furia di aver freddo anche all’Antartide verrà la febbre, come al resto del pianeta e come piace tanto dire ad Al Gore. Speriamo che non gli venga anche mal di denti.

  5. #4

    Predefinito

    Commento a margine dell'articolo pubblicato da Guido Guidi dal titolo "un inverno vero"

    Sul tema varrebbe la pena spendere più di una parola. La prima:ancora una volta capiamo quanto le correnti marine influenzino il nostro clima. E’ chiaro che avere un anomalia positiva di 3 o 4 gradi intorno al polo nord anziché averne una negativa, sarà differente, nooo?

    la seconda: si parla molto in giro di vortice polare, di assenza delle grandi alte pressioni come quella russa e, negli ultimi tempi, anche azzorriana…insomma: siamo sicuri che il Global Warming non sia altro che la conseguenza della latitanza di questi grandi soggetti atmosferici?
    Faccio un esempio che aiuterà a capire: se sulla russia in inverno non si forma l’alta pressione termica è chiaro che il freddo non si formerà. Le pianure russe per quanto parte di un continente, sono una bella fetta di pianeta. Se su questa bella fetta noi abbiamo anomalie termiche positive di diversi gradi come abbiamo avuto in questo inverno (dovute alla latitanza dell’alta russa-siberiana) è chiaro che partiamo già con il piede sbagliato!
    Se a ciò aggiungiamo che sia l’europa, sia l’asia, sia il medioriente traggono il freddo invernale da quelle zone ( dove il freddo poi non si forma), risulta di facile comprensione come due continenti siano preda di anomalie termiche positive dovute non già direttamente all’inquinamento (come si dice da parte di molti) ma bensì a causa dell’assenza di una grande componente atmosferica: l’alta pressione russo-siberiana. Quest’anno ad onor del vero c’era, solo spostata di diverse migliaia di km più ad est del solito.
    Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per le alte pressioni polari che stentano ad affermarsi a causa di un Vortice polare che nelle ultime stagioni pare indemoniato!
    E l’alta azzorriana?? dov’è? ogni tanto compare, come a inizio stagione invernale: peccato che fosse piantata sul nordeuropa e da lì non si volesse schiodare!
    Vi è infine l’alta pressione affricana che ogni tanto viene a farci visita: troppo spesso! Ma qui forse conosciamo anche la causa: la AMO++ certo non è di grande aiuto alla nostra causa.

    Allora la domanda che vi pongo è la seguente:
    premesso che sto analizzando solo la stagione invernale, premesso che le alte pressioni russo-siberiana, groenlandese, polare, sono necessarie per creare il grande serbatoio freddo ( e non solo per l’europa), premesso tutto ciò, siamo sicuri che stiamo cercando le ragioni e cause di questo generale riscaldamento del pianeta nella giusta direzione? l’assenza di queste alte pressioni cui secondo me è in gran parte dovuto il riscaldamento globale ( almeno in inverno), possono essere spiegate con l’antropocentrismo? può l’uomo determinare la fuga dell’alta russosiberiana? o forse le alte pressioni e le basse pressioni sono in funzione e collegate agli oceni ( penso alla salinità degli stessi che può variare non solo con lo scioglimento dei ghiacci ma anche con maggiori o minori precipitazioni piovose o semplicemente con una diversa dinamica delle correnti).
    Come vedete questo è un ulteriore pezzo di carne sul fuoco che evidentemente non attira molti commensali.

  6. #5

    Predefinito

    Antartide: la fusione, di Claudio Gravina
    "In questi giorni siamo spettatori di enormi blocchi di ghiaccio che si distaccano dall’Antartide accompagnati da grande profusione di grafici che tingono il continente di rosso, sulla rete ma soprattutto sui media. Insomma, è una battaglia persa? Siamo ormai all’epilogo anche per l’Antartide? Qualcosa non torna…

    Il 25 marzo 2008, il ricercatore Marco Tedesco, professore presso il dipartimento di scienze della Terra e dell’atmosfera del “City College” di New York e presso il Goddard Institute della NASA, ha ottenuto dall’American Geophysical Union la pubblicazione di un suo studio intitolato “Updated 2008 Surface Snowmelt Trends in Antarctica” (in italiano “Aggiornamento al 2008 dell’andamento della fusione superficiale in Antartide”). Stranamente questo studio, definito molto interessante dagli addetti ai lavori, è rimasto completamente sconosciuto al grande pubblico.

    Prima di addentrarci nel merito di questa ricerca, ricapitoliamo brevemente la situazione antartica (alcuni dati ci sono in effetti già familiari, in quanto riportati incessantemente dai nostri media):

    1. Innanzitutto il trend 1982-2004, da cui la NASA evince la una tendenza al riscaldamento per la Penisola Antartica ed una al progressivo raffreddamento per il resto del continente, in un range di -0,2 / +0,2 °C;
    2. La seconda versione del grafico precedente, riporta il trend 1981-2007, ed un range di -0,1 / +0,1°C. In questo grafico, però, cambiano la scala e il periodo di riferimento, rendendo difficile il confronto con i dati precedenti;
    3. Andamento dell’anomalia dei ghiacci oceanici nell’emisfero sud il cui trend, già leggermente positivo, ha subìto una rapida ascesa negli ultimi anni;
    4. Infine la cronaca fotografica della disintegrazione della piattaforma di Wilkins, occorsa nel marzo scorso.

    Andiamo a leggere cosa scrive Marco Tedesco, della NASA, in questo suo studio:

    […]La fusione superficiale in Antartide nel 2008, misurata tramite osservazioni satellitari con microonde, è stata il 40% inferiore rispetto alla media del periodo 1987-2007. L’indice di fusione (Melting Index, MI. Ndt), che misura dove sia occorsa la fusione e per quanto a lungo, nel 2008 è stato il secondo più piccolo valore nel periodo 1987-2008[…].

    Possiamo avere un’idea di quanto appena detto, osservando il grafico prodotto dal Prof. Tedesco. Per gli amanti dei numeri, si parla di circa 3,5 milioni di Km2, contro una media di circa 8,5 milioni di Km2. Come se ciò non bastasse, il 2008 ha segnato un nuovo minimo nell’indice di estensione della fusione (Melt extent, ME), che individua appunto la superficie soggetta a fusione. Nel 2008 i satelliti hanno registrato un’area pari a 297.000 Km2, contro una media pari a 861.000 Km2.

    Tedesco va poi a dettagliare ulteriormente i dati per le varie regioni geografiche del continente Antartico. Nella penisola antartica si registrano trend negativi nel numero di giorni di fusione, nel periodo 1987-2008 il rateo corrispondeva a -2 giorni all’anno per le zone interne della penisola, e a -0,7 giorni all’anno per le zone costiere (quindi la riduzione dei giorni di fusione è meno consistente sulla costa della penisola antartica e, aggiungo, il valore di -0,7 potrebbe non essere così alto da uscire dalle bande di errore). In ogni caso, invece, il trend è pari a +0,25 giorni all’anno sulla piattaforma Larsen. Diverse zone dell’Antartide orientale registrano un trend positivo (quindi un aumento dei giorni di fusione), rispettivamente di +0,7 giorni/anno sulla piattaforma Shackleton e +0.8 sulla piattaforma Amery.

    Quello che si evince è che in Antartide la situazione obbedisce a dinamiche ben più complesse del semplice rapporto di causa effetto, riscaldamento globale=scioglimento dei ghiacci, diversamente da quanto, al contrario, ci viene propinato dalle cassandre mediatiche dell’ultima ora. I segnali provenienti dal continente bianco sono in alcuni casi contraddittori, a causa dell’attuale livello di comprensione scientifica di queste dinamiche e di dati sostanziamente incompleti. In altri casi, la contraddizione, sembra emergere da un chiaro comportamento volto a ignorare dati e studi in netto contrasto con l’ipotesi di riscaldamento antartico tout court.

    Ad ogni buon conto e fatte salve le considerazioni di cui sopra, in Antartide sta avendo luogo un raffreddamento generalizzato, salvo alcune sacche che si muovono in controtendenza, per fattori dovuti molto probabilmente alla circolazione oceanica. Tal Roger Pielke Sr., eminente climatologo americano, parla di una fase a breve termine di raffreddamento del sistema climatico, e non è il solo a farlo. Cosa ne faremo di tutta quell’anidride carbonica?"

  7. #6

    Predefinito

    Ad ognuno il suo Venerdì…
    di Guido Guidi il 18-04-2008

    "Il venerdi…Ma quello di Repubblica stavolta merita un commento. Edizione della settimana scorsa, non disponibile on line, con due interventi notevoli in argomento AGW. Il primo, in tempi di fresco e di battuta d’arresto del riscaldamento globale è tutto un programma: “Luomo che fa milioni vendendo fumo”. Si parla di Richard Sandor, il proprietario della European Climate Exchange, la compagnia che gestisce l’86% dello scambio dei certificati di emissione, ovvero l’obbiettivo finale degli innumerovoli codici e codicilli che hanno fatto della già scientificamente fallimentare operazione Kyoto, quello che in effetti voleva essere: una miniera d’oro.

    Un affare che stentava a decollare, ma che grazie alla correzione di rotta del 2007, ha finalmente preso il volo. Circa 40mld di dollari di giro d’affari fino ad oggi, destinati a diventare oltre 60 nel breve periodo. Soltanto in termini di commissioni un valore di 1,3mld di dollari all’azienda di famiglia. Un pò critico, perchè in fondo sempre di sporco denaro si tratta, ed un pò ammiccante perchè questi poveri milionari sono pur sempre dei difensori della giusta causa dell’AGW, l’articolo non manca di strizzare l’occhio anche alla madre di tutte le soluzioni: una salomonica “carbon tax” sapientemente gestita da coloro che tutto possono e che hanno sin qui dimostrato ampiamente di prestare occhi, orecchi e tutti i sensi cha hanno alle sollecitazioni di quelli che di cambiamenti climatici dicono di saperne parecchio. Per ora si fanno i soldi, presto (rispetto ai tempi del clima) si faranno anche le cose per bene. Save The Planet sì, ma da questi personaggi, non dalle emissioni di CO2.

    Il venerdi 1Secondo articolo, “Il gigante di ghiaccio che sfida il riscaldamento globale”. Trattasi del Perito Moreno, il ghiacciaio nella Terra del Fuoco che non ne vuol sapere di arretrare, neanche se l’anidride carbonica arriverà a costare non gli attuali 22$ la tonnellata ma 44. Farebbe impazzire gli “scenziati” di mezzo mondo con questo bizzarro comportamento. Lo credo bene, tutti lì a cercare di capire perchè non ne vuol sapere di obbedire alle leggi degli uomini e continua a seguire quelle della natura. Mica come il suo vicino Upsala, cui è stata persino riservata una scrittura nella climafiction di Al Gore. Per spiegare tanta ostinazione nell’articolo si avanzano due ipotesi, 1) movimenti tellurici che ne accelerano il cammino e dal noto potere raffreddante e, 2) le bizzarrie del Niño, che notoriamente tutto può e, nella fattispecie farebbe piovere e nevicare di più (sempre con temperature da deserto però), aumentandone il volume.

    Per chiudere una chicca. Un pò di sano made in Italy, con un breve riferimento alle “stranezze” dei ghiacciai del Monte Bianco. Sotto i 4000m si ritirano e sopra invece aumentano di migliaia di metri cubi. Direi che un ghiacciaio non fa stranezze, in genere fa il ghiacciaio. Peccato che dietro questo comportamento originale c’è forse lo spauracchio delle traballanti basi scientifiche del riscaldamento globale di origine antropica. Qualche tempo fa ne abbiamo parlato qui su CM in questo post. Perchè la teoria dell’effetto serra di origine antropica regga è necessario che la temperatura, ad un’altezza di qualche chilometro sopra le nostre teste, salga ad un ritmo tre volte e mezza superiore a quello con cui “stava” salendo al suolo. Questo non accade, con buona pace di teorizzatori, modellisti e paladini dell’AGW, perciò lassù nessuno scioglimento ma un sano aumento di volume. Strano è semmai considerare anomalo un tale comportamento.

    Comunque nessun timore, la strada intrapresa per “spiegare” cosa stia accadendo al Perito Moreno è quella giusta ed in fondo è sempre la solita. Non siamo nella possibilità di spiegare quanto sarebbe necessario i processi naturali ma ce ne siamo inventati un bel numero, tutti di produzione propria, per costruire un bel modello di previsione, sul cui verdetto non ci sono dubbi: è questione di poco e anche questi bizzarri comportamenti spariranno perchè il riscaldamento globale è inarrestabile."

  8. #7

    Predefinito

    Invito tutti a leggere questo intervento del meteoman nazionale rai Guido Guidi.
    L'articolo testimonia una inquietante realtà...

    "Bias o distrazione?

    Categorie (Attualità) di Guido Guidi il 16-04-2008

    La fonte dalla quale abbiamo tratto quanto stiamo per raccontarvi non è nuova ad offrire spunti interessanti. Anzi si può dire che sia un’autentica spina nel fianco del movimento dell’AGW. Si tratta di Steve McIntyre, cioè colui che ha smascherato le nefandezze dell’Hockey Stick di Mann e soci e che ha costretto recentemente la NASA a rivedere le ricostruzioni dell’andamento della temperatura del secolo scorso, assegnando la palma (si fa per dire) di anno più caldo dei tempi recenti al 1934 e non al 1998, seppur con riferimento a quella piccola porzione di mondo che occupano gli Stati Uniti d’America. Insomma, un vero seccatore.

    Tale scomodo personaggio ha analizzato quanto recentemente pubblicato dall’Hadley Center, la componente climatica del Servizio Meteorologico di Sua Maestà, nonchè sede operativa del Working Group 1 del Panel delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici. Si tratta del grafico in cui si rappresentano le serie storiche dal 1850 ai giorni nostri, aggiornato ai primi mesi dell’anno. L’immagine, che potete trovare anche qui http://hadobs.metoffice.com/hadcrut3...imple_average/ è costruita con un filtro di smussamento binomiale a 21 punti, una procedura comune per la costruzione di grafici di questo genere.

    Curiosamente, quella attualmente consultabile non è la prima versione di questa ricostruzione, perchè dopo una prima pubblicazione, sono stati corretti degli errori nell’impiego dell’algoritmo di smussamento. L’errore (qui trovate la spiegazione http://hadobs.metoffice.com/hadcrut3/ ) consisteva nel considerare le temperature dei primi due mesi di quest’anno, indubbiamente freddi e sotto la media, come rappresentativi dell’intero anno in corso, per cui nel grafico, applicando il filtro, risultava una brusca inversione di tendenza della temperatura negli ultimi anni. Indubbiamente un problema, visto che, in effetti, le temperature non sono scese nè aumentate nel medio periodo. Ben venga dunque la correzione.

    Prima dopo e durante la curaOra però, giusto per sfizio, il nostro investigatore privato si è tolto la soddisfazione di applicare lo stesso filtro fermando il tempo ai primi due mesi dell’anno scorso, indubbiamente caldi e sopra la media, tanto da fornire una comoda cassa di risonanza alla campagna mediatica della pubblicazione del Summary for Policy Makers del 4° Rapporto IPCC. Ricordate? Questo è solo l’inizio, farà sempre più caldo, a sciare ci potrete andare solo nei centri commerciali sulle piste sintetiche…..Bene, il risultato di questa maliziosa operazione è che nè più nè meno come accaduto per la forte discesa della curva delle temperature nel grafico di quest’anno, in quello dell’anno scorso si registrava una forte salita, cui però non è stata applicata alcuna correzione. Come dire, se le cose vanno per il verso giusto (scegliete voi quale), ci possiamo permettere di essere distratti, altrimenti, pronti a correggere l’errore. Questo è bias.

    Ora la distrazione, stessa fonte. Nelle serie annuali http://hadobs.metoffice.com/hadcrut3...l/nh+sh/annual e mensili http://hadobs.metoffice.com/hadcrut3.../nh+sh/monthly , sempre del database dell’Hadley Center, c’è un problema che la mia professoressa di matematica delle medie mi avrebbe come minimo fatto notare non senza qualche conseguenza. Anno 1861, le serie annuali riportano -0.568; stesso anno, le serie mensili sono: -0.811 -0.477 -0.491 -0.375 0.765 -0.172 -0.308 -0.173 -0.379 -0.397 -0.410 -0.191, la media è -0.4124167. Una differenza di circa un decimo e mezzo in positivo. Cioè la temperatura di quell’anno cambia se cambia la prospettiva. E neanche a dirlo aumenta. Non è dato sapere quale sia la procedura di calcolo di questa media o quale filtro (???) sia stato impiegato. Forse è una semplice distrazione, o forse no è bias.

    Nota: non vogliamo commettere lo stesso errore della BBC (anche se ci piacerebbe :-)), per cui abbiamo fatto due correzioni all’articolo: 1) l’anno più caldo per gli Stati Uniti è stato il 1934 e non il 1939, 2) l’anno cui fanno riferimento le medie riportate è il 1861 non il 1961."

    Inquietante davvero!!
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    Ultima modifica di marcussiena; 22-04-2008 alle 08:56 PM.

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  10. #8

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    Il mondo va verso la desertificazione ma non dite a nessuno che negli ultimi anni le precipitazioni annue globali sono tra le più abbondanti del secolo...


  11. #9

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    E alla fine il polo sud scomparve...
    Nelle analisi noaa tutto è analizzato a livello globale e correttamente si analizza anche il polo nord...ma evidentemente parlare anche del polo sud e del suo fantastico trend non ha molta importanza.
    http://www.ncdc.noaa.gov/oa/climate/...nn/global.html

  12. #10

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    Amo in picchiata ad aprile. Le anomalie che si registrano nell'atlantico del nord hanno subito una pesante flessione nelle ultime tre settimane come si può vedere dalle due cartine qui allegate. Ne aggiungo una terza relativa allo stesso periodo dello scorso anno che dimostra la notevole differenza termica degli oceani.


  13. #11

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    In vacanza su un'isola...di calore di Guido Guidi

    "Uno degli aspetti più controversi del dibattito sull’effettiva profondità della nostra impronta ambientale è senz’altro la comprensione del mix di variazione di destinazione d’uso del suolo, cementificazione, produzione di calore per attività industriali etc. etc., che la letteratura ambientale conosce come “Isola di calore urbana”. Eppure arrivare a comprendere quanto effettivamente possa essere pesante questo effetto è assolutamente necessario per comprendere il comportamento del clima anche a scala globale. Gli ultimi 150 anni, già sul banco degli imputati per aver visto crescere a dismisura le attività industriali e le conseguenti emissioni di gas ad effetto serra, hanno anche visto aumentare moltissimo l’urbanizzazione del territorio, e dove le popolazioni non si sono spostate in massa verso le città, in pratica sono queste ultime ad essersi spostate verso di loro. Pensiamo ad esempio alla Pianura Padana, una vasta area rurale divenuta ormai una zona urbana densamente popolata. Se dovessimo prendere in esame il trend della temperatura, quando esattamente si dovrebbe cominciare ad applicare delle correzioni ai valori osservati per essere sicuri di eliminare il “rumore” del calore prodotto dalle attività urbane?

    Una domanda alla quale è effettivamente molto difficile rispondere. Eppure in molti ci hanno provato, perchè le serie di dati osservati al suolo di cui si dispone, anche a livello globale, soffrono praticamente tutte di questo problema. Non solo. Le stazioni di osservazione spesso vengono spostate, i sensori sostituiti, oppure seppur nate in aperta campagna, finiscono per essere circondate dalle costruzioni. Insomma, alla fine i dati che vengono normalmente utilizzati per definire i trend di temperatura sono spesso molto lontani dalla realtà osservata. Questo è inevitabile, non c’è dubbio, per poter essere impiegati i dati devono essere resi omogenei. Però suscita un pò di sconcerto la semplicità di talune affermazioni.

    “Diversamente da quanto generalmente accettato, nelle serie di temperature annuali non si identifica un impatto dell’urbanizzazione statisticamente significativo.”

    Peterson 2003

    Si tratta delle conclusioni tratte da uno studio di comparazione su 289 siti di osservazione negli Stati Uniti, divisi tra aree urbane e rurali e classificati in 40 cluster, nel periodo 1989-1991. La classificazione è stata fatta utilizzando i dati delle luci notturne rilevate da satellite (Owen et al 1989). Dopo aver applicato un considerevole numero di filtri allo scopo di correggere la disomogeneità dei dati, apparentemente non c’è differenza tra le tendenza delle temperature nelle aree urbane e rurali prese in considerazione. Questo lavoro è citato anche nel 4° Rapporto dell’IPCC del 2007, dove si assume:

    “[…] Dopo le correzioni degli orari di osservazione ed altri cambiamenti, i trend delle stazioni rurali erano per lo più indistinguibili dalle serie che includono aree urbane (Peterson 2003, fig. 3.3[…]”

    IPCC Fourth Assessment Report 2007

    Il blogger Steve McIntyre si è tolto però lo sfizio di entrare nel merito di questa ricerca e delle conseguenti affermazioni. la prima operazione, che stranamente l’autore della ricerca non ha portato a termine, è stata quella di mettere in comparazione i dati prima di procedere a qualunque genere di correzione, per eliminare il rischio del bias. Del resto lo stesso autore, nell’abstract dell’articolo definisce le serie di dati spesso disomogenee e “biased“, per cui meglio lavorare con i dati grezzi, specialmente se quello che si vuol mettere in risalto è un trend, non una comparazione di dati assoluti. Una correzione dell’altitudine ad esempio, potrebbe non essere necessaria. peters26Qui di fianco c’è l’immagine con i risultati di questo primo screening dei dati. Le due curve, rispettivamente per le aree urbane e rurali, hanno un andamento molto simile, e questo è normale oltre che ovvio. E’ interessante però come risulti esserci una significativa differenza quando si applica la sottrazione. Una differenza in positivo, cioè, man mano che è intervenuto il cambiamento dovuto alla crescita delle aree urbane le anomalie di temperatura in queste zone sono diventate più accentuate rispetto a quanto non è accaduto nelle zone rurali.

    Potrebbe essere una differenza dovuta agli orari di osservazione. Lo stesso Peterson riporta che le stazioni che fanno letture pomeridiane sono il 33% per le stazioni classificate come rurali ed il 35% per quelle urbane, però le prime hanno una percentuale del 53% di osservazioni antimeridiane e del 14% di letture notturne, rispetto al 37% ed al 27% delle seconde. In sostanza secondo Peterson, la differenza di 0.7°C tra i due trend non sarebbe dovuta all’urbanizzazione quanto piuttosto ai diversi orari di osservazione, per cui, “aggiustandoli”, questa differenza cessa di essere significativa. E’ doveroso sottolineare che, nella fattispecie, la correzione non ha seguito le procedure ufficialmente documentate, ma è stata condotta seguendo le indicazioni di una tecnica (De Gaetano BAMS 2000) che presuppone la stima dell’orario di osservazione basandosi sulle proprietà delle stesse osservazioni. Di questa tecnica alquanto innovativa ed originale, non esiste una documentazione esplicativa non è possibile studiarne a fondo le proprietà statistiche, nè è stata mai utilizzata per correggere le serie storiche ufficiali.

    Comunque, a prescindere dal metodo, vista l’evidente differenza che risulta dai dati grezzi, sembra alquanto azzardato affermare che l’influenza dell’urbanizzazione sia “statisticamente non significativa”. Entrando ancor più nel merito di questa pubblicazione McIntyre fa notare che alcune delle località classificate come urbane, in realtà sono tutt’altro che tali, e, neanche a dirlo, il loro ingresso nella categoria contribuisce non poco a mitigare i dati. Per intenderci se stessimo parlando del nostro territorio, Milano, Roma e Torino sono senza dubbio aree urbane, mentre Pratica di Mare, San valentino alla Muta e Santa Maria di Leuca sono zone rurali; se prendo Pratica di Mare e la inserisco tra le aree urbane molto probabilmente altererò il segnale. peters27Per cui, prendendo in considerazione soltanto le aree veramente urbane, che McIntyre identifica con la presenza di una squadra sportiva di serie superiore e di un certo numero di centri commerciali (originale oltre che efficace, non mi risulta che la Juventus giochi a Santa Maria di Leuca, nè che ci sia Mediaworld a San Valentino alla Muta), la differenza è più accentuata e, ovviamente, tende a diminuire negli ultimi anni, probabilmente perchè di zone veramente rurali ne rimangono davvero poche e quelle che prima lo erano ora soffrono anch’esse dell’urbanizzazione.

    Tutto questo non risolve certamente il problema delle Isole di Calore Urbane, nè vuole attribuire a questo effetto tutto il peso della nostra impronta ambientale, però il fenomeno esiste, e non sembra molto realistico dire che non ci siano differenze statisticamente significative."
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  14. #12

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    "Sunspot e clima"

    Cercare di comprendere il clima terrestre è impresa tanto difficile quanto convincere berlusconi di votare comunista e bertinotti di fare l'imprenditore Ancor più difficile risulterà capire cosa sta accadendo nel nostro sistema solare.
    Tuttavia ciò ci è di aiuto! e per quale ragione? semplicemente perchè se, come alcuni sostengono, l'attuale fase climatica di surriscaldamento fosse dovuta in gran parte ad una maggior intensità dell'attività solare o comunque fosse ricollegabile a variabili extra-terrestri, allora è chiaro che monitorare ciò che accade in altri pianeti del sistema solare potrebbe avere oltre che un senso anche un grande interesse.

    Partiamo quindi dai pochi dati di cui siamo in possesso:

    1) prendiamo per prima cosa un dato che riguarda Marte. Esso è il pianeta più simile alle condizioni terrestri ed è anche il più vicino a noi. Dai dati di cui siamo in possesso, pochi per la verità, parrebbe emergerne uno su tutti: negli ultimi due decenni Marte si sta surriscaldando. La notizia è di quelle che potrebbe far saltare sulle sedie molti scienziati AGW, tuttavia è bene sottolineare che questo dato noi riusciamo a ricavarlo solo deduttivamente. Non è un dato assoluto ma semplicemente la constatazione che i poli di marte si stanno bucherellando di voragini. Questo elemento, esattamento per lo stesso motivo che accade quaggiù sulla terra, ci porta a credere che il clima si stia riscaldando. Lo stesso osservando dei tracciati lasciati da acqua in scorrimento ecc..

    2) non sono esenti da analisi anche pianeti più lontani. E' oramai nota la nascita di un poderoso ciclone su Giove ma anche in prossimità del polo di Saturno, attività queste spiegabili solamente con un surriscaldamento del clima. Senza considerare le rilevazioni satellitari su altri corpi come Tritone e Plutono lontanissimi dal sole.

    L'attività solare incide sul clima in maniera importante sotto molteplici aspetti. Non si tratta di vedere infatti se il sole ci lancia più energia o minore ma si tratta di capire anche se la terra ne assorbe di più o minore.

    Uno dei motivi pacifici di maggior assorbimento di calore è dovuto ad una minore superficie ghiacciata sul pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci artici e di quelli terrestri ha determinato un minor effetto abedo o capacità riflettente dei raggi solari. I raggi solari e l'energia da questi trasmessa verso la terra, sono pertanto maggiormente assorbiti dalla terra stessa che quindi si surriscalda ancor di più.

    Durante la fase acuta della Peg tra la metà del 1600 e la metà del 1700 si verificò una particolarità del nostro sole: le macchie solari il cui numero aumenta con l'aumento dell'attività solare e che in genere descrivono cicli undecennali ( divisi a metà tra ciclo crescente di macchie e ciclo decrescente di macchie), si annullarono quasi completamente. Quel periodo che va sotto il nome di minimo di Maunder dallo studioso che successivamente lo rilevò, evidenzia probabilmente la stretta relazione che c'è tra il clima terrestre, e più in generale dei pianeti del sistema solare, e l'attività del Sole.



    Lungi dal trovare semplicistiche soluzioni sul mutamento climatico, come vedete, si può mettere al fuoco tamente tanta carne da non riuscire più a mangiarla.

    I cicli undecennali di cui parlavo sopra sono appunto relativi alla comparsa e scomparsa delle macchie solari e prendono il nome da Schwalbe, lo studioso che li studiò per primo, ma esiste anche il ciclo Hale relativo all'attività magnetica e che dura mediamente il doppio, 22 anni.

    Cosa comportano sul cliam terrestre questi cicli. Una maggior attività del sole mette in moto la fase crescente delle macchie solari e di conseguenza cresce anche il campo magnetico solare che si propaga verso la terra grazie ai venti solari. Questa maggior influenza del campo magnetico solare inibisce l'attività delle particelle cosmiche. Un maggior afflusso di particelle cosmiche favorisce l'aumento di nuvolosità terrestre; un suo minor afflusso viceversa favorisce la diminuizione di nuvolosità. E' evidente pertanto una cosa: gli effetti del ciclo di Schwalbe non sono rilevabili direttamente nell'aumento termico sulla terra ma semmai indirettamente. Perchè è chiaro che se aumenta l'attività del campo magnetico solare in pendenza di un aumento delle macchie solari, diminuisce sia l'afflusso di particelle cosmiche, sia la nuvolosità terrestre ( come si è rilevato negli ultimi anni) e di conseguenza i raggi solari e la loro energia non trovano ostacoli. Una maggior copertura nuvolosa è innvece causa di minor aggressione dei raggi solari e della loro energia.

    In questo anno rileviamo una maggior copertura nuvolosa grazie al ciclo Schwalbe al minimo; non sarà forse un caso che negli ultimi mesi le temperature globali tendono a diminuire.
    Recenti studi hanno anche dimostrato come con l'aumento delle macchie solari tende anche ad aumentare la pressione media globale.
    E' ABOMINEVOLE UNO STUDIO, QUALE QUELLO DELL'IPCC, CHE PRETENDENDO DI DIRCI QUALE SARA' IL TREND DI TEMPERATURE DEI PROSSIMI DECENNNI, NON PRENDE MINIMAMENTE IN CONSIDERAZIONE LA VARIABILE"COPERTURA NUVOLOSA" CHE EVIDENTEMENTE PER LORO E' COSTANTE ( scritto in maiuscolo non per gridare ma per sottolineare particolarmente questa frase che è il vero punto dolente della relazione IPCC)

    Un ultimo spunto lo riservo al ciclo di Gleissberg: questo studioso preso atto del fatto che i cicli undecennali non sono sempre costanti ma che anzi sono cicli mediamente crescenti e poi decrescenti, ha rilevato che questo ciclo più grande si completa in circa 88 anni. Ossia Ogni 88 anni i vari cicli di 11 raggiungono un top e un down. Cioè il ciclo di Schwalbe che mediamente dura undici anni tende ad essere più prolungato via via e poi via via meno lungo. Si è dimostrato come in pendenza del minimo di Gleissberg si sono avuti periodi estremamente freddi.
    Ultima modifica di marcussiena; 28-04-2008 alle 02:36 PM.

  15. #13

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    Il monitoraggio delle macchie solari rivela una sorpresa delle ultime settimane: dopo che il numero di macchie solari era correttamente ripreso a crescere a marzo ( senza una non celata difficoltà rispetto ad una lunga fase di minimo che si protrare da ottobre) adesso ad aprile registriamo un altro stop sulle macchie registrate. Salvo sorprese il numero dovrebbe essere intorno alle 5 ma ne riparliamo tra 3 giorni. E' assolutamente da sottolineare come in un momento in cui la famigerata CO2 aumenta esponenzialmente, non si registri nessun aumento di temperature globali che anzi si sono arrestate da oltre un decennio e che proprio in questi ultimi mesi hanno registrato addirittura un brusco calo.
    La maggior esposizione ai raggi cosmici di cui parlavo nel precendete intervento, hanno determinato un aumento della copertura nuvolosa ed una conseguente diminuizione delle termiche globali. tempistica perfetta e dati alla mano che, come sottolinea il geofisico australiano Phil Chapman, dimostrano il brutto periodo che stanno affrontando i sostenitori dell AGW.

    Lungi dal fare facile populismo, credo che la ragione non stia mai da una parte sola. Sono davvero troppi i fattori che in concomitanza agiscono sull'attuale trend climatico. Intanto aspettiamo di capire quale sarà nei prossimi mesi il trend delle macchie solari e della Nina, questi sì determinanti per il mutamento del clima! Altro che CO2!!

  16. #14

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    Un piccolo aggiornamento dello stato delle macchie solari: come vi dicevo nei giorni scorsi il sole sta attraversando un particolare periodo di stanca. Il minimo solare toccato ottobre scorso con 0, 9 sunspot mensili non pare aver ancora avuto un deciso rilancio. In effetti dopo che novembre era trascorso con 1,9 sunspot, dicembre sembrava dover testimoniare la ripresa del ciclo solare ascendente con 10,1 sunspot; invece già a gennaio il primo stop con 3,4 sunspot e febbraio con 2,1. Poi è arrivata la volta di marzo con una buona ripresa a 9,3 ed oggi il nuovo stop con il risultato di aprile di 2,9 sunspot. Nel 1996 quando sempre ad ottobre avemmo l'ultimo minimo solare e sempre con 0,9 sunspot, ci fu subito un rimbalzo netto ed evidente con i 17,9 sunspot di novembre e i 13,3 di dicembre; breve rallentamento nei primi tre mesi del 1997 ma mai sotto i 5,7 sunspot. Insomma, il nuovo ciclo solare pare non voler decollare e ciò parrebbe deporre in favore di coloro che ritenevano questo ciclo solare ascendente come particolarmente debole e breve. Vedremo.

    Come si vede dall'immagine sottostante nessun sunspot si vede ( colore rosso) e nessuno è previsto nei prossimi due o tre giorni almeno ( colore blu).


  17. #15

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    4 maggio: ancora in silenzio il Sole. Nessun sunspot oramai dal 25 aprile! Il ciclo solare non riparte. Attendiamo un'altra decina di giorni per capire cosa sta succedendo.

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