Valanga sulla Jungfrau - Morti sei soldati svizzeri

robbs

Il Grande Insubrico
E' successo ieri ma l'ho sentito ora al tg svizzero..

GINEVRA - Sei soldati dell'esercito svizzero sono morti in un incidente di montagna sulla Jungfrau. Il gruppo di alpinisti, che saliva in due cordate di tre elementi, è precipitato nel vuoto per centinaia di metri, forse travolto da una valanga.

La sciagura è avvenuta intorno alle 10 sul versante sud-occidentale della Jungfrau, nell'Oberland bernese. Nella zona si trovavano alcuni soldati della scuola reclute delle truppe di montagna, partiti questa mattina da Andermatt. Stavano avanzando sulla vetta assieme ad altri compagni quando sono precipitati nel vuoto. Secondo Thomas Kenner, portavoce del Rega, servizio di soccorso svizzero, sarebbero otto i soldati che hanno assistito alla tragedia e che, illesi, sono stati trasportati in elicottero a Lauterbrunnen.


:(
 
Lawine an der Jungfrau/BE: Sechs Angehörige der Armee tot

12.07.2007
Heute Donnerstagmorgen, 12. Juli 2007, kurz nach 10 Uhr, erfasste eine Lawine zwei Seilschaften mit je drei Bergsteigern in der Nähe des Rottalgletschers am Südhang der Jungfrau. Bei den Opfern handelt es sich um sechs Angehörige der Armee aus der Rekrutenschule der Gebirgsspezialisten in Andermatt/UR.

Das Detachement aus der Rekrutenschule in Andermatt befand sich in einer Ausbildung im Rahmen der Gruppenführung, unter der sachkundigen Leitung von Bergführern. Sie befanden sich auf der normalen zum Gipfel führenden Route, ungefähr auf einer Höhe von 3800m.ü.M, als sich von einer Schneeverwehung eine Lawine löste. Die beiden Seilschaften wurden daraufhin erfasst und mehrere hundert Meter mitgerissen.

Die Angehörigen der Armee, in der 17. Woche ihrer Ausbildung, wurden für eine derartige Übung im Hochgebirge ausgebildet und ausgerüstet.

Die Verunglückten wurden nach Lauterbrunnen überführt. Die anderen Soldaten des Detachements werden psychologisch betreut. Die Identifikation der Opfer ist noch nicht abgeschlossen, die Eltern und Angehörigen werden ansschliessend persönlich informiert.

Generalsekretariat VBS

La versione in italiano ufficiale (lievemente difforme, non é la traduzione di quella tedesca)

Valanga assassina sulla Jungfrau/BE: Morti sei militari

12.07.2007


L’Esercito svizzero è in lutto. Sei militari hanno perso la vita, nella mattinata di oggi, giovedì 12 luglio 2007, dopo essere stati travolti da una valanga nei pressi del ghiacciaio della Rottal, nel massiccio della Jungfrau nel Cantone di Berna.

Diversi distaccamenti della scuola reclute per specialisti di montagna di Andermatt/UR stavano assolvendo un’istruzione nel massiccio della Jungfrau ed esercitando la condotta di un gruppo sotto la direzione di due guide alpine. I militari, alla 17 a settimana d’istruzione, erano adeguatamente equipaggiati e formati per un tale esercizio. Poco dopo le 1000, mentre stavano attraversando un corridoio a un’altitudine di ca. 3'800 metri lungo la via normale che porta alla vetta, una placca di neve fresca si è staccata, trascinando a valle due cordate composte di tre militari ciascuna per diverse centinaia di metri. Altri otto militari, testimoni impotenti dell’incidente, hanno dato l’allarme. I soccorsi giunti immediatamente sul posto hanno trovato i corpi senza vita dei militari travolti dalla massa di neve. Le vittime, di un’età compresa tra i 20 e i 23 anni e tutti appassionati di montagna, erano domiciliati nei cantoni di Friburgo, Vallese e Vaud.

È stata organizzata una cellula di aiuto psicologico per fornire assistenza agli otto militari che hanno assistito al dramma e agli altri militari della scuola.

Nel pomeriggio, il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport ha espresso "le sue profonde condoglianze ai parenti, agli amici e alle famiglie delle vittime". Il consigliere federale Samuel Schmid ha "augurato forza, coraggio e fiducia nelle difficili ore e giorni a venire per coloro che sono stati colpiti dal lutto". Le bandiere sono state issate a mezz’asta sugli edifici militari in Svizzera.

Già nel corso del pomeriggio, è stata aperta un’inchiesta e un giudice istruttore ha avviato le indagini sul luogo della tragedia. L’inchiesta, condotta in collaborazione con la polizia cantonale bernese, la polizia militare e alcuni specialisti dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos, dovrà stabilire le cause esatte dell’incidente ed eventuali responsabilità umane.

Segreteria generale del DDPS
 
Senza parole. Sicuramente saranno 6 giovani.
Non vogliamo sentire queste notizie, mai.

Condolianze alfe famiglie,
Fabio.
 
Mi fa ancora più impressione pensando che sono passato lì solo 2 mesi fa....
 
Ho sentito che oggi hanno fatto i funerali e che ha partecipato un sacco di gente..d'altra parte quando se ne vanno dei giovani così tutti insieme fa impressione..
 
So cosa vuol dire perdere un camerata quando sei in servizio.

So cosa vuol dire perdere un famigliare sulla montagna che tanto amava.

Per evitare speculazioni - come quelle pubblicate su un paio di siti di informazione tendenti a mettere in dubbio le scelte (e conseguentemente la professionalità) delle guide prima ancora di avere sufficienti prove in proposito - segnalo la testimonianza diretta di un sopravissuto pubblicata oggi sui nostri quotidiani.

Da "La Regione Ticino" di oggi, 18.07.07:
L’appuntato che ha partecipato alla scalata: ‘Ricordo una caduta collettiva, non una slavina’

Il giovane militare si è anche espresso sulla scelta del percorso

Uno dei soldati che ha partecipato giovedì scorso alla scalata della Jungfrau finita in tragedia ricorda una ca­duta collettiva, ma non una valanga.
In una conferenza stampa, organizza­ta ieri pomeriggio dall’esercito ad Andermatt dopo la cerimonia ufficiale di commiato, l'appuntato capo Alain Perusset ha detto di essere stato in­vestito e trascinato a terra dal compa­gno che lo precedeva: a suo avviso tut­ti e quattordici i membri del gruppo sono caduti. Pochi metri davanti a Pe­russet si trovavano le due cordate che, a causa della loro sfortunata po­sizione, sono precipitate nel vuoto. Dunque, secondo i militare scampato alla tragedia, non si può parlare di una valanga che ha travolto i militi. L’appuntato capo l’ha ribadito espli­citamente: « Non ricordo nessuna va­langa ».
Il giovane si è espresso anche sulla scelta della via di ascesa. Il gruppo ha preferito camminare lungo la cresta e non sul normale cammino, dove anni fa sono stati fissati dei picchetti di si­curezza, per evitare gli accumuli di neve. Secondo Perusset le condizioni erano buone, perché la neve fresca era stata soffiata via. La via è stata scelta in comune dal gruppo, senza ordini o costrizioni: poi le due corda­te romande hanno preso la guida. Le seguivano altre due cordate di tre sol­dati e due guide alpine.
Pure presente all'incontro con la stampa, il presidente dell'Associazio­ne svizzera delle guide di montagna Georg Flepp che ha definito plausi­bile la dinamica del dramma fornito da Perusset. Un incidente del genere può accadere, ha detto Flepp, invitan­do i media a non esprimere giudizi avventati. Da parte sua Ivo Burge­ner, vicecomandante del centro degli specialisti di montagna dell'esercito, ha voluto precisare che vi sono ancora diversi aspetti da chiarire riguar­do a quanto successo. Resta da vedere se queste dichiarazioni riusciranno a smorzare i toni di una discussione che sulla stampa sta ormai assumen­do i contorni dell'aperta polemica con i vertici dell’esercito. Questi ultimi nelle ultime ore hanno ribadito che, stando ai primi indizi raccolti, il dramma non sarebbe stato provocato dalla slavina staccatasi sulla Jung­frau. Tesi confermata ieri anche dalle dichiarazioni del militare che aveva partecipato alla spedizione in quota. Polemiche a parte, la verità si saprà solo ad ottobre quando si concluderà il lavoro degli specialisti incaricati di indagare e stilare un rapporto con­clusivo. Incidente imprevvisto? Slavi­na? Imprudenza, errore tecnico, fata­lità? Tutte le domande restano aperte e lo resteranno ancora per alcuni mesi. Ieri, intanto, tutta la popolazio­ne svizzera (grazie alle dirette televi­sive) è stata coinvolta nella partecipazione ad un lutto che lascerà a lungo un segno indelebile.
Come famigliare coinvolto da una tragedia simile, porgo ai famigliari la mia più sentita partecipazione al loro dolore.

Dani
 
Riporto l'orazione funebre, in lingua originale (non ho trovato la traduzione)

« Si haute soit la montagne, on y trouve toujours un sentier. »

Jeudi dernier, au coeur de la matinée, sur les flancs de la Jungfrau, nos six camarades -

le sergent Cédric Janz,

les soldats
Théophile Baillifard,
Bojan Buchs,
Xavier Fellay,
Philippe Gay-Balmaz
et Carlo Zurbriggen,

nos six camarades cherchaient leur sentier de vie.

Ils ont trouvé celui de leur mort.
La mort fait partie de la vie.

« Les morts sont des invisibles, mais non des absents. »

Je fais mienne cette réflexion du poète Victor Hugo.
Et je vous dis qu'ils sont encore bien présents dans notre souvenir, nos six camarades dont nous pleurons aujourd'hui le départ.



Chères Familles,

Je sais votre douleur.

Je partage votre chagrin,

comme celui des proches, des amis et des communautés villageoises de vos fils.
Je veux vous témoigner notre sincère et profonde sympathie et vous offrir, en ces moments de séparation, force et courage pour surmonter l'épreuve.



Chers Parents,

Vos fils n'aimaient pas la montagne. Non ! Bien davantage ! Ils avaient la passion de la montagne.

Cette montagne tout à la fois belle et rebelle.
Cette montagne pour laquelle ils avaient du respect.
Cette montagne qu'ils avaient choisi de servir au moment d'accomplir leurs obligations militaires.

Die Berge waren für sie eine Leidenschaft.
Die Berge so schön - und doch so gefährlich.
Die Berge - denen sie grossen Respekt zollten.

Mais chez eux, cet esprit de servir allait plus loin encore. Militaires de l'Ecole de recrues de spécialiste de montagne d'Andermatt,

ils se préparaient,
ils s'instruisaient,
ils se formaient,
ils s'entraînaient
à devenir eux-mêmes,
à leur tour,
des guides responsables des autres.

Pour servir d'autres militaires. Pour conduire d'autres militaires sur les sentiers de ces montagnes dont ils avaient la passion.

Un travail de spécialistes, le travail d'une élite.

Une élite qui, par exemple, protège, surveille, conseille les sportifs de la Patrouille des Glaciers !
Les spécialistes d'Andermatt assurent ainsi la sécurité des patrouilleurs reliant Zermatt et Arolla à Verbier. C'est dire leur conscience professionnelle, leur respect de la vie et de la montagne.



Nos six camarades n'étaient pas de simples alpinistes en excursion.

Ils apprenaient à réfléchir, à analyser, à peser et sous-peser, à interpréter tous les facteurs.
Une interprétation qui tient souvent de la virtuosité ! Mais cette virtuosité ne s'achète pas.
Il faut l'acquérir. Elle exige de l'expérience.
Nos six camarades étaient en train d'acquérir cette virtuosité. Grâce à l'appui et à l'encadrement
de leurs guides.

Das Interpretieren aller Fakten in den Bergen verlangt höchstes Können, ja Virtuosität. Aber diese Virtuosität kann man nicht kaufen. Man muss sie sich aneignen! Und sie verlangt Erfahrung. Unsere sechs Kameraden waren auf dem Weg diese Virtuosität zu erlangen. Dank der Hilfe ihres Umfeldes,
dank den Führern.

Nos six camarades n'étaient pas seuls.

Six autres militaires et les deux guides ont été les témoins du terrible accident, de l'horrible chute. Des images insoutenables. A jamais gravées dans leurs mémoires.

A vous Messieurs, qui êtes parmi nous, va notre profonde compassion.

Aujourd'hui plus que jamais, vous mesurez sans doute l'immense respect que nous devons tous à la montagne.

A cette Nature et à ses paysages qui savent si bien nous enchanter !
A cette Nature et à ses caprices qui nous forcent à l'humilité !

Ihnen meine Herren,

die den tragischen Unfall miterlebt haben und heute unter uns weilen, Ihnen gilt unsere Anteilnahme.
Heute wie sicher noch nie zuvor, wird Ihnen der grosse Respekt - den die Berge von uns fordern -
bewusst.




Chers Parents,

Vos fils avaient choisi cette école de recrue. Pour leur passion de la montagne.
Vos fils ont fait leur devoir militaire de citoyen. Avec l'enthousiasme de leur jeunesse.

Tout au long de leurs semaines de service, vos fils ont connu des heures de grand bonheur. Mais aussi certainement des moments de lassitude, voire d'interrogations.

Mais quoi de plus naturel ?

Le sentier de la montagne n'est-il pas aussi parsemé d'instants de grands doutes et de joies intenses ?
Nous pleurons aujourd'hui six camarades militaires, des spécialistes alpins, des amoureux de la vie et de la montagne.

Vos enfants ont servi leur Pays.



Chers Parents,

Vous nous aviez confié vos fils.
Vous aviez confiance.

Nous n'avons pas trahi cette confiance.

Les supérieurs de vos fils, leurs chefs, instructeurs et éducateurs, leurs guides, ont fait au mieux de leur conscience. Sur le sentier de la montagne, dans ce terrible accident, vos fils ont emporté avec eux le secret de leurs derniers pas. La justice humaine travaillera à établir la vérité.
Sans précipitation. Dans la sérénité.

Avec calme et détermination aussi, elle travaillera, si besoin est, à établir les responsabilités de chacun.

Liebe Eltern

Sie hatten uns Ihre Söhne anvertraut.
Sie hatten Vertrauen.

Wir haben dieses Vartrauen nicht verraten!

Die Vorgesetzten Ihrer Söhne, die Chefs, Ausbildner und Führer, haben nach bestem Wissen und Gewissen gehandelt!

Auf diesem Bergpfad, bei diesem schrecklichen Unfall, haben Ihre Söhne das Geheimnis ihrer letzten Schritte mit in die Tiefe genommen.



Chères Familles,

Gabrielle Roy, femme de lettre québécoise du vingtième siècle, a écrit :

« La mort du présent n'est rien - c'est la perte de l'avenir en soi qui est déchirante. »

Vos fils avaient leur avenir devant eux. Tout leur avenir. Toute leur vie.

Oui - cette perte est déchirante.

Elle est douloureuse. Incompréhensible. Révoltante. Injuste.



Avec vous, aujourd'hui, nous partageons votre chagrin. Nous cherchons à comprendre l'incompréhensible.

Nous savons que, dans ces moments de séparation, le chemin est bien court entre la douleur et le doute.

Mais nous savons aussi que, la solidarité est forte, réconfortante. La solidarité des montagnards.

Cette solidarité, chères Familles, le Pays, l'Armée, l'Ecole de recrues de spécialiste de montagne d'Andermatt, les camarades de vos fils, nous tous, nous vous l'offrons aujourd'hui.

Et demain aussi.

Car demain aussi, nous garderons le souvenir ému de nos six camarades trop tôt disparus.

Nous aurons donc le devoir du souvenir.
Le devoir du respect.

In Memoriam.



Sergent Cédric Janz

Soldats Théophile Baillifard,
Bojan Buchs,
Xavier Fellay,
Philippe Gay-Balmaz,
Carlo Zurbriggen,

simplement, sincèrement,

avec reconnaissance pour les fils et camarades que vous avez été, avec gratitude pour votre devoir accompli, avec émotion - et pour la dernière fois,

je vous salue.

Respectueusement. En silence.

Adieu.

Dal sito www.admin.ch

Per l'inchiesta sulla tragediam sempre secondo la stessa fonte sono attesi i risultati nel mese di ottobre.

Condoglianze vivissime alla famiglia e agli abitanti della Confederazione
 
ecco mi sembrava strano che le guide e i militari che di certo non erano alpinisti della domenica non avessero valutato bene le condizioni.
mi dispiace un sacco, condoglianze alle famiglie
 
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