Ho visto l'ultimo film di Paolo Cognetti "Fiore Mio" ... e mi è piaciuto.
Come già detto non seguo il Cognetti-attivista (la mia carta di identità mi attribuisce il privilegio di disinteressarmi dalle parvenze effimere dei social; come pure ho sempre valutato un professionista dalla preparazione più che dalla sua cravatta...) ma mi piace il Cognetti-narratore di storie.
In realtà qui non c'è una vera storia né un'autobiografia, ma piuttosto una narrazione esperienziale dove a raccontare sé stessi sono i personaggi incontrati sul percorso (guide, artigiani, rifugisti, cuochi tibetani...), insomma siamo al classico
road-movie ma risalendo il Monte Rosa.
O meglio un
water-movie, in cui l'autore risale fino alla "sorgente" il corso d'acqua che rifornisce la sua abitazione... ritorna il tema dell'acqua come metafora del tempo (della vita?), tanto cara a Cognetti.
Niente pipponi ecologisti, anzi le testimonianze (non sempre coerenti: perché sono tanti e diversi i modi di vivere in montagna) oscillano tra il pessimismo rassegnato per cambiamenti climatici e sociali, alla fede in una Natura che non soccombe ma si adegua e trasforma sopravvivendo come ha sempre fatto, mentre è l'Uomo ad essere transitorio...
E c'è spazio anche per i turisti, accettati come risorsa e "male" necessario (interessante lo spaccato sulla realtà sociale degli sherpa, narrata da uno di loro).
Il passaggio che mi e piaciuto di più? Quello sul ghiaccio... che in realtà - contro la vulgata corrente - non sparisce affatto (no spoiler).
La fotografia è molto curata (ed ovviamente suggestiva, dati gli scenari), mentre la presenza dell'autore - a parte all'inizio - è molto sottile e non auto celebrativa, quasi un semplice raccordo tra visi e volti dei vari protagonisti; magari avrei voluto osservare meno le attrezzature del Cognetti, ma si sa gli sponsor...
Il tema mi sembra sviluppato molto più in profondità (ed originalità) rispetto al precedente documentario "Sogni di Grande Nord", non particolarmente espressivo forse perché privo di un'elaborazione personale del narratore che semplicemente omaggiava altri autori come in un santuario.
Se per voi la montagna è fuga anche temporanea dal rumore di fondo, io darei uno sguardo a questo film: come dice una protagonista qualcosa potrebbe rimanerti dentro, come il silenzio della montagna ti segue e ristora anche nella città più rumorosa.
E ... no, non si parla di funivie.
P.S. non ho ancora letto un libro o visto film di Cognetti (lo scrittore) dove si scagli contro sci ed impianti ...