Film "di montagna"

La Valanga Azzurra
il docufilm diretto da Giovanni Veronesi

Da 21 al 23 ottobre al cinema.

Non mi pare che se ne sia parlato in altri 3d:

Se e' come " Una squadra " , visto da poco su Netflix , e' una figata , ricco di aneddoti e storie non conosciute ai piu'......aspetto di vederlo in tv
 
Non è un film ma un documentario su Focus

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a 2.876 metri di altitudine si trova il Pic du Midi, osservatorio astronomico edificato dal 1865 tra i Pirenei francesi, allora senza gru o elicottero ma usufruendo solo di una ripida mulattiera.

 

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Consiglio Marmolada - Madre Roccia, documentario sull’apertura di una nuova via sulla sud della Marmolada a opera di Matteo della bordella e soci.
Disponibile su Sky e Now, non so se anche su altre piattaforme
 
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Visto, molto bello e realizzato davvero bene (trad: fa capire le problematiche anche a chi non sa nulla di alpinismo come il sottoscritto. Spesso si assiste a documentari con linguaggio da iniziati; questo no).
 
Torna Rocco Schiavone ma questa volta fa base a Ivrea anziché Aosta: temo perderemo le ambientazioni montane.

 
Ho visto l'ultimo film di Paolo Cognetti "Fiore Mio" ... e mi è piaciuto.

Come già detto non seguo il Cognetti-attivista (la mia carta di identità mi attribuisce il privilegio di disinteressarmi dalle parvenze effimere dei social; come pure ho sempre valutato un professionista dalla preparazione più che dalla sua cravatta...) ma mi piace il Cognetti-narratore di storie.

In realtà qui non c'è una vera storia né un'autobiografia, ma piuttosto una narrazione esperienziale dove a raccontare sé stessi sono i personaggi incontrati sul percorso (guide, artigiani, rifugisti, cuochi tibetani...), insomma siamo al classico road-movie ma risalendo il Monte Rosa.
O meglio un water-movie, in cui l'autore risale fino alla "sorgente" il corso d'acqua che rifornisce la sua abitazione... ritorna il tema dell'acqua come metafora del tempo (della vita?), tanto cara a Cognetti.

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Niente pipponi ecologisti, anzi le testimonianze (non sempre coerenti: perché sono tanti e diversi i modi di vivere in montagna) oscillano tra il pessimismo rassegnato per cambiamenti climatici e sociali, alla fede in una Natura che non soccombe ma si adegua e trasforma sopravvivendo come ha sempre fatto, mentre è l'Uomo ad essere transitorio...
E c'è spazio anche per i turisti, accettati come risorsa e "male" necessario (interessante lo spaccato sulla realtà sociale degli sherpa, narrata da uno di loro).

Il passaggio che mi e piaciuto di più? Quello sul ghiaccio... che in realtà - contro la vulgata corrente - non sparisce affatto (no spoiler).

La fotografia è molto curata (ed ovviamente suggestiva, dati gli scenari), mentre la presenza dell'autore - a parte all'inizio - è molto sottile e non auto celebrativa, quasi un semplice raccordo tra visi e volti dei vari protagonisti; magari avrei voluto osservare meno le attrezzature del Cognetti, ma si sa gli sponsor...

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Il tema mi sembra sviluppato molto più in profondità (ed originalità) rispetto al precedente documentario "Sogni di Grande Nord", non particolarmente espressivo forse perché privo di un'elaborazione personale del narratore che semplicemente omaggiava altri autori come in un santuario.

Se per voi la montagna è fuga anche temporanea dal rumore di fondo, io darei uno sguardo a questo film: come dice una protagonista qualcosa potrebbe rimanerti dentro, come il silenzio della montagna ti segue e ristora anche nella città più rumorosa.
E ... no, non si parla di funivie.

P.S. non ho ancora letto un libro o visto film di Cognetti (lo scrittore) dove si scagli contro sci ed impianti ...
 
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Sto seguendo su Sky "Trekking Estremi" con l’esploratore e fotografo Ryan Pyle nel suo viaggio epico alla scoperta delle Montagne Sacre della Cina occidentale.
Le chiama Cina occidentale perché lui è un americano che vive a Shanghai , ma si legge Tibet.

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Non è male, soprattutto perché sembra il punto di vista non di un superuomo ma di un escursionista normale, su percorsi complessi ma normali: molta attenzione alla cultura ed alle abitudini dei locali, impegnati su itinerari che per loro non sono turistici ma di preghiera.
In 2 puntate non incontra manco 1 occidentale.

Se devo trovare un difetto, la fotografia non è entusiasmante e mi pare un po' dilettantesca... da blog ... ma accettabile e comunque è al servizio di una buona capacità narrativa (se come per il film di Cognetti riuscite a non farvi distrarre dagli sponsor).

 
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Sto seguendo le altre stagioni di Trekking Estremi (sono arrivato alla 4ª) e devo dire che e molto migliorata.
La fotografia ed il montaggio sono più televisivi ed hanno perso quell'impronta approssimativa da blog.

Ora le puntate sono un po' più lunghe e dotate sempre di una parte introduttiva dove Ryan "esplora" la storia, la civiltà e i costumi (il cibo) della popolazione che di volta in volta lo ospita. Anzi devo dire che dall'esperienza solitaria del fotografo ormai si passa al racconto di posti, volti e persone lontane da noi e che però e interessante conoscere (come fosse un altro tipo di sentiero).

A differenza della prima stagione Ryan gira per il mondo (anche l'Italia) e ad ogni puntata spesso si trova in un continente diverso, per cui le esplorazioni non sono più monotematiche come la prima stagione (si percepisce un budget più ricco... ben meritato) dalle Dolomiti, al Kilimangiaro, al Borneo, la Turchia, l'Atlante....
Nel frattempo è diventato piuttosto bravo per cui ogni tanto lo si vede anche impegnato su pareti e ferrate non esattamente da semplice passeggiatore. Questo aspetto però non è mai preponderante, non si auto-celebra e rimane primaria l'esplorazione.

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