amara fine dell'utopia, ma il passare del tempo e il clima avevano già scritto la sentenza prima che venisse formalizzata.
Inutile girare il dito nella piaga, ma se invece di perdere impianti di anno in anno negli ultimi 20 anni si sarebbe mantenuto e "difeso" l'esistente, con il conetto su tutti, oggi si avrebbe arrivati con ancora un comprensorio sciabile, magari mal esposto ma non cosi ridicolo come quello attuale.
Il concetto logico, a prescindere dai banali slogan dei radical chic ambientalisti e caisti, sarebbe stato "salvaguardare e rilanciare l'esistente per poi puntare su possibili espansioni," dopo 50 anni di formichettitudine (degni di g. marquez) sei rimasto con 3 ferri vecchi e due cannoni sperando che prima o poi avresti fatto di colpo un "terminillo ronda".
Amara constatazione l'attuale perdiata del versante migliore, quello di leonessa, dove esposizione favorevole e condizioni di innevamento spesso consistenti (non sempre) avrebbero dato maggiore affidabilità allo sci, stazione ormai ridotta a un feudo dei karaokisti, senza impianti sciistici funzionanti ,malgrado il contesto grandioso in cui un tempo si sviluppava.
Il tutto in un contesto di assurdità dove pendio e crinali sono solcati da enormi tralicci ma una seggiovia sullo stesso versante sarebbe stato un impatto paesaggistico: purtroppo la ragione cessa dove inizia la montagna reatina...
Io penserei seriamente al rilancio estivo, li si che c'è tanto da fare, troppa arretratezza e un potenziale montano invidiabile per dislivelli, paesaggi, pareti rocciose considerata comunque l'ubicazione favorevole rispetto alla capitale .