Nella sua completezza (o piccolezza che sia), malgrado la neve presente in alcuni resort che metterebbe a tacere anche la scusa "non ci sono i cannoni", "sparare costa troppo", e tanti anti luoghi comuni, l'Abruzzo si conferma grottescamente ridicolo, troppo spesso inadeguato, con due stazioni completamente innevate in modo naturale che aprono in maniera risibile avendo due seggiovie "portanti" da collaudare o guaste da tempo in uno dei pochi anni in cui si potrebbe sciare per il ponte dell'immacolata. La meglio innevata di tutti, pdt, non apre proprio perchè non è in concessione, e mai aprirà con l'aria che tira. Non penso che siano episodi sporadici o casuali, piuttosto evidenze di carenze strutturali organizzative, gestionali e burocratiche.
RR vive di vita propria, sa che inizio dicembre la clientela non freme (la maggior degli abbonati e ski club seguono il "profeta" in val di sole per apertura di stagione) e garantisce comunque con costi minimi e prezzi "massimi" l'unica necessità a cui dare seguito nel periodo: lo struscio sulla pallottieri. Il comprensorio prenderà forma credibile da natale in poi, per gli sciatori non "strusciatori" dopo le feste con probabile apertura significativa e in attesa di ulteriori nevicate. Ha solidità e certezza economica che la esulano da ogni discorso rispetto al resto della regione.
E' mio punto di vista che con il GW, il dopo sisma, di seguito il covid, il divario tra lo sci appenninico e quello "vero" sulle alpi (ovunque lo preferiate, ovest o est, italia, austria o francia) è ormai non solo ovviamente incolmabile ma assolutamente molto piu consistente di quanto lo fosse 30 o 20 anni fa. Le poche aperture parziali per gran parte della stagione, i limiti tecnici di innevamento, di permessi, di manutenzione, di organizzazione rendono l'offerta troppo sottodimensionata rispetto ad uno standard "minimo" di sci moderno, che sarebbe quello richiesto da uno sciatore "praticante", rimane il consueto "circo equestre"(cit.) ad appannaggio dei merenderos o fagottari che dir si voglia, nei weekend presenti dalle ande agli appennini, poco significativi per lo sci ma determinanti per le gestioni "speculative" dei comprensori di prossimità dei centri urbani.
Altro discorso è avere i punto di vista di chi si "accontenta" e dice "voglio andare il più possibile sulla neve, comunque essa sia", vado a farmi un giro, mi metto gli sci, prendo un po d'aria, vedo amici mangio una scamorza, etcc. Sono scelte personali e non discutibili, ma non propriamente inerenti ad una pratica sciistica oggettivamente valutabile.
Vanno bene sempre gli aspetti soggettivi e affettivi ma, escludendo Roccaraso, che compete tranne che per paesaggio con medie stazioni strutturate del nord, il resto dell'offerta è assolutamente risibile, espesso considerato il costo anche poco appagante nel rapporto qualità prezzo. Ovvio che con 25 euro in settimana un impero ha un suo perchè se aperto, ma oggettivamente sono 2 seggiovie, di cui quella sempre aperta serve percorsi pressoché "inutili", in un contesto tra i piu belli dell'appenino, ma in un ambiente degradato e con evidenti segnali di incuria.
Un ennesima occasione persa di rilancio: ci si lamenta sempre che non c'è neve salvo farsi trovare impreparati quando la neve c'è e pure il tempo buono per il primo weekend di stagione.
In confronto le piccole marche sono operose formiche altoatesine, le stazioni del tosco emiliano (piu generose come nevicate, ormai molto spesso), sembrano avere un altro passo.