kirama
Powder Ranger
Per una stazione sciistica, prendere dei mezzi e delle persone per mettere in sicurezza "reale" gli eventuali percorsi fuoripista è un costo. Costo che probabilmente non viene ancora coperto dal numero dei freerider che vanno in determinate località.
Sicuramente è emerso che quando il freeride diventerà più praticato (e se si raggiungerà un volume "critico" di praticanti quasione su cui potremmo discutere) si addotterano le necessarie misure: il problema sta negli "anni intermedi".
Problema fondamentale per la sicurezza è lo spirito di imitazione: i "freerider" (uso questo termine anche se inglese per indicare chi va in fuoripista conoscendo pericoli, itinerario, etc) escono e quando sono visibili dagli impianti altra gente li può imitare. Se ci sono tracce che passano per di lì il pericolo non c'è più, etc.
La soluzione esiste e si trova a qualche centinaia di km: estero (st anton, chamonix, verbier). Per imitarli pienamente, oltre all'aspetto economico, è necessario cambiare una norma. Ecco, punto secondo me fondamentale che non è stato purtroppo discusso: quale norma?
Interventi spaziali di irebec, samuel, pillows e nanaccio: chi effettivamente esegue le perizie nei casi di valanga? Come comportarsi e cosa dire quando le forze dell'ordine ti vietano "preventivamente" il fuorpista? Ordinanza con durate molto elevate, segnali sparsi a caso ed ovunque perdono di significato: chi presta attenzione ad un cartello di pericolo esposto da novembre a giugno? Perchè non imitare e farsi insegnare come fare dai comprensori "leader" del settore?
Cosa vuol dire (o cosa intendevano dire) che mettere in sicurezza il fuori pista è un costo?
I percorsi in fuori pista (almeno quelli che ho visto io) non sono "messi in sicurezza".
Tutti i gasex, i paravalanghe e i controlli che vengono fatti dai pisteur (quindi anche la tardata apertura degli impianti) sono legati alla messa in sicurezza delle piste non dei fuoripista.
Il discorso mi sembra un po' una scusa.
IGO