IL DOLCE SAPORE DELLA RINUNCIA (BUON COMPLEANNO MARTI!)
Domenica di tempo così così in Friuli, prevista solamente una mezza giornata accettabile prima di nuove piogge, che stanno ampiamente caratterizzando l'inizio dell'estate. Ma noi dobbiamo esserci, quanto meno per smaltire la grigliata di festa per il compleanno di Martina della sera prima. Bisogna partire presto e sfruttare in pieno la finestra evitando di trovarsi all'inizio degli eventuali temporali in zone rischiose, sia per la troppa acqua sia per le possibili scariche di fulmini. Noi decidiamo di andare a fare ancora un po' di "gamba" verso la zona che considero più appagante tra quelle che sto imparando a conoscere qui a oriente, optando per una cima secondaria del gruppo Coglians/Cjanevate, ovvero la Creta Monumenz (2497m), affrontandola però dal suo lato più severo, ovvero la parete Est, la cui base si raggiunge in 2/3 orette dal comodo Passo di M. Croce Carnico, al confine con il territorio austriaco.
Link originario: http://www.sport2k.net/trekking/FVG-090628.htm
Itinerario: P.so di M. Croce Carnico (UD-A) - Creta Monumenz - Forcella Monumenz - Rif. Marinelli - P.so di M. Croce Carnico
Dislivelli: totale 1177m. Quota max raggiunta m 2388. Circa 100m di discesa dopo aver lasciato il bivio per la normale alla Creta di Collina, accentuati dal superamento (sempre in basso) di un nevaio molto carico di neve. Al ritorno un trentina di metri di salita nei pressi del "La Scaletta".
Difficoltà: EE. Camminamento facile fino al bivio per la via normale alla Creta di Collina, dove ci si trova in parete per un tratto esposto in discesa. La salita (tratto conclusivo in parete) verso Creta Monumenz è in parte attrezzata ma subisce un'esposizione in graduale aumento man mano che ci si avvicina alla cima.
Esposizione: E generalmente, ma per buoni tratti si cammina sotto alle pareti S della Creta di Collina.
Rifugi: Rifugio Marinelli (2122m, 50 posti letto, tel. 0433.779177) sempre abbastanza vicino al nostro percorso, e dal quale dovevamo passare per sostare a pranzo. Da "La Scaletta" raggiungibile in 45 minuti.
Acqua e cibo: Un acquedotto a inizio percorso.
Ci incamminiamo attorno alle 8.30 col solito buon passo, circondati da nuvoloni minacciosi ma non troppo, squarciati solamente da sporadiche finestre azzurre, superando con facilità il primo tratto che ci conduce molto gradevolmente al pianoro di Casera Collinetta di Sopra, circondato dalle rocce della Creta di Collina e della Creta di Collinetta, spezzate nella loro egemonia cromatica solamente dalla Cresta Verde, solcata da un piccolo ma evidente sentiero a zig zag.
Di qui ci spostiamo verso sud dove il sentiero risale in mezza costa una cresta morbida e con molta vegetazione, che diventa via via sempre più panoramica fino a condurre pressoché in piano ad un crocevia nei pressi de "La Scaletta" che noi evitiamo, svoltando invece a destra (NW) puntando dritti verso le severe pareti della Creta di Collina, che fa da cornice continua a questo tratto di percorso. Risaliamo con buona fatica dei ripidi e stretti tornanti tra prati e qualche roccia, davanti a noi solo una coppia che punta una via di arrampicata per la Creta di Collina, evidentemente sicuri che il cielo non giochi nel breve alcun brutto scherzo.
Il primo tratto del segnavia CAI 146, poco sopra P.so M. Croce Carnico.
L'incredibile parete E della Creta di Collina (2689).
In lontananza compare il Rifugio Marinelli (2122).
Sguardo verso la Val Grande e l'abitato di Timau (820).
Giungiamo a un altro bivio svoltando verso sinistra per seguire la costa della parete sfruttando una piccola ed esposta cengia erbosa, assicurata da alcuni cavi corrimano, fin dove ci dividiamo dalla coppia di arrampicatori e affrontiamo con attenzione qualche breve tornante in discesa proprio sulla parete fino ad arrivare nei pressi di un nevaio posto al termine di un severo canale che dà direttamente sulla cima della Creta di Collina. Qui rimaniamo impressionati dallo spessore della neve: nei pressi del segnavia si sfiorano i 2 metri, ma poco più in là i metri aumentano a dismisura, cosicché ci convinciamo che sia meglio discendere qualche metro ancora e attraversare il nevaio nella sua parte terminale e meno pendente.
Marti in mezza costa sul segnavia 171, qui dotato di cavi corrimano.
Dalle pareti S della Creta di Collina, spunta la nostra meta, la Creta Monumenz (2497).
Marti durante il tratto infido di discesa, un po' esposto, per raggiungere il nevaio.
Il sentiero passerebbe per di qua, ma la massa di neve ancora presente è impressionante.
Ecco il nevaio visto da sotto.
Superato questo tratto più vario e impegnativo saliamo ancora qualche tornantino tra rocce e erba fino a raggiungere il profilo di una dorsale morenica che ci divide dall'immensa parete Sud della Creta della Cjanevate, che si staglia a Nord. Di qui inizia il sentiero per la vetta, che appare decisamente alpinistica da questo versante, attraversata solamente da una breve cengia erbosa che andremo a percorrere dopo aver risalito con fatica una ripida e consistente pietraia alla base della parete.
Mucchio di ossa trovate lungo il sentiero. Di che animale saranno e che fine avrà fatto?
L'immensa parete S della Creta della Cjanevate (2769).
La parete E della Creta Monumenz (2497), dove sale la nostra traccia.
Pian piano ci accorgiamo che il sentiero, caratterizzato da brevi tornanti e un fondo stretto e incerto, sale però sfruttando una sorta di insenatura della montagna e senza diventare mai troppo problematico, a volte grazie ai corrimano (in parte divelti). Solo qualche piccolo passaggio di I grado ci introduce ad un pinnacolo che per fortuna riesce, obbligando ad un cambio di direzione nella salita, a ridurre l'esposizione che pian piano stava diventando piuttosto consistente. Ora solo qualche tratto su roccia e qualche altro corrimano ci conduce ad un canale ripido e completamente innevato, incastonato nella montagna fino alla sua cima. Il sentiero originariamente lo traversa con l'ausilio di corrimano che scorgiamo appena, per poi riprendere l'ultimo tratto verso la vetta dalla parte opposta del canale.
Ripidi tornantini per aumentare sempre più altitudine ma soprattutto esposizione.
Su queste roccette si inerpica il sentiero verso la cima.
E questo canalino, nella parte alta, ci impedirà di proseguire il cammino.
Verso il basso.
Vista verso il Rifugio Marinelli dalla Creta Monumenz.
Qui le soluzioni possono essere due: o puntellare bene nella neve (non avendo con noi i ramponi) i 10-15 metri che ci dividono dal versante opposto oppure cercare di passare sulle roccette a monte dello strato nevoso. Non mi sento sicuro nell'affrontare il canale che, in caso di scivolata, ci porterebbe dritti dritti circa 300m più in basso quindi optiamo per costeggiare la neve sulle rocce, talvolta sfruttando proprio il piccolo "buco" che si crea tra i due elementi. Il primo tratto non ci crea troppe difficoltà ma siamo obbligati a prendere quei 7-8 metri di quota che poi - ahimè - non saremo in grado di ridiscendere verso la parte opposta del canale. In realtà questo tratto ci ha portato via tanto tempo, nell'esitazione tra il calarmi piano piano giù per queste rocce o il tornare indietro. Provo, passo dopo passo, a trovare gli appigli per scendere ma la non abitudine a scendere spalle a valle e soprattutto l'esposizione su tutto il canale dopo diversi tentennamenti ci induce a tornare sui nostri passi. E' brutto vedere come pochi metri possano dividerci dalla vetta, dalla discesa poi verso un piatto di pasta al rifugio. Ma, scendendo verso la base della parete, realizzo con felicità quanto sia meglio essere lì, a gustarsi un pezzo di cioccolata, forse un po' scontenti dell'essere stati respinti dalla montagna ma certi di aver fatto la scelta giusta. La cima è lì, pronta ad attenderci la prossima volta che vorremo ripetere l'ascensione.
Un pelo di delusione per il mancato approdo in vetta, compensata dal Kit Kat.
Certo, ora dovremo pranzare a valle, quindi meglio non perdere troppo tempo nella discesa che si rivela piacevole e varia, spezzata da quei pochi metri di salita scavati nella roccia, chiamati "La Scaletta", dove ci concediamo qualche fotografia. Di qui in meno di un'ora giungiamo a valle, ormai circondati da nuvole sempre più nere e pronti a sfamarci nella mitica Casetta in Canadà!
Marti all'inizio de "La Scaletta", sulla via del ritorno.
Il tratto attrezzato nella galleria.
Marti alle prese con qualche piolo e un corrimano di ferro.
Molto suggestivo l'angolo in cui è stata scavata la Scaletta.
Marti scendendo sullo sfondo della Creta di Timau (2217).
Domenica di tempo così così in Friuli, prevista solamente una mezza giornata accettabile prima di nuove piogge, che stanno ampiamente caratterizzando l'inizio dell'estate. Ma noi dobbiamo esserci, quanto meno per smaltire la grigliata di festa per il compleanno di Martina della sera prima. Bisogna partire presto e sfruttare in pieno la finestra evitando di trovarsi all'inizio degli eventuali temporali in zone rischiose, sia per la troppa acqua sia per le possibili scariche di fulmini. Noi decidiamo di andare a fare ancora un po' di "gamba" verso la zona che considero più appagante tra quelle che sto imparando a conoscere qui a oriente, optando per una cima secondaria del gruppo Coglians/Cjanevate, ovvero la Creta Monumenz (2497m), affrontandola però dal suo lato più severo, ovvero la parete Est, la cui base si raggiunge in 2/3 orette dal comodo Passo di M. Croce Carnico, al confine con il territorio austriaco.
Link originario: http://www.sport2k.net/trekking/FVG-090628.htm
Itinerario: P.so di M. Croce Carnico (UD-A) - Creta Monumenz - Forcella Monumenz - Rif. Marinelli - P.so di M. Croce Carnico
Dislivelli: totale 1177m. Quota max raggiunta m 2388. Circa 100m di discesa dopo aver lasciato il bivio per la normale alla Creta di Collina, accentuati dal superamento (sempre in basso) di un nevaio molto carico di neve. Al ritorno un trentina di metri di salita nei pressi del "La Scaletta".
Difficoltà: EE. Camminamento facile fino al bivio per la via normale alla Creta di Collina, dove ci si trova in parete per un tratto esposto in discesa. La salita (tratto conclusivo in parete) verso Creta Monumenz è in parte attrezzata ma subisce un'esposizione in graduale aumento man mano che ci si avvicina alla cima.
Esposizione: E generalmente, ma per buoni tratti si cammina sotto alle pareti S della Creta di Collina.
Rifugi: Rifugio Marinelli (2122m, 50 posti letto, tel. 0433.779177) sempre abbastanza vicino al nostro percorso, e dal quale dovevamo passare per sostare a pranzo. Da "La Scaletta" raggiungibile in 45 minuti.
Acqua e cibo: Un acquedotto a inizio percorso.
Ci incamminiamo attorno alle 8.30 col solito buon passo, circondati da nuvoloni minacciosi ma non troppo, squarciati solamente da sporadiche finestre azzurre, superando con facilità il primo tratto che ci conduce molto gradevolmente al pianoro di Casera Collinetta di Sopra, circondato dalle rocce della Creta di Collina e della Creta di Collinetta, spezzate nella loro egemonia cromatica solamente dalla Cresta Verde, solcata da un piccolo ma evidente sentiero a zig zag.
Di qui ci spostiamo verso sud dove il sentiero risale in mezza costa una cresta morbida e con molta vegetazione, che diventa via via sempre più panoramica fino a condurre pressoché in piano ad un crocevia nei pressi de "La Scaletta" che noi evitiamo, svoltando invece a destra (NW) puntando dritti verso le severe pareti della Creta di Collina, che fa da cornice continua a questo tratto di percorso. Risaliamo con buona fatica dei ripidi e stretti tornanti tra prati e qualche roccia, davanti a noi solo una coppia che punta una via di arrampicata per la Creta di Collina, evidentemente sicuri che il cielo non giochi nel breve alcun brutto scherzo.
Il primo tratto del segnavia CAI 146, poco sopra P.so M. Croce Carnico.
L'incredibile parete E della Creta di Collina (2689).
In lontananza compare il Rifugio Marinelli (2122).
Sguardo verso la Val Grande e l'abitato di Timau (820).
Giungiamo a un altro bivio svoltando verso sinistra per seguire la costa della parete sfruttando una piccola ed esposta cengia erbosa, assicurata da alcuni cavi corrimano, fin dove ci dividiamo dalla coppia di arrampicatori e affrontiamo con attenzione qualche breve tornante in discesa proprio sulla parete fino ad arrivare nei pressi di un nevaio posto al termine di un severo canale che dà direttamente sulla cima della Creta di Collina. Qui rimaniamo impressionati dallo spessore della neve: nei pressi del segnavia si sfiorano i 2 metri, ma poco più in là i metri aumentano a dismisura, cosicché ci convinciamo che sia meglio discendere qualche metro ancora e attraversare il nevaio nella sua parte terminale e meno pendente.
Marti in mezza costa sul segnavia 171, qui dotato di cavi corrimano.
Dalle pareti S della Creta di Collina, spunta la nostra meta, la Creta Monumenz (2497).
Marti durante il tratto infido di discesa, un po' esposto, per raggiungere il nevaio.
Il sentiero passerebbe per di qua, ma la massa di neve ancora presente è impressionante.
Ecco il nevaio visto da sotto.
Superato questo tratto più vario e impegnativo saliamo ancora qualche tornantino tra rocce e erba fino a raggiungere il profilo di una dorsale morenica che ci divide dall'immensa parete Sud della Creta della Cjanevate, che si staglia a Nord. Di qui inizia il sentiero per la vetta, che appare decisamente alpinistica da questo versante, attraversata solamente da una breve cengia erbosa che andremo a percorrere dopo aver risalito con fatica una ripida e consistente pietraia alla base della parete.
Mucchio di ossa trovate lungo il sentiero. Di che animale saranno e che fine avrà fatto?
L'immensa parete S della Creta della Cjanevate (2769).
La parete E della Creta Monumenz (2497), dove sale la nostra traccia.
Pian piano ci accorgiamo che il sentiero, caratterizzato da brevi tornanti e un fondo stretto e incerto, sale però sfruttando una sorta di insenatura della montagna e senza diventare mai troppo problematico, a volte grazie ai corrimano (in parte divelti). Solo qualche piccolo passaggio di I grado ci introduce ad un pinnacolo che per fortuna riesce, obbligando ad un cambio di direzione nella salita, a ridurre l'esposizione che pian piano stava diventando piuttosto consistente. Ora solo qualche tratto su roccia e qualche altro corrimano ci conduce ad un canale ripido e completamente innevato, incastonato nella montagna fino alla sua cima. Il sentiero originariamente lo traversa con l'ausilio di corrimano che scorgiamo appena, per poi riprendere l'ultimo tratto verso la vetta dalla parte opposta del canale.
Ripidi tornantini per aumentare sempre più altitudine ma soprattutto esposizione.
Su queste roccette si inerpica il sentiero verso la cima.
E questo canalino, nella parte alta, ci impedirà di proseguire il cammino.
Verso il basso.
Vista verso il Rifugio Marinelli dalla Creta Monumenz.
Qui le soluzioni possono essere due: o puntellare bene nella neve (non avendo con noi i ramponi) i 10-15 metri che ci dividono dal versante opposto oppure cercare di passare sulle roccette a monte dello strato nevoso. Non mi sento sicuro nell'affrontare il canale che, in caso di scivolata, ci porterebbe dritti dritti circa 300m più in basso quindi optiamo per costeggiare la neve sulle rocce, talvolta sfruttando proprio il piccolo "buco" che si crea tra i due elementi. Il primo tratto non ci crea troppe difficoltà ma siamo obbligati a prendere quei 7-8 metri di quota che poi - ahimè - non saremo in grado di ridiscendere verso la parte opposta del canale. In realtà questo tratto ci ha portato via tanto tempo, nell'esitazione tra il calarmi piano piano giù per queste rocce o il tornare indietro. Provo, passo dopo passo, a trovare gli appigli per scendere ma la non abitudine a scendere spalle a valle e soprattutto l'esposizione su tutto il canale dopo diversi tentennamenti ci induce a tornare sui nostri passi. E' brutto vedere come pochi metri possano dividerci dalla vetta, dalla discesa poi verso un piatto di pasta al rifugio. Ma, scendendo verso la base della parete, realizzo con felicità quanto sia meglio essere lì, a gustarsi un pezzo di cioccolata, forse un po' scontenti dell'essere stati respinti dalla montagna ma certi di aver fatto la scelta giusta. La cima è lì, pronta ad attenderci la prossima volta che vorremo ripetere l'ascensione.
Un pelo di delusione per il mancato approdo in vetta, compensata dal Kit Kat.
Certo, ora dovremo pranzare a valle, quindi meglio non perdere troppo tempo nella discesa che si rivela piacevole e varia, spezzata da quei pochi metri di salita scavati nella roccia, chiamati "La Scaletta", dove ci concediamo qualche fotografia. Di qui in meno di un'ora giungiamo a valle, ormai circondati da nuvole sempre più nere e pronti a sfamarci nella mitica Casetta in Canadà!
Marti all'inizio de "La Scaletta", sulla via del ritorno.
Il tratto attrezzato nella galleria.
Marti alle prese con qualche piolo e un corrimano di ferro.
Molto suggestivo l'angolo in cui è stata scavata la Scaletta.
Marti scendendo sullo sfondo della Creta di Timau (2217).
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