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… Brahms’ fourth Racket!

( mi è venuto in mente un episodio di Fawlty Towers, leggendario telefilm inglese degli anni settanta, nel quale John Cleese se ne sta per i fatti suoi ad ascoltare appunto Brahms - forse la terza sinfonia - quando arriva la moglie che gli scassa le palle richiamandolo all’ordine, dicendogli qualcosa del tipo “get some work done instead of listening to that racket!”, al che Cleese le risponde: “racket?!? That’s Brahms! Brahms’ third racket!” 🤣🤣)
 
negli anni 70 guardavo George & Mildred...poi sono pssato direttamente a Benny Hill
 
… Brahms’ fourth Racket!

( mi è venuto in mente un episodio di Fawlty Towers, leggendario telefilm inglese degli anni settanta, nel quale John Cleese se ne sta per i fatti suoi ad ascoltare appunto Brahms - forse la terza sinfonia - quando arriva la moglie che gli scassa le palle richiamandolo all’ordine, dicendogli qualcosa del tipo “get some work done instead of listening to that racket!”, al che Cleese le risponde: “racket?!? That’s Brahms! Brahms’ third racket!” 🤣🤣)
Spero di aver colto il senso di questo scambio. Spero.


 
Spero di aver colto il senso di questo scambio. Spero.
Non c’era molto da cogliere: era solo il ricordo di una battuta divertente di quella vecchia serie (“racket” vuol dire frastuono, baccano, casino). Che riguardasse Brahms è solo un caso.
Il terzo concerto mi pare che lo scrisse per la moglie, e so che è generalmente ritenuto il suo migliore.
Io personalmente però preferisco i primi due concerti per piano, che Bartók scrisse molti anni prima e che, per il selvaggio percussionismo che li contraddistingue, si staccano molto più decisamente dal consueto.
Il secondo movimento del primo concerto poi… è un episodio musicale che non appartiene né al suo tempo né al suo spazio: potrebbe benissimo essere etereo free jazz americano degli anni sessanta.

Non che tale anacronismo possa in alcun modo essere considerato precursore di alcunché, così come alla stessa maniera sono delle sciocchezze quelle che ho letto in queste pagine secondo le quali Beethoven, con le idee profuse nell’ultima sonata, avrebbe fatto da “papà” a parecchia roba di cento e passa anni successiva
 
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