karplus
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Ho recuperato il pdf: https://www.google.com/url?sa=t&sou...UQFnoECBcQAQ&usg=AOvVaw1ng0sNIkW9yQb7sT025-as
Pressione per il collegamento già da decenni:
Tuttavia, già a partire dagli anni '80 esistono progetti di espansione per l'impianto di risalita, i cui cesti iniziali sono stati sostituiti da semplici cabine nei primi anni '70. I progetti di sviluppo sono andati di pari passo con l'espansione delle aree sciistiche circostanti. È naturalmente facile immaginarsi come un utilizzo invernale dell'impianto di risalita, con discesa nella selvaggia gola fino ai agli ancora incontaminati Piani di Confine, dove tra l’altro incontriamo già il prossimo progetto, il collegamento Saltria-Monte Pana - sarebbe un'offerta allettante per molti sciatori. Dal punto di vista paesaggistico e naturalistico avrebbe però effetti devastanti, perché aprirebbe allo sci anche il gruppo del Sassolungo, ultimo baluardo della zona non ancora collegato sciisticamente. Proprio per questi motivi e grazie alle proteste delle associazioni ambientaliste e della popolazione locale, i progetti di ampliamento nel 1987 fallirono. Ora come un tempo si torna però a parlare di un’apertura dell’impianto ad un utilizzo invernale. Questo è quanto fa pensare una decisione della scorsa settimana della giunta comunale di Selva Gardena. Una delibera del 16 maggio propone infatti di equiparare gli impianti di risalita riportati nel piano urbanistico comunale - come quello della Forcella del Sassolungo - a quelli presenti nel piano provinciale di settore per gli impianti di risalita e piste da sci, consentendo in questo modo a tutti l'esercizio invernale.
Il potenziamento dell’impianto graverebbe decisamente su natura e paesaggio:
Claudia Plaikner dell'Heimatpflegeverband ritiene perfino grottesco che si parli di piani di espansione per un massiccio montuoso ancora relativamente intatto, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in atto, della grande incertezza sulla presenza di neve e del disagio per i crescenti flussi turistici. È chiaro che l'espansione significherebbe un aumento di migliaia di visitatori giornalieri e quindi un ulteriore aggravio sulla natura. Per non parlare dell'impatto negativo sul paesaggio preannunciato dalle strutture edilizie previste dal progetto: quadruplicazione della cubatura della stazione a monte sulla forcella, il cui spazio è pressoché già sfruttato al massimo tra l'attuale stazione a monte e il rifugio Toni Demetz, pilastri in cemento alti il doppio degli esistenti e 13.000 metri cubi di volume di costruzione per una nuova stazione a valle.
Pressione per il collegamento già da decenni:
Tuttavia, già a partire dagli anni '80 esistono progetti di espansione per l'impianto di risalita, i cui cesti iniziali sono stati sostituiti da semplici cabine nei primi anni '70. I progetti di sviluppo sono andati di pari passo con l'espansione delle aree sciistiche circostanti. È naturalmente facile immaginarsi come un utilizzo invernale dell'impianto di risalita, con discesa nella selvaggia gola fino ai agli ancora incontaminati Piani di Confine, dove tra l’altro incontriamo già il prossimo progetto, il collegamento Saltria-Monte Pana - sarebbe un'offerta allettante per molti sciatori. Dal punto di vista paesaggistico e naturalistico avrebbe però effetti devastanti, perché aprirebbe allo sci anche il gruppo del Sassolungo, ultimo baluardo della zona non ancora collegato sciisticamente. Proprio per questi motivi e grazie alle proteste delle associazioni ambientaliste e della popolazione locale, i progetti di ampliamento nel 1987 fallirono. Ora come un tempo si torna però a parlare di un’apertura dell’impianto ad un utilizzo invernale. Questo è quanto fa pensare una decisione della scorsa settimana della giunta comunale di Selva Gardena. Una delibera del 16 maggio propone infatti di equiparare gli impianti di risalita riportati nel piano urbanistico comunale - come quello della Forcella del Sassolungo - a quelli presenti nel piano provinciale di settore per gli impianti di risalita e piste da sci, consentendo in questo modo a tutti l'esercizio invernale.
Il potenziamento dell’impianto graverebbe decisamente su natura e paesaggio:
Claudia Plaikner dell'Heimatpflegeverband ritiene perfino grottesco che si parli di piani di espansione per un massiccio montuoso ancora relativamente intatto, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in atto, della grande incertezza sulla presenza di neve e del disagio per i crescenti flussi turistici. È chiaro che l'espansione significherebbe un aumento di migliaia di visitatori giornalieri e quindi un ulteriore aggravio sulla natura. Per non parlare dell'impatto negativo sul paesaggio preannunciato dalle strutture edilizie previste dal progetto: quadruplicazione della cubatura della stazione a monte sulla forcella, il cui spazio è pressoché già sfruttato al massimo tra l'attuale stazione a monte e il rifugio Toni Demetz, pilastri in cemento alti il doppio degli esistenti e 13.000 metri cubi di volume di costruzione per una nuova stazione a valle.