Anello Sentiero Osvaldo Orsi - Dolomiti di Brenta - 3 agosto 2026

Stebbianco

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Lunedì 3 agosto 2026 sono riuscito a compiere un giro che avevo pianificato un paio di anni fa, a cui non mi ero ancora avvicinato nella pratica per due ragioni: le sue dimensioni e ragioni di salute (la scorsa estate sono riuscito a fare ben poco a causa di un intervento a giugno e poi a causa di un infortunio alla schiena che ancora mi porto dietro).

Domenica sera stavo progettando qualcosa, ma le previsioni meteo non erano molto incoraggianti: nubi basse un po' ovunque. C'era in ballo il Pizzo Badile camuno, ma con la schiena che mi ritrovo la ferrata finale avrebbe potuto portarmi all'abbandono sul più bello... c'era inoltre la prospettiva di un giro nel parco dell'Adamello, ma quelle pietraie sulla mia schiena avrebbero potuto (e potrebbero tuttora nel momento in cui scrivo) avere effetti deleteri (alcune in Appennino non sono poi tanto differenti e non sono affatto piacevoli). Così mi son detto "proviamola, tanto sicuramente non ci riuscirai... quindi il meteo non avrà poi tanta rilevanza".

Lunedì mattina alle 6:30 circa sono al centro ittiogenico di Molveno (ci ho parcheggiato e ci ho preso 60€ di multa, perché a ben vedere c'è un divieto di transito), mi preparo rapidamente e alle 6:45 parto. Nello zaino ho 3l di acqua, 250g di datteri, una busta di Haribo, il pranzo (circa 400g di pasta con delle proteine magre che non ricordo cosa fossero), un pile leggero, un guscio, una frontale, imbrago e kit da ferrata, casco, lacci di ricambio, oki, una Red Bull. Prendo il SAT 319 in direzione rifugio Croz (1430-1440 mslm), che raggiungo in un'ora. La tratta si svolge su strada carrabile estremamente agevole, priva di difficoltà tecniche e con pendenza relativamente bassa, il dislivello è di circa 590 m. Mentre di fatto faccio colazione e mentre osservo l'enorme quantità di funghi proprio a bordo strada, cerco di tenere un passo "andante" e così raggiungo il rifugio in un'oretta. Il luogo è immerso in una vallata molto suggestiva – con la catena centrale del Brenta da una parte e dall'altra le pareti del Croz a picco, di fronte (nord) il gruppo di Cima Roma – e già solo lui merita la passeggiata, senza ulteriori divagazioni.

Appena oltre il rifugio mi fermo per qualche scatto fotografico e poi su verso la val Perse con il SAT 322. Alle 9.00 sono alla Busa dell'acqua per attaccare il tratto più ripido. Qui la situazione agibilità è solo leggermente migliore rispetto a quanto trovato ad inizio giugno, di fatto la traccia è varia e si sviluppa su terreno franoso dove non sempre è facilissimo individuare il punto più agevole per salire – suggerisco sempre di seguire le bandierine... quando ci sono; appena prima del pianoro sommitale una brevissima cengia di 10-15 metri molto esposta e su terreno stretto e friabile è nelle medesime condizioni di inizio giugno. Allo scollinamento mi fermo una decina di minuti per mettere qualcosa sotto i denti (mi sono già ciucciato 1500 m di dislivello), dopodiché proseguo con un traverso sotto cima Roma. A questo punto il sentiero porta diretto dentro 3 frane (due abbastanza ampie ed una, l'ultima, piccolina e piuttosto semplice da superare) e quello che faccio è 1. pensare un secondo se superare la prima (delle altre non potevo sapere) o tornare indietro, 2. superare le frane rischiando di morire una decina di volte in una decina di minuti (non male!). Terminato il pezzo forte mi volto indietro e vedo una bella traccia, con tanto di segnavia nuovissimo impresso su una roccia, passare ampia e comoda sopra quella che avevo seguito io (che però era quella segnata...): in sostanza, venendo dalla Val Perse (sospetto che non sia un percorso gettonatissimo quello di salire dalla Val Perse), arrivati alle frane, guardatevi bene intorno perché dovreste trovare una traccia (non segnata!) che passa più in alto e che vi consente di scavallare le frane con relativa agilità (suppongo). Salvata la pellaccia, appena più avanti trovo delle indicazioni, tengo la sinistra e poco più avanti il bivio 322-303 (sentiero Osvaldo Orsi). Qui prendo a sinistra (a destra si va alla bocca di Tuckett) e mi avvicino all'attacco della parte attrezzata, prima con qualche tornante in salita verso la parete di Cima Brenta e poi con un traverso (sotto Cima Brenta). Mentre sono impegnato nei tornantini incontro due giovani donne che avevo incontrato settimana scorsa alla Malga Spora, con cui avevamo (ero in compagnia) scambiato qualche parola sui loro venturi progetti escursionistici, ci riconosciamo e ci diamo qualche informazione. Dopo pochi minuti arrivo al tratto attrezzato – che è frammentato in più parti ma complessivamente breve e semplicissimo: venendo da nord si hanno due cavi per superare delle facili roccette e poi un sistema di cenge protette con cavo – e, appena superato il primo tratto, trovo una sporgenza nella roccia a quota 2520 mslm dove mi fermo per pranzo, contemplando: il paretone di Cima Brenta alla mia sinistra, il gruppo di Cima Roma di fronte, la zona del Croz alla mia destra. Sono le ore 11:20.

Nel giro di una ventina di minuti mi rimetto in moto. L'Osvaldo Orsi è un percorso in quota, sostanzialmente in piano, sotto le due ferrate delle bocchette che collega la bocca di Tuckett alla Bocca di Brenta. Nel suo percorso aggira dapprima (venendo da nord) lo Spallone dei Massodi e poi le propaggini meridionali della Cima degli Armi. Percorrendolo, gli anfiteatri in cui si immerge sono 1. dalla Val Perse, quello di Cima Roma, Cima Sella, Cima Brenta e Spallone dei Massodi); 2. dal Naso dei Massodi, quello dello Spallone dei Massodi, di Cima di Molveno e Cima degli Armi; 3. dalla Busa degli Sfulmini, quello di Cima degli Armi, della Torre di Brenta, del Campanile Alto, del Campanile Basso e di Cima di Brenta Alta; 4. dal rifugio Tosa, quello di Cima di Brenta Alta, Cima di Brenta Bassa, Croz del RIfugio e Monte Daino. Essendo il percorso ad una distanza estremamente ravvicinata a suddette meraviglie, ritrarre fotograficamente l'ambiente è davvero molto difficile (non ci ho nemmeno provato in tantissimi casi). Si può percorrere in entrambe le direzioni (consiglio la direzione da me percorsa). A livello della Busa degli Sfulmini si connette con la via ferrata Spellini, che conduce alla Bocca degli Armi (accesso alle bocchette centrali ed al rif. Alimonta, nonché volendo alle bocchette alte). L'Osvaldo Orsi termina nel SAT 319 appena sotto al rif. Tosa, dove arrivo – con passo più calmo e dopo innumerevoli pause fotografiche... in estasi totale – alle 12.50.

A questo punto con il 319 scendo fino al Selvata, poi con il 340 fino al Croz per poi riprendere il 319 fino a Molveno.
La discesa è priva di difficoltà tecniche e non particolarmente ripida, ma è letteralmente infinita.

Sviluppo: 23.5 Km
Dislivello positivo: 1800 m
Durata: ho impiegato 9h30 con 40-60' di pause, ma andando piuttosto spedito
Acqua: la prima possibilità di rifornimento l'avete in prossimità del Selvata (a meno che, una volta terminato il 303, non vogliate salire fino al Pedrotti... ma vi assicuro che non lo vorrete) quindi portare tantissima acqua

È sicuramente una delle più belle escursioni che abbia mai fatto, nonché con molta probabilità la più impegnativa da un punto di vista puramente fisico. Le difficoltà tecniche sono tutto sommato contenute e sono limitate alla Val Perse, specialmente al traverso sotto Cima Roma.

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Monte Daino appena imboccato il SAT 322.

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Gaiarda e Ridont sul 322.

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Gaiarda sul 322.

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Gaiarda in prossimità della Busa dell'acqua sul 322.

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Dalla Val Perse verso Cima Clamer. Insolite formazioni rocciose.

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Alta Val Perse verso lo Spallone dei Massodi.

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Cima Brenta in prossimità del primo scollinamento della Val Perse.

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Bocca di Tuckett allo scollinamento.

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Traverso sotto cima di Val Perse. La prima pericolosa frana da attraversare (grazie SAT!)

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Sono qui bene evidenti le colate detritiche da attraversare.

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Verso lo Spallone dei Massodi, dopo il bivio per la bocca di Tuckett.

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Il sentiero 303 Osvaldo Orsi.

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Primo tratto attrezzato.

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Panorama del mio pranzo. Primo anfiteatro (quello della Val Perse). Da sinistra: Rocca di Val Perse, Cima di Val Perse, Cima Roma. Sulla sinistra (non visibile) Cima Brenta.

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Panorama del mio pranzo, verso il Croz, Cima dei Lasteri e, un po' nascosto, Piz Galino.

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Una delle cenge del sentiero Orsi.

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Spallone dei Massodi.

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Cengia.

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Cengia.

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Di nuovo verso Cima Roma, sempre bellissima.

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Dopo aver aggirato lo Spallone dei Massodi siamo nel secondo anfiteatro. Da sinistra: in primo piano il Naso dei Massodi, Monte Daino e sullo sfondo la Cima di Ceda.

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Ruotando a destra rispetto allo scatto precedente. Non rende minimamente giustizia dell'immensità di questo anfiteatro. Non si può comprendere, bisogna esserci per capire.

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Ruotando ancora a destra rispetto allo scatto precedente.

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Alcune pareti.

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Terzo anfiteatro: spuntano i campanili.

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Campanili e Torre di Brenta.

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Cima di Brenta Alta e Campanile Basso.

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Volgendo lo sguardo indietro, con il Naso dei Massodi al centro. Una decina di minuti prima ero sulla sua forcellina.

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Rifugi Tosa e Pedrotti. Sulla sinistra il Croz del Rifugio.

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Insolita formazione rocciosa.

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Rifugio Tosa in primo piano, dietro alla sua destra il Pedrotti. A sinistra sullo sfondo Cima di Brenta bassa, a destra Cima di Brenta alta, in mezzo la Bocca di Brenta (accesso alle bocchette centrali).

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Questa bellissima valle che non so come si chiama – purtroppo rovinata dalla teleferica.

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La catena centrale del Brenta da una ulteriore prospettiva.

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Baita Massodi e Rif. Pedrotti allineati. Qui è possibile il primo rifornimento di acqua.

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Ultima modifica:
Non capisco come tu abbia potuto trovare il Brenta sgombro di nubi ad agosto, per di più da quel lato... hanno per caso asciugato il Garda?

Poi leggo con calma la narrazione...
 
Bello bello bello complimenti
Ti ringrazio! Spero tu abbia visto la versione definitiva... quelle intermedie non erano granché con gli allegati 🤣
Non capisco come tu abbia potuto trovare il Brenta sgombro di nubi ad agosto, per di più da quel lato... hanno per caso asciugato il Garda?

Poi leggo con calma la narrazione...
Contro ogni previsione metereologica, tra l'altro! Ma a forza di provarci... ci si indovina.
Stavo monitorando la situazione da qualche giorno e spesso la previsione non era allineata alla webcam dello Spinale, così ho tentato.
 
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