Il soggetto del blog è noto per essere critico verso il modello di sviluppo delle stazioni sciistiche, quindi quello che dice può essere una base di partenza per una riflessione, ma le valutazioni di merito sono da prendere con le pinze.
Seguono alcune riflessioni sulle gestioni messe giù in maniera abbastanza disordinata, sulla base della mia (breve) esperienza da agente di pedana e da persona che sulla gestione degli impianti sciistici ci ha fatto una tesi.
1. Il Rota fa un calderone di tutti gli esercenti e tutte le stazioni, tranne per alcuni accenni a specifiche zone. Direi che sia una semplificazione abbastanza grossolana. Se avesse voluto fare un'analisi sensata avrebbe diviso per cluster di esercenti in base alla dimensione della stazione gestita, se l'esercente è l'unico esercente della stazione o se sono più di uno, sulle caratteristiche geografiche della stazione, etc.
2. Molti esercenti di stazioni medio-piccole sono aziende piccole e a gestione familiare, con tutto quello che consegue. Scarsa innovazione, uso dell'azienda per trovare un lavoro ai figli, l'obiettivo non è massimizzare i margini ma minimizzare i costi. Le aziende grosse sono invece molto più strutturate, con funzioni di programmazione strategica e di controllo di gestione funzionanti come cristo comanda.
3. Anche grandi comprensori possono avere modelli di gestione diversi: la val gardena è molto frammentata, la val badia ha visto da una 10ina di anni un consolidamento degli esercenti, idem arabba, la val di fassa invece vede una forte presenza della sitc nel capitale degli altri esercenti. In val d'aosta e friuli i comprensori sono prevalentemente a gestione pubblica (rispettivamente attraverso finaosta e promotur).
Un grande comprensorio gestito da tante piccole società può avere meno economie di scala rispetto a un comprensorio più piccolo ma gestito da un singolo esercente.
4. Non specifica una fonte che sia una per i numeri che propone.
5. La destagionalizzazione non viene minimamente citata. Eppure il numero di turisti che prende gli impianti anche d'estate non penso proprio sia trascurabile, anzi. Inoltre, l'apertura estiva ha una quota di costi fissi notevolmente minore (zero innevamento artificiale, zero battitura piste) e l'apertura dei soli impianti principali permette di ridurre le spese di elettricità e personale. Per alcune piccole stazioni, con poche piste e a bassa quota, l'apertura estiva è ciò che salva i bilanci, ma non penso proprio che la cosa sia generalizzabile a tutti gli esercenti. (Sulla destagionalizzazione c'è un itneressante articolo del 2021
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0160738321001456?via=ihub
Doi 10.1016/j.annals.2021.103267)