Fonzie
Utente malamente
10 km a+r, 1300 dsl+
Classicissima di chiusura e di fatti piuttosto popolata essendo ultimo baluardo di sciabilità più che decente, anche se perlopiù alpinisti ed appiedati. Il piano era concatenare una doppia uscita all'interno della stessa giornata, ma anticipo sin da subito il fallimento del progetto a causa di luppoli e genziane che hanno fatto rimandare la seconda uscita all'indomani.
Procedo come sempre al racconto per immagini, ma essendo gita già recensita (e non solo da me) vista la iper-classicità spero di non annoiarvi, ma semmai incuriosirvi. Ah, dimenticavo, chiedo scusa per il termine GITA: sta sulle scatole anche a me, ma ormai è parte del vocabolario e difficilmente estirpabile.
Sveglia alle simpatiche ore 04:15 per cercare di trovare buona neve e dotazione scialpinistica standard sia per il Gran Sasso che per la seconda eventuale uscita di giornata
Arrivati in loco già presente gente in cammino (tende e camper al Piano del laghetto, punto di partenza) e bellissima frescura e colori: primi 400 metri in modalità Batman. Vista sulla seconda meta di giornata che sembra veramente in ottima condizione.
Lento pede si giunge alla malinconia/nostalgia, anche doppia guardando il vecchio arrivo della monoseggiola della Madonnina: superata quest'ultima eccoci al passo delle Scalette sgombro di neve (gli avventori estivi manco si accorgono che lì sotto c'è il nulla)
Predisposta la scarpiera si calzano scarponi, sci, rampant (neve molto saponosa) e pelli e si inizia a salire a vista sul bellissimo vallone delle Cornacchie: traccia seguita interessante con passaggi su buchi belli alti tra le rocce (cosa stesse pensando il tipo non so), ma ben presto abbandonata a favore dei ramponi perchè si scivola veramente troppo. Non è pericoloso ma è noioso perchè ogni 4 passi uno è in basso e si deve risalire... Così piuttosto rapidamente si giunge in zona Franchetti alla base della "morena" e si sale verso il """"""""""""ghiacciaio""""""""""""""" del Calderone.
Balconcino con panorama verso il Piccolo dove la morena si appiana e dietro si apre la solita bellissima, a dir poco, vista. E qui spunta il cagnolone chiamato Alaska che ci accompagnerà fino in cima: bravissimo, ma con un ansia incredibile, peggio del pessimista cronico sottoscritto.
E ora via verso l'ultima rampa, dopo aver valutato come non fattibile una alternativa più "distante dalle folle" per mancanza di neve (e forse troppo dura, sopra tratto esposto)
All'uscita del colletto Alaska scruta il catino perchè il padrone tarda, vista su Campo Pericoli e cima alla nostra sinistra, dove NON saliremo (dopo aver fatto il classico "magazzino") per cercare di nuovo una strana fuga dalla folla: tentativo comunque fallito per mancanza di passaggio adatto.
Ed ora le poche foto in discesa, perchè ci sono stati urletti e poche pause. La neve in alto anche troppa (prime due curve ripide un po' sullo smaciullato sfondato), in basso evitate diverse pietre fisse, una anche con saltello di emergenza. Ma in sintesi molto divertente e poi l'ambiente resta davvero abbacinante.
Restiamo alti per tornare nella nostra comoda cabina armadio e ri-calzare le scarpe, salutando le firme lasciate sul ragazzone che anche quest'anno ci ha fatto chiudere in bellezza. E visto il mio recente "anno infortunistico"... tutto oltre le aspettative.
Tornati all'auto, cullati da un vento estivo leggero e profumato, inizio a preparare il setup per la seconda uscita, ma il tempo (e come dicevo, il bar) è tiranno nonostante io sia a soli 45 minuti d'auto e la rimando al giorno dopo... meglio perchè un po' di riposo è necessario.
Giorno 2, Domenica:
0,1 km a+r, 0,5 dsl+
I 50 cm di dislivello sono quelli sommati necessari a salire sull'auto con palette e secchielli del pargolo festante al mattino e sulla panca in occasione di Cantine Aperte Marche al pomeriggio.
Diciamo che possiamo rilassare la stanche membra e sciolinare grasso... ora pausa vacca e poi magari si ricomincia con un po' di trekking.
Voto 8,5 - Alla stagione nonostante tutto 9++
A presto!
Classicissima di chiusura e di fatti piuttosto popolata essendo ultimo baluardo di sciabilità più che decente, anche se perlopiù alpinisti ed appiedati. Il piano era concatenare una doppia uscita all'interno della stessa giornata, ma anticipo sin da subito il fallimento del progetto a causa di luppoli e genziane che hanno fatto rimandare la seconda uscita all'indomani.
Procedo come sempre al racconto per immagini, ma essendo gita già recensita (e non solo da me) vista la iper-classicità spero di non annoiarvi, ma semmai incuriosirvi. Ah, dimenticavo, chiedo scusa per il termine GITA: sta sulle scatole anche a me, ma ormai è parte del vocabolario e difficilmente estirpabile.
Sveglia alle simpatiche ore 04:15 per cercare di trovare buona neve e dotazione scialpinistica standard sia per il Gran Sasso che per la seconda eventuale uscita di giornata
Arrivati in loco già presente gente in cammino (tende e camper al Piano del laghetto, punto di partenza) e bellissima frescura e colori: primi 400 metri in modalità Batman. Vista sulla seconda meta di giornata che sembra veramente in ottima condizione.
Lento pede si giunge alla malinconia/nostalgia, anche doppia guardando il vecchio arrivo della monoseggiola della Madonnina: superata quest'ultima eccoci al passo delle Scalette sgombro di neve (gli avventori estivi manco si accorgono che lì sotto c'è il nulla)
Predisposta la scarpiera si calzano scarponi, sci, rampant (neve molto saponosa) e pelli e si inizia a salire a vista sul bellissimo vallone delle Cornacchie: traccia seguita interessante con passaggi su buchi belli alti tra le rocce (cosa stesse pensando il tipo non so), ma ben presto abbandonata a favore dei ramponi perchè si scivola veramente troppo. Non è pericoloso ma è noioso perchè ogni 4 passi uno è in basso e si deve risalire... Così piuttosto rapidamente si giunge in zona Franchetti alla base della "morena" e si sale verso il """"""""""""ghiacciaio""""""""""""""" del Calderone.
Balconcino con panorama verso il Piccolo dove la morena si appiana e dietro si apre la solita bellissima, a dir poco, vista. E qui spunta il cagnolone chiamato Alaska che ci accompagnerà fino in cima: bravissimo, ma con un ansia incredibile, peggio del pessimista cronico sottoscritto.
E ora via verso l'ultima rampa, dopo aver valutato come non fattibile una alternativa più "distante dalle folle" per mancanza di neve (e forse troppo dura, sopra tratto esposto)
All'uscita del colletto Alaska scruta il catino perchè il padrone tarda, vista su Campo Pericoli e cima alla nostra sinistra, dove NON saliremo (dopo aver fatto il classico "magazzino") per cercare di nuovo una strana fuga dalla folla: tentativo comunque fallito per mancanza di passaggio adatto.
Ed ora le poche foto in discesa, perchè ci sono stati urletti e poche pause. La neve in alto anche troppa (prime due curve ripide un po' sullo smaciullato sfondato), in basso evitate diverse pietre fisse, una anche con saltello di emergenza. Ma in sintesi molto divertente e poi l'ambiente resta davvero abbacinante.
Restiamo alti per tornare nella nostra comoda cabina armadio e ri-calzare le scarpe, salutando le firme lasciate sul ragazzone che anche quest'anno ci ha fatto chiudere in bellezza. E visto il mio recente "anno infortunistico"... tutto oltre le aspettative.
Tornati all'auto, cullati da un vento estivo leggero e profumato, inizio a preparare il setup per la seconda uscita, ma il tempo (e come dicevo, il bar) è tiranno nonostante io sia a soli 45 minuti d'auto e la rimando al giorno dopo... meglio perchè un po' di riposo è necessario.
Giorno 2, Domenica:
0,1 km a+r, 0,5 dsl+
I 50 cm di dislivello sono quelli sommati necessari a salire sull'auto con palette e secchielli del pargolo festante al mattino e sulla panca in occasione di Cantine Aperte Marche al pomeriggio.
Diciamo che possiamo rilassare la stanche membra e sciolinare grasso... ora pausa vacca e poi magari si ricomincia con un po' di trekking.
Voto 8,5 - Alla stagione nonostante tutto 9++
A presto!
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