Work in progress anche a 58 anni suonati !

Grazie, speravo in qualcosa di più "casalingo": l'infiltrazione mi è molto indigesta, un ferro nel ginocchio...

Ti dico la mia esperienza, anche se già scritta altrove.

A prescindere da eventuali idiosincrasie con gli aghi (c'è comunque di molto peggio, soprattutto per maschietti meno giovani!) nella mia esperienza di condropatico da >15 anni, il dolore all'infiltrazione deriva dal livello di infiammazione interna. Se quella scende, il dolore diventa semplice fastidio, come un'intra-muscolo.
Sono passato da 3/4 cicli/anno a 1-2 (a volte 0) infiltrazioni singole/anno, e se prima non camminavo subito perché mi sembrava di avere una pallina nel ginocchio, oggi torno a casa senza problemi.

Probabilmente la densità può incidere sul fastidio, però il medico mi dice che nella condropatia (del non -agonista!) l'efficacia non cambia; ma maggiore densità corrisponde solo a maggior durata e minor numero di cicli (a costo più alto, però).

Verissimo che lavorare sul tono muscolare è fondamentale, ma con intelligenza: finché sei infiammato o reattivo niente squat ma bici o meglio cyclette, poi isometrici, poi isometrici con pesi poi macchine (finché non stai bene è meglio se ti segue un fisioterapia anziché un personal trainer: sei in riabilitazione).
Per tonificare rapidamente senza carico si può aggiungere inizialmente anche un EVM (non ci credevo, ma fa miracoli) o una piattaforma vibrante tipo BoscoSystem (a me dà fastidio alla cervicale)... Poi prosegui da solo, ma con progressività e costanza. Il mio fisioterapista dice che i 50nni tendono sempre a strafare, oppure si annoiano e mollano...

Il problema è che visto come sono saliti i costi di ac.ial. negli ultimi anni, forse conviene mettere i soldi da parte per un ciclo di PRP: io l'ho fatto 2 anni fa ed ho riscontrato un netto miglioramento rispetto all'ac.ial. ma ad un ginocchio solo (quello messo peggio).
Sono tutti presidi da provare, ma c'è un margine di soggettività nei risultati e comunque non fanno miracoli.

Oggi il mio problema è enormemente migliorato con movimento costante ma senza strafare, il problema sono diventati i tendini induriti soprattutto del quadricipite all'inserzione del ginocchio che ormai si ribellano, richiedendo varie cure pre e post impegno (sono in costante sovrappeso, però).
 
Io per esempio ho bisogno delle dritte giuste, ma non miglioro mentre scio con il mio maestro. Miglioro nei giorni successivi, a furia di provare e riprovare a mettere in pratica ciò che mi é stato detto. E anche quando scio con il maestro i giri in cui mi guarda sono 2 o 3, poi diventa inutile ripetere la stessa cosa. Quindi per me sciare solo con il maestro non sarebbe particolarmente proficuo.
Sono d’accordo: anch’io vedo miglioramenti solo quando scio libero cercando di provare e riprovare quello che diciamo e facciamo durante l’allenamento. Non nasciamo maestri di noi stessi ma dobbiamo diventarlo una volta che qualcuno ci dice cosa fare e cosa non fare e in che momento a seconda di quello che vogliamo dimostrare, in modo da capire noi stessi cosa stiamo facendo bene o male: credo che il percorso di crescita (con allenatori, team, o altro) serva proprio a sviluppare questa abilità, prima ancora che sciare bene (quella è una conseguenza).
 
Grazie, speravo in qualcosa di più "casalingo": l'infiltrazione mi è molto indigesta, un ferro nel ginocchio...
Si, è oggettivamente sgradevole. Ma è più una cosa psicologica che un dolore vero e proprio. Meglio non guardare e distrarsi mentre te la fanno.
Poi si deve anche capire il tipo di acido ialuronico da fare. Non sono tutti uguali. Devi trovare quello giusto per le tue condizioni.
Io ho cominciato con quello a basso peso molecolare (inizio credo abbastanza usuale), ma mi sono subito accorto che, per le mie ginocchia e dovendoci sciare sopra, era più adatto uno ad alto peso molecolare (credo sia più vischioso). E, alla prova dei fatti, mi aiuta non poco a fare una buona stagione.
Altri amici (alcuni anche qui sul forum) utilizzano altri prodotti ancora.
Insomma ne devi parla con l'ortopedico e forse anche fare qualche aggiustamento in corsa.
Ma il beneficio è evidente
 
Be' insomma... All'inizio il dolore era nel poggiare il peso a terra più che la puntura, poi era difficile mantenere l'equilibrio per la sensazione di corpo estraneo. Ma ora non più.
Comunque è un fastidio che dura al più mezza giornata poi passa, soprattutto se cammini ma senza esagerare.

Dipende pure dalla tecnica di accesso. Quella tradizionale (mostrata sopra) non è molto fastidiosa e ne ho fatte decine.

Il PRP invece me l'hanno fatto - a sorpresa - con accesso superiore dal quadricipite (ginocchio esteso) e quello al momento è stato per me sicuramente più doloroso. Fatto da chirurgo che mi aveva infiltrato le spalle praticamente senza guardare, come se lanciasse freccette ... e io quasi non mi accorgevo di nulla.
 
Mah io non mi butterei giù più di tanto: ci sono degli ultrasessantenni che padroneggiano benissimo la tecnica “moderna”, e per padroneggiare intendo in grado di dimostrare un ottimo L6, e sul piano anche qualcosa di più. Certo è gente che scia spesso, minimo 30 giornate a stagione.
Hai detto niente,🥲 per noi terroni sciare "seriamente" 30 giornate a stagione rimane utopia o quasi, purtroppo per me anche la metà che era un obiettivo valido (soprattutto se praticato "su" al nord) stanno diventando ogni anno piu complesso da traguardare. Praticando un intenso "cricetismo" appenninico forse sarebbero numeri accessibili, ma il "cricetismo" stesso in quanto tale diventa sempre meno appagante per me, salvo qualche uscita in amicizia o di svago, trovo ormai troppo elevato il divario di sci effettivo tra quello svolto in appenino i quello "settentrionale", senza tediare oltre con complesse valutazioni spazio-temporali o di convenienza socioeconomica sulle stazioni appenniniche.
Sicuramente si dovrebbe puntare a circa 20 gg di sci e dedicarsi quanto possibile alla didattica (seppure poi il fattore svago e sci di "distanza" diventa impellente ) per cercare progressi in età non piu "fanciullesca". Teniamo anche presente che chi realmente scia a livelli tecnici alti sono % bassisime della massa di sciatori, a mio avviso tra 1 e 3% della clientela appenninica, forse 5/7% al nord, con variazioni consistenti in base al tipo di stazione e di turismo presenti: ad esempio cortina e dintorni annoverano sciatori piu avanzati della media, mentre in presenza di orde est europee la % di sciatori capaci sulle stazioni scende facilmente sotto 1%.
Rimane oggettivamente limitante il fatto che è più facile acquisire un nuovo movimento o una sequenza di movimenti, piuttosto che sostituirne uno acquisto errato con uno corretto, per cui come in tutti gli sport i vizi tecnici "consolidati" creano una zavorra di apprendimento non banale.
 

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Ultima modifica:
La notizia brutta (o è bella?) è che almeno al nord-ovest - o meglio a Courmayeur: io vado solo lì - sciano complessivamente meglio (cioè in controllo+prudenza) soprattutto gli stranieri, e comunque in generale i non più tanto giovani: è un piacere vedere come si impegnano: a prescindere da tecnica stile e livello vedi subito che stanno provando a migliorare, e che si auto-esaminano anziché precipitare a valle.

Il binomio 25nne+italiano invece mi terrorizza, ormai.

Mia sensazione a pelle eh; non sono in grado di dare %.

Ma forse le mie percezioni sono falsate:
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😂
 
@turbodream
Si se sei lontano diventa tutto più difficile: anche per me, prima di prendere casa in Fiemme e vivere spesso su, era complicato. Sarei infatti di Parma, e le prime stazioni alpine sono quelle del Bondone, Paganella, Folgaria, ecc, dove comunque per arrivarci alla mattina presto ti servono 2h15/2h30 (e alla sera di più, causa traffico): fatto tante volte in giornata (anche Pinzolo e MDC), ma alla lunga è stancante. Diverso star su un weekend come di solito faccio adesso. Non nomino l'Appennino settentrionale, perché a parte qualche piccola stazione per famiglie spesso chiusa, i primi comprensori seri sono ad almeno 2 ore da me. Se tu sei dei Roma dovresti paradossalmente essere più vicino di me a stazioni importanti penso. In Abruzzo ci sono diversi istruttori nazionali che credo abbiano dei team dedicati alla preparazione selezioni, e forse magari accettano anche appassionati (in alcuni team fanno così): questa secondo me è la strada se uno vuole migliorare davvero.

Tonando in topic, vedo i seguenti problemi maggiori per chi viene dalla sciata old style (io stesso anche se ho 10 anni in meno di chi ha scritto il post, ho iniziato a metà anni 80, e fino a 2-3 anni fa ero un autodidatta totale dello sci moderno):
- Piedi troppo vicini (non danno accesso ai movimenti laterali delle tibie, essenziali nella sciata moderna: la capacità di “buttar per terra” le tibie è fondamentale.
- Postura troppo verticale, rigida (se inclina inclina tutto) e statica: nello sci moderno bisogna muoversi sempre in tutte e 4 le direzioni, sia con le gambe che col tronco spesso in modo diverso tra loro per caricare lo sci, che altrimenti non conduce.
- Caviglie dormienti (sia in senso di pronazione/supinazione, sia soprattutto come chiusura e apertura): se queste non si muovono non si riesce a mettere lo sci sullo spigolo e a mantenere la centralità, col solito risultato (sci scarico che non conduce).
- Passettino sul nuovo esterno a inizio curva, quindi abbandono prematuro del vecchio esterno e spesso sua rotazione verso valle, col nuovo esterno che allarga scarico (A-frame e controrotazione, sforbiciata). L’interno a volte viene anche avvicinato al nuovo esterno, con le code che si “incrociano”.
- Estensione fatta tutta di scatto e prima del cambio: quindi verso monte, col risultato di alleggerire prematuramente il vecchio esterno e impostare la nuova curva come detto sopra, con le gambe già lunghe e a fondo corsa (una gamba a fondo corsa non potrà mai far condurre lo sci)
- Movimenti delle braccia non ben interpretabili, quasi come a "nuotare a rana": non serve a nulla, la preparazione del bastone in modo moderno è fondamentale per fare correttamente l'angolazione e caricare

Questo quello che mi pare di notare e con cui io stesso ho dovuto combattere
 
Io però - andrò controcorrente - trovo che chi ha imparato dedicando stagioni (non ore) a spazzaneve + parallelo di base (anni '70) abbia più facilità nello spezzare il busto; mentre buttarsi dentro di testa tutti dritti come un pendolo mi sembra un effetto collaterale dell'aver imparato con sciancrature.

Forse la mia fortuna è stata giocare in porta, perchè quando ti tuffi di lato devi imparare a "sentire" separatamente anca e spalla nell'atterraggio, sennó ti sfracelli...

Spero di esser riuscito a spiegarmi. Comunque le dinamiche le hai descritte molto bene.
 
Tonando in topic, vedo i seguenti problemi maggiori per chi viene dalla sciata old style (io stesso anche se ho 10 anni in meno di chi ha scritto il post, ho iniziato a metà anni 80, e fino a 2-3 anni fa ero un autodidatta totale dello sci moderno):
- Piedi troppo vicini (non danno accesso ai movimenti laterali delle tibie, essenziali nella sciata moderna: la capacità di “buttar per terra” le tibie è fondamentale.
- Postura troppo verticale, rigida (se inclina inclina tutto) e statica: nello sci moderno bisogna muoversi sempre in tutte e 4 le direzioni, sia con le gambe che col tronco spesso in modo diverso tra loro per caricare lo sci, che altrimenti non conduce.
- Caviglie dormienti (sia in senso di pronazione/supinazione, sia soprattutto come chiusura e apertura): se queste non si muovono non si riesce a mettere lo sci sullo spigolo e a mantenere la centralità, col solito risultato (sci scarico che non conduce).
- Passettino sul nuovo esterno a inizio curva, quindi abbandono prematuro del vecchio esterno e spesso sua rotazione verso valle, col nuovo esterno che allarga scarico (A-frame e controrotazione, sforbiciata). L’interno a volte viene anche avvicinato al nuovo esterno, con le code che si “incrociano”.
- Estensione fatta tutta di scatto e prima del cambio: quindi verso monte, col risultato di alleggerire prematuramente il vecchio esterno e impostare la nuova curva come detto sopra, con le gambe già lunghe e a fondo corsa (una gamba a fondo corsa non potrà mai far condurre lo sci)
- Movimenti delle braccia non ben interpretabili, quasi come a "nuotare a rana": non serve a nulla, la preparazione del bastone in modo moderno è fondamentale per fare correttamente l'angolazione e caricare

Questo quello che mi pare di notare e con cui io stesso ho dovuto combattere
hai elencato sapientemente tutti i limiti di impostazione derivanti dalla vecchia sciata, come già ribadito dover rimuovere delle "brutte abitudini" è piu complicato che apprendere nuovi movimenti, soprattutto over 50.
Su tutti gli aspetti da te indicati ho faticato a "combattere" il vizio, sicuramente ci sono tendenze che ho trovato particolarmente ostiche da "combattere":
- apertura delle gambe/ginocchia
- postura verticale
- rotazione del busto verso valle sul carico esterno con scorrimento dell'interno e avvicinamento dello sci con conseguente perdita di effiacacia del gesto
- estensione troppo dominante (e repentina) mentre nello sci moderno è il cambio di spigolo (piede caviglia anche bacino spalla) a dominare la gestione delal curva
- braccia a "pipistrello" inguardabili

Per il mio punto di vista la "via da seguire" (citazione mondadoriana) sono i corsi Jam particolarmente adatti alla mia fascia di età e livello sciistico, diffusi ora sul territorio anche appenninico;
oltre alla didattica sul campo con la "teleguida" in radio (che trovo fondamentale) ci sono anche le sessioni video e la didattica, con particolare attenzione a approfondimento alla "fisica" dello sci e altri aspetti che aiutano a comprendere la necessità dei movimenti richiesti dallo sci moderno..
 
hai elencato sapientemente tutti i limiti di impostazione derivanti dalla vecchia sciata, come già ribadito dover rimuovere delle "brutte abitudini" è piu complicato che apprendere nuovi movimenti, soprattutto over 50.
Su tutti gli aspetti da te indicati ho faticato a "combattere" il vizio, sicuramente ci sono tendenze che ho trovato particolarmente ostiche da "combattere":
- apertura delle gambe/ginocchia
- postura verticale
- rotazione del busto verso valle sul carico esterno con scorrimento dell'interno e avvicinamento dello sci con conseguente perdita di effiacacia del gesto
- estensione troppo dominante (e repentina) mentre nello sci moderno è il cambio di spigolo (piede caviglia anche bacino spalla) a dominare la gestione delal curva
- braccia a "pipistrello" inguardabili

Per il mio punto di vista la "via da seguire" (citazione mondadoriana) sono i corsi Jam particolarmente adatti alla mia fascia di età e livello sciistico, diffusi ora sul territorio anche appenninico;
oltre alla didattica sul campo con la "teleguida" in radio (che trovo fondamentale) ci sono anche le sessioni video e la didattica, con particolare attenzione a approfondimento alla "fisica" dello sci e altri aspetti che aiutano a comprendere la necessità dei movimenti richiesti dallo sci moderno..
Questo esercizio mi ha aiutato a migliorare rispetto i problemi che hai sottolineato.
 
Su tutti gli aspetti da te indicati ho faticato a "combattere" il vizio, sicuramente ci sono tendenze che ho trovato particolarmente ostiche da "combattere":
- apertura delle gambe/ginocchia
- postura verticale
- rotazione del busto verso valle sul carico esterno con scorrimento dell'interno e avvicinamento dello sci con conseguente perdita di effiacacia del gesto
- estensione troppo dominante (e repentina) mentre nello sci moderno è il cambio di spigolo (piede caviglia anche bacino spalla) a dominare la gestione delal curva
- braccia a "pipistrello" inguardabili
Tra tutte devo dire che il problema delle braccia fortunatamente non l’ho mai avuto, e ci ho messo proprio poco a sistemarle (pochi giorni).
Per le gambe vicine mi ci è voluto un po’ di più (che poi in arco corto si possono tenere più vicine che in arco medio per dire), ma tutto sommato non ho avuto grossi problemi: devo ancora guadagnare angoli di tibia sicuramente. Ci ho messo invece 1 anno e mezzo (70/80 uscite, di cui la metà in allenamento) per abbandonare A-frame e controrotazione eccessiva), e ancora adesso salta fuori ogni tanto: questa per me è stata una vera bestia nera che emergeva soprattutto nella serpentina e nel parallelo L6/7, molto meno nel corto dove son sempre riuscito a tenere il busto abbastanza orientato verso la pendenza, e anche nei livello inferiori non era così evidente. Segnalo che dopo 1 anno e mezzo questo problema è andato a posto in sole due settimane: si è sbloccato qualcosa quasi inaspettatamente, che mi ha permesso di passare veramente a un altro livello di sciata (se l'ingresso curva non va a posto si va poco lontano nella conduzione purtroppo).
A usare le caviglie in pronazione e supinazione non ho mai avuto grossi problemi (lo spigolo l’ho sempre sentito e tenuto abbastanza), viceversa in apertura e chiusura ci ho messo quasi un anno per sentire la centralità e sentirmi in appoggio prima e poi arrivare a "sfondare" il gambetto almeno sulle medie pendenze (nelle parti di curva in cui va fatto chiaramente): posso dire che è solo dopo aver “dominato” quest'ultimo movimento che sono riuscito a condurre in maniera solida senza farmi portare e a stringere il raggio (oltre ad altre cose, ma soprattutto questa).

Per il mio punto di vista la "via da seguire" (citazione mondadoriana) sono i corsi Jam particolarmente adatti alla mia fascia di età e livello sciistico, diffusi ora sul territorio anche appenninico;
oltre alla didattica sul campo con la "teleguida" in radio (che trovo fondamentale) ci sono anche le sessioni video e la didattica, con particolare attenzione a approfondimento alla "fisica" dello sci e altri aspetti che aiutano a comprendere la necessità dei movimenti richiesti dallo sci moderno..
Anch'io trovo la radio fondamentale (ce l'hanno anche altri team comunque) così come i video (che ormai fanno in tanti anche quelli): JAM mi sembra un'ottima scuola, ma l'unica mia perplessità è quella di un corso di così pochi giorni così concentrati, che a me non permetterebbe di metabolizzare bene i concetti. Io ci devo sbattere e risbattere la testa magari in allenamento 3 o 4 mattine (due weekend), poi provare libero un po' al pomeriggio e in altri giorni, poi tornare in allenamento e farmi vedere dalla stessa persona della volta prima, che mi segue per tutta la stagione.
Non buttarti giù per l'età, è questione più di esercizio per arrivare a un livello già molto alto.
 
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