È abbastanza evidente che la direzione del CIO sia quella di ampliare progressivamente il programma delle Olimpiadi Invernali (oggi siamo a 16 discipline), con l’obiettivo di rendere l’evento più grande e più “spendibile” dal punto di vista mediatico ed economico. Le voci sull’ingresso di nuove specialità – come ad esempio il ciclocross – vanno proprio in questa direzione.
Sul tema scialpinismo capisco alcune critiche, e in parte le condivido (personalmente certe soluzioni come le scale mi convincono poco). Però credo che il punto centrale sia un altro: se lo skialp vuole restare nel programma olimpico deve trovare una formula che sia comprensibile, leggibile e coinvolgente per il pubblico, sia per chi è sul posto sia per chi guarda in TV.
Manifestazioni storiche e iconiche come il Mezzalama hanno un fascino enorme per noi appassionati (io poi sono pure della zona e so cosa vuol dire solo potervi partecipare e stare nei cancelli che non è per tutti), ma oggettivamente sono difficili da rendere “televisive” e immediate per il grande pubblico. Forse la vera sfida sta proprio qui: riuscire a mantenere l’identità della disciplina, senza snaturarla, ma allo stesso tempo costruire un format che funzioni a livello mediatico.
Più che dividerci tra “tradizionalisti” e “olimpici”, forse sarebbe utile ragionare su quali elementi dello skialp siano davvero irrinunciabili e su come valorizzarli in un contesto olimpico.