Noleggio, abbigliamento da montagna e ebrei ortodossi

Io li ho visti gli ebrei ortodossi a les ouches qualche anno fa e confermo... follia pura...
Gente col cappotto e i mocassini che inforcava slittini e si fiondava nelle piste, altri che pretendevano di salire in telecabina con le slitte, e guai a dirgli qualcosa...
un'altra volta a portes du soleil in estate, pista da DH nel bosco, centomila cartelli (tra l'altro ci sono tutti i sentieri pedonali a fianco), oltretutto pista impegnativa con sponde e saltoni, e questi beati che ci camminavano dentro con la camicia bianca. gilet e infradito... ma li c'erano gli inglesi che li cacciavano a calci e insulti...
 
Diciamo che un po' la ricerca della polemica c'è... basta fermarsi 30 secondi prima di iniziare a scrivere un cartello e tradurlo in ebraico... il problema qual'è?
- Che sono ebrei?
- Che sono vestiti in maniera inadeguata?
Fai un cartello che proibisce noleggio / pratica / ecc. ecc. se non adeguatamente vestiti e preparati e fine, questo tra l'altro includerebbe anche eventuali altri clienti "inadeguati".

Poi a me fa molto ridere lo stesso quindi ben venga HIHIHI però diciamo che - se non era loro intenzione alzare un polverone - potevano gestirla meglio (ripeto, SE .. )
 

.

il fatto è che le due cose sono strettamente collegate, e che da quel che ho capito sono un po' come i mormoni in america, tendenti all'autoisolamento, difficilmente leggono i cartelli e altrettanto difficilmente gli frega qualcosa di quel che leggono...

Quindi o si parla in modo diretto e spiccio, o fanno sempre grane... piuttosto è il notro ormai dilagante politically correct che crea questi "casi" che rasentano il patetico.
E i giornalai naturalmente ci marciano sopra...

Se avessero scritto che a davos non noleggiano slittini a quelli che si presentano in cappotto e ciabatte... non avrebbero fatto milioni di like e visualizzazioni di imbecilli che si fermano al titolone sui social...
 
Io li ho visti gli ebrei ortodossi a les ouches qualche anno fa e confermo... follia pura...
Gente col cappotto e i mocassini che inforcava slittini e si fiondava nelle piste, altri che pretendevano di salire in telecabina con le slitte, e guai a dirgli qualcosa...
un'altra volta a portes du soleil in estate, pista da DH nel bosco, centomila cartelli (tra l'altro ci sono tutti i sentieri pedonali a fianco), oltretutto pista impegnativa con sponde e saltoni, e questi beati che ci camminavano dentro con la camicia bianca. gilet e infradito... ma li c'erano gli inglesi che li cacciavano a calci e insulti...
Io ho visto intere famigliole di svedesi in salopette ed infradito sul ghiacciaio del Gigante....

E legioni di asiatici sul Col della Seigne tutti bardati come se stessero attaccando il K2 (qui mia nipote che studia con colleghe cinesi mi ha dato una spiegazione razionale: detestano abbronzarsi! Che per me un po' equivale a salire la montagna in vestaglia, ma tant'è...).

Mi pare che, parafrasando Enzo Tortora, ogni etnia abbia i propri casi umani.
 
Ultima modifica:
Non so se siano ebrei, non so se ortodossi, ma di sicuro ai bardascetti li hanno fatti Scialla!
Ho una naturale propensione a rispettare i bambini e le carrozzelle, mi danno simpatia. Anche se se un Trail da bici. MA se i genitori non si spostano alla richiesta, dimostrando arroganza nonostante i reiterati inviti, il cappellone di papà o la parrucca di mamma saltano e le recuperano a fondovalle.
 
Cosa li spinge a non spostarsi se vedono qualcuno arrivare, sapendo che quello è un posto non esclusivamente loro o non affatto per loro?

Io un'idea ce l'avrei, nata solo da quindicina di minuti con uno di loro, vicino alla (ex) bocca finale del ghiacciaio del Morterasch: io facevo foto, lui pure, poi ce le siamo fatti a vicenda; già prima avevo detto (in inglese) che la bambina che zompettava tra sassi e sfasciumi tra i rivoli del fiumiciattolo creato dal ghiacciaio rischiava di scivolare in acqua con quelle scarpettine di cuoio dalla suola liscia (tipo prima comunione); poi lui mi ha chiesto di fargli una foto proprio sotto la bocca del ghiacciaio (e c'erano cartelli in diverse lingue che raccomandvano di non avvicinarsi ulteriormente per pericolo crolli)... gli ho detto che poteva esser pericoloso e che sarebbe venuta bene anche se fosse rimasto qualche metro più avanti e lui, sorridendo, mi ha indicato il cielo con il dito indice e ha detto che non temeva nessun crollo perchè Dio lo avrebbe protetto. A quel punto gli ho fatto la foto dove voleva lui.

79755-36-trekking-ortodosso.jpg


79762-39-proporzioni-vere.jpg
 
Ultima modifica:
Non diverso dal ragazzotto italiano in scarpe da ginnastica, che al rimbrotto della guida che mi accompagnava sul ghiacciaio rispondeva ironico(idiota) : "eh ... ma tanto la vita è tutta un rischio!"
 
Cosa li spinge a non spostarsi se vedono qualcuno arrivare, sapendo che quello è un posto non esclusivamente loro o non affatto per loro?

Io un'idea ce l'avrei, nata solo da quindicina di minuti con uno di loro, vicino alla (ex) bocca finale del ghiacciaio del Morterasch: io facevo foto, lui pure, poi ce le siamo fatti a vicenda; già prima avevo detto (in inglese) che la bambina che zompettava tra sassi e sfasciumi tra i rivoli del fiumiciattolo creato dal ghiacciaio rischiava di scivolare in acqua con quelle scarpettine di cuoio dalla suola liscia (tipo prima comunione); poi lui mi ha chiesto di fargli una foto proprio sotto la bocca del ghiacciaio (e c'erano cartelli in diverse lingue che raccomandvano di non avvicinarsi ulteriormente per pericolo crolli)... gli ho detto che poteva esser pericoloso e che sarebbe venuta bene anche se fosse rimasto qualche metro più avanti e lui, sorridendo, mi ha indicato il cielo con il dito indice e ha detto che non temeva nessun crollo perchè Dio lo avrebbe protetto. A quel punto gli ho fatto la foto dove voleva lui.

79755-36-trekking-ortodosso.jpg


79762-39-proporzioni-vere.jpg

Ne conosco un po'. Lo sappiamo tutti perché ma certe cose non si dicono in pubblico.
 
Non diverso dal ragazzotto italiano in scarpe da ginnastica, che al rimbrotto della guida che mi accompagnava sul ghiacciaio rispondeva ironico(idiota) : "eh ... ma tanto la vita è tutta un rischio!"
Sì, è diverso, anche se il risultato è lo stesso. In un caso non pensi ci sia un rischio perchè Dio ti protegge, nell'altro sai che c'è un rischio e confidi (magari sbagliando) sulla tua bravura e comunque decidi di correre quel rischio, sperando che non accada nulla di male (ma non con la certezza che non accada nulla di male).

Mia mamma diceva:"Aiutati, che il ciel t'aiuta!", il che comporta che prima si faccia tutto ciò che è umanamente possibile per tirarsi fuori da situazioni spiacevoli (o per non finirci dentro) e poi si confida in Dio per la parte che non è di umana competenza.
 
Top