Kaliningrad
Kayakçı-ı ekrem
Gitarella fotocopia di quella marzolina dell'anno scorso con partenza da casa la domenica con calma e pernottamento nella bellissima e ingiustamente negletta - meglio così - Reggio nell'Emilia. Lunedì mattina di buon'ora ripartenza di corsa, si fa per dire, in direzione del laboratorio officina di Filippo Carpani e socio a prelevare l'ultimo acquisto, e cioè il terzo paio di Spigolino Titan, nella fattispecie in misura 170 e destinati a mia figlia. La Strada Provinciale 4 Fondovalle Panaro ha certamente visto giorni migliori e molto meno traffico di questo lunedì. I tre autobus turistici in fila indiana non sono che la ciliegina sulla torta: superato il terzo dopo una lunga attesa fatta di ripetuti tentativi di sorpasso prontamente abortiti, non c'è neanche il tempo di gioire per il successo e pregustarsi la strada finalmente libera davanti che è già l'ora di deviare su un'altra provinciale, la tortuosissima e giustamente vituperata SP324 del Passo delle Radici. Le curve appenniniche in questo tratto da Fanano a Vidiciatico - anzi: a Lizzano - sono particolarmente infinite, infide e infernali, che pena. Ma finalmente si arriva nel covo del costruttore.
Dopo le piacevoli discussioni di rito su sci e affini con Filippo e Matteo, suggellata la compravendita per il terzo e ultimo numero della trilogia titanesca (a prezzi ahimè ben più salati dell'anno prima), via libera per una mezza giornata di sci nella perla dell'Appennino bolognese, l'anch'essa ingiustamente snobbata - meglio così - località sciatoria del Corno alle Scale (1418-1945 m slm, 14 km di piste, di cui 5 azzurri, 7 rossi e 2 neri (sic), 5 impianti di risalita, leggasi "cinque" non "sei" o "otto", come in certe mappe che vengono ancora spacciate per buone, vedi sotto)
Ecco, l'impianto numero 7 della cartina di cui sopra, la sciovia del Cupolino, è stato il principale obiettivo della gitarella odierna. Temperature tardo-primaverili a doppia cifra avevano reso la neve papposa e in molti punti, ciò che è peggio, collosa. Ma peggio ancora è stato il contributo del fortissimo vento, in ragion del quale la seggiovia alta "Rocce-Corno alle Scale", la numero 3 della mappa, è rimasta chiusa tutto il giorno e le altre due "principali", la numero 2 "Rocce" e la numero 6 "Direttissima" costantemente a rischio di chiusura.
Il giro archeologico inizia con la pista Cavone, che viene percorsa fino in fondo pur nella consapevolezza che l'omonima seggiovia di rientro, la numero 1 "Cavone-Rocce", non è in funzione nei feriali. Ma cosa volete che sia una camminatina di rientro di poche centinaia di metri? Tanto più se di passaggio si può tornare ad ammirare la vecchia stazione inferiore e la traccia ancora pulita della defunta sciovia "Rocce", il primo impianto di risalita aperto al Corno negli anni '50 (e che sicuramente ha avuto due ma forse anche tre generazioni).
^ Altro che curve appenniniche! Ma come si viaggia bene sull'autostrada del Gottardo in una domenica di marzo in direzione sud....
^ La linea della seggiovia del Cavone
^ La stazione a forma di ragno spaziale creata da quei genî dei Nascivera
^ La parte finale della Pista Cavone, piacevolmente stretta e all'antica
^ Di qui partiva la sciovia "Rocce"
^ La linea ancora pulita
^ L'interno del rifugio che va per la maggiore al Corno: il gradevole "Rocce"
Le immagini che seguono si riferiscono alla salita con le pelli a lato della vecchia sciovia del Cupolino, come si diceva ancora presente in tutte le cartine benché fuori uso ormai da varî anni. L'idea era di arrivare sul crinale e scendere poi dall'altro lato verso le piste della Doganaccia per rendermi conto di persona della fattibilità di questo collegamento di cui si parla fin dagli anni '60. Se il vento sulle piste del Corno era veramente già molto forte e fastidioso, qui sul crinale toglieva letteralmente il fiato e impediva quasi di andare avanti, portando quindi l'escursionista, dopo alcune esitazioni, a più miti consigli e a decidere di rinunciare: la discesa sulla Doganaccia si farà in tempi migliori (mala tempora currunt per lo sci da queste parti, appunto). A mio avviso il collegamento tra i due mini-comprensori è auspicabile in quanto necessario per garantire la sopravvivenza dei due a lungo termine. Ritengo però che le soluzioni proposte (funivia, funifor, seggiovia) oltre che eccessivamente dispendiose siano tutte da scartare proprio per il fattore vento che da queste parti raggiunge spesso e volentieri picchi di 200 e passa km/h. Senza contare che l'uso estivo di questo impianti sarebbe del tutto ininfluente e quindi sicuramente in perdita: d'estate la gente va in montagna per camminare, non per farsi trasportare per qualche centinaio di metri, o no? Personalmente ritengo che il miglior collegamento possibile in termini di fruizione sciistica sia da fare mediante l'unico impianto al sicuro dal rischio vento e cioè le sciovie, previa ovviamente la riattivazione del Cupolino con un impianto, se del caso, completamente nuovo e la costruzione di altre due sciovie a cavallo di crinale in direzione del Faggio di Maria lato Doganaccia. Sogni? Forse sì.
^ In vista del rifugio Duca degli Abruzzi, quello della serie "cosa fanno in webcam"
^ Questi piloni difficilmente passerebbero la revisione. Io su questa linea ci vedrei bene una sciovia alla francese in curva che si avviti fin sul crinale nel punto di massimo sfruttamento dei dislivelli in funzione del collegamento con la Doganaccia.
^ I traini sono ancora tutti appesi alla fune, ma senza ganci.
^ Il Lago Scaffaiolo
^ Toh, scendendo per l'ex pista del Cupolino aveva persino sfirnato
Fine della prima tappa della sei giorni sciatoria. Il viaggio prosegue in direzione Pistoia ...
Dopo le piacevoli discussioni di rito su sci e affini con Filippo e Matteo, suggellata la compravendita per il terzo e ultimo numero della trilogia titanesca (a prezzi ahimè ben più salati dell'anno prima), via libera per una mezza giornata di sci nella perla dell'Appennino bolognese, l'anch'essa ingiustamente snobbata - meglio così - località sciatoria del Corno alle Scale (1418-1945 m slm, 14 km di piste, di cui 5 azzurri, 7 rossi e 2 neri (sic), 5 impianti di risalita, leggasi "cinque" non "sei" o "otto", come in certe mappe che vengono ancora spacciate per buone, vedi sotto)
Ecco, l'impianto numero 7 della cartina di cui sopra, la sciovia del Cupolino, è stato il principale obiettivo della gitarella odierna. Temperature tardo-primaverili a doppia cifra avevano reso la neve papposa e in molti punti, ciò che è peggio, collosa. Ma peggio ancora è stato il contributo del fortissimo vento, in ragion del quale la seggiovia alta "Rocce-Corno alle Scale", la numero 3 della mappa, è rimasta chiusa tutto il giorno e le altre due "principali", la numero 2 "Rocce" e la numero 6 "Direttissima" costantemente a rischio di chiusura.
Il giro archeologico inizia con la pista Cavone, che viene percorsa fino in fondo pur nella consapevolezza che l'omonima seggiovia di rientro, la numero 1 "Cavone-Rocce", non è in funzione nei feriali. Ma cosa volete che sia una camminatina di rientro di poche centinaia di metri? Tanto più se di passaggio si può tornare ad ammirare la vecchia stazione inferiore e la traccia ancora pulita della defunta sciovia "Rocce", il primo impianto di risalita aperto al Corno negli anni '50 (e che sicuramente ha avuto due ma forse anche tre generazioni).
^ Altro che curve appenniniche! Ma come si viaggia bene sull'autostrada del Gottardo in una domenica di marzo in direzione sud....
^ La linea della seggiovia del Cavone
^ La stazione a forma di ragno spaziale creata da quei genî dei Nascivera
^ La parte finale della Pista Cavone, piacevolmente stretta e all'antica
^ Di qui partiva la sciovia "Rocce"
^ La linea ancora pulita
^ L'interno del rifugio che va per la maggiore al Corno: il gradevole "Rocce"
Le immagini che seguono si riferiscono alla salita con le pelli a lato della vecchia sciovia del Cupolino, come si diceva ancora presente in tutte le cartine benché fuori uso ormai da varî anni. L'idea era di arrivare sul crinale e scendere poi dall'altro lato verso le piste della Doganaccia per rendermi conto di persona della fattibilità di questo collegamento di cui si parla fin dagli anni '60. Se il vento sulle piste del Corno era veramente già molto forte e fastidioso, qui sul crinale toglieva letteralmente il fiato e impediva quasi di andare avanti, portando quindi l'escursionista, dopo alcune esitazioni, a più miti consigli e a decidere di rinunciare: la discesa sulla Doganaccia si farà in tempi migliori (mala tempora currunt per lo sci da queste parti, appunto). A mio avviso il collegamento tra i due mini-comprensori è auspicabile in quanto necessario per garantire la sopravvivenza dei due a lungo termine. Ritengo però che le soluzioni proposte (funivia, funifor, seggiovia) oltre che eccessivamente dispendiose siano tutte da scartare proprio per il fattore vento che da queste parti raggiunge spesso e volentieri picchi di 200 e passa km/h. Senza contare che l'uso estivo di questo impianti sarebbe del tutto ininfluente e quindi sicuramente in perdita: d'estate la gente va in montagna per camminare, non per farsi trasportare per qualche centinaio di metri, o no? Personalmente ritengo che il miglior collegamento possibile in termini di fruizione sciistica sia da fare mediante l'unico impianto al sicuro dal rischio vento e cioè le sciovie, previa ovviamente la riattivazione del Cupolino con un impianto, se del caso, completamente nuovo e la costruzione di altre due sciovie a cavallo di crinale in direzione del Faggio di Maria lato Doganaccia. Sogni? Forse sì.
^ In vista del rifugio Duca degli Abruzzi, quello della serie "cosa fanno in webcam"
^ Questi piloni difficilmente passerebbero la revisione. Io su questa linea ci vedrei bene una sciovia alla francese in curva che si avviti fin sul crinale nel punto di massimo sfruttamento dei dislivelli in funzione del collegamento con la Doganaccia.
^ I traini sono ancora tutti appesi alla fune, ma senza ganci.
^ Il Lago Scaffaiolo
^ Toh, scendendo per l'ex pista del Cupolino aveva persino sfirnato
Fine della prima tappa della sei giorni sciatoria. Il viaggio prosegue in direzione Pistoia ...
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