subsahara
Coldest Ice
Lascio la macchina nel vasto parcheggio in località Sant’Uberto, a circa 1425 m slm, e da lì comincio la mia passeggiata.
Sono le 8:30, e la temperatura è già di 18°C.
Si parte con il piede sbagliato: fa troppo caldo, e inoltre avrei voluto cominciare l’escursione almeno un’ora prima.
Mi lascio alle spalle le Pezories…
… ed entro nel bosco diretto verso malga Ra Stua, seguendo la strada asfaltata. Ai pecci, si mischia qualche raro esemplare di acero e faggio.
L’imponente “lato B” delle Tofane, Vallon Bianco e Taburlo
Sguardo verso Col Becchei
La strada sale sulla sinistra orografica del Boite. Al ritorno percorrerò il sentiero che lambisce le cascatelle
Arrivo a malga Ra Stua dopo trentacinque minuti.
Continuo a salire, attorniato da vacche al pascolo.
Il sentiero 26, che avevo intenzione di percorrere per guadagnare subito quota, è chiuso per “restauro”. Non è l’unico a non essere percorribile: ordinanze infisse a malga Ra Stua avvertono che sono chiusi per smottamenti anche il 418 per Col Becchei, nonché il sentiero 3 da Rossalm a Stollalm sul lato pusterese
Seguo allora verso monte il corso del giovane Boite
Ricordi bellici
Al bivio, come detto, sono costretto ad andare dritto per la forestale che corre sotto le Crepe di Socroda
Prendo la scorciatoia, che si inerpica tra i mughi. Al ritorno invece rimarrò sulla forestale, che regala bei panorami sulla Croda Rossa
Fine scorciatoia (sguardo indietro verso il lontano Cristallo)
Di nuovo sulla forestale. La mia cartina Tabacco (edizione 2017) segnala a questo punto l’esistenza di un’ulteriore scorciatoia tra i mughi per chi è diretto al rifugio Biella.
Contrariato, non la trovo.
Entro per breve tratto in Alto Adige (credo comune di San Vigilio di Sarebbe)
In centro alla foto, Cristallo e Popena. Più a destra la cresta del Sorapiss. A sinistra la sommità della Croda Rossa.
Al bivio vado a destra, verso il rifugio Biella. Ogni tanto mi superano dei ciclisti
Sono a circa 2150 m (di nuovo a Cortina). Fotografo la sterrata sottostante che ho appena percorso da sinistra a destra.
Dietro, Lavinores e gruppo del Col Becchei.
Ancor più dietro, imponente, la Tofana di Dentro
Ruotando un po’ verso Ovest, compaiono Conturines e Lavarella, e anche l’aguzzo sperone del Sasso delle Nove.
Guardando invece verso nord, la Croda del Becco ha appena fatto “capoccella”.
Proseguendo quasi in piano, ci si avvicina alla Croda del Becco
Sul pietroso altipiano, troneggiano le figure della Croda Rossa e del lontano Cristallo.
Un tempo la parete sud della Croda del Becco doveva giacere su un piano orizzontale
Non manca molto al rifugio Biella
La facile via di salita (cresta est) alla Croda del Becco
Rifugio Biella, 2328 m slm. Arrivo alle 11:00, dopo due ore e mezza di marcia. Avevo preventivato di metterci un quarto d’ora di meno, e così sarebbe andata se avessi potuto prendere il sentiero 26 oppure la scorciatoia segnata ma non esistente. Tali imprevisti hanno fatto lievitare la lunghezza di questo tratto da poco più di 10 km a 11,5 km.
Mi fermo a riposare cinque minuti e poi salgo alla forcella Sora Forno, sulla linea di displuvio tra Piave e Adige. Qui termina il territorio di Anpezo.
Mi dolgo di non essere partito prima: il cielo è nuvoloso, e non promette granché bene.
Affronto la salita alla Croda del Becco, ogni tanto girandomi ad ammirare gli incredibili colori della Croda Rossa. Incomincia a cadere una debole pioggia
Sono già oltre i 2500 m, in corrispondenza di alcune catene poste per agevolare il passaggio. Mancherà circa una mezz’oretta alla croce di vetta…
Ma sento distintamente un paio di tuoni: nelle immediate vicinanze sono già scoppiati temporali.
E’ il segnale della ritirata: scendo di nuovo verso il rifugio, pronto a ritentare la salita nel caso, improbabile, di un deciso miglioramento del tempo.
Sulle Dolomiti di Sesto il tempo pare essere un po’ migliore.
Entro sconsolato nell’affollato rifugio Biella, e comincio a piangere e singhiozzare, scosso per l’amaro dietrofront.
La signora mi prende in grembo, mi accarezza i capelli e mi mormora parole dolci: “nun te preoccupà, n’antra vorta ce riprovi, annamo su, che passa subito… méttite a sede che te porto quarcosa: va bene sarciccia co’ polenta?”
“Polenta sì, ma con il formaggio fatto alla piastra. E una birra grande”.
Mi siedo, un po’ rinfrancato dalle premure della signora, attorniato da tedeschi, inglesi, polacchi, coreani… tutti presumibilmente saliti dal lago di Braies.
Mentre aspetto, provato dalle due notti precedenti passate quasi insonni, sono sul punto di addormentarmi.
Dopo essermi rifocillato, mi rimetto lo zaino in spalla pronto ad uscire sotto la debole pioggia.
“Ciao signó, io vado”
“Ciao, bello”
Il tempo non migliora, ed è inutile stare a traccheggiare. Col senno di poi avrei avuto il tempo di andare in cima e tornare, ma è andata come è andata.
Mi rimetto in marcia
Le meravigliose Tofane: tutte e tre in bella vista
Prendo il sentierino 6A, che con un po’ di saliscendi punta al Rifugio Sennes
Il monte Sella di Sennes, 2797 m, che chiude verso nord-ovest il vasto altipiano.
Imperioso il Sasso delle Nove in centro foto. A destra, più indietro, Puez e Odle.
In vista del rifugio Sennes. La Tofana di Dentro osserva la scena, e fa capire a tutti chi “comanda”.
A sinistra si scende verso il rifugio Sennes. Andando verso destra invece, la sterrata più in alto e meglio tracciata punta al monte Sella di Sennes (toccando il rifugio Munt de Senes), mentre l’altra risale la Val Falciara verso il valico oltre il quale si scende a Braies
Rifugio Sennes
Prendo la sterrata che entra subito dopo nel territorio di Anpezo, e che punta verso Malga Ra Stua
Vedute su Croda Rossa
Dopo aver passato gli alpeggi di Malga Ra Stua, mi dirigo verso la macchina, questa volta seguendo i sentieri.
Boite
Un ultimo sguardo da Son Pouses, pressoché in asse con l’imbocco della Val Travenanzes
Sono le 8:30, e la temperatura è già di 18°C.
Si parte con il piede sbagliato: fa troppo caldo, e inoltre avrei voluto cominciare l’escursione almeno un’ora prima.
Mi lascio alle spalle le Pezories…
… ed entro nel bosco diretto verso malga Ra Stua, seguendo la strada asfaltata. Ai pecci, si mischia qualche raro esemplare di acero e faggio.
L’imponente “lato B” delle Tofane, Vallon Bianco e Taburlo
Sguardo verso Col Becchei
La strada sale sulla sinistra orografica del Boite. Al ritorno percorrerò il sentiero che lambisce le cascatelle
Arrivo a malga Ra Stua dopo trentacinque minuti.
Continuo a salire, attorniato da vacche al pascolo.
Il sentiero 26, che avevo intenzione di percorrere per guadagnare subito quota, è chiuso per “restauro”. Non è l’unico a non essere percorribile: ordinanze infisse a malga Ra Stua avvertono che sono chiusi per smottamenti anche il 418 per Col Becchei, nonché il sentiero 3 da Rossalm a Stollalm sul lato pusterese
Seguo allora verso monte il corso del giovane Boite
Ricordi bellici
Al bivio, come detto, sono costretto ad andare dritto per la forestale che corre sotto le Crepe di Socroda
Prendo la scorciatoia, che si inerpica tra i mughi. Al ritorno invece rimarrò sulla forestale, che regala bei panorami sulla Croda Rossa
Fine scorciatoia (sguardo indietro verso il lontano Cristallo)
Di nuovo sulla forestale. La mia cartina Tabacco (edizione 2017) segnala a questo punto l’esistenza di un’ulteriore scorciatoia tra i mughi per chi è diretto al rifugio Biella.
Contrariato, non la trovo.
Entro per breve tratto in Alto Adige (credo comune di San Vigilio di Sarebbe)
In centro alla foto, Cristallo e Popena. Più a destra la cresta del Sorapiss. A sinistra la sommità della Croda Rossa.
Al bivio vado a destra, verso il rifugio Biella. Ogni tanto mi superano dei ciclisti
Sono a circa 2150 m (di nuovo a Cortina). Fotografo la sterrata sottostante che ho appena percorso da sinistra a destra.
Dietro, Lavinores e gruppo del Col Becchei.
Ancor più dietro, imponente, la Tofana di Dentro
Ruotando un po’ verso Ovest, compaiono Conturines e Lavarella, e anche l’aguzzo sperone del Sasso delle Nove.
Guardando invece verso nord, la Croda del Becco ha appena fatto “capoccella”.
Proseguendo quasi in piano, ci si avvicina alla Croda del Becco
Sul pietroso altipiano, troneggiano le figure della Croda Rossa e del lontano Cristallo.
Un tempo la parete sud della Croda del Becco doveva giacere su un piano orizzontale
Non manca molto al rifugio Biella
La facile via di salita (cresta est) alla Croda del Becco
Rifugio Biella, 2328 m slm. Arrivo alle 11:00, dopo due ore e mezza di marcia. Avevo preventivato di metterci un quarto d’ora di meno, e così sarebbe andata se avessi potuto prendere il sentiero 26 oppure la scorciatoia segnata ma non esistente. Tali imprevisti hanno fatto lievitare la lunghezza di questo tratto da poco più di 10 km a 11,5 km.
Mi fermo a riposare cinque minuti e poi salgo alla forcella Sora Forno, sulla linea di displuvio tra Piave e Adige. Qui termina il territorio di Anpezo.
Mi dolgo di non essere partito prima: il cielo è nuvoloso, e non promette granché bene.
Affronto la salita alla Croda del Becco, ogni tanto girandomi ad ammirare gli incredibili colori della Croda Rossa. Incomincia a cadere una debole pioggia
Sono già oltre i 2500 m, in corrispondenza di alcune catene poste per agevolare il passaggio. Mancherà circa una mezz’oretta alla croce di vetta…
Ma sento distintamente un paio di tuoni: nelle immediate vicinanze sono già scoppiati temporali.
E’ il segnale della ritirata: scendo di nuovo verso il rifugio, pronto a ritentare la salita nel caso, improbabile, di un deciso miglioramento del tempo.
Sulle Dolomiti di Sesto il tempo pare essere un po’ migliore.
Entro sconsolato nell’affollato rifugio Biella, e comincio a piangere e singhiozzare, scosso per l’amaro dietrofront.
La signora mi prende in grembo, mi accarezza i capelli e mi mormora parole dolci: “nun te preoccupà, n’antra vorta ce riprovi, annamo su, che passa subito… méttite a sede che te porto quarcosa: va bene sarciccia co’ polenta?”
“Polenta sì, ma con il formaggio fatto alla piastra. E una birra grande”.
Mi siedo, un po’ rinfrancato dalle premure della signora, attorniato da tedeschi, inglesi, polacchi, coreani… tutti presumibilmente saliti dal lago di Braies.
Mentre aspetto, provato dalle due notti precedenti passate quasi insonni, sono sul punto di addormentarmi.
Dopo essermi rifocillato, mi rimetto lo zaino in spalla pronto ad uscire sotto la debole pioggia.
“Ciao signó, io vado”
“Ciao, bello”
Il tempo non migliora, ed è inutile stare a traccheggiare. Col senno di poi avrei avuto il tempo di andare in cima e tornare, ma è andata come è andata.
Mi rimetto in marcia
Le meravigliose Tofane: tutte e tre in bella vista
Prendo il sentierino 6A, che con un po’ di saliscendi punta al Rifugio Sennes
Il monte Sella di Sennes, 2797 m, che chiude verso nord-ovest il vasto altipiano.
Imperioso il Sasso delle Nove in centro foto. A destra, più indietro, Puez e Odle.
In vista del rifugio Sennes. La Tofana di Dentro osserva la scena, e fa capire a tutti chi “comanda”.
A sinistra si scende verso il rifugio Sennes. Andando verso destra invece, la sterrata più in alto e meglio tracciata punta al monte Sella di Sennes (toccando il rifugio Munt de Senes), mentre l’altra risale la Val Falciara verso il valico oltre il quale si scende a Braies
Rifugio Sennes
Prendo la sterrata che entra subito dopo nel territorio di Anpezo, e che punta verso Malga Ra Stua
Vedute su Croda Rossa
Dopo aver passato gli alpeggi di Malga Ra Stua, mi dirigo verso la macchina, questa volta seguendo i sentieri.
Boite
Un ultimo sguardo da Son Pouses, pressoché in asse con l’imbocco della Val Travenanzes

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