La roulette del venerdì stavolta si ferma su Madonna di Campiglio: dalle webcam non sembrava venuta troppa neve, ma qualche fonte parla di 20/30 cm, forse di più in quota… bisogna andare a vedere!
Partenza a orario tutto sommato umano per noi sfortunati della piatta: alle 6,20 siamo in autostrada. I soliti cummenda parmigiani col macchinone sparano tempi da Raikkonen: "Ciccio, una volta sono arrivato in un'ora e mezza a Pinzolo!". Io con la mia fedele Panda sorpasso tutto il sorpassabile ma ce ne metto tre… più il tratto finale in colonna per arrivare a Madonna!
La vista del Brenta e dei versanti al sole sembra confermare le impressioni delle webcam: ma sarà davvero nevicato? Molliamo l'idea della val Gelada e lottiamo con le unghie (con tanto di pala) per un posto decoroso nel parcheggio della ex discoteca Zangola, dove i numerosi VIP che frequentano la rinomata località hanno lasciato le auto per risparmiare 5/10 euri di parcheggio vicino alle biglietterie e scendere direttamente dalla pista.
Scavalcata una staccionata infiliamo subito le pelli e su terreno pianeggiante risaliamo la valle verso il rifugio Nambino.
Un tratto nella pineta a zig zag, iperbattuto e a tratti ghiacciato, ci conduce in mezzoretta al bel rifugio, dove ci accoglie finalmente la tanto attesa neve fresca. Vediamo un gruppetto che sale verso il monte Nambrone, perfetto! La gita che avevamo in mente era il classico Serodoli, ma i pendii a est sembrano un po' pelati e ormai sono al sole da 3 ore… la discesa dal Nambrone, un po' più ombrosa per l'esposizione a nord, sicuramente fa più al caso nostro: se poi è già tracciata meglio ancora…
Lasciamo il torrente a sinistra e risaliamo la valletta a sud del rifugio. La traccia poi ci porta nel greto innevato del torrente, con qualche tratto ravanoso su alberelli, fino a un'ampia conca chiusa a sud da una fascia ripida (e svalangosa) di rocce.
Ravanando: sullo sfondo la catena settentrionale del Brenta con la val Gelada
Wow!
L'itinerario per il Serodoli sale a destra, mentre noi seguiamo l'ampio pendio a sinistra, sovrastato dalle belle guglie del monte Pacungolo. Il mio socio ha problemi con le pelli, che gli fanno lo zoccolo, e sale a rilento: un altro gruppo ci raggiunge e gentilmente gli prestano un po' di sciolina, ma la situazione non migliora. Alla fine del pendio si traversa a destra raggiungendo una piccola conca sospesa, dove volendo si può tagliare a destra in direzione del Serodoli: la traccia invece punta dritta alla selletta del Passo Ritort, affacciato sul lago Ritorto.
Zoccoloni! Vedi cosa succede a comprare sci e pelli usati a 100 euro...
Il pendio sotto il monte Pacungolo
La traccia verso il passo Ritort
Il gruppetto che ci precede sul Passo Ritort
Da qui si sale sul crestone, un po' pelato nel versante al sole, fino a un altro intaglio: qui la cresta si fa più affilata ed è priva di neve: bisognerebbe proseguire a piedi sci in spalla.
Il pendio pelato a destra del passo Ritort
Vista verso il Brenta
I ragazzi che ci hanno raggiunto decidono di scendere da un canalino per poi ripellare: sentiti gli ululati di goduria, intuisco che l'idea è stata ottima, e mentre aspetto Matteo che nel frattempo si è messo i ramponi, mi concedo anche io una breve discesa, ripida ma su neve farinosa e facile. Ripellato, mi accordo con il mio compagno, che ormai è a posto e mi aspetterà in cresta mentre io tenterò la vetta, un po' in stile Tamara Lunger sul Nanga Parbat. Gli altri ragazzi decidono di battezzare anche il canale di fianco, ma ormai è l'una passata e io vorrei concludere la gita…
Skialpers in azione sui canalini a nord della cresta
Mentre salgo il pendio in direzione ovest, lasciandomi a sinistra la cresta, incontro i ragazzi che hanno battuto traccia, che stanno scendendo con tanto di cani al seguito (scoppiati di fatica!). Superato un dosso, eccomi nella bella conca del Lago Lambin: finalmente sulla testata della valle compare anche la vetta del Nambrone, che prima non si era mai vista: una bella piramide, più snella del monte Serodoli.
I pendii appena sotto il lago Nambin e il monte Nambrone
Il monte Nambrone con a destra il canale di salita e discesa
Noto con piacere che il gruppetto cani-munito è salito in vetta, battendo il pendio e il canalino a destra: fin dove riesco salgo con le inversioni, ma nell'ultima parte il canale si restringe e impenna (40/45°), non ho voglia di tribolare né rischiare ruzzoloni in discesa da solo, così pianto gli sci nella neve e faccio gli ultimi metri a piedi fino alla selletta. Da qui svalico sul versante sud (ghiacciato) e con un brevissimo tratto su roccette e pendio aperto raggiungo la cima.
Il panorama è notevole, sia verso il gruppo di Brenta sia sui vicini Adamello e Presanella: la val di Genova è avvolta in un mare di nubi, che ogni tanto provano a straripare anche nella valle da cui siamo saliti… la paura che la nebbia mi rovini la discesa mi impedisce di rilassarmi un attimo come sarebbe giusto fare in cima… ma del resto Matteo mi sta aspettando (anzi, si è già fatto un bel pezzo di discesa!) e immagino avrà fame vista l'ora. Quindi scatto giusto qualche foto di rito poi giro i tacchi e torno agli sci. Il gruppetto che ci aveva raggiunti, nel frattempo sta salendo: ci speravo, per avere qualcuno che mi veda mentre scendo... non ci sono grossi pericoli, ma non si sa mai.
Dopo qualche metro in derapage trovo lo spunto per fare la prima curva e poi è puro divertimento!
La neve è leggera, avvolgente, i pendii sono ampi e in buona parte ancora immacolati. Saluto i ragazzi che salgono e senza troppe soste torno alla conca sotto la crestina dove avevo lasciato il mio amico, già sentito per telefono prima. Lo intravvedo in fondo alla valletta: purtroppo la neve inizia a diventare più pesante e impone una sciata più lenta... del resto sono le 14,30. Ci ricongiungiamo e continuiamo la discesa lungo l'ampio canale, che però sappiamo già terminare sulla barriera rocciosa... alcune tracce infatti a un certo punto traversano a destra, e ci riconducono all'ampio pendio sotto il Pacungolo percorso in salita.
Il traverso
Qui la neve torna più leggera e ci regala ancora qualche bella curva fra gli arbusti. Rimaniamo abbastanza alti lasciandoci il fondovalle a sinistra, fino a che le tracce si ricongiungono tutte in un traverso... divertimento finito!
Inizia il tratto di sopravvivenza nei boschetti, dove la neve è più dura e ci sono vari ostacoli, contro cui comunque riusciamo a non sbattere troppo forte. Poco sopra al rifugio le tracce taglierebbero a destra, ma noi vogliamo fermarci per uno spuntino… il tipico hamburger della val Rendena.
Rifugio accogliente e prezzi giusti.
Qualcuno ha più sete di qualcun altro!
In discesa rimaniamo sul lato opposto della teleferica rispetto alla salita, seguendo i cartelli "itinerario per scialpinisti": in un punto sbucano i gradini e preferiamo scendere a piedi, poi senza particolari problemi, con giusto qualche racchettata nella parte finale pianeggiante, torniamo al parcheggio che ormai si è svuotato.
In conclusione, gita molto consigliabile, più diretta rispetto alla classica del Serodoli (segnata anche su varie mappe) che nelle condizioni di sabato risultava piuttosto secca, mentre noi abbiamo trovato tutti i pendii ben coperti. Le due salite comunque si possono tranquillamente concatenare. Il dislivello per il solo Nambrone è circa 1000 metri in salita, la difficoltà direi MS a parte il breve canalino finale. Io per arrivare in vetta ho usato la piccozza, anche se per un tratto molto breve in cresta. E' possibile scendere direttamente dalla vetta con gli sci, ma con maggiore innevamento: c'è anche un canale più ripido sulla sinistra di quello tracciato. Sempre con più neve, si può scendere direttamente nella forra dell'emissario del lago Lambin.
In quota, sopra i 2400, c'era almeno mezzo metro di neve fresca, già ridistribuita dal vento.
Gran giornata, peccato solo non aver raggiunto entrambi la vetta.
Partenza a orario tutto sommato umano per noi sfortunati della piatta: alle 6,20 siamo in autostrada. I soliti cummenda parmigiani col macchinone sparano tempi da Raikkonen: "Ciccio, una volta sono arrivato in un'ora e mezza a Pinzolo!". Io con la mia fedele Panda sorpasso tutto il sorpassabile ma ce ne metto tre… più il tratto finale in colonna per arrivare a Madonna!
La vista del Brenta e dei versanti al sole sembra confermare le impressioni delle webcam: ma sarà davvero nevicato? Molliamo l'idea della val Gelada e lottiamo con le unghie (con tanto di pala) per un posto decoroso nel parcheggio della ex discoteca Zangola, dove i numerosi VIP che frequentano la rinomata località hanno lasciato le auto per risparmiare 5/10 euri di parcheggio vicino alle biglietterie e scendere direttamente dalla pista.
Scavalcata una staccionata infiliamo subito le pelli e su terreno pianeggiante risaliamo la valle verso il rifugio Nambino.
Un tratto nella pineta a zig zag, iperbattuto e a tratti ghiacciato, ci conduce in mezzoretta al bel rifugio, dove ci accoglie finalmente la tanto attesa neve fresca. Vediamo un gruppetto che sale verso il monte Nambrone, perfetto! La gita che avevamo in mente era il classico Serodoli, ma i pendii a est sembrano un po' pelati e ormai sono al sole da 3 ore… la discesa dal Nambrone, un po' più ombrosa per l'esposizione a nord, sicuramente fa più al caso nostro: se poi è già tracciata meglio ancora…
Lasciamo il torrente a sinistra e risaliamo la valletta a sud del rifugio. La traccia poi ci porta nel greto innevato del torrente, con qualche tratto ravanoso su alberelli, fino a un'ampia conca chiusa a sud da una fascia ripida (e svalangosa) di rocce.
Ravanando: sullo sfondo la catena settentrionale del Brenta con la val Gelada
Wow!
L'itinerario per il Serodoli sale a destra, mentre noi seguiamo l'ampio pendio a sinistra, sovrastato dalle belle guglie del monte Pacungolo. Il mio socio ha problemi con le pelli, che gli fanno lo zoccolo, e sale a rilento: un altro gruppo ci raggiunge e gentilmente gli prestano un po' di sciolina, ma la situazione non migliora. Alla fine del pendio si traversa a destra raggiungendo una piccola conca sospesa, dove volendo si può tagliare a destra in direzione del Serodoli: la traccia invece punta dritta alla selletta del Passo Ritort, affacciato sul lago Ritorto.
Zoccoloni! Vedi cosa succede a comprare sci e pelli usati a 100 euro...

Il pendio sotto il monte Pacungolo
La traccia verso il passo Ritort
Il gruppetto che ci precede sul Passo Ritort
Da qui si sale sul crestone, un po' pelato nel versante al sole, fino a un altro intaglio: qui la cresta si fa più affilata ed è priva di neve: bisognerebbe proseguire a piedi sci in spalla.
Il pendio pelato a destra del passo Ritort
Vista verso il Brenta
I ragazzi che ci hanno raggiunto decidono di scendere da un canalino per poi ripellare: sentiti gli ululati di goduria, intuisco che l'idea è stata ottima, e mentre aspetto Matteo che nel frattempo si è messo i ramponi, mi concedo anche io una breve discesa, ripida ma su neve farinosa e facile. Ripellato, mi accordo con il mio compagno, che ormai è a posto e mi aspetterà in cresta mentre io tenterò la vetta, un po' in stile Tamara Lunger sul Nanga Parbat. Gli altri ragazzi decidono di battezzare anche il canale di fianco, ma ormai è l'una passata e io vorrei concludere la gita…
Skialpers in azione sui canalini a nord della cresta
Mentre salgo il pendio in direzione ovest, lasciandomi a sinistra la cresta, incontro i ragazzi che hanno battuto traccia, che stanno scendendo con tanto di cani al seguito (scoppiati di fatica!). Superato un dosso, eccomi nella bella conca del Lago Lambin: finalmente sulla testata della valle compare anche la vetta del Nambrone, che prima non si era mai vista: una bella piramide, più snella del monte Serodoli.
I pendii appena sotto il lago Nambin e il monte Nambrone
Il monte Nambrone con a destra il canale di salita e discesa
Noto con piacere che il gruppetto cani-munito è salito in vetta, battendo il pendio e il canalino a destra: fin dove riesco salgo con le inversioni, ma nell'ultima parte il canale si restringe e impenna (40/45°), non ho voglia di tribolare né rischiare ruzzoloni in discesa da solo, così pianto gli sci nella neve e faccio gli ultimi metri a piedi fino alla selletta. Da qui svalico sul versante sud (ghiacciato) e con un brevissimo tratto su roccette e pendio aperto raggiungo la cima.
Il panorama è notevole, sia verso il gruppo di Brenta sia sui vicini Adamello e Presanella: la val di Genova è avvolta in un mare di nubi, che ogni tanto provano a straripare anche nella valle da cui siamo saliti… la paura che la nebbia mi rovini la discesa mi impedisce di rilassarmi un attimo come sarebbe giusto fare in cima… ma del resto Matteo mi sta aspettando (anzi, si è già fatto un bel pezzo di discesa!) e immagino avrà fame vista l'ora. Quindi scatto giusto qualche foto di rito poi giro i tacchi e torno agli sci. Il gruppetto che ci aveva raggiunti, nel frattempo sta salendo: ci speravo, per avere qualcuno che mi veda mentre scendo... non ci sono grossi pericoli, ma non si sa mai.
Dopo qualche metro in derapage trovo lo spunto per fare la prima curva e poi è puro divertimento!
La neve è leggera, avvolgente, i pendii sono ampi e in buona parte ancora immacolati. Saluto i ragazzi che salgono e senza troppe soste torno alla conca sotto la crestina dove avevo lasciato il mio amico, già sentito per telefono prima. Lo intravvedo in fondo alla valletta: purtroppo la neve inizia a diventare più pesante e impone una sciata più lenta... del resto sono le 14,30. Ci ricongiungiamo e continuiamo la discesa lungo l'ampio canale, che però sappiamo già terminare sulla barriera rocciosa... alcune tracce infatti a un certo punto traversano a destra, e ci riconducono all'ampio pendio sotto il Pacungolo percorso in salita.
Il traverso
Qui la neve torna più leggera e ci regala ancora qualche bella curva fra gli arbusti. Rimaniamo abbastanza alti lasciandoci il fondovalle a sinistra, fino a che le tracce si ricongiungono tutte in un traverso... divertimento finito!
Inizia il tratto di sopravvivenza nei boschetti, dove la neve è più dura e ci sono vari ostacoli, contro cui comunque riusciamo a non sbattere troppo forte. Poco sopra al rifugio le tracce taglierebbero a destra, ma noi vogliamo fermarci per uno spuntino… il tipico hamburger della val Rendena.
Rifugio accogliente e prezzi giusti.
Qualcuno ha più sete di qualcun altro!
In discesa rimaniamo sul lato opposto della teleferica rispetto alla salita, seguendo i cartelli "itinerario per scialpinisti": in un punto sbucano i gradini e preferiamo scendere a piedi, poi senza particolari problemi, con giusto qualche racchettata nella parte finale pianeggiante, torniamo al parcheggio che ormai si è svuotato.
In conclusione, gita molto consigliabile, più diretta rispetto alla classica del Serodoli (segnata anche su varie mappe) che nelle condizioni di sabato risultava piuttosto secca, mentre noi abbiamo trovato tutti i pendii ben coperti. Le due salite comunque si possono tranquillamente concatenare. Il dislivello per il solo Nambrone è circa 1000 metri in salita, la difficoltà direi MS a parte il breve canalino finale. Io per arrivare in vetta ho usato la piccozza, anche se per un tratto molto breve in cresta. E' possibile scendere direttamente dalla vetta con gli sci, ma con maggiore innevamento: c'è anche un canale più ripido sulla sinistra di quello tracciato. Sempre con più neve, si può scendere direttamente nella forra dell'emissario del lago Lambin.
In quota, sopra i 2400, c'era almeno mezzo metro di neve fresca, già ridistribuita dal vento.
Gran giornata, peccato solo non aver raggiunto entrambi la vetta.