Ski alp Appennino parmense - tre proposte

AskY

Sci_cane
Un saluto a tutti gli skiforumisti! Da un po' non ci si leggeva. In questo reportage vorrei farvi conoscere le "mie" montagne di casa, il crinale a metà strada fra pianura e mare dove negli anni migliori a parità di quota viene molta più neve che sulle Alpi, dove il vento raggiunge una forza quasi patagonica incrostando tutto di ghiaccio.

213944-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-40.jpg


La parte più interessante dell'Appennino parmense per fare scialpinismo è quella compresa fra il passo del Lagastrello e il passo della Cisa, anzi per essere più precisi il passo del Cirone.
In questo post vorrei presentarvi tre itinerari facili, con possibilità di varianti: il primo super-frequentato, il secondo un po' meno, il terzo una chicca. Queste cime non raggiungono i 2000 metri, quindi le discese non sono particolarmente lunghe (meglio l'Appennino reggiano da quel punto di vista); l'ambiente però è bellissimo, e molto adatto per prendere confidenza con pelli e sci – come sto facendo io, del resto!

Marmagna da Lagdei
+600 D circa, MSA
(Gita effettuata il 1 aprile 2018)

213943-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-60.jpg


Verso il Marmagna, sullo sfondo le Apuane

E' la superclassica dell'Appennino parmense, puntualmente “tritata” subito dopo le nevicate: abbiamo avuto la fortuna – e la malizia – di farla in prima traccia su neve polverosa il giorno di Pasqua (!!!), partendo da Lagdei con le frontali e battendo traccia fino in cima. Per godersi appieno la giornata conviene quindi partire presto e dopo nevicate abbondanti, anche perché si tratta di un itinerario sicuro.

Dai Cancelli, dove termina la strada asfaltata, si prosegue a destra verso Lagdei (1200 m, 1 km di strada piuttosto malmessa), dove si parcheggia. Si risale dunque il sentiero 727 (poi 723, quasi sempre battuto) che inizia dietro al rifugio o la ex pista da sci fino al Lago Santo. Superare il rifugio Mariotti (1507) seguendo le indicazioni per il Marmagna, ma raggiunto il bivio della Pineta del Lago Santo conviene abbandonare il 723 e scendere in una torbiera in mezzo alla pineta, in direzione ovest.


Risalire dunque il pendio fra i pini, in genere polveroso e già tracciato, fino che la vista si apre sull'ampio canale che scende dal versante sud-est del Marmagna. Risalirlo, dunque deviare leggermente a destra fino alla cima (1856). In genere l'ultima parte di salita è spazzata dal vento (ghiaccio affiorante), e conviene togliere le pelli appena prima della croce – pena ritrovarle a Pontremoli!

Scendere lungo l'itinerario di salita, ma prima dell'ultimo pendio nella pineta traversare decisamente a sinistra, prima su terreno aperto poi nel bosco, di modo da arrivare direttamente al rifugio Mariotti senza dover racchettare lungo il Lago. Dal rifugio risalire 20 metri il sentiero fino all'arrivo della seggiovia, dunque scendere a Lagdei seguendo la ex pista da sci (un muretto a 35°), quasi sempre macinata.


Chi volesse fare un altro giro dal Rifugio, può puntare al monte Aquilotto o alla Sella dello Sterpara. Il primo è molto aereo e presenta due canalini esposti a nord abbastanza ripidi (40/45° in uscita); si può anche salire a un'antecima a sinistra e scendere su pendii più facili fino alla pineta del lago Santo; la seconda invece si raggiunge dal sentiero 719 e presenta un bel pendio aperto in mezzo al bosco, quasi sempre battuto. C'è anche un canalino ripido esposto a ovest che scende direttamente dalla vetta dello Sterpara.

Foto della gita
213918-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-16.jpg


213911-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-95.jpg


213914-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-65.jpg


213910-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-118.jpg

L'Aquilotto

213907-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-143.jpg


213905-foto-fabio-marmagna-13.jpg



213906-foto-fabio-marmagna-8.jpg


213909-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-129.jpg


213912-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-87.jpg


213915-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-54.jpg



213916-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-45.jpg



213917-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-25.jpg


213908-marmagna-aquilotto-1-aprile-2018-137.jpg





Sillara da Pratospilla
+1000 D circa, MSA
Gita effettuata il 24 marzo 2018

213929-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-4.jpg

Sullo sfondo il monte Torricella

Pratospilla non ha mai avuto troppo successo fra i parmigiani: forse per questo il rifugio – rimasto chiuso un paio d'anni – è stato recentemente preso in gestione da ragazzi di Spezia. Qui fino a poco tempo fa si sciava in pista: ma la scadenza della vita tecnica di seggiovia e skilift, il fallimento della precedente gestione e qualche inverno poco fortunato hanno mandato tutto in malora, tanto che fino allo scorso febbraio non veniva nemmeno ripulito il parcheggio.

Eppure siamo in un posto dove nevica parecchio, di più rispetto alla vicina val Parma! Nei paesi vicino si vocifera che a Pratospilla faccia sempre brutto e anche d'estate l'aria è più fresca, grazie all'esposizione della valle. Se gli sciatori da pista non possono più godersi questa stazione, salvo il tapis roulant e un breve tratto di pista battuta, gli scialpinisti vi possono trovare un'autentica oasi di piste facili non battute, con la webcam puntata costantemente sul rifugio e la possibilità di raggiungere il crinale per vari itinerari.

Il più classico (e bello) è quello che sale sul Sillara, tetto dell'Appennino parmense coi suoi 1861 metri. Astenersi chi non ama ripellare più volte! La gita infatti attraversa tre vallate, con discese tutto sommato brevi, ma ne vale la pena.

Dal rifugio Pratospilla (1350) si risale a destra della pista principale fino a uscire dal bosco, puntando all'arrivo dello skilift. Si continua dunque a traversare facilmente a sinistra, svalicando nella valle del Lago Verde. Si raggiunge il crinale nel punto più basso, per poi raggiungere la cima del monte Bragalata (1835). Con una discesa su pendii aperti (più ripidi stando a sinistra) si atterra sui Laghi di Compione (1680). Qui conviene ripellare e traversare ancora a sinistra su terreno quasi pianeggiante fino ai Laghi Sillara (1731), i più alti dell'Appennino parmense. In inverno tutti questi laghi sono in genere sommersi dalla neve, e si presentano come piccoli altipiani.

Lasciandosi i laghi a sinistra, si segue un facile costone fino a un'ampia cresta, che seguita a sinistra conduce alla vetta del Sillara, dove è presente una madonnina. Ora finalmente ci si può godere una bella discesa! Il pendio che punta direttamente ai laghi è ampio e facile, con pendenza sui 25/30° ed esposizione a est. Conviene puntare al passaggio più basso fra i due laghi, anche a seconda dell'accumulo di neve spesso notevole, per racchettare il meno possibile. Tornati sul bordo settentrionale dei laghi, si traversa un po' a destra (faccia a valle) per poi scendere direttamente su facile pendio a nord, al limite del bosco, spesso con neve polverosa, ritrovandosi all'interno di un caratteristico "toboga" poco pendente ma divertente. Conviene fermarsi appena prima di entrare nel bosco (quota 1550 circa).

Risalire il canaletto fino a tornare ai laghi Compione, dove seguendo le pendenze minori verso sinistra ci si riporta poco sotto la vetta del Bragalata, di nuovo affacciati sulla valle del lago Verde. Se non si vuole ripellare per la terza volta, conviene continuare a salire fino alla cima del Bragalata, da cui dopo la prima parte di discesa (pendio a 35°) bisogna badare a non perdere troppa quota stando sopra il traverso dell'andata fino a ritrovarsi nella valle di Pratospilla. Consigliabile però la breve discesa verso il lago Verde! Dalla sella non scendere direttamente (ci sono alcuni salti di roccia) ma traversare un poco direzione Pratospilla, poi affrontare a piacimento gli ampi pendii fino alla Capanna Cagnin, sul limitare del bosco.

Ripellare ora lungo il lato sinistro della valle, non puntando alla sella del Torricella (quella più vicina alla montagna rocciosa coi canali) ma a quella poco più su, dove si è passati anche all'andata. Da qui seguendo una delle piste si torna al parcheggio. Attenzione a non scendere troppo a sinistra, siccome se si arriva alla partenza dello skilift poi bisogna un po' racchettare in salita.

Foto della gita
213930-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-2.jpg


213926-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-25.jpg


213927-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-21.jpg



213928-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-12.jpg



213940-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-14.jpg



213941-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-12.jpg



213942-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-5.jpg


Antecima del monte Matto e monte Brusà dai Cancelli
+1000 D circa, MSA
Gita del 25 marzo 2018

213919-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-100.jpg

Il lago del Pradaccio

Per l'ultimo itinerario ritorniamo in alta val Parma (Pratospilla è in val Cedra, affluente dell'Enza). Lasciare l'auto al parcheggio dei Cancelli, e scendere direttamente a sinistra lungo la strada forestale per il rifugio Lagoni, d'inverno sfruttata come pista da fondo e battuta dalle motoslitte dei rifugisti. In leggera discesa si raggiunge un ponte con un monumento – la “coda dell'aereo”, dove la strada inizia a salire e conviene pellare. Un paio di km un po' noiosi nel bosco e si raggiunge un bivio con una strada sbarrata a destra, verso le capanne di Badignana: percorrerla superando un paio di ponti, fino ad affacciarsi sul bell'alpeggio del Badignana.

Non proseguire per le capanne-bivacco, ma imboccare il sentiero a sinistra verso il Passo Fugicchia. Usciti dal bosco, ci si affaccia su un vallone meraviglioso, chiamato Piana delle Antiche Pietre per via dei mucchi ordinati di rocce spostate dai pastori per bonificare i pascoli in quota. Negli inverni buoni queste cataste non si vedono, sommerse del tutto dalla neve.

Stando sul lato destro della valle, si compie un traverso, prendendo come riferimento una specie di piramide artificiale (il monumento sopra la Fontana del Vescovo). Seguire a sinistra il sentiero per il passo Fugicchia, l'ampia sella che separa il roccioso monte Scala da una cima più tondeggiante posta sul crinale, la nostra meta.

Si continua a traversare a sinistra, poi si sale sopra una fascia rocciosa e si svolta decisamente a destra, su pendio sospeso ma facile, fino a poco sopra il passo. Continuando a seguire il costone che separa la valle delle Antiche Pietre da quella del Lago Scuro, si raggiunge facilmente sci ai piedi la vetta della quota 1805, la montagna pianeggiante che dominava il vallone.

La discesa diretta è possibile ma piuttosto ripida (40°), ed essendo su pendio aperto conviene valutare la stabilità della neve. Più sicuro scendere seguendo le proprie tracce, ripassando dal passo Fugicchia per poi compiere il lungo traverso cercando di stare alti. Un paio di racchettate sono d'obbligo prima di rientrare nel bosco e scendere nuovamente poco sotto alle Capanne di Badignana.

Qui si ripella seguendo il sentiero per il Passo delle Guadine e il Lago Santo, che inizia proprio dietro alla capanna seguendo il bosco a sinistra. Su terreno abbastanza ripido tra i faggi, si esce sulla Sella del Brusà, posta fra l'omonimo monte e la lunga cresta del Roccabiasca, via d'arrampicata facile d'estate, più ingaggiosa d'inverno. La sella separe la valle del Badignana da quella delle Guadine/Pradaccio, zona di riserva naturale integrale dove per legge non si potrebbe entrare.

Ma si sa, in Italia chiudono sempre un occhio....... risalire a sinistra l'enorme pendio che con pendenze dolci ma costanti conduce fino in vetta al monte Brusà (1799), dunque scendere sulle proprie tracce lasciandosi a destra la sella, e proseguendo lungo un bellissimo canale tondeggiante – da fare con tanta neve, sotto ci sono fasce rocciose! Seguirlo a lungo, fino a quando si esaurisce nella faggeta. Scendere lasciandosi a sinistra il solco del torrente fino a una bella torbiera, con scorcio notevole sulla cresta del Roccabiasca e il suo canale ovest (40°), una classica medio-difficile della zona – si pela presto.

Dalla torbiera racchettare un po' dunque scendere nel bosco cercando di traversare senza perdere quota, sempre stando a destra del fiume, fino a raggiungere il lago del Pradaccio (1362): racchettare lungo il lago verso il capannotto della Forestale – magari stando attenti che non ci sia nessuno... va bene che siamo in Italia ma si rischia la multa lo stesso! Poco dietro il gabbiotto si scende seguendo la strada forestale (attenzione alle piante cadute e non deviare dal percorso! Boschi sporchi e ripidi); con qualche raccehttata si torna alla strada per i Lagoni. 500 metri di strada in leggera salita e si torna ai Cancelli.


Foto della gita

213920-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-91.jpg



213921-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-85.jpg



213922-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-79.jpg



213923-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-73.jpg



213924-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-67.jpg



213925-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-58.jpg


213931-pratospilla-cancelli-cell-24-25-marzo-2018-92-s.jpg



213932-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-30.jpg



213933-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-28.jpg



213934-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-27-s.jpg



213935-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-24.jpg



213936-pratospilla-cancelli-24-25-marzo-2018-18.jpg
 
Tre anni di silenzio poi...

...booom!


Torna AskY con un tris mica da ridere!

Bello tornare a vederti in giro sul forum e non solo su blog alpinistici altrui :)
 
Top