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Discussione: Tre giorni fra Tirolo e Arlberg, fine Marzo 2018

  1. #1

    Predefinito Tre giorni fra Tirolo e Arlberg, fine Marzo 2018

    Strana stagione questa per me: nonostante quello appena concluso sia stato l'inverno forse più nevoso dell'ultimo decennio, fino alla scorsa settimana non ero riuscito (o non avevo voluto) ritagliarmi nemmeno una mezza giornata a Ovindoli o Campo Felice, le località più facili da raggiungere per uno che vive a Roma.
    A febbraio il meteo aveva sempre frustrato le mie velleità: regolarmente le previsioni meteo per il weekend - giuste o sbagliate - mi avevano sempre scoraggiato. Finalmente, quando ormai avevo perso le residue speranze, Bergfex e Lamma si sono messi d’accordo, promettendomi un 2/3 giorni di sole dove mi era fissato di voler andare.
    Sicchè, mercoledi 21 prenoto tutto il prenotabile: treno A/R per Verona, autonoleggio, e hotel. Campo base prescelto: Landeck, a meno di 1 ora da Innsbruck. E pazienza se per un motivo o un altro, figli e amici mi danno tutti buca: vabbè, vorrà dire che andrò da solo! Partenza da Roma alle 14:45 di giovedì 22 col Frecciargento per VR. Il meteo non è incoraggiante: nevicatina residua da Vipiteno fino a Innsbruck; le mie certezze meteo cominciano a vacillare. Tanto più che anche venerdì mattina nevischiava ancora.
    Fra i tre comprensori su cui puntavo alla vigilia, opto per Ischgl. C’ero già stato l’anno scorso, per cui decido di “sacrificarlo”. 40 minuti d’auto ed eccomi sul piazzale del Silvretta Arena, ancora abbastanza libero alle 9:00. Il tempo di fare skipass e skirent, ed eccomi sulla telecabina per l’Idalp. Proseguo in direzione Switzerland, visto che il meteo sembrava promettere meglio su quel versante. Passo tutta la mattina in zona Alpe Trida, tra pistoni facili, ondulati il giusto e poco affollati. È proprio vero: spesso chi ha il pane non ha i denti per mangiarlo. Sicchè, dopo un paio d’ore, complice l’età che avanza..., lo scarso allenamento fisico, lo straterello di fresca che cominciava a ondulare le piste, la visibilità piatta, forse pure le quote relativamente elevate, comincio ad "accusare" e mi rifugio in un . . . rifugio. Riprendo fiato, provo a ricimentarmi, ma con scarsi risultati. Abbandono il campo ignominiosamente prima delle 14:30, ma con pochi rimpianti: non vedo l’ora di togliere scarponi e quant’altro e cercare di “riprendermi”.
    Qui le poche foto di giornata:

    Qualcuno sembra aver affondato il panettone nella panna...


    Doubledecker Samnaun


    Facili piste lato svizzero, sopra l'Alp Trida


    Dallo stesso punto guardando in direzione Palinkopf


    Il giorno dopo, finalmente – e come da previsioni - il sole (e che sole!). Punto sull’Arlberg. Parcheggio all’Alpe Rauz, e provo la nuova (2016) cabinovia Flexenbahn, in direzione Zurs. Per me è una premiere assoluta da queste parti. Scendo all’intermedia, e … prima sorpresa: da lì o si prosegue con 2° tronco della cabinovia (Trittkopf II) oppure ci si sprofonda nel baratro di una ski-route “rossa” (?), segnalata con le solite paline a rombi Comunque sia, vuoi perché alle 9:30 era ancora tutto piallatissimo, vuoi perché faccio appello all’ultimo briciolo di orgoglio che mi rimane, opto per la discesa. Non me ne pentirò: dopo un po’ il pendio si addomestica il giusto e mi godo il panorama verso Zurs. C’è ancora una quantità di neve da paura e in condizioni stratosferiche. Un epic day!

    Zurs


    Zurs meriterebbe un approfondimento, ma non è questo il giorno. Dopo l’esperienza di ieri, voglio mantenermi cauto sulle mie possibilità. Punto al sodo: non essendo mai stato prima nell’Arlberg, non posso perdermi Lech in versione invernale. Qui si sono inventati un altro ski-tour che fa bene al caso mio: Der Weissering (che poi vuol dire anello bianco; che fantasia!), una specie di Sellaronda in salsa austriaca percorribile solo in senso orario. Da Zurs, con un paio di seggiovie (la seconda un po’ obsoleta), si sale verso il Madloch.

    SG Muggengrat e partenza SG Madloch. 5-6 minuti di fila


    Dalla stazione a monte parte una ski-route che un inglese direbbe “breathtaking”: 950 mt di dislivello fino a Zug, indimenticabili. A me è andata benissimo: giornata spettacolare, scenari splendidi, pistone larghissimo e piallatissimo (erano ancora le 10:30). Chissà se c’è una ragione di marketing che spiega perché la chiamano ancora ski-route, visto che in effetti è una pista battuta alla perfezione.

    La skiroute 170 vista dalla stazione a monte della SG Zugerberg


    Quest'ultima seggiovia, anch'essa direi piuttosto lenta e un po’ malconcia, riporta sul lato più a nord del comprensorio, dove ci si perde in una marea di pistoni ondulati e mai troppo challenging. Una specie di Altabadia, se volete. Ho provato anche l’avveniristico kombibahn Weibermahd, che si trova sulla linea di collegamento verso il comprensorio di Warth. Io invece scendo a Lech, che si attraversa a piedi come ai tempi gloriosi di Arabba (pre-Arabbafly…) o come ancora si fa a Selva. Raggiungo la base delle funivie gemelle del Rufikopf, dribblando un po’ di signore impellicciate, con annessi e connessi.

    Panorama Lech


    Attraversamento Lech


    In cima al Rufikopf sosta “tattica” per rifocillarmi e prendere la via di Zurs. Un paio di impianti e sono di nuovo sulle cabinovie che mi riportano verso l’Alpe Rauz. Sono ancora le 14:00 o poco più, le gambe reggono ancora bene, e decido di provare la nuova cabinovia Albonabahn. So di visitare uno dei templi del freeride, ma conosco bene i miei limiti: mi concedo solo uno dei pistoni da 600 m di dislivello che mi riportano a valle per la “via normale”. Sono quasi le 15:00. Ci sarebbe il tempo volendo di risalire verso Galzig e St. Anton. Ma per oggi può bastare così. Spero solo di avere l’opportunità di tornare da queste parti: l’Arlberg è davvero un comprensorio gigante, e ci vorrebbero giorni e giorni per girarselo bene in tutti i versanti: Warth, Lech, Zurs, St. Anton, Rendl… vedremo.

    Scendendo in direzione Zurs




    Arriva domenica: ‘tacci sua, ci mancava solo il passaggio all’ora legale. Nonostante l’ora avanti, alle 7:45 carico armi e bagagli e lascio il mio campo base a Landeck. Poco più di un’ora in auto ed eccomi al parcheggio multi-piano del Giggijoch (Solden). C’è il mondo. Nonostante ciò impiego poco a sbrigare la pratica skipass e skirent. Anche questa giornata è da cartolina. Sole pieno e panorami nevosissimi. Le Alpi dell’Oztal offrono scorci memorabili, da alta montagna. Dopo la cabinovia di arroccamento, la marea di gente si disperde sulle diverse seggiovie che si offrono davanti. Preferisco all’inizio restare a quote basse, prima che il sole trasformi troppo la neve, e mi sposto verso il versante del Gaislachkogl. Pistoni larghissimi e battitura top, provo in sequenza la rossa 12, la nera 3 e la stupenda blu nr. 2.Gli impianti sono veloci e supermoderni: nulla da dire, pure troppo, forse. Belli i cupolini blu della SG Wasserkar: non ne avevo mai visti prima.



    Torno verso la parte alta del comprensorio e proseguo in direzione del leggendario Rettenbach Gletscher, che ospita le gare di apertura della CdM a fine Ottobre.

    Cartolina Rettenbach classic


    Ovv.te non posso perdermi il tunnel che sci ai piedi porta al secondo ghiacciaio, il Tiefenbach. Una facile discesa e poi ritorno sui miei passi.



    Preferisco non perdere tempo, anche se mi resta il rimpianto della telecabina del Tiefenbach: con la visibilità che c’era oggi la vista sul Wildspitze doveva essere stupenda… Non voglio rischiare di restare imbottigliato sulla A22 e penso già al rientro in Italia.
    Un tributo fotografico al muro del Rettenbach (che i gigantisti di CdM si bevono con una ventina di porte), ma a cui a ‘sto giro rinuncio (tempo tiranno…) e proseguo verso valle.



    Dopo la TC, scendo a valle con una breve pista blu (la 24). Mi distraggo, trovo una SG sulla mia sinistra, imbocco il cancelletto ed eccomi su. Pochi metri e mi chiedo “come mai non c’è nessuno?”. La risposta dopo qualche secondo: ho sbagliato seggiovia: è la Schwarzkogl, che serve un bel muretto nero (pista 25) con un discreto 400 mt di dislivello. Davvero niente male: alla fine ho avuto anch’io il mio “rettenbach” privato
    Stavolta, non posso più sbagliare, rientro al Giggijoch, e anche per oggi è andata. Lascio Soelden alle 13:45, in buon anticipo. La A22 è bella carica di teutonici (o almeno di auto che di teutonico hanno sicuramente la targa…): Pasqua si avvicina…
    Non ci sono imprevisti: alle 18:50 il mio trenino veloce parte puntuale da VR, diretto a Capitol City.
    Bilancio della mia tre giorni austriaca:
    • Tre comprensori top. Conoscevo già Ischgl. Mi era piaciuto. Questa volta lo lascio con sensazioni contrastanti: peccato per il meteo, e peccato per le mie condizioni fisiche, non proprio al massimo. Se dovessi portare la famiglia, o tornare con amici, avendo a disposizione 3-4 giorni, forse sceglierei Sölden. Se avessi a disposizione un’intera settimana (e un budget adeguato), non avrei dubbi: Arlberg sarebbe la mia prima scelta
    • Sto invecchiando: l’anno prossimo farei bene a investire un paio di mesi in palestra per fare un minimo di potenziamento fisico e fiato, altrimenti...
    • Sciare da soli può aiutare a ritrovare un po’ se stessi; ma occhio a non esagerare: alla fine scambi qualche battuta solo con la cameriera al ristorante e la commessa dell’ufficio skipass…


    E questo è quanto. Mi sarebbe piaciuto condividere qualche foto in più, ma non ero troppo in vena


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  3. #2

    Predefinito

    Ero anche io a Soelden domenica dopo aver fatto sabato hochgurgl-obergurglMagari ci siamo incrociati,eravamo un gruppo di 7. Condivido le tue impressioni,io ripartito alle 15 30 per rientro in Lombardia.

  4. Skife per gagianka:


  5. #3

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    Bellissimo reportage, piacevolmente sincero nel racconto ed essenziale nel numero e nella scelta delle foto.
    Complimenti, anche per la decisione di partire da solo nonostante le defezioni

  6. Lo skifoso Jagar ha 3 Skife:


  7. #4

    Predefinito

    Bel reportage, io avrei invece preferito qualche foto in più viste le condizioni perfette ed i comprensori da sogno ma pazienza, sarà per la prossima volta!

  8. #5

  9. #6

    Predefinito

    Report molto bello Heinz, complimenti. Ero curioso di vedere qualche foto di Soelden in versione invernale .. la vista sull Wildspitze è splendida, ma vedila così: meno male che l'hai saltata così hai una scusa per tornarci!
    Ogni volta che vedo le foto dell'Arlberg e in particolare di Lech capisco perché sia considerata una delle mecche del freeride, ma allo stesso tempo mi chiedo perché spesso leggiamo che le piste non sono un granché (o cmq imparagonabili alle possibilità di fuoripista)... in quella foto dall'alto mi sembrano spettacolari.

  10. #7

    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Edo Vedi messaggio
    Bel reportage, io avrei invece preferito qualche foto in più viste le condizioni perfette ed i comprensori da sogno ma pazienza, sarà per la prossima volta!
    In effetti sì, ho "salvato" solo poche foto rispetto a quelle che potenzialmente si potevano fare con le condizioni che ho trovato: ne è venuto fuori un report a metà strada tra lo stile Montana/Missouri (mi si passi la citazione "irriverente") e lo stile del "maestro" Edo
    Purtroppo, tra le truppe defezionarie c'erano i figli, a cui di solito affido il compito di reporters...


    Citazione Originariamente scritto da |DOM| Vedi messaggio
    Ero curioso di vedere qualche foto di Soelden in versione invernale .. la vista sull Wildspitze è splendida, ma vedila così: meno male che l'hai saltata così hai una scusa per tornarci!
    Ogni volta che vedo le foto dell'Arlberg e in particolare di Lech capisco perché sia considerata una delle mecche del freeride, ma allo stesso tempo mi chiedo perché spesso leggiamo che le piste non sono un granché (o cmq imparagonabili alle possibilità di fuoripista)... in quella foto dall'alto mi sembrano spettacolari.
    Soelden è davvero un comprensorio meraviglioso (dislivelli, panorami, preparazione piste): merita molto più che una giornata. Da tornarci, confermo.
    Per Lech, anch'io resto perplesso nel leggere che per lo sci in pista non è un granchè.
    E potrei aggiungere una considerazione, personale, che accomuna tutti questi mega-resort austriaci (ma lo stesso discorso potrei farlo per la Francia): mediamente, il singolo impianto copre dislivelli assai più importanti di quelli a cui sono abituato quando vado in Italia, p.es. in dolomiti...

  11. Lo skifoso Heinz61 ha 2 Skife:





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