Questo reportage è un po una raccolta della mia attività sugli Spalti di Toro iniziata a inizio Giugno fino a pochi giorni fa..... per ora. Fino a qualche mese fa mi ero sempre limitato a fare delle semplici escursioni sugli Spalti, un po perchè non li conoscevo bene, un po perchè non avevo nessuno particolarmente interessato a questo spettacolare ma un po dimenticato gruppo di cime, guglie, torri e torrette rigorosamente marce!
Ancora non ho completato tutte le cime principali, man mano che ne farò di nuove le aggiungerò su questo reportage.
03/06/17 Cima Toro 2355m:
Questa è stata la prima cima "seria" che ho salito nel gruppo.
La partenza è dal Rif. Pordenone dove si arriva con una lunghissima strada parzialmente asfaltata che parte da Cimolais. Si imbocca dal parcheggio il sentiero che per il greto porta al Biv. Perugini (2060m) abbastanza rapidamente, qui visione stupenda sul Campanile della Val Montanaia.
Dal bivacco si imbocca la traccia che scende brevemente a sinistra a imboccare un canalino in direzione F.lla Segnata, si risale il canalino (pass.I°) fino alla forcelletta sommitale, si sale a destra un ghiaione fino (50-80m sotto la forcella) dove sulla sinistra si nota un canalino stretto (ometto alla base da noi ricostruito), qui ha inizio la salita a cima Toro.
Si risale il breve gradinetto roccioso (I°) e successivamente per ghiaie instabili si punta a una stretta fenditura sulla sinistra (II/II+ pochi metri) fino a raggiungerne la sommità, si scende per ghiaie sul versante opposto e si risale puntando a una forcelletta di cresta, qui si trova la caratteristica roccia piatta (alcune relazioni la descrivono come espostissima e vertiginosa, non mi è sembrato nulla di che ma si sa è soggettiva la cosa) che va superata per raggiungere una placca sporca di detrito che va risalita (più pericolosa che difficile 25m, eventualmente chiodo rosso per sicura/calata). Dalla sommità della placca si imbocca la bella banca a sinistra che contorna cima Toro (esposta ma sempre comoda apparte un brevissimo restringimento) fino a giungere ad un muretto a secco (bivacco), pochi metri più avanti dove i tetti lasciano spazio ad una parete verticale si nota a circa un metro d'altezza un terrazino con grosso ometto (ecco, in questo punto abbiamo avuto qualche problema dal momento che non esisteva alcun ometto essendo inizio stagione, ora dovrebbe essere bello solido almeno per quest'anno, comunque dopo qualche dubbio con un po di occhio si capisce dove salire) qui ci siamo legati per sicurezza conoscendo la roccia, si sale inizialmente in diagonale per qualche metro e successivamente si imbocca un caminetto verticale fino alla sosta sopra (10m sosta chiodi e cordini, II° molto esposto, clessidra per assicurarsi e sputone alla base), da qui si sale per gradoni più semplici superando una sosta per calata fino a giungere ad un incavo nero, qui abbiamo il passaggio chiave della salita. Questo passaggio consiste nel superare un gradino di 3m strapiombante e molto umido (viene dato III anche se sinceramente l'ho trovato più impegnativo, magari per il fatto che essendo inizio stagione era molto umido) più in alto sulla sinistra si trova la sosta.
Da qui per gradoni e ghiaie (marcissimo) si giunge sotto il castello sommitale che va risalito direttamente per paretina verticale (20m, II esposto, molto marcio numerose prese restano in mano), si giunge così sulla vetta molto bella e panoramica che è composta da una catasta di rocce che vanno dal marcio al marcissimo.
Restiamo pochissimo in vetta causa temporale imminente, sfruttiamo tutte le doppie possibili dal momento che è più rapido che scender per quella marzumera. Una volta giunti nuovamente alla cengia torneremo per lo stesso percorso di salita.
Attrezzatura: imbrago, discensore, cordini per rinforzare le calate e per eventuali spuntoni e 2 mezze da 30m.
Il magnifico Campanile della Val Montanaia
La mitica Giò sulla cengia.
L'ardita guglia di Punta Pia.
Un selfie in sosta!
Di nuovo la bellissima Punta Pia e la cengia di Cima Toro.
La "leggermente" marcia vetta..
01/07/17 Punta Pia - 2347m:
Dopo una pausa di quasi un mese causa esami all'università torniamo in zona, questa volta per salire l'ardita Punta Pia che ci ha stregato durante la salita a Cima Toro.
La partenza è sempre dal Pordenone, si seguirà lo stesso percorso di Cima Toro fino sulla cengia dove anzichè salire a destra si continuerà lungo di essa per qualche decina di metri finchè non si interrompe (2 chiodi), da qui si scende la parete sottostante (40m II, marcio e un po umido) dalla sosta si può fare una doppia da 40m, noi siamo scesi arrampicando. Giunti alla base di questa parete si attraversa il canale e si risale a guadagnare Forcella Pia per canali alquanto marci(I+). Giunti in forcella (magnifica vista sul Cadore) si segue una bella cengia in versante Rif. Padova fino ad arrivare all'imbocco di un facile canale che va risalito spostandosi gradualmente a destra (I), quando la parete diventa più ripida troviamo una sosta (2ch, cordini e maglia rapida). Qui siamo sotto il passaggio chiave (10m di III marcio) che va risalito verso sinistra puntando direttamente alla cresta dove si trova una sosta su uno spuntone, noi qui abbiamo sbagliato in pieno e siamo saliti in libera direttamente sopra la sosta con partenza leggermente strapiombante e delicata per poi imboccare un camino verticale fin sotto dei tetti dove deviando a destra ci siamo ricongiunti alla normale (le difficoltà in certi tratti potrebbero essersi aggirate intorno al IV), ci siamo accorti troppo tardi di aver sbagliato ma vabbè anche questo è la montagna, saliamo gli ultimi 10/15m di II+ per cresta fino alla bellissima cima. Il libro di vetta riporta solo poche firme molto vecchie risalenti ai primi anni novanta tra cui Mauro Corona.
E' ora di scendere, sulla cima una sosta ci permette di fare una calata di 30m lungo il camino sbagliato che abbiamo salito, con 30m però non si arriva direttamente alla base ma bisogna cercare la sosta su spuntone che noi non avevamo visto a causa dell'errore, dopo un po di ricerca la troviamo. Dallo spuntone con una doppia da 10m circa si arriva alla prima sosta incontrata, un ultima calata da 30m ci permette di evitare il marciume e ci deposita quasi in cengia. Da qui si segue l'itinerario di salita.
Attrezzatura: imbrago, discensore, cordini per rinforzare le calate e per eventuali spuntoni e 2 mezze da 30m.
L'urlo di pietra.
La Croda Cimoliana
img]http://www.skiforum.it/skiforum/upload/multi/198598-punta-pia1-20170701081336.jpg[/img]
La parete di II marcio/umido da scendere
Io e Gigi in discesa
In cerca della via.
Gigi scenografico sul traverso uscendo dal camino sbagliato che abbiamo salito.
Lungo le espostissime roccette finali della cresta.
22/07/17 Torre San Lorenzo 2385m.
Per l'ennesima volta quest'anno mi trovo al rifugio Padova, è mattina presto, le previsioni danno tempo stabile ma siamo avvolti dalle nebbie... speriamo bene!!
Partiamo in direzione Forcella Segnata, seguiamo l'evidente sentiero fino al cartello che annuncia il nostro arrivo nel Cadin di Toro (1630m circa). Qui si abbandona l'evidente sentiero diretto a F.lla Segnata per seguire una buona traccia con qualche bollo che si addentra in mezzo ai mughi dentro il Cadin di Toro fino a sbucare sui ghiaioni, da qui in poi non esiste più sentiero, solo una labile traccia nella parte più bassa. Cominciamo ad alzarci di quota su scomodissimo ghiaione e puntiamo verso la parte più interna di questo bellissimo, solitario e selvaggio vallone. Cominciamo a risalire un bel canalone ripido ricco di massi instabili fin sotto la base della nostra torre che si staglia poderosa verso il cielo, inizia a piovigginare e la nebbia si fa fitta! Che fare? Proviamo a salire fin sotto roccia e ad aspettare un po...dopo una mezzora smette di piovigginare e la nebbia si alza, ripartiamo. Qui seguiamo il ramo destro del canale più ripido e man mano più stretto, lo risaliamo interamente fino allo stretto intaglio di Forcella San Lorenzo, incastonato fra la nostra Torre e l'omonima cima facilmente raggiungibile in 20 minuti (I°).
Qui dalla forcella inizia la via di salita (150m di dislivello, 170m di sviluppo), guardiamo verso l'alto e vediamo la prima sosta, partiamo! Si sale una fessura/camino verticale e molto esposta con roccia discreta (qualcosa rimane sempre in mano....), è un II+/III° continuo fino a pochi metri dall'uscita dove si deve fare un delicato traverso a sinistra per evitare un tetto più difficile, siamo fuori (25m, II+/III 2ch)!! Certo, era meglio legarsi...da qui in poi ci legheremo!
Il secondo tiro è più rilassante, si sale un grande camino più gradonato tendendo verso sinistra (35m II/III, 2ch). Dalla sosta si traversa a sinistra per ghiaie e successivamente per cengia stretta fino a giungere sotto un più compatto muro di roccia che va salito per una fessurina nera (roccia stranamente ottima!!) fino alla sosta (40m I e poi sul muro più verticale III+ circa 15m), da qui per gradoni verso destra sulla cima (50m I e II, sosta su spuntone).
Raggiungiamo la cima è ovviamente cala una nebbia fittissima, nessun panorama.... Restiamo in vetta poco, fa anche freddo!
Per la discesa attrezziamo una doppia lunga da poco sotto la cima (spuntone) che ci riporta sotto il muro compatto di III+, 40/45m, a successiva calata da 30m ci deposita alla prima sosta e da qui con un altra calata da 30m giusti si torna in forcella, il resto della discesa per la via di salita.
Attenzione con le doppie all'incredibile quantità di materiale che si smuove!!
Lo stretto intaglio della forcella.
Divertente arrampicata.
Attrezzando la doppia.
In doppia con Cima San Lorenzo che spunta dietro.
Ottima visibilità
Ultima doppia sul primo tiro.
12/08/17 Cima Both, via Kogel-Both.
Ennesima volta al Padova, imbocchiamo il sentiero diretto alla Forcella Monfalcon di Forni, deviamo poi per Forcella Montanaia e risaliamo il ghiaione molto meno faticoso di quanto potesse sembrare e così sbuchiamo in forcella sopra lo splendido "urlo di pietra" 2333m.
Dalla forcella attacchiamo subito il primo muretto, imbocchimo un canale franoso a destra che ci porta su una banca ghiaiosa (40m I e II eventuale fettuccia su spuntone per sosta/calata). Da qui ci si sposta a destra a imboccare una cengia, iniziale passaggio di II/II+ esposto.
Risalire quindi la rampetta di roccia articolata fino ad una piccola torrre al suo termine e proseguire sulla parete per guadagnare la terrazza inclinata e detritica soprastante (uscita delicata) (II+, 2ch). Da qui le possibilità sono due, seguire la via originale a destra per imboccare un camino di III con roccia un po marcia oppure seguire la variante che faremo noi ovvero salire direttamente sopra la sosta una fessura fin sotto un tetto, da qui con traversata delicata ci si porta su rocce più facili fino alla sosta (I primi 10m fino al IV poi III, 20m, 2ch).
Dalla sosta si va a destra fino a un forcellino dal quale si risale un salto di 15m di III (1ch). Si segue ora una cengia che porta a nord (molto esposto) per scendere brevemente e toranae a sud dove si risalgono le ultime rocce che portano alla placca della cima (40m I e II).
Bellissimo panorama a 360°.
La discesa avviene o per la via di salita con doppie max da 30m sul 3°, 4° e 5° tiro oppure per la via normale sul versante opposto che però non abbiamo percorso!
Da sottolineare la fantastica discesa a velocità supersonica lungo il canale di Forcella Montanaia su ghiaione morbidissimo.
Il versante di salita.
Io sul III.
Firma del foglietto di vetta...veramente poche salite...
Verso la Croda Cimoliana.
Prima doppia.
Attrezzando la doppia.
15/08/17 Campanile Toro.
Arditissima guglia di roccia visibile già dal Rifugio Padova, a vederla sembra dura salirci, in realtà è massimo III+ tranquillo e su roccia buona!
Si segue lo stesso itinerario della Torre San Lorenzo ma anzichè arrivare in fondo alla valle ci si stacca prima e si risale il canale di Forcella delle Corde (impossibile sbagliare, campanile in vista!!), non si raggiunge la forcella, poche decine di metri sotto si nota un bollo rosso che indica l'attacco della normale, per comodità la suddivido in tiri di corda.
L1: dal bollo per una cengetta verso sinistra con iniziale passo stretto ci si porta nei pressi della sosta (20 m, II).
L2: si sale una facile paretina sulla sinistra (II) e poi il camino/diedro verso destra (II), si continua nella stessa direzione e si imbocca una fessura da salire in opposizione (III+ ma tranquillo) lungo questo passaggio troviamo un chiodo, si sale ancora per facili roccette fino alla sosta (30 m, III).
L3: a sinistra di un paio di metri e si risale una rampa gradonata tendente a destra fino al suo termine sulla grande cengia mediana (30 m, II con un passo di III).
Trasferimento: si cammina verso destra lungo la cengia comodamente fin sotto un evidente canale (eventuale sosta da attrezzare).
L4: si sale il largo camino tenendosi a sinistra (I/II). Lasciarsi il fondo di questo alla propria destra e rimanere sullo spigolo che viene a formarsi sopra (II). Effettuare un passaggio aereo a sinistra (II+) e continuare fino alla grande cengia (II) dove si trova lo sosta (50 m, II/II+).
L5: continuare qualche metro lungo la cengia e attaccare l’evidente rampa che sale verso la cima fin sopra il masso incastrato dove si nota la sosta (30 m, II con passo di III, espsota!).
L6: salire il camino a sinistra della sosta (III) fino alla sosta poco sopra (20 m, III).
L7: seguire la cengia verso destra (I) e poi salire il canalino a sinistra fino alla vetta (30 m, II). Possibile forte attrito della corda, conviene spezzare in due il tiro se si intende salire legati!
La vetta è grande quanto un tavolino ed è dotata di campana, ci si permane costantemente in sosta! Panorama mozzafiato con salita mai difficile, rilassante e altamente remunerativa!!!
Per la discesa si effetuano 7 doppie ben attrezzate con spit e catena che depositano nei ghiaioni sottostanti!
Corda singola minimo da 60m ,noi 70m o due mezze da 30m!!
Il campanile ormai vicini all'attacco.
Il vallone di salita.
Selfie in sosta.
Selfie di vetta.
Calata plastica di Gigi!!
Spero vi sia piaciuto e vi sia stato utile, ulteriori uscite sugli spalti verranno inserite qui aggiornando il reportage!!!
Grazie dell'attenzione!

Ancora non ho completato tutte le cime principali, man mano che ne farò di nuove le aggiungerò su questo reportage.
03/06/17 Cima Toro 2355m:
Questa è stata la prima cima "seria" che ho salito nel gruppo.
La partenza è dal Rif. Pordenone dove si arriva con una lunghissima strada parzialmente asfaltata che parte da Cimolais. Si imbocca dal parcheggio il sentiero che per il greto porta al Biv. Perugini (2060m) abbastanza rapidamente, qui visione stupenda sul Campanile della Val Montanaia.
Dal bivacco si imbocca la traccia che scende brevemente a sinistra a imboccare un canalino in direzione F.lla Segnata, si risale il canalino (pass.I°) fino alla forcelletta sommitale, si sale a destra un ghiaione fino (50-80m sotto la forcella) dove sulla sinistra si nota un canalino stretto (ometto alla base da noi ricostruito), qui ha inizio la salita a cima Toro.
Si risale il breve gradinetto roccioso (I°) e successivamente per ghiaie instabili si punta a una stretta fenditura sulla sinistra (II/II+ pochi metri) fino a raggiungerne la sommità, si scende per ghiaie sul versante opposto e si risale puntando a una forcelletta di cresta, qui si trova la caratteristica roccia piatta (alcune relazioni la descrivono come espostissima e vertiginosa, non mi è sembrato nulla di che ma si sa è soggettiva la cosa) che va superata per raggiungere una placca sporca di detrito che va risalita (più pericolosa che difficile 25m, eventualmente chiodo rosso per sicura/calata). Dalla sommità della placca si imbocca la bella banca a sinistra che contorna cima Toro (esposta ma sempre comoda apparte un brevissimo restringimento) fino a giungere ad un muretto a secco (bivacco), pochi metri più avanti dove i tetti lasciano spazio ad una parete verticale si nota a circa un metro d'altezza un terrazino con grosso ometto (ecco, in questo punto abbiamo avuto qualche problema dal momento che non esisteva alcun ometto essendo inizio stagione, ora dovrebbe essere bello solido almeno per quest'anno, comunque dopo qualche dubbio con un po di occhio si capisce dove salire) qui ci siamo legati per sicurezza conoscendo la roccia, si sale inizialmente in diagonale per qualche metro e successivamente si imbocca un caminetto verticale fino alla sosta sopra (10m sosta chiodi e cordini, II° molto esposto, clessidra per assicurarsi e sputone alla base), da qui si sale per gradoni più semplici superando una sosta per calata fino a giungere ad un incavo nero, qui abbiamo il passaggio chiave della salita. Questo passaggio consiste nel superare un gradino di 3m strapiombante e molto umido (viene dato III anche se sinceramente l'ho trovato più impegnativo, magari per il fatto che essendo inizio stagione era molto umido) più in alto sulla sinistra si trova la sosta.
Da qui per gradoni e ghiaie (marcissimo) si giunge sotto il castello sommitale che va risalito direttamente per paretina verticale (20m, II esposto, molto marcio numerose prese restano in mano), si giunge così sulla vetta molto bella e panoramica che è composta da una catasta di rocce che vanno dal marcio al marcissimo.
Restiamo pochissimo in vetta causa temporale imminente, sfruttiamo tutte le doppie possibili dal momento che è più rapido che scender per quella marzumera. Una volta giunti nuovamente alla cengia torneremo per lo stesso percorso di salita.
Attrezzatura: imbrago, discensore, cordini per rinforzare le calate e per eventuali spuntoni e 2 mezze da 30m.
Il magnifico Campanile della Val Montanaia
La mitica Giò sulla cengia.
L'ardita guglia di Punta Pia.
Un selfie in sosta!
Di nuovo la bellissima Punta Pia e la cengia di Cima Toro.
La "leggermente" marcia vetta..
01/07/17 Punta Pia - 2347m:
Dopo una pausa di quasi un mese causa esami all'università torniamo in zona, questa volta per salire l'ardita Punta Pia che ci ha stregato durante la salita a Cima Toro.
La partenza è sempre dal Pordenone, si seguirà lo stesso percorso di Cima Toro fino sulla cengia dove anzichè salire a destra si continuerà lungo di essa per qualche decina di metri finchè non si interrompe (2 chiodi), da qui si scende la parete sottostante (40m II, marcio e un po umido) dalla sosta si può fare una doppia da 40m, noi siamo scesi arrampicando. Giunti alla base di questa parete si attraversa il canale e si risale a guadagnare Forcella Pia per canali alquanto marci(I+). Giunti in forcella (magnifica vista sul Cadore) si segue una bella cengia in versante Rif. Padova fino ad arrivare all'imbocco di un facile canale che va risalito spostandosi gradualmente a destra (I), quando la parete diventa più ripida troviamo una sosta (2ch, cordini e maglia rapida). Qui siamo sotto il passaggio chiave (10m di III marcio) che va risalito verso sinistra puntando direttamente alla cresta dove si trova una sosta su uno spuntone, noi qui abbiamo sbagliato in pieno e siamo saliti in libera direttamente sopra la sosta con partenza leggermente strapiombante e delicata per poi imboccare un camino verticale fin sotto dei tetti dove deviando a destra ci siamo ricongiunti alla normale (le difficoltà in certi tratti potrebbero essersi aggirate intorno al IV), ci siamo accorti troppo tardi di aver sbagliato ma vabbè anche questo è la montagna, saliamo gli ultimi 10/15m di II+ per cresta fino alla bellissima cima. Il libro di vetta riporta solo poche firme molto vecchie risalenti ai primi anni novanta tra cui Mauro Corona.
E' ora di scendere, sulla cima una sosta ci permette di fare una calata di 30m lungo il camino sbagliato che abbiamo salito, con 30m però non si arriva direttamente alla base ma bisogna cercare la sosta su spuntone che noi non avevamo visto a causa dell'errore, dopo un po di ricerca la troviamo. Dallo spuntone con una doppia da 10m circa si arriva alla prima sosta incontrata, un ultima calata da 30m ci permette di evitare il marciume e ci deposita quasi in cengia. Da qui si segue l'itinerario di salita.
Attrezzatura: imbrago, discensore, cordini per rinforzare le calate e per eventuali spuntoni e 2 mezze da 30m.
L'urlo di pietra.
La Croda Cimoliana
img]http://www.skiforum.it/skiforum/upload/multi/198598-punta-pia1-20170701081336.jpg[/img]
La parete di II marcio/umido da scendere
Io e Gigi in discesa
In cerca della via.
Gigi scenografico sul traverso uscendo dal camino sbagliato che abbiamo salito.
Lungo le espostissime roccette finali della cresta.
22/07/17 Torre San Lorenzo 2385m.
Per l'ennesima volta quest'anno mi trovo al rifugio Padova, è mattina presto, le previsioni danno tempo stabile ma siamo avvolti dalle nebbie... speriamo bene!!
Partiamo in direzione Forcella Segnata, seguiamo l'evidente sentiero fino al cartello che annuncia il nostro arrivo nel Cadin di Toro (1630m circa). Qui si abbandona l'evidente sentiero diretto a F.lla Segnata per seguire una buona traccia con qualche bollo che si addentra in mezzo ai mughi dentro il Cadin di Toro fino a sbucare sui ghiaioni, da qui in poi non esiste più sentiero, solo una labile traccia nella parte più bassa. Cominciamo ad alzarci di quota su scomodissimo ghiaione e puntiamo verso la parte più interna di questo bellissimo, solitario e selvaggio vallone. Cominciamo a risalire un bel canalone ripido ricco di massi instabili fin sotto la base della nostra torre che si staglia poderosa verso il cielo, inizia a piovigginare e la nebbia si fa fitta! Che fare? Proviamo a salire fin sotto roccia e ad aspettare un po...dopo una mezzora smette di piovigginare e la nebbia si alza, ripartiamo. Qui seguiamo il ramo destro del canale più ripido e man mano più stretto, lo risaliamo interamente fino allo stretto intaglio di Forcella San Lorenzo, incastonato fra la nostra Torre e l'omonima cima facilmente raggiungibile in 20 minuti (I°).
Qui dalla forcella inizia la via di salita (150m di dislivello, 170m di sviluppo), guardiamo verso l'alto e vediamo la prima sosta, partiamo! Si sale una fessura/camino verticale e molto esposta con roccia discreta (qualcosa rimane sempre in mano....), è un II+/III° continuo fino a pochi metri dall'uscita dove si deve fare un delicato traverso a sinistra per evitare un tetto più difficile, siamo fuori (25m, II+/III 2ch)!! Certo, era meglio legarsi...da qui in poi ci legheremo!
Il secondo tiro è più rilassante, si sale un grande camino più gradonato tendendo verso sinistra (35m II/III, 2ch). Dalla sosta si traversa a sinistra per ghiaie e successivamente per cengia stretta fino a giungere sotto un più compatto muro di roccia che va salito per una fessurina nera (roccia stranamente ottima!!) fino alla sosta (40m I e poi sul muro più verticale III+ circa 15m), da qui per gradoni verso destra sulla cima (50m I e II, sosta su spuntone).
Raggiungiamo la cima è ovviamente cala una nebbia fittissima, nessun panorama.... Restiamo in vetta poco, fa anche freddo!
Per la discesa attrezziamo una doppia lunga da poco sotto la cima (spuntone) che ci riporta sotto il muro compatto di III+, 40/45m, a successiva calata da 30m ci deposita alla prima sosta e da qui con un altra calata da 30m giusti si torna in forcella, il resto della discesa per la via di salita.
Attenzione con le doppie all'incredibile quantità di materiale che si smuove!!
Lo stretto intaglio della forcella.
Divertente arrampicata.
Attrezzando la doppia.
In doppia con Cima San Lorenzo che spunta dietro.
Ottima visibilità
Ultima doppia sul primo tiro.
12/08/17 Cima Both, via Kogel-Both.
Ennesima volta al Padova, imbocchiamo il sentiero diretto alla Forcella Monfalcon di Forni, deviamo poi per Forcella Montanaia e risaliamo il ghiaione molto meno faticoso di quanto potesse sembrare e così sbuchiamo in forcella sopra lo splendido "urlo di pietra" 2333m.
Dalla forcella attacchiamo subito il primo muretto, imbocchimo un canale franoso a destra che ci porta su una banca ghiaiosa (40m I e II eventuale fettuccia su spuntone per sosta/calata). Da qui ci si sposta a destra a imboccare una cengia, iniziale passaggio di II/II+ esposto.
Risalire quindi la rampetta di roccia articolata fino ad una piccola torrre al suo termine e proseguire sulla parete per guadagnare la terrazza inclinata e detritica soprastante (uscita delicata) (II+, 2ch). Da qui le possibilità sono due, seguire la via originale a destra per imboccare un camino di III con roccia un po marcia oppure seguire la variante che faremo noi ovvero salire direttamente sopra la sosta una fessura fin sotto un tetto, da qui con traversata delicata ci si porta su rocce più facili fino alla sosta (I primi 10m fino al IV poi III, 20m, 2ch).
Dalla sosta si va a destra fino a un forcellino dal quale si risale un salto di 15m di III (1ch). Si segue ora una cengia che porta a nord (molto esposto) per scendere brevemente e toranae a sud dove si risalgono le ultime rocce che portano alla placca della cima (40m I e II).
Bellissimo panorama a 360°.
La discesa avviene o per la via di salita con doppie max da 30m sul 3°, 4° e 5° tiro oppure per la via normale sul versante opposto che però non abbiamo percorso!
Da sottolineare la fantastica discesa a velocità supersonica lungo il canale di Forcella Montanaia su ghiaione morbidissimo.
Il versante di salita.
Io sul III.
Firma del foglietto di vetta...veramente poche salite...
Verso la Croda Cimoliana.
Prima doppia.
Attrezzando la doppia.
15/08/17 Campanile Toro.
Arditissima guglia di roccia visibile già dal Rifugio Padova, a vederla sembra dura salirci, in realtà è massimo III+ tranquillo e su roccia buona!
Si segue lo stesso itinerario della Torre San Lorenzo ma anzichè arrivare in fondo alla valle ci si stacca prima e si risale il canale di Forcella delle Corde (impossibile sbagliare, campanile in vista!!), non si raggiunge la forcella, poche decine di metri sotto si nota un bollo rosso che indica l'attacco della normale, per comodità la suddivido in tiri di corda.
L1: dal bollo per una cengetta verso sinistra con iniziale passo stretto ci si porta nei pressi della sosta (20 m, II).
L2: si sale una facile paretina sulla sinistra (II) e poi il camino/diedro verso destra (II), si continua nella stessa direzione e si imbocca una fessura da salire in opposizione (III+ ma tranquillo) lungo questo passaggio troviamo un chiodo, si sale ancora per facili roccette fino alla sosta (30 m, III).
L3: a sinistra di un paio di metri e si risale una rampa gradonata tendente a destra fino al suo termine sulla grande cengia mediana (30 m, II con un passo di III).
Trasferimento: si cammina verso destra lungo la cengia comodamente fin sotto un evidente canale (eventuale sosta da attrezzare).
L4: si sale il largo camino tenendosi a sinistra (I/II). Lasciarsi il fondo di questo alla propria destra e rimanere sullo spigolo che viene a formarsi sopra (II). Effettuare un passaggio aereo a sinistra (II+) e continuare fino alla grande cengia (II) dove si trova lo sosta (50 m, II/II+).
L5: continuare qualche metro lungo la cengia e attaccare l’evidente rampa che sale verso la cima fin sopra il masso incastrato dove si nota la sosta (30 m, II con passo di III, espsota!).
L6: salire il camino a sinistra della sosta (III) fino alla sosta poco sopra (20 m, III).
L7: seguire la cengia verso destra (I) e poi salire il canalino a sinistra fino alla vetta (30 m, II). Possibile forte attrito della corda, conviene spezzare in due il tiro se si intende salire legati!
La vetta è grande quanto un tavolino ed è dotata di campana, ci si permane costantemente in sosta! Panorama mozzafiato con salita mai difficile, rilassante e altamente remunerativa!!!
Per la discesa si effetuano 7 doppie ben attrezzate con spit e catena che depositano nei ghiaioni sottostanti!
Corda singola minimo da 60m ,noi 70m o due mezze da 30m!!
Il campanile ormai vicini all'attacco.
Il vallone di salita.
Selfie in sosta.
Selfie di vetta.
Calata plastica di Gigi!!
Spero vi sia piaciuto e vi sia stato utile, ulteriori uscite sugli spalti verranno inserite qui aggiornando il reportage!!!
Grazie dell'attenzione!
firme dei foglietti di vetta) quando le inizi a salire, o le ami per la loro solitaria bellezza o le odi per la loro mediamente pessima qualità della roccia
C'è il vantaggio che poi una volta abituato qui, quando poi torni ad arrampicare in dolomiti non esiteranno più vie con roccia pessima! :lol: