Bassoemiliano
Escursioni sempre
Sant'Anna Pelago è una località montana sciistica posta a metà strada tra Pievepelago e il Passo delle Radici, in provincia di Modena.
A causa delle abbondanti nevicate degli anni '80 e del boom turistico anni '70 dovuto alla valanga azzurra capitanata da Thoeni fino ai tempi di Tomba e Compagnoni, la località ha seconde case sparse fino al Passo delle Radici e skilift qua e là, non necessariamente collegati tra loro.
Oggi, coi cambiamenti sia del clima, sia dell'italiano che ha intrapreso via via la cultura meno salutare del mare, Sant'Anna si ritrova con ferri arrugginiti ancora piantati nei prati e case abbandonate, piene solamente dei cartelli che recitano ' Vendesi'. Quando non sono case, sono casoni-casermoni che comunque riprendono il profilo delle montagne, a differenza di certi mostri cementificati ancora presenti in certi paesi alpini.
Grazie a leggi regionali che prolungano il calvario di vecchi impianti, a Sant'Anna resistono due seggiovie molto slow e un moderno tappeto coperto, oltre a piste svariate per il fondo, sempre neve permettendo visto che si trova a 1100m.
In estate oltre a qualche escursionista appassionato, vi alloggiano le seconde o terze generazioni di seconde case (un pò come sta succedendo ai lidi ferraresi), soprattutto toscani di Pisa, Lucca.
Il mio trekking, della durata di 5 ore e mezza, è iniziato nel parcheggio della seggiovia e, passando per il Rif.Poggio Scorzatello, ancora chiuso, fino alla cima del Monte Albano a 1600m dove ho preso il sentiero 00 del crinale, GEA e alta via dei parchi fino a San Pellegrino in Alpe , borgo gioiello a 1500m e suddiviso tra le province di Modena e Lucca.
Luogo di passaggio di bikers, vi è un santuario con le spoglie visibili di San Pellegrino e San Bianco. Proprio la leggenda narra che a 20 minuti circa (vedi foto) San Pellegrino fu tentato dal diavolo che gli diede schiaffi talmente forti da farlo girare più volte su sè stesso.
Da San Pellegrino il panorama è stupendo, con le Alpi Apuane e la Garfagnana.
A causa delle abbondanti nevicate degli anni '80 e del boom turistico anni '70 dovuto alla valanga azzurra capitanata da Thoeni fino ai tempi di Tomba e Compagnoni, la località ha seconde case sparse fino al Passo delle Radici e skilift qua e là, non necessariamente collegati tra loro.
Oggi, coi cambiamenti sia del clima, sia dell'italiano che ha intrapreso via via la cultura meno salutare del mare, Sant'Anna si ritrova con ferri arrugginiti ancora piantati nei prati e case abbandonate, piene solamente dei cartelli che recitano ' Vendesi'. Quando non sono case, sono casoni-casermoni che comunque riprendono il profilo delle montagne, a differenza di certi mostri cementificati ancora presenti in certi paesi alpini.
Grazie a leggi regionali che prolungano il calvario di vecchi impianti, a Sant'Anna resistono due seggiovie molto slow e un moderno tappeto coperto, oltre a piste svariate per il fondo, sempre neve permettendo visto che si trova a 1100m.
In estate oltre a qualche escursionista appassionato, vi alloggiano le seconde o terze generazioni di seconde case (un pò come sta succedendo ai lidi ferraresi), soprattutto toscani di Pisa, Lucca.
Il mio trekking, della durata di 5 ore e mezza, è iniziato nel parcheggio della seggiovia e, passando per il Rif.Poggio Scorzatello, ancora chiuso, fino alla cima del Monte Albano a 1600m dove ho preso il sentiero 00 del crinale, GEA e alta via dei parchi fino a San Pellegrino in Alpe , borgo gioiello a 1500m e suddiviso tra le province di Modena e Lucca.
Luogo di passaggio di bikers, vi è un santuario con le spoglie visibili di San Pellegrino e San Bianco. Proprio la leggenda narra che a 20 minuti circa (vedi foto) San Pellegrino fu tentato dal diavolo che gli diede schiaffi talmente forti da farlo girare più volte su sè stesso.
Da San Pellegrino il panorama è stupendo, con le Alpi Apuane e la Garfagnana.