L'argomento sollevato è di grande importanza - direi fondamentale - ed è una delle cose più difficili da far apprendere all'allievo. Una grande difficoltà sta nel fatto che stiamo parlando di qualche cosa di invisibile, perché i movimenti a livello di piede non si vedono e moltissimi sciatori sono convinti che questo, all'interno dello scarpone, sia "morto". È certamente morto se premiamo la gamba contro il gambaletto dello scarpone: in questo caso addio sia sensibilità che possibilità di utilizzo di un sistema di stabilizzazione di tutto il corpo che Leonardo da Vinci definì "Un'opera d'arte, un capolavoro d'ingegneria".
Il mio consiglio è di allenarsi ad "ascoltare" i piedi, perché è da lì che parte ogni cosa. Abituatevi a sciare come se non aveste ne' scarponi ne' attacchi, allo stesso modo di un surfista sulla tavola. Affinate la capacità di "sentire" l'azione di ciascun piede nel realizzare il vincolo tra attrezzo e terreno in qualsiasi situazione. È meglio iniziare a farlo su terreni facili, a bassa velocità, anche sciando all'indietro, raggiungendo una sensibilità che vi faccia percepire l'azione del piede similmente a quella della mano quando traccia una linea con la matita o taglia con un coltello. Poi si passerà gradualmente su pendenze maggiori e nevi più dure. Se partiamo con il concetto di "rincorrere" i piedi con il corpo per ripristinare l'equilibrio siamo sulla strada sbagliata!
Per quanto riguarda le braccia sono perfettamente d'accordo che il consiglio di tenerle avanti è fuorviante, infatti già a livello di spazzaneve si fanno sciare gli allievi troppo arretrati con le mani dietro alla schiena. Questo da un lato fa avanzare il bacino, però dall'altro crea un blocco a livello delle spalle che è negativo (io personalmente sono poco propenso a bloccare parti del corpo), per cui va usato con "giudizio e parsimonia" e non è un esercizio utile a tutti. Alla fin fine preferisco una sciata "scazzata", con le braccia libere di muoversi e tronco e spalle rilassati.