pressione sanguigna e sci

zugspitze

New member
Ciao a tutti,

vorrei chiedervi se pensate ci sia una correlazione tra lo sci e la pressione sanguigna. Siccome un amico ha presentato pressione alta dopo aver sciato, ho pensato che il cambio di altitudine potrebbe influire.

Grazie
 
In genere a chi soffre d'ipertensione è sconsigliato salire sopra i 1000 metri. Poi dipende dal grado di gravità.

Se l'ipertensione non è grave si può tranquillamente andare in quota seguendo alcuni consigli:
 
Dissento.
Quota elevata dal punto di vista medico = sopra 2500 di giorno e sopra 2000 di notte (1000 metri è quota irrilevante per l'organismo).

E' normale la pressione salga in quota (quindi una persona normale che provi la pressione a 3000 metri, specie se NON a riposo trova pressione elevata).
L'ipertensione NON CONTROLLATA è controindicazione alla quota. L'ipertensione ben trattata no.
(peraltro secondo me l'ipertensione non controllata non dovrebbe esistere nel mondo occidentale nel 2016...)

Quindi il punto chiave è capire se una persona è ipertesa o normotesa a quota bassa. Se iperteso va trattato (dove trattamento non necessariamete=pastiglia)

(che poi se si leggono bene le diapositive del link sopra danno ragione a quanto ho detto io)
 

.

Io sono normoteso, anzi tendenzialmente ho pressione bassa, a volte anche troppo, eppure penso di aver sofferto almeno una volta l'altitudine, quando, nell'estate del 2009, ho fatto un trekking sopra i 2000 metri, roba molto tranquilla in realtà, con prima notte a 2000, dopo aver fatto dal Passo Gavia ai Forni, e seconda a 2500, al rifugio Pizzini.

Ecco, questa seconda notte non sono riuscito a chiudere occhio, la mattina dopo ero confuso. Sarei dovuto salire al Casati, ma ho preferito rinunciare e scendere. E appena sono arrivato penso a 2200 metri ho cominciato a sentirmi bene.

(Peraltro lungo il sentiero mi sono fermato a mangiare e ho avuto un incontro ravvicinato con un ermellino sfacciatissimo, che è pure salito in braccio alla mia bambina. A raccontarlo in questa sede sembra che abbia avuto le traveggole, ma è tutto vero!).

Da allora cmq presto attenzione ad avventurarmi oltre i 2500 metri. Però non ho fatto controlli specifici, né saprei che cosa fare...
 
Non so se c'entra ma riporto la mia esperienza dato che al momento non posso avventurarmi oltre certe quote per ordine del medico (che magari è stato ultraconservativo, ma di certo per il mio bene e del suo posteriore :D).

Non ho soverchi problemi di pressione, ma è la seconda volta in dieci anni che soffro di una TVP al polpaccio sinistro (ami saprà bene cos'è) data fondamentalmente dalle lunghe (taaaante) ore immobile alla scrivania e molto probabilmente da qualche concausa di origine genetica.
Mi è stato vivissimamente sconsigliato di salire oltre i 1.000-1.500 m (sono nato e vissuto a 600 m, attualmente vivo a 200 m s.l.m.) in attesa di terminare la terapia e dello screening necessario ad indagare le cause. Di viaggi aerei, ad esempio, non se ne parla neanche.

Non so se il tutto possa essere correlato anche ai problemi dovuti alla pressione sanguigna, ma visto che ci siamo vorrei sentire anche le vostre esperienze in merito.
 
Io sono normoteso, anzi tendenzialmente ho pressione bassa, a volte anche troppo, eppure penso di aver sofferto almeno una volta l'altitudine, quando, nell'estate del 2009, ho fatto un trekking sopra i 2000 metri, roba molto tranquilla in realtà, con prima notte a 2000, dopo aver fatto dal Passo Gavia ai Forni, e seconda a 2500, al rifugio Pizzini.

Ecco, questa seconda notte non sono riuscito a chiudere occhio, la mattina dopo ero confuso. Sarei dovuto salire al Casati, ma ho preferito rinunciare e scendere. E appena sono arrivato penso a 2200 metri ho cominciato a sentirmi bene.

(Peraltro lungo il sentiero mi sono fermato a mangiare e ho avuto un incontro ravvicinato con un ermellino sfacciatissimo, che è pure salito in braccio alla mia bambina. A raccontarlo in questa sede sembra che abbia avuto le traveggole, ma è tutto vero!).

Da allora cmq presto attenzione ad avventurarmi oltre i 2500 metri. Però non ho fatto controlli specifici, né saprei che cosa fare...

Questo può essere mal di montagna, ma nulla c'entra con l'ipertensione

Non so se c'entra ma riporto la mia esperienza dato che al momento non posso avventurarmi oltre certe quote per ordine del medico (che magari è stato ultraconservativo, ma di certo per il mio bene e del suo posteriore :D).

Non ho soverchi problemi di pressione, ma è la seconda volta in dieci anni che soffro di una TVP al polpaccio sinistro (ami saprà bene cos'è) data fondamentalmente dalle lunghe (taaaante) ore immobile alla scrivania e molto probabilmente da qualche concausa di origine genetica.
Mi è stato vivissimamente sconsigliato di salire oltre i 1.000-1.500 m (sono nato e vissuto a 600 m, attualmente vivo a 200 m s.l.m.) in attesa di terminare la terapia e dello screening necessario ad indagare le cause. Di viaggi aerei, ad esempio, non se ne parla neanche.

Non so se il tutto possa essere correlato anche ai problemi dovuti alla pressione sanguigna, ma visto che ci siamo vorrei sentire anche le vostre esperienze in merito.

Quella in rosso è la spiegazione.
Purtroppo non si impara a scuola la medicina di montagna, che quindi conosce una minoranza che se ne interessa per proprio gusto personale; il Medico difficilmente risponde "Boh". Quindi spara una quota (assurda).

La questione dei viaggi aerei nulla c'entra con la quota ma con l'immobilizzazione protratta, particolare per i barboni che viaggiano in classe economica HIHIHIHIHIHIHIHIHI che è IL fattore di rischio er le trombosi venose profonde (TVP). Poi se accade a un 87enne diabetico è un conto, se capita a un giovane probabilmente ha sotto una trombofilia, cioè fattori (genetici) predisponenti (in molti casi evidenziabili). Ma non è una ragione di non andare in quota (per la cronaca aerei in genere pressurizzati a 2000m slm). A meno che uno oltre ad una trombosi abbia avuto un'embolia polmonare a abbia una residua ipertensione polmonare severa che è una delle (poche) controindicazioni assolute all'esposizione ad alta quota.

PS l'ipertensione arteriosa centra poco o nulla con l'eziologia delle trombosi venose. Spesso chi ha la trombosi è iperteso, ma per questione di concomitanza di fattori di rischio (in primis l'età).
 
Questo può essere mal di montagna, ma nulla c'entra con l'ipertensione



Quella in rosso è la spiegazione.
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Poi se accade a un 87enne diabetico è un conto, se capita a un giovane probabilmente ha sotto una trombofilia (in molti casi evidenziabile).

Infatti tra una settimana devo fare lo screening per verificarlo. Sulla quota, visto che comunque sono "sotto" eparina, cosa mi sai dire? (senza pretese di fare diagnosi su un forum, ma solo per parlarne)
Considera che mi occupo principalmente di cave ed attività estrattive (miniere) a quota non banale e il "divieto" mi crea non pochi problemi dal punto di vista lavorativo.

P.S.: ho letto dopo. Grazieaddio nessuna embolia polmonare, ma solo polpaccio dolente. Almeno ho avuto la fortuna che fosse sintomatica in entrambi i casi.
 
Questo può essere mal di montagna, ma nulla c'entra con l'ipertensione

I sintomi in effetti sono quelli, ma mi chiedo come mai a quota così bassa. In fondo avevo già dormito una notte a 2000, un centro acclimatamento lo avrei dovuto avere, no?
 
Infatti tra una settimana devo fare lo screening per verificarlo. Sulla quota, visto che comunque sono "sotto" eparina, cosa mi sai dire? (senza pretese di fare diagnosi su un forum, ma solo per parlarne)
Considera che mi occupo principalmente di cave ed attività estrattive (miniere) a quota non banale e il "divieto" mi crea non pochi problemi dal punto di vista lavorativo.

P.S.: ho letto dopo. Grazieaddio nessuna embolia polmonare, ma solo polpaccio dolente. Almeno ho avuto la fortuna che fosse sintomatica in entrambi i casi.

Guarda, lo vedo solo un problema da un punto di vista di rischio infortunistico - specie vista l'attività lavorativa.
Mi chiedo invece perché eparina? Se la trombosi è profonda oggi lo standard di terapia è un anticoagulante orale non dicumarolico, quindi un inibitore del fattore X attivato (Apixaban o Rivaroxaban) o un antitrombinico diretto (dabigatran) per 3 mesi almeno (poi dipende da andamento.... trombofilia... recidive...) con vantaggi sia pratici sia di efficacia sia di rischio emorragico sull'eparina.
A volte l'ostacolo è solo logistico perché l'anticoagulante "nuovo" richiede un piano terapeutico che può essere redatto solo dallo specialista (in genere Cardiologo, Angiologo, Internista, Neurologo, Geriatra ma dipende dalla regione in cui risiedi...) - cioè non lo può prescrivere il Medico di famiglia. Ma secondo me vale la perdita di tempo di un passaggio dallo specialista (sempre che vi siano i presupposti)

Diverso se è una trombosi superficiale con indicazione (dubbia) a eparina per pochi giorni, ma cambia completamente il peso clinico della cosa.
 
I sintomi in effetti sono quelli, ma mi chiedo come mai a quota così bassa. In fondo avevo già dormito una notte a 2000, un centro acclimatamento lo avrei dovuto avere, no?

No, con una notte non acclimati nulla - semmai hai effetti deleteri (a quote più alte in genere però, a 2000 è difficile che il sonno sia disturbato da mal di montagna - a meno che tu già non soffra di apnee notturne a bassa quota)
A 2500m la prevalenza di mal di montagna è bassa ma non nulla. Mi pare sia 10% a 3000m ma vado a memoria... e in generale dicono i sacri testi "Ogni malessere in quota (sopra i 2500m) è mal di montagna fino a prova contraria"
 
Guarda, lo vedo solo un problema da un punto di vista di rischio infortunistico - specie vista l'attività lavorativa.
Mi chiedo invece perché eparina? Se la trombosi è profonda oggi lo standard di terapia è un anticoagulante orale non dicumarolico, quindi un inibitore del fattore X attivato (Apixaban o Rivaroxaban) o un antitrombinico diretto (dabigatran) per 3 mesi almeno (poi dipende da andamento.... trombofilia... recidive...) con vantaggi sia pratici sia di efficacia sia di rischio emorragico sull'eparina.
A volte l'ostacolo è solo logistico perché l'anticoagulante "nuovo" richiede un piano terapeutico che può essere redatto solo dallo specialista (in genere Cardiologo, Angiologo, Internista, Neurologo, Geriatra ma dipende dalla regione in cui risiedi...) - cioè non lo può prescrivere il Medico di famiglia. Ma secondo me vale la perdita di tempo di un passaggio dallo specialista (sempre che vi siano i presupposti)

Diverso se è una trombosi superficiale con indicazione (dubbia) a eparina per pochi giorni, ma cambia completamente il peso clinico della cosa.

Scusa, non voglio trasformarlo in un forum medico e su di me ..... Eparina tre mesi 2x8000 giornalieri. Il problema probabilmente è che il mio angiologo è fondamentalmente un chirurgo (sostiene che questa sia la terapia minima da statistica, anche se un mese e mezzo fa mi ha diagnosticato la completa ricanalizzazione del vaso). Infatti la prossima settimana ho appuntamento con un clinico universitario che si occupa specificamente del problema. L'intenzione, qualunque sia il responso, è di cambiare terapia, anche perchè ormai ho un addome che è un unico ematoma (grazieaddio 10 anni fa avevo un bello strato di adipe e non ci facevo caso HIHIHI, adesso che sono dimagrito quindici kg - anche se sono sempre 90 - si vede eccome :HIP)

P.S.: al momento c'è lo xarelto in pole position, non ho idea quale sia il principio attivo tra quelli citati da te. Ciao e grazie.
 
Più che altro mi sa che qui vengono fuori tutti i "vecchietti" del forum coi loro acciacchi :old:
E potremmo rititolare: "Pressione sanguigna e sci. Manda un pm al dottor Ami" :DDD
 
Più che altro mi sa che qui vengono fuori tutti i "vecchietti" del forum coi loro acciacchi :old:
E potremmo rititolare: "Pressione sanguigna e sci. Manda un pm al dottor Ami" :DDD

Ehi! Io sto a cinquanta appena compiuti .... mi sa che qui dentro abbasso l'età media comunque HIHIHI
 
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