La nuova via ferrata della Memoria in ricordo delle vittime del Vajont

botto

I ♥ Pelmo
da http://www.guidedolomiti.com/news/ferrate/ferrata-della-memoria-vajont/25413/

La Ferrata della Memoria è una nuova via ferrata nata da un’idea di Fabio Bristot “Rufus”, delegato del Soccorso alpino delle Dolomiti Bellunesi, che ha voluto ricordare anche attraverso lo sport la tragedia del Vajont.

La realizzazione è stata finanziata grazie al progetto transfrontaliero “SaferAlps” che si è occupato dello studio per la messa in sicurezza delle vie ferrate nella provincia di Belluno e nel resto dell’Arco alpino. Hanno dato un fondamentale contributo DolomitiCert, il CAI Veneto, l’Università di Salisburgo e il Soccorso Alpino.

Le Guide Alpine Cortina hanno provveduto alla messa in opera della via ferrata della Memoria, apportando la loro conoscenza maturata in decenni di esperienza nella costruzione e mantenimento delle più famose vie ferrate delle Dolomiti, localizzate principalmente a Cortina d’Ampezzo.

Dal 2 ottobre, la diga del Vajont si potrà quindi osservare da un’altra prospettiva, quella sportiva. Poter osservare da un nuovo punto di vista la sagoma slanciata e per un certo verso iiquietante della diga del Vajont darà modo ai frequentatori della ferrata della Memoria di riflettere sugli errori del passato e guardare al futuro rivalutando una zona, al confine tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, che gode di grandi potenzialità dal punto di vista turistico.

La nuova via ferrata percorre la destra orografica della gola del Vajont attraversando i territori dei comuni di Longarone (BL), Castellavazzo (BL) e Erto (PN).

ferrata della MemoriaAVVICINAMENTO
L’attacco del nuovo percorso attrezzato è raggiungibile facilmente grazie alla strada regionale 251 che da Longarone porta a Erto. Nello specifico, dall’abitato di Codissago salire fino al sesto tornante, dove è posto un cartello che indica la via ferrata. Qui si abbandona la strada principale esi prosegue a destra su una stradina che porta, dopo circa cento metri, ad un parcheggio.
Qui si lascia l’auto e in prossimità di una galleria si trova l’inizio del sentiero, localizzato sulla destra.

ITINERARIO
Inizialmente si scende per pochi metri fino a raggiungere la spettacolare gola che portava l’acqua dal torrente Vajont alla cartiera di Codissago già alla fine del 1800. Si prosegue lungo il canalone fino a trovare una prima galleria di circa 150 m (consigliata lampada frontale o torcia elettrica), seguita da una cengia attrezzata, un’altra galleria più corta e altra cengia più esposta ma facile.

Al termine della cengia si raggiunge una scaletta che segna l’inizio della parte difficile con i primi 100 metri impegnativi ed esposti.
Subito dopo, grazie ad una serie di cenge, si guadagna uno spallone intermedio, dove inizia la seconda parte verticale, anche questa difficile ma meno impegnativa della precedente, per poi proseguire su un’altra cengia verso destra e una seconda scala.

Da qui si segue un intaglio nella roccia, costruito per far passare la teleferica che da Longarone portava i calcestruzzi fino al cantiere della diga del Vajont: in 5 minuti si arriva infine al sentiero n. 380 grazie al quale si raggiunge la diga del Vajont.

DIFFICOLTA’
Media/Difficile
La difficoltà è facile nel tratto iniziale e molto difficile in quello seguente.

ferrata della memoriaESPOSIZIONE
Sud

DISLIVELLO IN SALITA
260 m circa

SVILUPPO VIA FERRATA
700 m circa

TEMPO MEDIO IN SALITA
2 h e 15′

TEMPO MEDIO IN DISCESA
a) Lungo il Troi de S. Antoni: 1 ora circa.
b) Lungo la SR 251 fino all’ultima galleria, poi svoltare a sinistra (sud-ovest) per sentiero: 45 minuti circa.

MATERIALE
Kit da ferrata, imbrago, guanti, casco, scarpe idonee, pila frontale e zaino.
 
Purtroppo ci istighi...

Per ricordare in montagna ci vuole il cervello, non necessariamente il ferro.
 
Ma che sciocchezza di commento hai messo.

Punto primo: ho solo dato informazione di una cosa, non istigo proprio nessuno.

Punto secondo: ‘vi’ … chi? Il partito dei contrari al ferro sulla montagna? Bah, ancora con queste prese di posizioni infantili pro e contro?

Punto terzo: hanno fatto molto a Longarone e dintorni ed il cervello, se si vuole, è già ben stimolato. Io per esempio ci sono stato ben due volte negli ultimi 12 mesi, tanto forte è l’effetto che fa.

Se una ferrata, che tra l’altro fornisce una visuale insolita, aiuta – oltre alle altre iniziative già in essere – a non fare dimenticare l’idiozia umana ben venga anche lei.
Magari per curiosità si avvicineranno incalliti ferratisti che, pur nella loro stupidità di voler risalire la montagna attaccati al ferro, non potranno non rimanere impressionati da quel che vedranno.

Perché quel che vedranno, li impressionerà, statene certi. E magari gli verrà voglia di approfondire, andranno al museo di Longarone, visiteranno Erto e Casso e si faranno il giro della valle vedendo da vicino il fronte della frana, si guaderanno la piece di Paolini oppure leggeranno i Fantasmi di Pietra di Corona emozionandosi.
 
Hai ragione, a volte scrivendo dall'ipad (che e' piu' scomodo) mi viene da accorciare e dare per scontate delle cose che magari non sono....

Il "ci istighi" era ironico e relativo anche alle discussioni gia' uscite su facebook e alcuni gruppi in merito a questa nuova ferrata.
Ho letto di tanti che - come me - pensano che non servisse onorare la memoria con altro ferro e deturpando la montagna gia' ampiamente ferita. Visuali insolite se ne possono trovare decine gia' percorrendo i sentieri della zona, piu' o meno conosciuti e frequentati.
E suvvia, i ferratisti sono gente che va in montagna e va anche per sentieri o per vie d'arrampicata, non sono una categoria nuova a se' stante!

Detto questo, mica ce l'ho con te che l'hai postato. E un giorno probabilmente l'andro' a fare perche' le ferrate mi piace farle, ma trovo che se ne siano gia' troppe in giro e anche il CAI si fa beffe ogni giorno del suo stesso disciplinare che e' dichiaratamente contrario a nuove istallazioni.
 
Ma che sciocchezza di commento hai messo.

Punto primo: ho solo dato informazione di una cosa, non istigo proprio nessuno.

Punto secondo: ‘vi’ … chi? Il partito dei contrari al ferro sulla montagna? Bah, ancora con queste prese di posizioni infantili pro e contro?

Punto terzo: hanno fatto molto a Longarone e dintorni ed il cervello, se si vuole, è già ben stimolato. Io per esempio ci sono stato ben due volte negli ultimi 12 mesi, tanto forte è l’effetto che fa.

Se una ferrata, che tra l’altro fornisce una visuale insolita, aiuta – oltre alle altre iniziative già in essere – a non fare dimenticare l’idiozia umana ben venga anche lei.
Magari per curiosità si avvicineranno incalliti ferratisti che, pur nella loro stupidità di voler risalire la montagna attaccati al ferro, non potranno non rimanere impressionati da quel che vedranno.

Perché quel che vedranno, li impressionerà, statene certi. E magari gli verrà voglia di approfondire, andranno al museo di Longarone, visiteranno Erto e Casso e si faranno il giro della valle vedendo da vicino il fronte della frana, si guaderanno la piece di Paolini oppure leggeranno i Fantasmi di Pietra di Corona emozionandosi.



ferrata inutile e brutta...poi ognuno la pensa come vuole
 

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