Fenomeni extremi: tornado in Veneto luglio 2015 (Dolo, Mira, Pianiga)

Fabio

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Staff Forum
Ho sempre ritenuto il vento "forza minore" rispetto all'acqua, terra (smottamenti), etc.
Stasera ho voluto andare a vedere coi miei occhi gli effetti del tornado di ieri. Per non dar fastidio ai soccorritori ho visitato solamente la zona di Mira e senza scendere dall'auto. Da non credere a quello che vedevo. Il tornado è riuscito addirittura ad abbattere delle case! Ci sono voci che dicono che la persona morta sia deceduta perchè la propria auto è stata sollevata da terra di metri e scaraventata in acqua.
Altro che forza minore, unita a grandi quantità di pioggia ha un potere distruttivo inarrestabile.
Spero i comuni, la regione e se possibile lo stato possa aiutare in qualche modo le famiglie colpite. Era toccante vedere anziani e bambini uscire dalle case senza tetto e senza finestre per buttare quel poco che è rimasto nelle case dei propri mobili.
C'erano delle automobili che sembravano essere pressate o prese a mitragliate.

Passando l'unica cosa che pensavo è stata: sono stati fortunati a scappare le persone di questo quartiere.


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Il fenomeno da quanto ho capito è inevitabile. Ecco, speriamo le prossime volte sia più tranquillo.
 
La terza foto e' la villa del Palladio?
Non so se era un'opera del Palladio, mi pare ce ne siano molte sue lungo la Riviera. Quella però più che una villa era una barchessa o qualcosa di simile.
E' stata distrutta interamente anche una villa, Villa Fini, ma non è quella, non sono entrato per Dolo.

Dovrebbe essere questa, o meglio rimane questo.

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Oriago e' stata colpita?
Non lo so e non conosco bene le zone. Il tornado ha colpito zone precise. Ad esempio a Mira, in 50 m si passava dalla distruzione totale a qualche foglia caduta.
 
Sai che dalla foto aerea, guardando l'albero spelato, ho il timore che le mie foto siano quelle della ex villa? :shock: Non avrei mai detto che in qual mucchietto di mattoni ci fosse stata questa. Terribile, sono senza parole.

Ma non è possibile, mancano le macerie di un piano, mancano alberi..
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Ha divelto anche i pezzi di ferro dei cancelli! Fatto volare le statue.. Da non credere!
E se investe un ospedale, un asilo, un condominio abitato?
 
Io so solo che sono stato fortunato......molto fortunato....abito a neanche 1 km in linea d'aria.......nel mio giardino non ho avuto problemi...tranne qualche migliaio di chicchi di grandine grandi come albicocche:PAAU........che hanno fatto qualche centinaio di euro di danni.....mai visto una cosa così....
 
Sai che dalla foto aerea, guardando l'albero spelato, ho il timore che le mie foto siano quelle della ex villa? :shock: Non avrei mai detto che in qual mucchietto di mattoni ci fosse stata questa. Terribile, sono senza parole.

Ma non è possibile, mancano le macerie di un piano, mancano alberi..
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Ha divelto anche i pezzi di ferro dei cancelli! Fatto volare le statue.. Da non credere!
E se investe un ospedale, un asilo, un condominio abitato?

mi sa che e' proprio quella...

saluti
 
immagini che fanno male anche e soprattutto a chi ha la passione innata per la meteo... un abbraccio sincero ai feriti e ai famigliari del deceduto.
 
Mi scuso per il WOT ma sul forum non è presente la funzione
Autore: ANDREA CORIGLIANO

TORNADO NEL VENEZIANO: È ARRIVATO IL MOMENTO DI IMPARARE, DI COMPRENDERE, DI CAMBIARE E DI ADATTARSI.
Dal punto di vista meteorologico, la prima decade di luglio sarà ricordata in Italia per aver visto come l’atmosfera lavora per accumulare e per rilasciare un’abnorme quantità di energia – nello specifico “energia termica” e quindi “calore” – e quali sono i tempi impiegati per fare avvenire questi due processi: non è la prima volta che succede, ma l’ennesima. Nella fase di accumulo, di più lunga durata, l’atmosfera si comporta come se fosse un grande pentolone pieno d’acqua, messo a bollire a fuoco lento: usando questa similitudine, sono sempre queste, infatti, le conseguenze della permanenza sul Mediterraneo e sulle nostre regioni di un promontorio subtropicale di matrice nord-africana che è capace, giorno dopo giorno, di far aumentare la temperatura – fino a raggiungere valori ben al di sopra delle medie stagionali – e di accumulare lentamente nei bassi strati aria umida. Ma nel momento in cui l’evoluzione delle condizioni meteorologiche sposta l’equilibrio verso la fase di rilascio di questa energia, la reazione non avviene su tempi dilatati pari a quelli necessari alla fase di accumulo, ma diventa purtroppo istantanea. Il tutto funziona come se il contenuto di quel pentolone venisse rovesciato per ricambiare velocemente l’acqua, senza aspettare che quella contenuta – ormai bollente – si raffreddi altrettanto lentamente come si è riscaldata. È proprio in questo momento, ovvero quando l’enorme potenziale energetico viene utilizzato nella formazione dei fenomeni meteorologici, che ci si rende realmente conto della magnitudo delle forze in gioco perché gli effetti di questa conversione lasciano il segno e, talvolta, sono anche devastanti. Riconducendo queste considerazioni a quanto accaduto negli ultimi giorni, è semplice comprendere allora che la fase di accumulo di energia è quella in cui l’aumento lento della temperatura porta il termometro a salire verso valori fin oltre i 35 °C, accompagnati da tassi di umidità elevati che rendono il caldo afoso; mentre la fase di rilascio istantaneo è quella in cui si assiste alla formazione di temporali forti, di grandinate anche intense e persino di tornado, talvolta di intensità tale da competere con quelli che si formano sulle pianure americane. Fenomeni, questi, che ieri hanno purtroppo interessato il Veneto perché è qui che la dinamica atmosferica ha permesso che questa energia accumulata potesse essere liberata in tutta fretta.
Detto questo, non si può ora non affrontare un’altra questione che risponde alla domanda: “Quanto è radicata, nella nostra società, la comprensione di questi meccanismi”? Purtroppo la risposta è risaputa: l’argomento non si conosce. Da parte dei media, non c’è infatti la benché minima sensibilizzazione per gli eventi meteorologici che rientrano nella categoria “estremi”: estremi in termini di caldo perché le ondate di calore portano, come detto, ad accumulare un’ingente quantità di energia di cui ci possiamo rendere conto sapendo, magari, che le temperature sono di 8-10 °C oltre le medie climatologiche del periodo; ed estremi in termini di dinamiche temporalesche che sfociano in fenomeni di forte intensità, i quali da tale surplus energetico traggono linfa “dopata” per alimentarsi. E non c’è nemmeno la benché minima consapevolezza che la nostra estate mediterranea non è (era) avere 35 °C e più di temperatura massima per una settimana di fila e che i periodi caratterizzati da temperature al di sopra della media non sono più periodi, ma sono diventati ormai mesi, stagioni ed anni: si chiama “accelerazione del cambiamento climatico”. Se queste considerazioni non vengono digerite ed assimilate, resteremo sempre impreparati ed alla prossima ondata di caldo, con una nuova sfilza di 35-36-37-38-39 °C pronti a dimostrare una nuova fase con temperature marcatamente anomale, continueremo a leggere le idiozie di chi annuncia che FINALMENTE è arrivata l’estate. Certo, ma non la nostra vecchia estate mediterranea: è una nuova estate, questa! Avremmo invece fatto dei passi avanti, e avremmo messo sicuramente un po’ più di giudizio, se all’arrivo di una nuova fase meteorologica del genere potessimo invece pensare da soli che poi pagheremo il prezzo per un comportamento dell’atmosfera che in quel momento ci sta mostrando solo una faccia della medaglia.
Trentotto gradi? Otto gradi sopra la media del periodo? Non va bene e mi preparo a cosa potrebbe farmi vedere l’altra faccia della medaglia! Questo è l’atteggiamento giusto! Ma quando riusciremo a sviluppare questo modo di pensare, se ancora oggi l’informazione meteorologica che viene fatta passare non è capace di fare questo tipo di cultura perché è collegata solo ad un contatore di click ed a strategie di marketing? È invece importante investire su questo tipo di indottrinamento. Perché, chiudendo con alcune considerazioni che ho anche inserito nella prefazione del primo volume dell’opera METEOROLOGIA, “... la cultura porta alla consapevolezza, la consapevolezza porta alla responsabilità e la responsabilità porta alla prevenzione, tanto utile quanto di vitale importanza nel momento in cui l’atmosfera ci presenta condizioni meteorologiche avverse che possono comportare rischi per la nostra incolumità...”.
 
domenica in Engadina mi son preso un'ora di grandine addosso e senza possibilità di ripararmi. Chicchi da mezzo centimetro e facevano parecchio male, non so proprio che sarebbe successo se fossero stati chicchi come albicocche. Penso che l'unica possibilità di salvezza sarebbe potuto essere sdraiarmi nel fango accanto a qualche roccetta sopravento
 
Conoscendo la tempra e il carattere del popolo veneto, sono sicuro che in meno di un batter d'occhio sarà tutto come prima e senza tanto casino.
Ci sono persone che danno sempre grandi dimostrazioni di forza e signorilità, come i veneti, come gli abruzzesi qualche anno fa.
Mi spiace molto per l'accaduto e per le persone. Pare siano state colpite dimore storiche, mi spiace molto anche per quelle.
 
Segnalo che Trieste, ove vivo, nel 2012 fu interessata per un paio di settimane da bora a 150 km/h di media (km più, km meno): non ci furono morti, fortunatamente, ma decine di persone all'ospedale. I danni agli edifici furono ingenti. Alberi abbattuti ovunque. Parabrezza e auto sfondate, innumerevoli. La cosa fu derubricata sui media con toni folkloristici tipo "...e a Trieste soffia la bora" e tutto sommato fu poco notata.

Ora, nel Veneto c'è stato un fenomeno intenso ma di breve durata, da noi un fenomeno meno intenso ma di lunghissima durata: il vento si lavorò le case in modo paziente, e quello che non si ruppe da subito lo fece nelle due settimane seguenti.

Dico questo non per fare assurde classifiche ma per segnalare che il vento anche nel nostro Paese fa danni assai più di quanto si creda. Oltre al fatto che, come detto da Fabio, la sua forza può essere spaventosa: nel 2008 in Carinzia, per fare un altro esempio, passo l'uragano Paula, il quale in pochi minuti rase al suolo interi boschi creando un allucinante tappeto di ettari ed ettari di abeti morti.

Un pensiero alla famiglia della vittima e solidarietà ai vicini veneti.
 
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