oznerolfaust
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mi sono preso bene per i report, anche su questo itinerario non ci sono tante informazioni percui faccio un altro dell'anno scorso, agosto 2014
da Varese la Weissmiess è il 4000 più vicino, batte per poco in distanza le vette del Monte Rosa e il Bernina.
da una via alberata nel mio paese ho una perfetta visuale della montagna bianca e del suo lenzuolo.
Come al solito non mi va di fare sentieri dove ci si trova in coda per salire su una montagna, questa salita la sento fattibile e poi non è difficile.
Complice poi il video di speedflying del mio mitico compaesano fakiro https://www.youtube.com/watch?v=OdaumXlWakM mi rendo conto che è una salita praticamente senza difficoltà tecniche e che pur essendo poca battuta e senza appoggi tipo rifugi o bivacchi, potrebbe essere una buona meta estiva per fare un po' di gamba.
mappa (in verde il sentiero che abbiamo saltato)
decido quindi di farla in solitaria, ma la meteo mi respinge a quota 3000 dopo le roccie bianche, inoltre è previsto solo peggioramento
poco male, è metà luglio e 3 valanghe ostruiscono la strada sterrata per l'alpe cheller 1774m (se la strada è pulita è comunque necessaria una macchina alta tipo jeep per arrivarci).
ho dovuto parcheggiare alla casa dell'acqua a 1400 e alla fine i miei 1600m me li son fatti ed è stata una buona ricognizione, adesso conosco un po' l'ambiente e so dove possiamo piantare la tenda.
la cosa curiosa è che al parcheggio ho incontrato 2 milanesi che con dei retini appositi cercavano farfalle.
sostenevano che ci fosse un tipo di farfalla a rischio di estinzione solo in quella valle e nella laggintal di fianco, e che non dovevano farsi beccare dal guardiacaccia sennò gli avrebbe dato fino a 20.000chf di multa.
a posteriori ripensandosi è un po' come se incontri un cacciatore di balene o di foche, insomma non mi pare una gran cosa.
in tutta la valle a parte qualche villeggiante in basso dopo gondo e dopo la falegnameria della prima diga non c'è nessuno a parte 2 ragazzi con le mucche all'alpe cheller e 2 pastori più su all'alpe galki con le pecore e basta (questi ultimi sono degli idoli, mi offrono una birra a salire e una a scendere anche se non parlano una parola d'italiano).
comunque dopo la ritirata organizzo ad agosto con 2 miei amici, i potentissimi fratelli Rosenmeister che del caianesimo sono ministri istruttori.
con il 4x4 superiamo il cartelli di divieto di transito e arriviamo tranquilli all'alpe cheller. c'è posto per 1 o 2 macchine ma così scavalliamo quasi 400m di salita a piedi.
non essendoci rifugi o bivacchi ci postiamo la tenda e tutto l'armamentario per un bivacco e gli zaini sono pesanti, meglio accorciare.
il laghetto creato dalla diga (è il secondo nella valle) ha un suo perchè ed è sempre deserto
come è deserto lo scenario dell'alpe cheller. sia i pastori del galki che quelli di cheller hanno già lasciato la valle
parlando del più e del meno arriviamo a fine pianoro e comincia la salita; il diverso allenamento dei due caiani comincia a farsi sentire e mi distanziano di qualche metro.
in questo modo io li seguo senza badare al sentiero ma tirando dritti perdono il bivio per l'alpe galki, che in effetti non è quasi per nulla segnalato se non da una freccia rossa su un sasso, comunque non ci sono cartelli.
siamo sotto la parete rocciosa dello zimelen boden, ma il sentiero che abbiamo perso è sopra di noi e su queste roccie è difficile passare.
decidiamo quindi di risalire dritti per dritti per ricongiungerci al sentiero e arriviamo diretti al pezzettino attrezzato con qualche catena. nel frattempo incomincia a piovigginare
oh aspettatemi
intravediamo i resti del ghiacciaio e le morene, siamo vicini al campo tenda!
giacomo che porta la tenda ed altri ammenicoli vari, sostiene che lo zaino è troppo leggero e che quindi la prossima volta porterà su un po' di ghisa per essere più a suo agio
ed ecco che a circa quota 3000m troviamo un bello spiazzo dove piazzare la tenda. ho letto dei report di alcuni che l'hanno piazzata allo zwischbergenpass e poi si sono resi conto di essere troppo esposti al vento. noi non abbiamo avuto alcun problema.
resti di ghiacciaio
la cena prevede risotto alla milanese con salsiccia, il tutto preparato con il mitico fornelletto jetboil che in tempo zero cuoce qualsiasi cosa.
la sera ce la raccontiamo e tra cazzate e ragazze in un attimo il tempo passa e stanchi ci mettiamo a dormire.
la mattina è un incanto vedere il lago maggiore e il lago di varese in lontananza
ma quei due mi hanno già staccato, non posso perdere tempo a fare foto e devo aumentare il ritmo
la salita è comunque tranquilla e priva di difficoltà, incominciamo ad incontrare la gente che sale dalla svizzera dall'almagellerhutte per salire alla cima
dopo aver risalito un po' il lenzuolo di neve, a circa quota 3700 saliamo la cresta rocciosa. questa non è difficile, al massimo c'è qualche passaggio di III- ma niente di che, si sale molto rilassati
portjenhorn e andolla, noi vediamo da sinistra
finite le roccette beviamo un sorso d'acqua, mettiamo i ramponi e ci leghiamo per il pezzettino finale di cresta su neve che non si sa mai
mi piace troppo il fatto di vedere i miei laghi sullo sfondo mentre la gente sale, sono proprio contento
in cima il panorama è fantastico, la giornata è quella giusta e si vedono tutte le cime possibili immaginabili
foto di vetta tutti e tre
e via in discesa
i tre corni dello wzischbergenpass ci lasciano un attimino straniti, ma alla fine conveniamo che sono stupendi, quasi messi lì per caso
scendiamo e il caldo comincia a farsi sentire
a un certo punto sfondo pure di brutto nella neve.
strano penso, non dovrebbero esserci crepacci, infatti è solo un vuoto creatosi dall'acqua vicino a un masso.
dopo un paio di imprecazioni per uscire mi rimetto in marcia e arriviamo alla piazzola dove smontiamo la tenda al volo e ci dirigiamo di nuovo su terreni dove cresce l'erba
durante la via del ritorno non possiamo sbagliare sentiero, e dopo qualche ora siamo di rientro all'alpe cheller.
ci complimentiamo con noi stessi, siamo amici da tanto ma rarissimamente siamo andati in montagna insieme ed è stata proprio una bella impresa: seppur non tecnicamente difficile, il dislivello era tanto e lo sviluppo infinito.
poi il tutto coronato dalla dormita in tenda a 3000, siamo quasi tornati indietro di 10/15 anni ai tempi degli scout.
andiamo a berci una birretta per festeggiare a domodossola e poi ognuno per la sua strada, alla prossima avventura!
da Varese la Weissmiess è il 4000 più vicino, batte per poco in distanza le vette del Monte Rosa e il Bernina.
da una via alberata nel mio paese ho una perfetta visuale della montagna bianca e del suo lenzuolo.
Come al solito non mi va di fare sentieri dove ci si trova in coda per salire su una montagna, questa salita la sento fattibile e poi non è difficile.
Complice poi il video di speedflying del mio mitico compaesano fakiro https://www.youtube.com/watch?v=OdaumXlWakM mi rendo conto che è una salita praticamente senza difficoltà tecniche e che pur essendo poca battuta e senza appoggi tipo rifugi o bivacchi, potrebbe essere una buona meta estiva per fare un po' di gamba.
mappa (in verde il sentiero che abbiamo saltato)
decido quindi di farla in solitaria, ma la meteo mi respinge a quota 3000 dopo le roccie bianche, inoltre è previsto solo peggioramento
poco male, è metà luglio e 3 valanghe ostruiscono la strada sterrata per l'alpe cheller 1774m (se la strada è pulita è comunque necessaria una macchina alta tipo jeep per arrivarci).
ho dovuto parcheggiare alla casa dell'acqua a 1400 e alla fine i miei 1600m me li son fatti ed è stata una buona ricognizione, adesso conosco un po' l'ambiente e so dove possiamo piantare la tenda.
la cosa curiosa è che al parcheggio ho incontrato 2 milanesi che con dei retini appositi cercavano farfalle.
sostenevano che ci fosse un tipo di farfalla a rischio di estinzione solo in quella valle e nella laggintal di fianco, e che non dovevano farsi beccare dal guardiacaccia sennò gli avrebbe dato fino a 20.000chf di multa.
a posteriori ripensandosi è un po' come se incontri un cacciatore di balene o di foche, insomma non mi pare una gran cosa.
in tutta la valle a parte qualche villeggiante in basso dopo gondo e dopo la falegnameria della prima diga non c'è nessuno a parte 2 ragazzi con le mucche all'alpe cheller e 2 pastori più su all'alpe galki con le pecore e basta (questi ultimi sono degli idoli, mi offrono una birra a salire e una a scendere anche se non parlano una parola d'italiano).
comunque dopo la ritirata organizzo ad agosto con 2 miei amici, i potentissimi fratelli Rosenmeister che del caianesimo sono ministri istruttori.
con il 4x4 superiamo il cartelli di divieto di transito e arriviamo tranquilli all'alpe cheller. c'è posto per 1 o 2 macchine ma così scavalliamo quasi 400m di salita a piedi.
non essendoci rifugi o bivacchi ci postiamo la tenda e tutto l'armamentario per un bivacco e gli zaini sono pesanti, meglio accorciare.
il laghetto creato dalla diga (è il secondo nella valle) ha un suo perchè ed è sempre deserto
come è deserto lo scenario dell'alpe cheller. sia i pastori del galki che quelli di cheller hanno già lasciato la valle
parlando del più e del meno arriviamo a fine pianoro e comincia la salita; il diverso allenamento dei due caiani comincia a farsi sentire e mi distanziano di qualche metro.
in questo modo io li seguo senza badare al sentiero ma tirando dritti perdono il bivio per l'alpe galki, che in effetti non è quasi per nulla segnalato se non da una freccia rossa su un sasso, comunque non ci sono cartelli.
siamo sotto la parete rocciosa dello zimelen boden, ma il sentiero che abbiamo perso è sopra di noi e su queste roccie è difficile passare.
decidiamo quindi di risalire dritti per dritti per ricongiungerci al sentiero e arriviamo diretti al pezzettino attrezzato con qualche catena. nel frattempo incomincia a piovigginare
oh aspettatemi
intravediamo i resti del ghiacciaio e le morene, siamo vicini al campo tenda!
giacomo che porta la tenda ed altri ammenicoli vari, sostiene che lo zaino è troppo leggero e che quindi la prossima volta porterà su un po' di ghisa per essere più a suo agio
ed ecco che a circa quota 3000m troviamo un bello spiazzo dove piazzare la tenda. ho letto dei report di alcuni che l'hanno piazzata allo zwischbergenpass e poi si sono resi conto di essere troppo esposti al vento. noi non abbiamo avuto alcun problema.
resti di ghiacciaio
la cena prevede risotto alla milanese con salsiccia, il tutto preparato con il mitico fornelletto jetboil che in tempo zero cuoce qualsiasi cosa.
la sera ce la raccontiamo e tra cazzate e ragazze in un attimo il tempo passa e stanchi ci mettiamo a dormire.
la mattina è un incanto vedere il lago maggiore e il lago di varese in lontananza
ma quei due mi hanno già staccato, non posso perdere tempo a fare foto e devo aumentare il ritmo
la salita è comunque tranquilla e priva di difficoltà, incominciamo ad incontrare la gente che sale dalla svizzera dall'almagellerhutte per salire alla cima
dopo aver risalito un po' il lenzuolo di neve, a circa quota 3700 saliamo la cresta rocciosa. questa non è difficile, al massimo c'è qualche passaggio di III- ma niente di che, si sale molto rilassati
portjenhorn e andolla, noi vediamo da sinistra
finite le roccette beviamo un sorso d'acqua, mettiamo i ramponi e ci leghiamo per il pezzettino finale di cresta su neve che non si sa mai
mi piace troppo il fatto di vedere i miei laghi sullo sfondo mentre la gente sale, sono proprio contento
in cima il panorama è fantastico, la giornata è quella giusta e si vedono tutte le cime possibili immaginabili
foto di vetta tutti e tre
e via in discesa
i tre corni dello wzischbergenpass ci lasciano un attimino straniti, ma alla fine conveniamo che sono stupendi, quasi messi lì per caso
scendiamo e il caldo comincia a farsi sentire
a un certo punto sfondo pure di brutto nella neve.
strano penso, non dovrebbero esserci crepacci, infatti è solo un vuoto creatosi dall'acqua vicino a un masso.
dopo un paio di imprecazioni per uscire mi rimetto in marcia e arriviamo alla piazzola dove smontiamo la tenda al volo e ci dirigiamo di nuovo su terreni dove cresce l'erba
durante la via del ritorno non possiamo sbagliare sentiero, e dopo qualche ora siamo di rientro all'alpe cheller.
ci complimentiamo con noi stessi, siamo amici da tanto ma rarissimamente siamo andati in montagna insieme ed è stata proprio una bella impresa: seppur non tecnicamente difficile, il dislivello era tanto e lo sviluppo infinito.
poi il tutto coronato dalla dormita in tenda a 3000, siamo quasi tornati indietro di 10/15 anni ai tempi degli scout.
andiamo a berci una birretta per festeggiare a domodossola e poi ognuno per la sua strada, alla prossima avventura!
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