Ridendo e scherzando - ma molto più scherzando visto il tipo di uscite - eccomi a sforare già le quindici stagionali in questo provvidenziale ponte di inizio Giugno. Finalmente però una gita come si deve grazie al supporto dei nonni che ci hanno alleviato per una mezza giornata il "peso" (non in senso figurato) del piccolo Federico dalle spalle.
Però trovare le giuste finestre meteo in questo "ponte" non è stato così facile e quindi un po' all'ultimo decidiamo che un giretto buono, come ai vecchi tempi, si fa Lunedì. E' prevista pioggia nel primo pomeriggio ma - una volta tanto - ce ne preoccupiamo poco. Ci portiamo il cambio e i giusti indumenti casomai la pioggia ci sorprendesse non ancora al riparo.
Il giro previsto parte da Foppolo, con una mezzoretta di ritardo rispetto alla tabella di marcia, e ci vedrà inizialmente impegnati sulla regolare salita verso il Passo del Porcile (201) e quindi verso il M. Cadelle, vetta simbolo per gli abitanti del luogo, dove ora risiede l'Angelo a tre facce, ognuna a protezione degli abitanti della Val Brembana, della Val Lunga e della Val Madre, eretto dopo l'alluvione del 1987.
Nonostante la gamba non sia ancora delle più allenate la salita ci aiuta notevolmente con il suo percorso regolare che ci conduce ad un primo ripiano presso le Baite Cadelle, dove fa capolino la prima neve.
E' già iniziato il "lietmotiv" che ci accompagnerà tutta la giornata: l'inseguimento di Franklyn a decine e decine di marmotte che letteralmente dominano questa zona e che naturalmente facendo le sentinelle non fanno che fomentare il suo istinto predatorio di cane da tana. Molte calorie se ne vanno nel chiamarlo, inseguirlo fino alla tana, convincerlo a lasciar perdere.
Salendo con vista poco remunerativa sui casermoni di Foppolo
Baita Cadelle
L'altra baita sempre sullo stesso ripiano
Prima neve verso il Cadelle
Il successivo gradino, poco sotto l'ormai visibile Passo del Porcile, determina il bivio per la cima delle Cadelle, distante da qui circa 250 metri di dislivello.
Sguardo indietro verso il ripiano delle baite Cadelle
Marti in direzione Passo del Porcile
Franklyn non vedeva l'ora di sfogarsi sulla neve
Ormai vicino il Passo del Porcile
La vista sull'incombente M. Cadelle
La salita si presenta comoda, incrociando dapprima il sentiero proveniente dal Passo del Porcile e quindi risalendo tra erbe, roccette e terriccio fino ad un evidente canalino che riapre il percorso su terreno decisamente aperto.
Qualche breve passaggio è un pelo scivoloso ma in breve sbuchiamo sulla cresta nei pressi di un canale che sprofonda a Nord ed è tuttora sciabile. Da qui in pochissimi minuti si è in vetta, e mai avrei pensato che lo saremmo stati in completa solitudine.
Franklyn alla ricerca della marmotta perduta
Marti sulla via normale al M. Cadelle
Una delle tante sentinelle
Sbucati dal canalino
Franklyn non è ancora convinto che debbano continuare a vivere
La cresta SW che scende al Passo del Porcile, alternativa di salita più divertente
Ultimissime rampe verso l'Angelo
Marti e l'Angelo a tre facce
Io, sempre in sua compagnia
La vista dalla cima è superba nonostante non sia certo la giornata più limpida dell'anno. Per chi non li conoscesse ecco che da qua fanno capolino gli splendidi Laghi del Porcile, classicissima meta orobica accessibile anche dalla Valtellina (difatti sono orograficamente valtellinesi).
Spunta anche alla vista il recente rifugio Dordona, che sarebbe la nostra meta mangereccia salvo imprevisti o cambi di percorso.
I Laghi del Porcile visti dal M. Cadelle
La Val Madre e il Rif. Dordona, purtroppo accompagnato dalla visibilissima carrareccia
La cresta SW, divisa dal M. Valegino dal Passo del Porcile
Ultimo scatto prima della ripartenza
Sono favorevolmente stupito, abbiamo del tutto recuperato il ritardo iniziale e senza neanche fare troppa fatica. La salita al Cadelle è stata sotto le due ore (contro le 3 esageratamente stimate dalla tabella CAI) e quindi possiamo ora dedicarci con calma alla parte meno in vista del percorso, dove potremmo trovare parecchia neve.
Scendiamo al Passo del Porcile rapidamente, ma negli ultimi metri il sentierino di raccordo diventa infido rallentando non poco la marcia. Conviene quasi ridiscendere alla baitella della via normale e risalire brevemente al passo dal sentiero 201.
Al Passo del Porcile finalmente si guarda a Nord, e l'ambiente da estivo torna primaverile. Ci tuffiamo verso i laghi.
Segnaletica al Passo del Porcile
Franklyn esamina la Val Lunga
In planata sul lago Alto, con vista sul Passo di Tartano
Nella parte alta avrei voluto tagliare direttamente sulla Valle dei Lupi ma la tanta neve nasconde alcuni passaggi e quindi optiamo alla fine per perdere più dislivello e - dopo un lungo traverso a calpestare neve fradicia sul sentiero spesso nascosto - trovarci quindi sul fondo della Valle dei Lupi, con faticosa risalita verso la bocchetta omonima e con la stanchezza che comincia a farsi sentire.
La Valle dei Lupi, in alto a sinistra l'evidente forcella
Marti risale verso il Passo dei Lupi
Bocchetta dei Lupi: segnaletica da rivedere con la nuova presenza del rifugio Dordona
Ultimo sguardo indietro verso i Laghi del Porcile e la lunghissima cresta che dal Passo di Tartano conduce al M. Valegino
Scendiamo finalmente con vista sull'ambito rifugio, dapprima su qualche metro infido e poi alternando dolci tratti su neve a qualche tornantino su erba. Con l'ennesima ricerca di Franklyn, che sulla neve è quasi invisibile.
Purtroppo per raggiungere il rifugio dobbiamo fare inutilmente qualche metro in più giù e su e un pezzetto di carrozzabile. Fa niente, tutto ripagato dal prelibato spezzatino con i piselli e palline di polenta di Jessica, consumato nella magnifica veranda che consente di stare al caldo e al coperto pur con la sensazione di stare all'esterno.
Questa prelibatezza, accompagnata alle (per me) ormai lontane melodie laghèe di Van de Sfroos ad accompagnare il pasto, mi proietta per qualche minuto in un'altra dimensione, magica.
Peccato non potersi fermare di più, ma lo sappiamo, prima o poi qualche goccia arriverà e sono quasi le 15.
Marti scende dalla Bocchetta dei Lupi
Il Cadelle lo si vede dappertutto
Scendendo si incontra un bel laghetto
Ormai vicini al rifugio Dordona
La strada carrozzabile che conduce al Passo Dordona e poi giù a Foppolo con ampio giro
Rifugio Dordona
Seguendo la strada ci vuole oltre un'ora per scendere a Foppolo, un po' meno tagliando sul sentiero dal Passo. Noi preferiamo questa volta la strada visto che ci sorprende uno scroscio, per fortuna corto e neanche troppo consistente, al momento della decisione. Si torna a Selvino stanchi e soddisfatti!
Breve e lieve risalita al Passo Dordona
Però trovare le giuste finestre meteo in questo "ponte" non è stato così facile e quindi un po' all'ultimo decidiamo che un giretto buono, come ai vecchi tempi, si fa Lunedì. E' prevista pioggia nel primo pomeriggio ma - una volta tanto - ce ne preoccupiamo poco. Ci portiamo il cambio e i giusti indumenti casomai la pioggia ci sorprendesse non ancora al riparo.
Il giro previsto parte da Foppolo, con una mezzoretta di ritardo rispetto alla tabella di marcia, e ci vedrà inizialmente impegnati sulla regolare salita verso il Passo del Porcile (201) e quindi verso il M. Cadelle, vetta simbolo per gli abitanti del luogo, dove ora risiede l'Angelo a tre facce, ognuna a protezione degli abitanti della Val Brembana, della Val Lunga e della Val Madre, eretto dopo l'alluvione del 1987.
Nonostante la gamba non sia ancora delle più allenate la salita ci aiuta notevolmente con il suo percorso regolare che ci conduce ad un primo ripiano presso le Baite Cadelle, dove fa capolino la prima neve.
E' già iniziato il "lietmotiv" che ci accompagnerà tutta la giornata: l'inseguimento di Franklyn a decine e decine di marmotte che letteralmente dominano questa zona e che naturalmente facendo le sentinelle non fanno che fomentare il suo istinto predatorio di cane da tana. Molte calorie se ne vanno nel chiamarlo, inseguirlo fino alla tana, convincerlo a lasciar perdere.
Salendo con vista poco remunerativa sui casermoni di Foppolo
Baita Cadelle
L'altra baita sempre sullo stesso ripiano
Prima neve verso il Cadelle
Il successivo gradino, poco sotto l'ormai visibile Passo del Porcile, determina il bivio per la cima delle Cadelle, distante da qui circa 250 metri di dislivello.
Sguardo indietro verso il ripiano delle baite Cadelle
Marti in direzione Passo del Porcile
Franklyn non vedeva l'ora di sfogarsi sulla neve
Ormai vicino il Passo del Porcile
La vista sull'incombente M. Cadelle
La salita si presenta comoda, incrociando dapprima il sentiero proveniente dal Passo del Porcile e quindi risalendo tra erbe, roccette e terriccio fino ad un evidente canalino che riapre il percorso su terreno decisamente aperto.
Qualche breve passaggio è un pelo scivoloso ma in breve sbuchiamo sulla cresta nei pressi di un canale che sprofonda a Nord ed è tuttora sciabile. Da qui in pochissimi minuti si è in vetta, e mai avrei pensato che lo saremmo stati in completa solitudine.
Franklyn alla ricerca della marmotta perduta
Marti sulla via normale al M. Cadelle
Una delle tante sentinelle
Sbucati dal canalino
Franklyn non è ancora convinto che debbano continuare a vivere
La cresta SW che scende al Passo del Porcile, alternativa di salita più divertente
Ultimissime rampe verso l'Angelo
Marti e l'Angelo a tre facce
Io, sempre in sua compagnia
La vista dalla cima è superba nonostante non sia certo la giornata più limpida dell'anno. Per chi non li conoscesse ecco che da qua fanno capolino gli splendidi Laghi del Porcile, classicissima meta orobica accessibile anche dalla Valtellina (difatti sono orograficamente valtellinesi).
Spunta anche alla vista il recente rifugio Dordona, che sarebbe la nostra meta mangereccia salvo imprevisti o cambi di percorso.
I Laghi del Porcile visti dal M. Cadelle
La Val Madre e il Rif. Dordona, purtroppo accompagnato dalla visibilissima carrareccia
La cresta SW, divisa dal M. Valegino dal Passo del Porcile
Ultimo scatto prima della ripartenza
Sono favorevolmente stupito, abbiamo del tutto recuperato il ritardo iniziale e senza neanche fare troppa fatica. La salita al Cadelle è stata sotto le due ore (contro le 3 esageratamente stimate dalla tabella CAI) e quindi possiamo ora dedicarci con calma alla parte meno in vista del percorso, dove potremmo trovare parecchia neve.
Scendiamo al Passo del Porcile rapidamente, ma negli ultimi metri il sentierino di raccordo diventa infido rallentando non poco la marcia. Conviene quasi ridiscendere alla baitella della via normale e risalire brevemente al passo dal sentiero 201.
Al Passo del Porcile finalmente si guarda a Nord, e l'ambiente da estivo torna primaverile. Ci tuffiamo verso i laghi.
Segnaletica al Passo del Porcile
Franklyn esamina la Val Lunga
In planata sul lago Alto, con vista sul Passo di Tartano
Nella parte alta avrei voluto tagliare direttamente sulla Valle dei Lupi ma la tanta neve nasconde alcuni passaggi e quindi optiamo alla fine per perdere più dislivello e - dopo un lungo traverso a calpestare neve fradicia sul sentiero spesso nascosto - trovarci quindi sul fondo della Valle dei Lupi, con faticosa risalita verso la bocchetta omonima e con la stanchezza che comincia a farsi sentire.
La Valle dei Lupi, in alto a sinistra l'evidente forcella
Marti risale verso il Passo dei Lupi
Bocchetta dei Lupi: segnaletica da rivedere con la nuova presenza del rifugio Dordona
Ultimo sguardo indietro verso i Laghi del Porcile e la lunghissima cresta che dal Passo di Tartano conduce al M. Valegino
Scendiamo finalmente con vista sull'ambito rifugio, dapprima su qualche metro infido e poi alternando dolci tratti su neve a qualche tornantino su erba. Con l'ennesima ricerca di Franklyn, che sulla neve è quasi invisibile.
Purtroppo per raggiungere il rifugio dobbiamo fare inutilmente qualche metro in più giù e su e un pezzetto di carrozzabile. Fa niente, tutto ripagato dal prelibato spezzatino con i piselli e palline di polenta di Jessica, consumato nella magnifica veranda che consente di stare al caldo e al coperto pur con la sensazione di stare all'esterno.
Questa prelibatezza, accompagnata alle (per me) ormai lontane melodie laghèe di Van de Sfroos ad accompagnare il pasto, mi proietta per qualche minuto in un'altra dimensione, magica.
Peccato non potersi fermare di più, ma lo sappiamo, prima o poi qualche goccia arriverà e sono quasi le 15.
Marti scende dalla Bocchetta dei Lupi
Il Cadelle lo si vede dappertutto
Scendendo si incontra un bel laghetto
Ormai vicini al rifugio Dordona
La strada carrozzabile che conduce al Passo Dordona e poi giù a Foppolo con ampio giro
Rifugio Dordona
Seguendo la strada ci vuole oltre un'ora per scendere a Foppolo, un po' meno tagliando sul sentiero dal Passo. Noi preferiamo questa volta la strada visto che ci sorprende uno scroscio, per fortuna corto e neanche troppo consistente, al momento della decisione. Si torna a Selvino stanchi e soddisfatti!
Breve e lieve risalita al Passo Dordona