Loetschental 05/01 - poteva essere una giornata perfetta o forse lo è stata

Lasciamo anzitempo l'amata, ma desolante Valtellina in cerca di gloria in quel del Vallese dove, di tanto in tanto, almeno nevica.

Arriviamo presto al parcheggio di Wiler. Pochissima gente in giro. Seconda funivia e su fino in cima. Un bel sole inizia ad illuminare i versanti sopra Lauchernalp. Vento teso da N/NO, non particolarmente freddo.

Ha nevicato qualcosa il giorno prima. Cavallette già passate a tritare. Prevedibile.
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La neve però è piacevole, polverosa sopra i 2500. L'accesso alla valle del loetschenpass non è battuto. Dai che sta volta ci è andata di culo...
Apre la traccia un gruppetto davanti a noi che decide di pellare. Si affonda effettivamente. Un 20 cm buoni, soffici. Scalettiamo tranquilli con quel ghigno sulla faccia che già sai, hai già capito. Il tempo rallenta, quasi si ferma, gli occhi si riempiono di bianco e luce. Lo sguardo incessante da destra a sinistra sul panorama mozzafiato e fino all'orizzonte a cercare la tacita approvazione di sua Maestà Cervino.
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Tutto scorre adesso.
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Adesso l'estate è lontana, l'autunno non saprei neanche dire se è mai iniziato.
Adesso non importa a che ora ci siamo svegliati, quanti chilometri abbiamo viaggiato.
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Basta foto, voglio sciare, godermela fino in fondo e tornare su subito, di corsa.
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Poi succede che la montagna ti ricorda chi comanda e che bene o male ci devi fare i conti. Uno snowboarder scende a tutta e si avvicina a Greta, io sono più a valle. Li vedo parlare. Una slavina all'ingresso della valletta, ha perso di vista il suo amico dietro di lui. Noi eravamo già lontani. Non abbiamo visto o sentito nulla. Cioè col senno di poi c'è un attimo in cui il silenzio della montagna sembra si faccia ancor più silenzioso, quasi vuoto, ma è veramente un secondo, come un deja-vu, come se l'aria si fermasse, come se la natura trattenesse il respiro. Forse è solo suggestione.
Giu' di corsa verso il rientro, è la soluzione più rapida per avvertire i soccorsi.
L'amico è in salvo, si era messo in posizione sicura, meno male, patroller avvertiti, risaliamo a dare un'occhiata.
È venuto giù proprio un bel pezzo. Una cinquantina di metri di estensione. Nessun coinvolto, ma la slavina ha fatto affiorare brutte rocce sul già rognoso ingresso. Alcuni se la rischiano sotto l'occhio vigile dei patroller svizzeri che intanto scattano inquietanti foto alle persone pronte in coda. Ma non dicono una parola.
Per noi fine dei giochi, si torna sui campi tritati nel sotto seggiovia, l'inverno c'è, lo abbiamo toccato. Breve, ma emozionante. Come lo ricordavamo. Perché rischiare.
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Ciao, alla prossima.
 
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