Scarponi e stampanti 3d

pierl

white week
Vedendo i mondiali sento storie a metà tra l'epico e il mitico sulla necessità degli agonisti di avere scarponi strettissimi.
Sento che usano scarponi 2/3 numeri in meno, poi scavati pazientemente all'interno per recuperare spazio per le dita.
Sarà sicuramente vero perché lo dice De Chiesa, non un allievo del circolo "Il capriolo" ( mi scuso se esiste veramente, l'ho inventato su due piedi).
Ma mi chiedo: poiché gli agonisti al top sono super sponsorizzati, è proprio impossibile, con l'uso delle moderne stampanti in 3D, creare scarponi appositamente per loro?
Non mi pare possibile che solo 'sto fesso (io) ci abbia pensato e che la Lange o la Salomon non abbiamo i mezzi per attuare questa soluzione.
Le stampanti 3D stampano tecnopolimero, gli scarponi sono in tecnopolimero !
E' certamente fattibile rilevare la forma del piede e trasformarla in un file 3d tipo CAD , quindi teoricamente è possibile stampare uno scafo perfettamente adeguato al piede di un agonista.
Io, comunque, ho visto prodotti mirabili realizzati con le stampanti 3D.
Qualcuno di voi sa perché non si sia mai adottata questa pratica?
Forse le plastiche degli scarponi non sono trattabili in quel modo?
Non mi so dare una risposta perchè non sono un chimico e di plastiche non capisco nulla...ma in compenso capisco ancor meno di Hi.tec.
E dunque?
 
Si beh l'ho sparata li , non conosco bene i dettagli ma credo che come in tutti gli sport ci siano dei regolamenti anche per i materiali .
certo è che le stampante 3d potranno cambiare il mondo della produzione
 
Non so quanto possa reggere la mia esperienza, però a scuola avevamo due stampanti 3D (decisamente non professionali ma manco fatte di Lego) e i problemi più grossi si evincevano nel produrre grossi pezzi cavi dalle pareti sottili, perchè in fase di costruzione si deformavano. Non so se ciò può essere valido anche per stampanti top.
Va anche valutato il costo, si può parlare di 1/2, 1, 2 milioni di euro per una stampante 3D
 

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Un conto è uno stampo ad iniezione, un conto è stampare 3D catalizzando il materiale, si creano strutture ben diverse per solidità e resistenza. il materiale 3d stampato per quel che ho potuto vedere è molto fragile, può essere usato per creare a sua volta degli stampi in cui colare, ma difficilmente è usato per pezzi strutturali così sollecitati

detto questo, il bootfitting è dato da un'infinità di cause:
In primis gli atleti tendono a scavare gli scafi ed usare numeri più piccoli perchè la scarpetta è fatta su misura e più sottile di una scarpetta da negozio, pertanto si tende ad usare uno scafo già fatto e regolarlo al meglio come solo la mano dell'uomo può fare.
poi consideriamo che lo scarpone da gara deve starti addosso come un guanto per al massimo 3 minuti, quindi il confort non è
Infine, è anche una questione di costi, stampare singoli scafi e testarli è senza dubbio economicamente sfavorevole rispetto a prendere scafi prodotti industrialmente e personalizzarli.

Rimango poi dell'idea che la mano dell'uomo abbia ancora dei vantaggi sulla tecnologia...
 
Un conto è uno stampo ad iniezione, un conto è stampare 3D catalizzando il materiale, si creano strutture ben diverse per solidità e resistenza. il materiale 3d stampato per quel che ho potuto vedere è molto fragile, può essere usato per creare a sua volta degli stampi in cui colare, ma difficilmente è usato per pezzi strutturali così sollecitati

detto questo, il bootfitting è dato da un'infinità di cause:
In primis gli atleti tendono a scavare gli scafi ed usare numeri più piccoli perchè la scarpetta è fatta su misura e più sottile di una scarpetta da negozio, pertanto si tende ad usare uno scafo già fatto e regolarlo al meglio come solo la mano dell'uomo può fare.
poi consideriamo che lo scarpone da gara deve starti addosso come un guanto per al massimo 3 minuti, quindi il confort non è
Infine, è anche una questione di costi, stampare singoli scafi e testarli è senza dubbio economicamente sfavorevole rispetto a prendere scafi prodotti industrialmente e personalizzarli.

Rimango poi dell'idea che la mano dell'uomo abbia ancora dei vantaggi sulla tecnologia...

Assolutamente d'accordo!
Noi con la stampante 3D stampiamo dei prototipi per i test di performance, ma per la produzione di serie non sono assolutamente convenienti.
Inoltre faccio presente che in CDM le scarpe sono quelli che si possono trovare in negozio(sempre che si riescano a trovare di quelle durezze), la differenza è tutta nella scarpetta ad iniezione (che non si trova in commercio) e nel lavoro di affinamento e bootfitting che viene fatto (anche 10 sedute solo per un paio). Uno stampo di una scarpa race normalmente dura dai 5 agli 8 anni, con modifiche ridicole.
Tanto per non far nomi :D i redster di Raich hanno il gambetto che deriva da quello salomon opportunamente pigmentato e dotato di ganci atomic, Hirscher invece usa quello atomic ma in versione 2012.
Poi è logico che hanno a disposizione diverse gradazioni di durezza (di solito 3), ai tempi dell'atomic Sti gli atleti potevano scegliere tra il flex 180 e il 200..oggi si preferisce un flex più basso ma una maggiore elasticità (marcel usa un 170 con doppia boccola posteriore).
 
Interessante questa discussione. Da profano di stampanti 3D e pure di scarponi di Cdm (come pure di ogni altra applicazione associata a queste tecnologie), dico solo che però le stampanti 3D hanno ancora molto sviluppo davanti a sé, e non è detto che in futuro si possano realizzare oggetti come appunto gli scarponi.
Butto lì un esempio che c'entra solo per capire le potenzialità di questo modo di produrre: in Olanda si sta sperimentando una stampante 3D per costruire case, che non sono fatte di sola plastica. Certo, è qualcosa di gigantesco, fatto di gru, ecc... , ma il principio è quello.
 
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