Era un po' di tempo che volevo tornare a fare un weekend fuori stagione, possibilmente lungo, nel mio rifugio bergamasco. Settembre e la prima parte di Ottobre sono volate via tra un malanno e un altro, e sentivo sfuggire via l'occasione. Una controllata al meteo nei giorni precedenti e si decide di partire. Con noi verrà anche Daniel, che per un motivo o per l'altro non ero ancora riuscito ad ospitare tra le amate Orobie. Ottimo, così avrò anche il tutor per la mezza giornata in palestra di roccia, visto che ogni volta che vado è quasi come ricominciare da zero non dando poi molto seguito. E che tutor, visto il livello che aveva (e avrà, appena completerà il recupero dalla cronica infiammazione tendinea)!
Torniamo a noi. La lettura meteo su Venerdì è stata fortunatamente corretta, prime ore al mattino di copertura e poi man mano a migliorare in un crescendo di colori. La meta, dopo qualche ipotesi diversa presa in considerazione la sera prima, torna ad essere la prima venuta in mente per questa sortita autunnale, il Pizzo del Becco, una delle montagne più note e frequentate dai bergamaschi, che in questa stagione offre però il suo lato più intimo, soprattutto in un Venerdì.
Visto che sia io che Daniel non arriviamo da un periodo di grande condizione preferiamo l'accesso dalle Baite di Mezzeno, lievemente più comodo come dislivelli, in modo anche da riuscire a fornire al mio socio una visione più ampia della zona circostante.
Partiamo tardino, tra una colazione e un'altra, tra una chiacchiera e un'altra. Forse ci facciamo prendere la mano visto che sono ormai quasi le 10 quando a Capovalle un cartello ci indica la chiusura della strada verso le Baite di Mezzeno. Ahi. Arrivano anche due ragazzi con zaino Invicta, sono saliti a piedi fino al terzo tornante e ci dicono che è tutto bloccato. Ri-Ahi. Vabbè ormai i due Euro li ho messi, andiamo a vedere assieme a un'altra macchina sopraggiunta. Di sbarramenti non c'è traccia, il cantiere per il taglio di alberi termina oggi e si sale comodi fino alle Baite di Mezzeno. Vabbè, mi auguro che i due figlioli abbiano trovato un buon ripiego e che non si siano persi questa giornata.
10.15, si parte. Rapidi ma senza esagerare saliamo su per le rampe verso il Passo di Mezzeno, dapprima in ombra e poi sempre più al sole. Il miracolo meteorologico si sta compiendo e il mare di nubi ormai sotto di noi si sta diradando fornendoci linfa per superare le fatiche. Su al passo è il consueto spettacolo di luci, con l'Arera che spunta dietro la croce e il Disgrazia che in fondo fa capolino col suo bianco candido che profuma di neve nuova. Due foto e scendiamo verso i Laghi Gemelli, in direzione del rifugio. Oggi è dato per chiuso, ma confidavo che Maurizio accogliesse comunque qualche viandante. Invece, nonostante siano aperte le serrande pronti per il weekend, la porta è chiusa con cartello. Non insistiamo a bussare perchè siamo già un po' lunghi e in fondo, inconfondibile nella sua sagoma, il Becco ci attende.
Caprette su verso Baita delle Foppe
Caprette 2
Baita della Croce e - lassù - il Passo di Mezzeno
Ecco inconfondibile il Pizzo del Becco
L'Arera sbuca tra le foschie al Passo di Mezzeno
Il Disgrazia fa capolino dietro il Montebello
Pizzo del Becco
Daniel scende verso i Laghi Gemelli
Laghi Gemelli
Il Rifugio Laghi Gemelli
Si risale lievi in direzione del Lago Colombo, per riprendere il ritmo di salita. E' uno spettacolo rivederlo pieno come non mai dopo i periodi travagliati che ha passato. Una volta passata la diga però si prende fiato, perchè ora si sale e anche velocemente. Le prime rampe verso la caratteristica Baita del Teciù superano il primo salto fino alla zona pianeggiante dei grandi massi. Poi la successiva rampa e la splendida cengetta introducono alla ferratina, con la solita catena orobica.
Decido di infilarmi imbrago, kit e caschetto che non si sa mai visto l'umido di alcuni passaggi. Daniel vabbè, ha talmente margine che non sarò certo io a dirgli che dovrebbe fare lo stesso. Dopotutto qua ho sempre visto molta più gente salire senza niente, in perfetto stile orobico.
I brevi passaggi sono divertenti, con il sole a scaldare il giusto. Qua siamo molto veloci e in pochi minuti siamo su in forcella, dopo aver transitato sotto il tipico e molto estetico monolite, sul quale Daniel studia futuri approcci.
Laghi Gemelli dalla sponda Nord, in fondo Passo dei Laghi Gemelli e Passo di Mezzeno
M. Secco e M. Pegherolo sui colori autunnali
Il Becco visto dai pressi della Baita del Teciù
Daniel sulla ferratina
Tratto catenato
Daniel in salita al Pizzo del Becco
Il monolite con spigolo interessante, alla fine del tratto attrezzato
Giunti su lo sguardo spazia a 360 gradi. Occorre però mantenere la concentrazione ancora un attimo, perchè la croce non è ancora vicinissima e ora i passaggi, per quanto facili, non sono più attrezzati fino in cima. Soprattutto negli ultimi dieci metri non bisogna alzare la guardia perchè si deve salire - e si può fare da diversi punti - l'ultimo cupolotto un po' esposto con facile arrampicata.
Su è uno spettacolo, l'imbiancata catena retica fornisce quel pepe al paesaggio che in basso è colorato e in alto rossiccio, tipicamente autunnale.
Ci mangiamo il panino in questo paradiso solitario, senza fermarci troppo perchè il tempo è passato. A casa Marti e il piccolo Federico ci attenderanno ancora a lungo perchè da qui il giro è ancora lunghetto.
Daniel spunta in cima al Pizzo del Becco
I Laghi Gemelli, il Monte Spondone e i suoi fratellini
Il Monte Pradella e le vicine propaggini, sotto il Lago Colombo
Sguardo verso Nord, l'altissima Valle Brembana. Si vede il Rifugio F.lli Longo alla testata della Valle del M. Sasso. Sulla destra la lunga costa che porta al M. Cabianca
E vabbè, quando si vedono queste cime di cosa vogliamo parlare?
Bernina dietro il Passo di Publino e il Pizzo Zerna
La conca sciistica di San Simone
Zoom verso il Diavolo di Tenda (con il Diavolino), il Pizzo di Scais e il Pizzo Redorta con la Fetta di Polenta tra loro. Sulla destra, più vicini, Pizzo Poris e M. Grabiasca
Tra le nubi seriane spuntano M. Ferrante e Pizzo della Presolana
Lago Casere e Lago Marcio
Ok, si scende. Si ritorna all'uscita del pendio sud della ferratina per poi proseguire su cengia in direzione del Passo di Sardegnana. Questi metri esposti a Nord ci consentono di pestare ancora qualche piccolo residuo di neve e la violacea roccia di queste parti, con vista sul Lago di Sardegnana. Prima del passo il laghetto è pieno come non mai, la sponda destra non è transitabile. Scendiamo ora per il "pipe" il direzione del Passo di Aviasco per poi completare il comodo giro sul Lago Colombo.
Di qui in avanti nessuna difficoltà se non quella di conservare le energie per la contropendenza finale sul Passo di Mezzeno, sempre fastidiosetta, dove torna a comparire l'Arera ormai illuminata dalle luci basse del pomeriggio, molto suggestive.
Pozze di neve sulla cengia verso il Passo di Sardegnana
Daniel in relax sulla comoda cengia
La cima del Becco vista dalla cengia
In arrivo al Passo di Sardegnana
Di nuovo al Passo di Mezzeno, in contemplazione dell'Arera tra le luci del pomeriggio
Torniamo a noi. La lettura meteo su Venerdì è stata fortunatamente corretta, prime ore al mattino di copertura e poi man mano a migliorare in un crescendo di colori. La meta, dopo qualche ipotesi diversa presa in considerazione la sera prima, torna ad essere la prima venuta in mente per questa sortita autunnale, il Pizzo del Becco, una delle montagne più note e frequentate dai bergamaschi, che in questa stagione offre però il suo lato più intimo, soprattutto in un Venerdì.
Visto che sia io che Daniel non arriviamo da un periodo di grande condizione preferiamo l'accesso dalle Baite di Mezzeno, lievemente più comodo come dislivelli, in modo anche da riuscire a fornire al mio socio una visione più ampia della zona circostante.
Partiamo tardino, tra una colazione e un'altra, tra una chiacchiera e un'altra. Forse ci facciamo prendere la mano visto che sono ormai quasi le 10 quando a Capovalle un cartello ci indica la chiusura della strada verso le Baite di Mezzeno. Ahi. Arrivano anche due ragazzi con zaino Invicta, sono saliti a piedi fino al terzo tornante e ci dicono che è tutto bloccato. Ri-Ahi. Vabbè ormai i due Euro li ho messi, andiamo a vedere assieme a un'altra macchina sopraggiunta. Di sbarramenti non c'è traccia, il cantiere per il taglio di alberi termina oggi e si sale comodi fino alle Baite di Mezzeno. Vabbè, mi auguro che i due figlioli abbiano trovato un buon ripiego e che non si siano persi questa giornata.
10.15, si parte. Rapidi ma senza esagerare saliamo su per le rampe verso il Passo di Mezzeno, dapprima in ombra e poi sempre più al sole. Il miracolo meteorologico si sta compiendo e il mare di nubi ormai sotto di noi si sta diradando fornendoci linfa per superare le fatiche. Su al passo è il consueto spettacolo di luci, con l'Arera che spunta dietro la croce e il Disgrazia che in fondo fa capolino col suo bianco candido che profuma di neve nuova. Due foto e scendiamo verso i Laghi Gemelli, in direzione del rifugio. Oggi è dato per chiuso, ma confidavo che Maurizio accogliesse comunque qualche viandante. Invece, nonostante siano aperte le serrande pronti per il weekend, la porta è chiusa con cartello. Non insistiamo a bussare perchè siamo già un po' lunghi e in fondo, inconfondibile nella sua sagoma, il Becco ci attende.
Caprette su verso Baita delle Foppe
Caprette 2
Baita della Croce e - lassù - il Passo di Mezzeno
Ecco inconfondibile il Pizzo del Becco
L'Arera sbuca tra le foschie al Passo di Mezzeno
Il Disgrazia fa capolino dietro il Montebello
Pizzo del Becco
Daniel scende verso i Laghi Gemelli
Laghi Gemelli
Il Rifugio Laghi Gemelli
Si risale lievi in direzione del Lago Colombo, per riprendere il ritmo di salita. E' uno spettacolo rivederlo pieno come non mai dopo i periodi travagliati che ha passato. Una volta passata la diga però si prende fiato, perchè ora si sale e anche velocemente. Le prime rampe verso la caratteristica Baita del Teciù superano il primo salto fino alla zona pianeggiante dei grandi massi. Poi la successiva rampa e la splendida cengetta introducono alla ferratina, con la solita catena orobica.
Decido di infilarmi imbrago, kit e caschetto che non si sa mai visto l'umido di alcuni passaggi. Daniel vabbè, ha talmente margine che non sarò certo io a dirgli che dovrebbe fare lo stesso. Dopotutto qua ho sempre visto molta più gente salire senza niente, in perfetto stile orobico.
I brevi passaggi sono divertenti, con il sole a scaldare il giusto. Qua siamo molto veloci e in pochi minuti siamo su in forcella, dopo aver transitato sotto il tipico e molto estetico monolite, sul quale Daniel studia futuri approcci.
Laghi Gemelli dalla sponda Nord, in fondo Passo dei Laghi Gemelli e Passo di Mezzeno
M. Secco e M. Pegherolo sui colori autunnali
Il Becco visto dai pressi della Baita del Teciù
Daniel sulla ferratina
Tratto catenato
Daniel in salita al Pizzo del Becco
Il monolite con spigolo interessante, alla fine del tratto attrezzato
Giunti su lo sguardo spazia a 360 gradi. Occorre però mantenere la concentrazione ancora un attimo, perchè la croce non è ancora vicinissima e ora i passaggi, per quanto facili, non sono più attrezzati fino in cima. Soprattutto negli ultimi dieci metri non bisogna alzare la guardia perchè si deve salire - e si può fare da diversi punti - l'ultimo cupolotto un po' esposto con facile arrampicata.
Su è uno spettacolo, l'imbiancata catena retica fornisce quel pepe al paesaggio che in basso è colorato e in alto rossiccio, tipicamente autunnale.
Ci mangiamo il panino in questo paradiso solitario, senza fermarci troppo perchè il tempo è passato. A casa Marti e il piccolo Federico ci attenderanno ancora a lungo perchè da qui il giro è ancora lunghetto.
Daniel spunta in cima al Pizzo del Becco
I Laghi Gemelli, il Monte Spondone e i suoi fratellini
Il Monte Pradella e le vicine propaggini, sotto il Lago Colombo
Sguardo verso Nord, l'altissima Valle Brembana. Si vede il Rifugio F.lli Longo alla testata della Valle del M. Sasso. Sulla destra la lunga costa che porta al M. Cabianca
E vabbè, quando si vedono queste cime di cosa vogliamo parlare?
Bernina dietro il Passo di Publino e il Pizzo Zerna
La conca sciistica di San Simone
Zoom verso il Diavolo di Tenda (con il Diavolino), il Pizzo di Scais e il Pizzo Redorta con la Fetta di Polenta tra loro. Sulla destra, più vicini, Pizzo Poris e M. Grabiasca
Tra le nubi seriane spuntano M. Ferrante e Pizzo della Presolana
Lago Casere e Lago Marcio
Ok, si scende. Si ritorna all'uscita del pendio sud della ferratina per poi proseguire su cengia in direzione del Passo di Sardegnana. Questi metri esposti a Nord ci consentono di pestare ancora qualche piccolo residuo di neve e la violacea roccia di queste parti, con vista sul Lago di Sardegnana. Prima del passo il laghetto è pieno come non mai, la sponda destra non è transitabile. Scendiamo ora per il "pipe" il direzione del Passo di Aviasco per poi completare il comodo giro sul Lago Colombo.
Di qui in avanti nessuna difficoltà se non quella di conservare le energie per la contropendenza finale sul Passo di Mezzeno, sempre fastidiosetta, dove torna a comparire l'Arera ormai illuminata dalle luci basse del pomeriggio, molto suggestive.
Pozze di neve sulla cengia verso il Passo di Sardegnana
Daniel in relax sulla comoda cengia
La cima del Becco vista dalla cengia
In arrivo al Passo di Sardegnana
Di nuovo al Passo di Mezzeno, in contemplazione dell'Arera tra le luci del pomeriggio
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