pierr
Well-known member
reportage di una gita fatta il 4 agosto dalla Valsavarenche alla Val di Rhemes attraverso il Col Rosset.
L'organizzazione logistica prevede di lasciare l'auto in località Deliod, frazione di Introd, in cui c'è il bivio per le due valli (la prima parte della salita è infatti comune), e prendere l'autobus fino al capolinea in Valgrisenche. Per il ritorno invece l'autobus non parte alla fine della strada ma bisogna camminare 4 km. Fortunatamente ho provato con l'autostop e sono stato subito raccolto.
Ci sono tre diversi colli che passando da zone parecchio diverse portano dal Col Nivolet alla Val di Rhemes: col Rosset, col Leynir, e quello certamente più spettacolare, il Col Nivoletta. L'idea iniziale era di fare proprio il Col Rosset che sulla carta era quello con meno rischi di neve in quota. La scelta è stata confermata dai suggerimenti di una guardia forestale con cui ho fatto due chiacchiere sulla situazione attuale dei passi, incontrata al bar del col Nivolet.
itinerario (partenza da Pont):
profilo altimetrico:
la prima parte dell'itinerario è una tosta salita di 400 metri per superare il canyon che porta le acque dall'altopiano del Nivolet alla Valsavarenche, la prima parte nel bosco e la successiva parte sul costone a sinistra del canyon
quando si arriva in cima lo spettacolo sul Gran Paradiso di fronte è superbo:
il sentiero diventa enormemente più facile e piacevole quando si avvicina all'altopiano:
si arriva a una zona umida perfettamente piatta prima di un ultima salitella facile verso il col Nivolet, in lontananza:
guardando indietro, la Grivola è perfettamente al centro in fondo al vallone:
Il col Nivolet è stato uno scempio ambientale parzialmente evitato all'ultimo momento dopo parecchio spreco di soldi pubblici. Si prevedeva di collegare Piemonte e Val d'Aosta ma dopo che i lavori della strada erano già avviati e in stato avanzato, la Val d'Aosta si è tirata indietro e ha lasciato in sospeso la strada mezza completata, oggi lasciata alla gioia dei bikers. Con l'auto si può salire quindi solo dal lato piemontese, e non vi racconto i dettagli della variegata fauna che vi si trova....
Con l'auto i piemontesi possono addentrarsi per qualche km oltre il colle in territorio valdostano, per poi trovarsi la barra che chiude la strada, oltre la quale non è asfaltata. E proprio verso la zona della barra che il sentiero si dirige:
Grivola e Gran Paradiso:
zoom. Si noti a destra la chiara traccia per la facile (credo) salita alla cima del Gran Paradiso per la via normale dal rifugio Vittorio Emanuele:
si fa un pezzo di strada aperta per raggiungere il rifugio Savoia. Breve sosta caffè, personale abbastanza scortese, e due chiacchiere con la guardia forestale per avere conferma della scelta del colle da fare
poco dopo dall'alto: rifugio Savoia e poco più avanti l'altro rifugio del col Nivolet, il Chivasso.
il sentiero sale ed entra in territorio piemontese. Di fronte a me la zona dell'affascinante Col Nivoletta, ancora ben coperta da nevai oltre che da diversi ghiacciai sui due lati che rendono super attrattivo l'itinerario, che conto di fare nelle prossime settimane.
verso sud invece lo sguardo si posa verso il superbo massiccio composte da Levanne e Grande Aiguille Rousse, sul confine italo-Francese. Al di là dell'Aiguille Rousse si trovano gli impianti sciistici su ghiacciaio del passo dell'Iseran, a Val d'Isere.
si arriva in una zona cosparsa di laghetti molto belli. Questo è il primo, il Leita. Di fronte a me gli altri due colli verso la val di Rhemes: il Rosset a sinistra e il Leynir a destra.
Levanne e Aiguille Rousse
zoom sul Col Rosset che mi appresto a superare:
ed eccomi al secondo e più bello dei laghi della zona, il lago Rosset
ecco perchè il lago è cosi bello: è una balconata superba verso le cime del Gran Paradiso e delle altre cime a lui vicine.
dopo pausa panini ricomincio a salire per l'ultimo strappo della giornata:
zoom sulla rampa finale degli ultimi 150 metri che sale a zigzag verso il col Rosset. La rampa è molto ben preparata
e finalmente arrivo in cima, a quota 3023
dal lato Val di Rhemes le nuvole sembrano minacciose, ma prenderò solo un minuto di pioggia, giusto il fastidio di tirar fuori k-way e coprizaino
il vallone di discesa. Sullo sfondo, l'imponente massiccio della Grande Rousse (a destra) che fa da cresta divisoria con la successiva valle, la Valgrisenche.
come forse si può intuire, la prima parte della discesa sarà parecchio ostica. Oltre alla pendenza elevatissima, a complicare le cose ci saranno i ghiaioni scivolosi e la scarsa preparazione del sentiero. La discesa più complicata che ho mai fatto.
un ultimo sguardo indietro. Il Gran Paradiso non è visibile e allora ci si può concentrare ad ammirare le cime satelliti a sud: Tresenta, Ciarforon e Becca di Monciair
dopo i primi terrificanti metri di discesa, si torna sulla terraferma. Sguardo al canale appena sceso:
da qui in poi la discesa lungo il vallone della Gran Vaudala sarà facile e senza problemi su pascoli e poi nel bosco. Speravo di incontrare stambecchi come era stato segnalato in un report di qualche settimana fa, ma non c'è stato verso.
in fondovalle ci si inserisce nel sentiero che discende dal rifugio Benevolo e si arriva al parcheggio in cui però il bus non arriva, ma tocca camminare fino a Bruil, capoluogo del comune di Rhemes. Appena metto fuori il pollice vengo subito caricato da una simpatica famigliola veneta che voleva variare dalle solite dolomiti e arrivo cosi a prendere il bus che rischiavo di perdere (e il prossimo era 2 ore dopo)
L'organizzazione logistica prevede di lasciare l'auto in località Deliod, frazione di Introd, in cui c'è il bivio per le due valli (la prima parte della salita è infatti comune), e prendere l'autobus fino al capolinea in Valgrisenche. Per il ritorno invece l'autobus non parte alla fine della strada ma bisogna camminare 4 km. Fortunatamente ho provato con l'autostop e sono stato subito raccolto.
Ci sono tre diversi colli che passando da zone parecchio diverse portano dal Col Nivolet alla Val di Rhemes: col Rosset, col Leynir, e quello certamente più spettacolare, il Col Nivoletta. L'idea iniziale era di fare proprio il Col Rosset che sulla carta era quello con meno rischi di neve in quota. La scelta è stata confermata dai suggerimenti di una guardia forestale con cui ho fatto due chiacchiere sulla situazione attuale dei passi, incontrata al bar del col Nivolet.
itinerario (partenza da Pont):
profilo altimetrico:
la prima parte dell'itinerario è una tosta salita di 400 metri per superare il canyon che porta le acque dall'altopiano del Nivolet alla Valsavarenche, la prima parte nel bosco e la successiva parte sul costone a sinistra del canyon
quando si arriva in cima lo spettacolo sul Gran Paradiso di fronte è superbo:
il sentiero diventa enormemente più facile e piacevole quando si avvicina all'altopiano:
si arriva a una zona umida perfettamente piatta prima di un ultima salitella facile verso il col Nivolet, in lontananza:
guardando indietro, la Grivola è perfettamente al centro in fondo al vallone:
Il col Nivolet è stato uno scempio ambientale parzialmente evitato all'ultimo momento dopo parecchio spreco di soldi pubblici. Si prevedeva di collegare Piemonte e Val d'Aosta ma dopo che i lavori della strada erano già avviati e in stato avanzato, la Val d'Aosta si è tirata indietro e ha lasciato in sospeso la strada mezza completata, oggi lasciata alla gioia dei bikers. Con l'auto si può salire quindi solo dal lato piemontese, e non vi racconto i dettagli della variegata fauna che vi si trova....
Con l'auto i piemontesi possono addentrarsi per qualche km oltre il colle in territorio valdostano, per poi trovarsi la barra che chiude la strada, oltre la quale non è asfaltata. E proprio verso la zona della barra che il sentiero si dirige:
Grivola e Gran Paradiso:
zoom. Si noti a destra la chiara traccia per la facile (credo) salita alla cima del Gran Paradiso per la via normale dal rifugio Vittorio Emanuele:
si fa un pezzo di strada aperta per raggiungere il rifugio Savoia. Breve sosta caffè, personale abbastanza scortese, e due chiacchiere con la guardia forestale per avere conferma della scelta del colle da fare
poco dopo dall'alto: rifugio Savoia e poco più avanti l'altro rifugio del col Nivolet, il Chivasso.
il sentiero sale ed entra in territorio piemontese. Di fronte a me la zona dell'affascinante Col Nivoletta, ancora ben coperta da nevai oltre che da diversi ghiacciai sui due lati che rendono super attrattivo l'itinerario, che conto di fare nelle prossime settimane.
verso sud invece lo sguardo si posa verso il superbo massiccio composte da Levanne e Grande Aiguille Rousse, sul confine italo-Francese. Al di là dell'Aiguille Rousse si trovano gli impianti sciistici su ghiacciaio del passo dell'Iseran, a Val d'Isere.
si arriva in una zona cosparsa di laghetti molto belli. Questo è il primo, il Leita. Di fronte a me gli altri due colli verso la val di Rhemes: il Rosset a sinistra e il Leynir a destra.
Levanne e Aiguille Rousse
zoom sul Col Rosset che mi appresto a superare:
ed eccomi al secondo e più bello dei laghi della zona, il lago Rosset
ecco perchè il lago è cosi bello: è una balconata superba verso le cime del Gran Paradiso e delle altre cime a lui vicine.
dopo pausa panini ricomincio a salire per l'ultimo strappo della giornata:
zoom sulla rampa finale degli ultimi 150 metri che sale a zigzag verso il col Rosset. La rampa è molto ben preparata
e finalmente arrivo in cima, a quota 3023
dal lato Val di Rhemes le nuvole sembrano minacciose, ma prenderò solo un minuto di pioggia, giusto il fastidio di tirar fuori k-way e coprizaino
il vallone di discesa. Sullo sfondo, l'imponente massiccio della Grande Rousse (a destra) che fa da cresta divisoria con la successiva valle, la Valgrisenche.
come forse si può intuire, la prima parte della discesa sarà parecchio ostica. Oltre alla pendenza elevatissima, a complicare le cose ci saranno i ghiaioni scivolosi e la scarsa preparazione del sentiero. La discesa più complicata che ho mai fatto.
un ultimo sguardo indietro. Il Gran Paradiso non è visibile e allora ci si può concentrare ad ammirare le cime satelliti a sud: Tresenta, Ciarforon e Becca di Monciair
dopo i primi terrificanti metri di discesa, si torna sulla terraferma. Sguardo al canale appena sceso:
da qui in poi la discesa lungo il vallone della Gran Vaudala sarà facile e senza problemi su pascoli e poi nel bosco. Speravo di incontrare stambecchi come era stato segnalato in un report di qualche settimana fa, ma non c'è stato verso.
in fondovalle ci si inserisce nel sentiero che discende dal rifugio Benevolo e si arriva al parcheggio in cui però il bus non arriva, ma tocca camminare fino a Bruil, capoluogo del comune di Rhemes. Appena metto fuori il pollice vengo subito caricato da una simpatica famigliola veneta che voleva variare dalle solite dolomiti e arrivo cosi a prendere il bus che rischiavo di perdere (e il prossimo era 2 ore dopo)



:rotlf: